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Numero
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Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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K. Marx nel 1870 circaMARX GENIO DI QUESTO SECOLO
La vita e l’opera dell’ideologo tedesco

Almalinda Giacummo

Pur avendo ottenuto i risultati poco felici noti a tutti, l’idea scaturita dalla geniale mente di Marx è a tutt’oggi riconosciuta come una fra le più brillanti, anzi, la più brillante di questo secolo. A stabilirlo è stato un grande sondaggio effettuato tramite internet, nel quale l’ideologo tedesco ha battuto personaggi del calibro di Einstein e Newton: certo, la sua vittoria sa tanto di lancio pubblicitario per una nuova biografia dissacrante appena uscita in Inghilterra, ma anche la nuova fama acquisita nell’ultimo anno dalla sua tomba a Highgate pare testimoniare a favore di una vittoria meritata.
Figlio di ebrei tedeschi (la mamma discendeva da rabbini olandesi), si vide costretto a cambiare religione all’età di sei anni quando il padre Hirschel, consigliere di giustizia sotto il dominio prussiano della Renania, venne obbligato a rinnegare la sua religione per conservare il posto, cambiando addirittura il nome nel più tedesco Heinrich: in questo modo conservò lo stipendio e fece trascorrere una vita senza preoccupazioni economiche alla famiglia. A Treviri Karl studia materie classiche e si diploma a 17 anni, pur facendo una pessima figura per quel che concerne la religione; si iscrisse successivamente a Giurisprudenza, ma la sua indole lo spinse verso le materie storico-filosofiche, nonché economiche, con uno zelo spesso criticato dal padre, preoccupato per questa sua frenesia di imparare tutto il possibile, a volte anche a scapito della salute. Inoltre, si innamorò di una compagna di giochi della sorella Sophie: si chiamava Jenny von Westfhalen e sarà l’amore di tutta la sua vita. Per contrastare questo rapporto d’amore, Karl venne mandato a studiare a Berlino. La lontananza fece scaturire la sua vena poetica che si condensò in tre bei libri di poesie. Trasferitosi a Jena, si laureò a 23 anni e, finalmente libero dall’eccessivo amore del padre defunto tre anni prima, si dedicò al tema del sociale, scrivendo sulla Rheinische Zeitung, giornale chiuso un anno dopo, nel 1843, dopo una lunga lotta contro la censura prussiana e l’accusa di comunismo. Per la gioia dei governanti prussiani decise in seguito di lasciare Berlino, essendo i suoi "sentimenti ultrademocratici in contrasto con il principio dello stato prussiano". Per tutta risposta egli affermava che "in
Marx ed Engels nella fabbrica tessile di Manchester, proprietà della famiglia EngelsGermania si falsifica se stessi". Trasferitosi a Parigi, ormai sposato, dirigerà il rivoluzionario giornale dal nome Deutsche-französische Jahrbücher, promotore di un’alleanza culturale fra francesi e tedeschi con lo scopo di un comune rinnovamento sociale. Ma la collaborazione con Arnold Ruge non ha lunga durata e dopo il primo numero la rivista venne sospesa, anche per le difficoltà di diffusione incontrate in Germania, e l’acuirsi del dissenso dottrinario fra i due principali interpreti. La nota comica fu che il compenso pattuito in qualità di direttore, la ragguardevole cifra di 500 talleri, gli venne corrisposta una sola volta, per il singolo numero uscito, e per giunta in copie della stessa rivista! La sfortuna continuò a seguire la novella famiglia Marx e ci si mise di mezzo anche il governo francese che, a causa di alcuni articoli da lui pubblicati, ne ordinò l’espulsione nel 1845. La nota più positiva del soggiorno parigino fu l’amicizia con Engels: in effetti, si trattò quasi di un sodalizio di ideali che ebbe i suoi effetti anche nella vita pratica. Engels, infatti, era ricco di famiglia e la sua abbondanza in fatto di denaro si rivelò provvidenziale quando l’amico Marx era in ristrettezze economiche. Engels era comproprietario della fabbrica del padre, poi proprietario unico, i proventi erano divisi con Marx.
Karl, Jenny e la figlioletta, Jenny come la mamma, passarono quindi a Bruxelles, dove il governo lo obbligò a firmare un accordo in base al quale non avrebbe mai pubblicato nulla di politico sul suolo belga: inoltre, il governo prussiano insisteva perché fosse cacciato dal Belgio. La soluzione fu la rinuncia alla cittadinanza prussiana. Nonostante gli accordi presi, il comunismo belga ebbe dalla sua presenza un notevole incremento, si iscrisse alla loro Lega dei Comunisti e insieme ad Engels scrisse il "Manifesto del Partito Comunista" che verrà pubblicato a Londra nel 1848. Si tratta della descrizione dei momenti decisivi della lotta fra borghesia e proletariato, con le idee basilari del comunismo scientifico moderno, la critica del socialismo contemporaneo e la predizione della lotta di classe.
