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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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LUIGI
XIV, IL RE SOLE
Tanti amori, una sola passione: Versailles
Roberta
Gallina
Luigi
XIV nacque a Saint Germain - en - Laye il 5 settembre 1638, da Luigi XIII e Anna
d'Austria. Alla morte del padre, avvenuta nel 1643, fu nominato Re, ma rimase
sotto la reggenza della madre fino a quattordici anni, quando venne proclamato
maggiorenne. 
In quel momento la Francia era nel pieno dei tumulti provocati dalla Fronda,
guerra che si combatté in Francia dal 1648 al 1653. La Fronda ebbe origine dal
tentativo del parlamento parigino di trasformarsi da corte giudiziaria in
assemblea politica, per sostituirsi agli Stati Generali e per sorvegliare il
potere reale. Prudentemente, in quanto ancora molto giovane, si tenne alla larga
dalle cose dello Stato, lasciandole in mano sia alla regina madre sia al
formidabile cardinale Mazzarino (Pescia, Abruzzo, 14 luglio 1602 - Vicennes 9
marzo 1661). Quest'ultimo, ambizioso ed abilissimo diplomatico, riuscì, poco
dopo la firma della "Pace dei Pirenei" nel 1659, a combinare il
matrimonio tra il suo reale pupillo e Maria Teresa, figlia del re di Spagna
Filippo IV. Alla cerimonia era presente l'intera corte francese, i cui membri più
giovani, amici del re, risero malignamente alla vista della sposa. Infatti,
Maria Teresa non si poteva definire una bellezza: aveva bei capelli biondi e
bella carnagione, bianca come porcellana, ma i lineamenti del viso erano volgari
e la figura tozza. Parlava male il francese, adorava consumare enormi quantità
d'aglio ed aveva i denti scuriti dal consumo di cioccolato,
definito dai francesi "...un orribile miscuglio liquido e
marroncino...". Inoltre, la sua marcata religiosità l'avrebbe fatta andare
più d'accordo con le austere dame di compagnia della regina Anna, piuttosto che
con la scanzonata e gaudente corte. Luigi seppe, comunque, nascondere i veri
sentimenti ispiratigli dalla moglie e la trattò "da perfetto gentiluomo,
con tutti gli onori dovuti al suo rango..." Dal canto suo, la nuova regina
s'innamorò subito del consorte. A ventun anni, infatti, il re era definito un
bell'uomo: alto, di corporatura robusta, con occhi scuri e magnifici capelli
neri, che amava portare lunghi e ricci, fin oltre le spalle. Due anni dopo il
cardinale Mazzarino, malato da lungo tempo, morì: le sue ultime parole furono
per il re "...Voi solo, governate, nessun altro che voi...".
Addolorato dalla perdita di un uomo
cui voleva molto bene, Luigi uscì dalla stanza. I ministri che lo
attendevano, chiesero chi, d'ora in poi, sarebbe stato il primo ministro. Il re
rispose: "Nessun primo ministro, nessun favorito: Signori lo Stato sono
Io!". Gli astanti, dapprima stupiti, s'inchinarono reprimendo un sorrisetto
canzonatorio: il giovane re amava molto le feste, i balli, la caccia, non
avrebbe avuto tempo per il regno, "Non durerà" pensavano. Sarebbe
durata cinquantaquattro anni.
Per prima cosa Luigi XIV, che aveva un'intelligenza riflessiva ed un
temperamento volitivo ed autoritario, pensò a riordinare le finanze del regno:
cominciò con l'ordinare l'arresto del ministro N. Fouquet, sovrintendente delle
Finanze, con l'accusa di essersi impadronito di parte del tesoro "…che
apparteneva alla Francia ed al suo re", per spenderlo nella costruzione del
castello Vaux - le - Vicomte. Dalla reale decisione non era estranea una certa
invidia, Luigi desiderava costruire per sé una reggia ancora più sontuosa,
fuori dalla capitale dei cui abitanti non si fidava più dopo il voltafaccia
della Fronda. Aveva già scelta l'ubicazione: poco lontano da Parigi, vicino
Fontainebleau, sorgeva un castello di caccia, voluto da suo padre, circondato da
paludi ed acquitrini, chiamato Versailles, con poche stanze e piccoli giardini.
