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Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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VERGINE
AGATHA CHRISTIE L’indiscussa regina del “giallo”  

Roberta Gallina 

Agatha Mary Clarissa Miller nacque a Torquay, una stazione balneare alla moda del Devonshire (Inghilterra), il 15 settembre 1890. La madre, Clara Boehmer appartenente alla “buona società”, fu definita dalla figlia, “sensibilissima, che viveva in un mondo tutto suo, ma con uno spiccatissimo senso estetico”, il padre, Fred Miller, era un estroverso agente di cambio americano. La coppia ebbe tre figli: Madge, la maggiore, Monty, il secondogenito e Agata, la “piccola di casa”. Forse, proprio, per questo motivo Agata non frequentò le scuole pubbliche come i due fratelli, ma fu educata in casa, ad Ashfield, nella villa di proprietà della famiglia. Nei suoi giochi infantili, che elaborava con una fantasia fervidissima, manifestava già quella capacità di creare situazioni complicate, intrighi imprevedibili, romanticherie inaspettate che caratterizzeranno le opere della futura scrittrice “in giallo”. Nel 1901 morì il padre e, durante l’adolescenza, fu la madre a farle da “chaperon” ai balli ed ai ricevimenti ai quali partecipavano le sue coetanee appartenenti al suo ceto sociale: era impensabile che una ragazza potesse andare a ballare accompagnata solo da un giovanotto, sia pure approvato dalla di lei famiglia! Poco dopo la sorella maggiore sposò un americano e si trasferì a New York, il fratello, che aveva abbracciato la carriera militare, fu trasferito in India. Agatha e la madre, rimaste sole, partirono per un viaggio di tre mesi in Egitto: il suo debutto in società avvenne proprio durante un ricevimento al Cairo. Quattro anni più tardi, in un altro ricevimento in Inghilterra, la giovane donna conobbe un affascinante ufficiale d’artiglieria: i due s’innamorarono e, due anni dopo, il 24 dicembre 1914 Agatha Mary Clarissa Miller sposò Archibald Christie. Ma l’Europa era già coinvolta nella Prima Guerra Mondiale, non c’era tempo né per l’amore né per la luna di miele, la Patria richiamava i suoi figli al dovere: il 26 dicembre Archibald, ufficiale della RAF (Royal Flying Corps), partì per il fronte francese, Agatha divenne crocerossina nell’ospedale di Torquay. Quell’esperienza lavorativa fu determinante per la sua personalità: forse in seguito ad una scommessa con la sorella Madge, circondata da veleni e medicine, s’accinse alla stesura del suo primo romanzo “The mysterious affair at Styles Court” (1916): il romanzo fu, in un primo momento, rifiutato da vari editori, solo nel 1920 J. Lane lo pubblicò. Fu un successone: duemila copie di tiratura! Personaggio chiave del romanzo era il detective creato dalla neo scrittrice: nonostante Agatha fosse una grande ammiratrice del famoso Sherlock Holmes, il suo personaggio doveva essere nuovo, lontano dai canoni in cui rientravano i vari “gialli” dell’epoca. La neo scrittrice aveva preso ispirazione da una colonia di profughi belgi rifugiatasi in Inghilterra all’inizio della guerra, nacque così la curiosa figura di Hercule Poirot: belga, piccolo, rotondetto “…con una strana faccia ad uovo e baffetti…”, meticoloso, pignolo ed anche lievemente assurdo. In quanto alla trama, pensava la Christie, doveva far sospettare subito il colpevole, però, durante lo svolgimento della trama, si scopre che era “troppo” ovvio per essere vero. Nel frattempo, nel 1918, il marito Archibald era tornato dalla guerra e fu assegnato al Ministero dell’aeronautica a Londra e, nel 1919, la coppia ebbe una figlia, Rosalind. Per contribuire all’oneroso mantenimento della casa paterna Agatha continuò a scrivere ed i suoi lavori ebbero tutti uguale successo: “Avversario segreto” nel 1922, “Aiuto Poirot!” nel 1923, “Il segreto di Chimneys” nel 1925, e nel 1926, il suo capolavoro: “Dalle nove alle dieci”.  