Nel 1848, rovesciata in Francia la monarchia borghese, il re del Belgio si trovò costretto a far disperdere dal suo esercito i molti assembramenti che erano venuti a costituirsi: Marx e la sua famiglia vennero arrestati ed in seguito espulsi dal paese, perché agitatori. La rivoluzione francese aveva dato il via ad altri cambiamenti, così Marx tornò in Germania, a Colonia, dove fondò il Neue Rheinische Zeitung: ma anche la vita di questo giornale fu piuttosto breve, come la permanenza dei Marx a Colonia e in generale in Renania; verranno espulsi di lì a poco, costretti a vendere tutto per poter mangiare ancora il pane dell’esilio. Dopo altre peregrinazioni in Germania ed in Francia, la famiglia Marx approdò in Inghilterra: frodati nel primo appartamento a Chelsea (la loro pigione verrà intascata dall’affituaria ma non versata al padrone che li caccerà in malo modo), si stabilirono a Soho, uno dei quartieri più poveri e tali saranno sempre: del resto, è un rivoluzionario comunista che rifugge da ogni compromesso con la borghesia e può fare solo il giornalista delle sue idee che, di conseguenza, non trova ingaggi fantasmagorici. In questo periodo di ulteriori privazioni si dedica alla stesura del Capitale, nelle sale del British Museum: è anche il periodo della sua collaborazione con il New York Tribune, americano vagamente socialista, ma a buon prezzo, nonostante la cavillosità dell'editore. La sua vita da ora in poi sarà un continuo chiedere i soldi ad amici e
un test compilato e firmato da Marxparenti: per comprare il pane, per la bara della figlioletta Franziska, per la carta su cui scrivere gli articoli, per i francobolli. Il Monte di Pietà è rifugio in caso di estremo bisogno e Pophaus, casa delle favole, per i figli di Marx: ci sarà pure qualcosa da impegnare! Muoiono e nascono altri figli in casa Marx: si tratta dell’unico maschio, Edgar, e di Eleanor. Per Edgar non è una malattia specifica, come la bronchite della piccola Franziska, ma la pessima qualità della vita, con le fogne di Soho che passano attraverso delle strane strutture realizzate per seppellire dei morti di peste. Per un breve momento la situazione pare migliorare: un’eredità inaspettata fa tirare il fiato a tutti, ma la fortuna dura poco e la miseria torna a farsi sentire. La vita di Karl Marx si svolge con il giorno dedicato a lavorare per sfamare la sua famiglia e la notte dedicata alle sue opere: scriverà ad Engels "Credo che nessuno abbia mai scritto di denaro con una simile mancanza di denaro". In seguito, si ammalarono sia lui sia la moglie, ma tutto andò a finire bene, compresa un’amnistia del re Guglielmo di Germania: Marx tornò così sul continente, facendo il giro di alcuni parenti e rientrando finalmente nella natìa Treviri. Solo temporaneamente, però, perché di sentimento "non monarchico". A Londra la situazione non è semplice e di fronte alla prospettiva di sapere l’intera famiglia Marx sparsa fra case ed ospizi Engels ci mette "una pezza" da cento sterline: per ora vanno ancora avanti. Sarà però la morte dell'amico Wilhelm Wolff, nel 1864, a dare ulteriore sollievo: Marx ne venne nominato erede e lui, per tutta riconoscenza, gli dedicò il primo volume del Capitale. Da ora in avanti la situazione sarà meno dura e Karl si godrà i figli restanti, specialmente la piccola Tussy, cioè Eleanor, di circa 10 anni, la beniamina di casa.
Finalmente, dopo 18 anni di lavoro, il Capitale è completo: il socialismo ed il comunismo esistevano già prima di Marx, ma egli diede loro un contenuto scientifico. Egli si chiede come possa esistere il guadagno quando si compra una cosa ad un giusto prezzo e la si rivende ad un giusto prezzo: non dovrebbero essere questi due uguali, giusti? La risposta sta nella forza-lavoro: questa viene offerta dal lavoratore in cambio del denaro che serve a lui ed alla sua famiglia per vivere. Ma, in effetti, egli lavora più del necessario: è questo il plus-lavoro che dà il plus-valore, quello che fa crescere sempre di più il capitale. Il lavoro in più che non viene retribuito fa accrescere i guadagni del padrone, del capitalista. E’ il rapporto innaturale creato dalla società borghese: con l’aumento del capitale del borghese aumenta anche lo stipendio del lavoratore, ma questo sarà sempre sottomesso e sfruttato. La conduzione di un simile sistema capitalistico ha poi bisogno di una serie di strutture a tenaglia, quali le banche e le borse: con l’accumularsi del capitale, cresce la sua forza di espansione e la sua forza lavoro, con la forza, la coscienza di classe e lo spirito di rivolta: in pratica, il Capitalismo sarebbe un cane che si morde la coda.
Marx ed Engels con le rispettive mogli e la piccola Jenny, 1848La vita andrà migliorando per la famiglia: Engels riuscì finalmente a liberarsi del "bestiale commercio" e cedette parte della liquidazione a Karl, il quale non patirà più la miseria nera di prima. Ma la sorte resterà sempre avversa e la malattia e la successiva morte di Jenny aggraveranno anche la sua salute, tanto malandata da non concedergli neanche le forze per seguire il feretro dell’adorata moglie. Tempo due mesi e la seguirà: è il 14 marzo del 1883. Engels pronuncerà sulla sua tomba uno dei discorsi più famosi mai enunciati: "Come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della storia umana, cioè il dato elementare- nascosto finora sotto il velo delle ideologie- che gli uomini prima di tutto devono mangiare, bere, avere una casa e vestirsi, prima di occuparsi di politica, di scienza, di arte, di religione e che di conseguenza la produzione dei mezzi materiali per l’esistenza e il grado di sviluppo economico di un popolo e di un’epoca sono la base sulla quale si sviluppano le istituzioni statali, le concezioni giuridiche, l’arte, e perfino le idee religiose degli uomini…".