Disprezzato per le sue scarse attrattive era in stato d'abbandono da molti anni,
ma Luigi ne era attratto, specie da quando era divenuto il suo rifugio d'amore.
Conscio delle scarse attrattive della moglie mai amata, ma sposata per ragioni
di Stato, s'era invaghito di Enrichetta Anna, moglie di suo fratello Filippo il
quale era impegnatissimo a truccarsi, a scegliere sempre nuove parrucche ed a
occupare il tempo in compagnia di avvenenti e dissoluti giovanotti. L'intervento
della regina madre, preoccupatissima per questo legame, suggerì ai due amanti
un piano. Il re si sarebbe finto innamorato di una dama di compagnia della
cognata. La prescelta fu Louise de La Vallière, diciassette anni, figlia di un
nobile di provincia. Louise era timidissima, impacciata ed emotiva. Bionda, con
bellissimi e malinconici occhi blu, possedeva quella femminilità di cui Maria
Teresa era priva: con grande costernazione di Enrichetta, Luigi s'innamorò
perdutamente della sua dama di compagnia. Nel piccolo castello di Versailles
trascorrevano lunghe ore, separati dal mondo, facevano lunghe passeggiate a
cavallo nei dintorni: tutto ciò confermò ulteriormente la decisione del re di
rendere Versailles degna di chi vi abitava. Inutilmente il ministro delle
Finanze, J. B. Colbert, ammonì il re di non spendere più denaro di quanto non
ne fosse disponibile: per rendere abitabile Versailles la cifra da spendere
sarebbe stata incalcolabile. Invano, Luigi iniziò col far prosciugare le
paludi, poi affidò i lavori all'architetto L. Le Vau: il nucleo centrale
(costruito tra il 1624 ed il 1633) sarebbe rimasto intatto, si sarebbero
aggiunte le ali, composte di due grandi edifici in mattoni rossi, contrapposte,
divise da un ampio cortile, che sarà chiamato "Corte Reale".
Davanti a questa fu sistemato un piazzale semicircolare, delimitato da
due obelischi. Ma non bastava, i giardini ed i giochi d'acqua erano la grande
passione del re, che li volle in quantità sbalorditiva nella sua nuova reggia.
Incaricò il capo - giardiniere Le Nôtre di realizzare i suoi sogni botanici,
con l'ordine di creare, nel lato sud, un aranceto, dato che le arance erano i
suoi frutti preferiti. Sembrava che le cose non potessero andare meglio per il
nuovo re: le finanze dello Stato (grazie agli sforzi di Colbert e del
cancelliere M. Le Tellier) stavano riassestandosi, la regina, nel 1661, aveva
dato alla luce un figlio maschio, Luigi, il Gran Delfino, la relazione con la La
Velliere andava a gonfie vele. L'unico neo fu il decesso della regina madre
Anna, morta di cancro nel 1666. Con la sua scomparsa la corte perse un freno
limitatore ed il sovrano era libero di gestire la propria vita privata senza
continui sermoni di disapprovazione: la sua amante ebbe il titolo di duchessa e
la loro terzogenita, unica sopravvissuta ai primi anni, fu legittimamente
riconosciuta. Tanti onori non ingannarono Louise. Il re incominciava a stancarsi
di lei. La neo - duchessa zoppicava leggermente: ciò non le impediva di ballare
con molta grazia, ma restava il fatto che zoppicava. Era sempre stata molto
esile, dopo l'ultima gravidanza non si era più ripresa del tutto ed era
dimagrita ancora di più. I cortigiani, per adularla, la paragonavano alla dea
Diana ed alle ninfe silvestri, ma non cambiava la sostanza: era senza forme
femminili. I suoi begli occhi blu erano circondati dagli aloni scuri delle
occhiaie. Il re incominciava a temere che una simile amante non gli facesse
onore.