Nel mese di marzo dello stesso anno morì la madre, alla quale era attaccatissima, e non poteva contare nemmeno sull’aiuto del marito, perché, le disse, morte e guai domestici non erano affari suoi! Ritrovarsi nella casa di famiglia, dove aveva trascorso un’infanzia serena, ormai vuota, la fece cadere in una cupa depressione che la portò ad avere vere e proprie crisi di panico, tanto che, a volte, dimenticava perfino il proprio nome! Al ritorno a Londra l’aspettava un’amara sorpresa: il marito, innamoratasi di un’altra, le chiese il divorzio. Il giorno 3 dicembre Agatha sparì improvvisamente: la polizia trovò la sua automobile abbandonata, ma nessun altro indizio, né Sherlock Holmes, né Hercule Poirot potevano risolvere il caso. Nella sua autobiografia, scritta molti anni più tardi, l’autrice non accenna neppure a questo episodio, come se non fosse mai avvenuto. Il mistero fu risolto nove giorni dopo il 12: la Christie era nascosta nella stazione termale di Harrogate, nel nord dell’Inghilterra, nel registro dell’albergo s’era iscritta con il nome della rivale, la donna che le aveva portato via il marito! Dopo questa parentesi, negli anni seguenti la scrittrice continuò a lavorare accanitamente, dando alla stampa altri romanzi: I sette quadranti, Morte nel villaggio, il primo giallo in cui una simpatica vecchietta, Miss Marple, sostituisce l’investigatore Poirot (1930). Durante un pranzo ufficiale un conoscente le parlò delle meravigliose scoperte archeologiche ad Ur, in Mesopotamia, la sua fantasia di scrittrice fu sollecitata a tal punto che annullò una prenotazione fatta per un viaggio ai Carabi e prenotò un posto sull’Orient – Express, che, allora, arrivava fino a Bagdad. Il viaggio dette i suoi frutti: il famosissimo libro “Assassinio sull’Orient – Express” (1933). Entusiasta, la Christie intraprese un secondo viaggio, sempre ad Ur, dove conobbe Max Mallowan, assistente del professor Leonard Woolley, l’archeologo che dirigeva gli scavi. Max ed Agatha si sposarono, nonostante la grande differenza d’età (14 anni) ad Edimburgo l’11 settembre 1930. Nel corso degli anni seguenti la scrittrice seguì sempre il marito nei suoi viaggi in oriente (Siria, Egitto, Iraq) e dette alla stampa molte altre opere tra le quali “Non c’è più scampo”, “Delitto sul Nilo” (1937), “La domatrice” (1938). Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Agatha si decise a vendere la casa paterna e acquistò Greenway House, una casa di epoca georgiana immersa nel verde, dove scrisse un altro famosissimo romanzo “Dieci piccoli indiani”. Durante la parentesi della guerra scrisse altri due romanzi “ Sipario, l’ultima avventura di Poirot” e “Addio, Miss Marple”. Nel 1947 la regina Mary compì 80 anni e manifestò il desiderio di ascoltare, via radio, una commedia della Christie che per l'occasione scrisse “Trappola per topi” che, ancora oggi, dal 1952, viene rappresentata tutti i giorni in un teatro di Londra.
Nel 1956 ad Agatha Christie fu conferita l’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire; nel 1961 ricevette, honoris causa, la Laurea in Lettere all’Università di Exeter. Nel 1971 fu nominata Dama dell’Impero britannico, massima onorificenza concessa ad una donna in Gran Bretagna. Complessivamente aveva scritto più di ottanta romanzi, alcuni dei quali con trama sentimentale, pubblicati con lo pseudonimo di Mary Westmacott.
Agatha Christie morì all’età di ottantasei anni, il 12 gennaio 1976, nella sua casa di Wallingford; nel mese di ottobre dello stesso anno fu pubblicata, postuma, la sua autobiografia.