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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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dello Spettacolo
del segno della
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CARMELO
BENE un tutto troppo
Antonia
Bonomi
Quando
ha pubblicato la propria autobiografia ha detto: "Non sarebbero bastati
dieci volumi per raccontare le mie tante vite", ora è morto e si sprecano
i ricordi, i racconti, le dichiarazioni di stima, la celebrazione della sua
arte. Con l'esclusione, per quanto mi consta, di Giorgio Albertazzi e della
sottoscritta. Ad Albertazzi si può eventualmente imputare il dentino avvelenato poiché Carmelo Bene, in un intervista
in cui si parlava di attori, quando gli chiesero un giudizio su di lui rispose:
"Ma parlavamo di attori!", per la sottoscritta era una questione di
eccessi. Esagerava al di là del mio limite, lo trovavo vecchio, un trombone, un
istrione con il gusto della provocazione per il piacere di provocare, per essere
bastian contrario. Non ho mai fatto il suo tema natale, non ho mai seguitola sua
opera, quando appariva sul teleschermo cambiavo canale, poiché m'infastidivano
i grandi occhi roteanti e la voce. Ora è morto e un'occhiata l'ho voluta dare
perché sono pignola, per "archiviare" la questione Carmelo Bene.
Carmelo Bene nasce a Campi Salentina, in provincia di Lecce, dove i genitori
Umberto e Amelia gestiscono la Manifattura Tabacchi. In seguito si trasferiscono
ad Otranto, dove Carmelo frequenta le scuole. Uno studente taciturno, sempre
accompagnato dai genitori che, si dice, gli hanno impartito un'educazione troppo
rigida. Il resto è tanto, troppo per raccontarlo: Carmelo Bene è stato attore,
scrittore, poeta, regista spendendosi senza risparmio e senza voler essere
incasellato.
Com'era Carmelo Bene Dietro lo Specchio Dell'Astrologia?
Non c'è dubbio, per essere geniale lo era e possedeva una grande forza creativa
agganciata al già esistente, ai ricordi, alla tradizione. Intelligente,
intuitivo e pragmatico nel senso più ampio del termine, compresa la pedanteria,
aveva un animo sensibile, chi l'avrebbe detto?, nostalgia dell'infanzia, di
tenerezze materne, di affetto protettivo, tendenze che convivevano con uno
spirito autoritario, drastico, polemico. Era ironico, ma anche acido per il
gusto dell'eccesso, era ambiziosissimo, soffriva di complesso di castrazione che
superava con gli atteggiamenti aggressivi, un'aggressività distruttiva e
autodistruttiva, organizzata, pianificata, perseverante. Aveva bisogno della
collera per agire, non mancava un fondo di pigrizia, non aveva remore
sentimentali, indulgenze affettive o ritegni, si amava follemente, si odiava con
altrettanto furore, era un moralista che peccava e si pentiva. Era un gran
rompiscatole conscio di esserlo, che voleva esserlo, era un arrabbiato che
alimentava il proprio IO con lo spirito di contraddizione e non sempre in
buonafede. Diciamo che ci marciava, che alimentava il masochismo insistendo
sull'incompreso e lo faceva lucidamente, cosciente della propria importanza, del
proprio ruolo, freddo anche nella passionalità artistica.
Sopravviverà la sua opera? Chi lo sa, è difficile fare previsioni a un
defunto, personalmente ho l'impressione che senza Carmelo Bene a promuovere
Carmelo Bene il ricordo si diluirà.
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