Nel 1667 Luigi lasciò i piaceri della corte per recarsi dal suo esercito, nelle
Fiandre: aveva dichiarato guerra ai Paesi Bassi per rivendicare il "Diritto
di Devoluzione" secondo cui, morto Filippo IV di Spagna (1665), la regina
Maria Teresa era l'erede di quei territori, nonostante la rinuncia al diritto di
successione, poiché la Spagna non aveva ancora pagato la dote pattuita con la
pace dei Pirenei. La guerra si concluse con la Pace di Aquisgrana, ratificata il
2 maggio
1668: la Francia restituì la Franca Contea, ma tenne alcune città delle
Fiandre. Poco dopo, nel parco di Versailles, una magnifica festa (costata ben
100.000 scudi), per celebrare la vittoria, riunì tutta la nobiltà francese e,
in quell'occasione, fu reso noto il nome della nuova favorita del re: Athenaïs
Rochechouart de Mortemart, marchesa di Montespan. Costei era amica della
duchessa La Valliere che l'aveva pregata di ravvivare, con la sua conversazione
brillante, le viste del re. Athenaïs era l'opposto di Louise: bellissima,
vistosa, vivacissima, sarcastica ed ambiziosa. Luigi, dapprima diffidente verso
un carattere così aggressivo, col tempo iniziò ad apprezzare la prepotente
personalità della bella marchesa e se ne innamorò: aveva tutte le carte in
regola per essere la degna amante del re Sole. Tuttavia rimaneva un problema: la
malinconica duchessa di La Valliere non poteva essere ripudiata ufficialmente a
causa del marito di Atenaïs.
Enrico Pardillan, marchese di Montespan, aveva un'indole tutt'altro che
accomodante, non era disposto a condividere la moglie con nessuno, tantomeno con
il re. Quando iniziarono a circolare i pettegolezzi sulla marchesa, fece
continue scenate, arrivò perfino a schiaffeggiare la moglie in pubblico. Una
volta fermò la carrozza davanti al cancello del cortile di Versailles e urlò
ai presenti che non poteva passare dall'ingresso principale perché le sue corna
erano troppo lunghe! Dopo altre simili imbarazzanti esplosioni, il re "fu
costretto" ad allontanare il collerico marchese e lo esiliò nelle sue
terre in Guascogna. Ormai Atenaïs aveva campo libero e trionfava. Spendacciona,
amica delle arti, gran giocatrice d'azzardo, arrogante, era la complice ideale
di Luigi XIV quando si trattava di assecondare la sua smania di costruire o di
apportare abbellimenti alla reggia. Il re era incapace di negarle qualsiasi
cosa: per lei fece erigere un piccolo castello, isolato da giardini, vicino al
villaggio di Trianon, in una strano stile cinese che andava di moda all'epoca.
Ma all'ambiziosa marchesa non bastava, sperava in qualcosa di più "adatto
a lei". Nel 1674 il re ordinò la costruzione, a Clagny, di un castello per
la sua amante: affidò i lavori ad un giovane e promettente architetto J.
Mansart. Nel frattempo Lousie chiese al re il permesso di ritirarsi in convento:
aveva solo ventitré anni e alle spalle una storia d'amore splendida e
travagliata. Al vedere quella bellezza ormai consunta, appassita il re acconsentì:
la duchessa di La Valliere, madre di quattro bastardi reali, divenne sorella
Luisa della Misericordia in un convento di Carmelitane.
