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Anno 9
Numero 10
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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LUCIANO LIBONI un artista mancato
Antonia Bonomi
Il mese di luglio del 2004,
oltre che per le vicende mondiali, sarà ricordato negli anni per la caccia data
a Luciano Liboni, ladro diventato assassino. Per oltre una settimana nei
telegiornali non si è parlato d’altro: un oscuro malfattore abituale e
ricercato per furto uccide un carabiniere a un posto di blocco e balza agli
onori delle cronache, diventa il pericolo pubblico numero uno, tutti lo cercano,
tutti lo vedono finché nella folla dei turisti romani il 31 luglio è beccato,
prende in ostaggio una signora francese minacciando di farle un buco in testa,
un carabiniere tenta di farlo ragionare e davanti alle ripetute minacce gli spara
il colpo che lo uccide. Fine di un incubo per la società e termine di una vita
sciagurata. Luciano Liboni che amava dipingere lupi, soprannominato il Lupo, ha
finito di correre inseguendo sogni confusi e, forse, ha trovato la pace.
Nei giorni seguenti la sua storia viene alla luce: figlio di un
alcolizzato e di una donna dai nervi relativamente saldi, insieme avranno sette
figli, cresce nella miseria e tra la violenza. Il padre, operaio, torna a casa
una volta alla settimana, beve e picchia la moglie. Luciano, che è il maggiore,
e Massimo il secondo, a dieci e nove anni vengono messi in collegio, scappano,
il parroco dirà che è stato il maggiore a plagiare il minore, che Luciano è
un ribelle, disobbediente, che ha bisogno di una disciplina superiore a quella
che possono dargli la madre e i nonni materni e consiglia il riformatorio di
Urbino. Quando torna a casa, due anni e mezzo dopo, odia tutti, a scuola va
male, a quattordici anni fa il cameriere ma sarà il primo di una serie infinita
di lavori che gli trovano e che abbandona perché si sente sfruttato, e intanto
sfrutta il fratello minore che fino alla fine dovrà provvedere a lui e per
ringraziamento prenderà legnate. Dentro e fuori di galera ha il tempo di fare
un figlio, di intrecciare storie sentimentali, di dipingere quadri che
raffigurano cavalli, lupi, natività e nature morte, di dipingere le pareti del
suo nascondiglio in azzurro e rosa, di sposare una cingalese, di rapinare
qualche banca per comperare altri terreni nello Sri Lanka dove probabilmente
pensava di rifarsi una vita. Ha la malaria, soffre di epilessia, si scopre che
ha documenti intestati a quattro persone, che è abile nel camuffarsi, che sa
usare Internet. Ma il 31 luglio 2004, poco prima di mezzogiorno, arriva al
capolinea.
Com’era Luciano Liboni Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
La schizofrenia è indicata dal cattivo aspetto tra Luna e Nettuno, così come
il desiderio di essere in primo piano, aveva un certo talento come attore, e
l’impossibilità di fargli intendere ragione. Superbo, intollerante,
irriducibile, è certo che le vicende famigliari hanno trovato terreno fertile
nella sua personalità. Era scaltro più che intelligente, doveva agire subito,
ottenere quello che desiderava quando lo voleva, frustrato da un senso di
scontento perenne, confuso, irritabile , disordinato e intemperante, mancante di
autocoscienza e influenzabile dalle cattive compagnie, facile a farsi
abbindolare. C’era qualche lato buono? L’inclinazione artistica, ma non gli
avrebbe dato il benessere materiale che desiderava sopra ogni altra cosa e non
solo perché era nato povero.
Riposi in pace.
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