Quattro anni più tardi Luigi trasferì ufficialmente a Versailles la sede del
governo. Si resero necessari altri lavori d'ingrandimento: anche questi furono
affidati a Mansart che aggiunse, alla costruzione voluta da Le Vau, altre due
ali in lunghezza e due in profondità che formarono il "cortile dei
Ministri". La reggia di Versailles assunse così un aspetto simile a quello
definitivo (che risale al 1829). Lo stabilirsi della corte nella nuova reggia
non fu un caso, ma era l'esito di un preciso piano del re: voleva avere tutta la
nobiltà vicino per poterla controllare ed evitare una nuova Fronda. Inoltre, la
vita dei cortigiani era costosissima: per ogni minimo avvenimento era obbligo
indossare un nuovo abito, che la moda voleva essere sfarzosissimo, per questo si
spendevano somme ingenti. Per far fronte a queste continue spese le entrate dei
cortigiani erano insufficienti, specie quando si aggiungevano le perdite al
gioco. Entravano allora in ballo le cariche a corte, la liberalità del re,
traffici di privilegi, tutte cose che vertevano sulla persona reale e sulla
necessità di un'assidua presenza a corte. Inoltre, molto difficilmente Luigi
XIV accordava ai cortigiani il "permesso di ritirarsi nelle loro
terre" per rimpinguare le finanze.
Nel 1672 scoppiò la guerra contro l'Olanda, già nei guai per le lotte
intestine, nel 1678 la pace di Nimega riconobbe alla Francia la Franca Contea.
Ma Luigi XIV rivendicò i diritti sull'Alsazia e sulla Lorena ed occupò
Strasburgo. Contro la Francia si formò, ad Augusta nel 1681, una Lega per
contrastare la potenza francese. Ne conseguì un'altra guerra, "Contro la
Lega di Augusta" che si concluse con la Pace di Ryswick (20 settembre
1697): la Francia dovette restituire il Lussemburgo e la Lorena, ma conservò
Strasburgo.
Nel frattempo Madame de Montespan aveva affidato la cura dei figli avuti dal re
(otto, in tutto), all'amica Françoise Scarron D'Aubigné (Niort, 1635 - Saint
Cyr, 1719), di cui aveva apprezzato sia l'avvenenza fisica, sia la serietà e la
devozione. Al re riuscì poco simpatica, tanto che la definì
"intellettuale e cavillosa"; dovette ricredersi quando constatò
l'abilità e la discrezione della giovane donna, rendendosi conto dell'amore che
aveva verso i bambini e della sua abilità nell'educarli. Dal canto suo Françoise
era affezionata ai piccoli molto più della loro stessa madre che, molto spesso,
li trascurava per lungo tempo.
Nel tempo, Luigi continuò ad apprezzare sempre di più la giovane donna,
dotata di una notevole intelligenza, con cui si poteva parlare di argomenti
molto più seri delle frivole banalità della sua amante.
Per ringraziarla della devozione che dimostrava nello svolgere i suoi
compiti, il re le regalò il castello di Maintenon, vicino Chartres: Françoise
Scarron divenne marchesa de Maintenon. Subito le malelingue della corte
iniziarono a spettegolare e Madame de Montespan si preoccupò. Dopo l'ultima
gravidanza era sgraziata e grassa, soggetta sempre ad un pessimo umore che si
alternava a momenti di ilarità affettata, con il risultato di allontanare il
re, che si dedicò ai lavori di Versailles e... ad altre donne. Prima ebbe una
relazione con la principessa di Soubise, poi con la marchesa di Thianges,
sorella di Atenaïs, ed infine con mademoiselle de Fontanges che aveva solo
diciotto anni. La vita a corte stava diventando sempre meno piacevole, anche
perché iniziarono a venire a galla scandali di ogni tipo. Prima ci fu la
questione delle messe nere.
Fu scoperto che moltissimi cortigiani erano soliti recarsi da una certa
Caterina Monvoisin, detta La Voisin, donna dalle molteplici attività: procurava
aborti, era esperta in veleni ed afrodisiaci (il confine tra entrambi era molto
esile), prediceva l'avvenire, celebrava messe nere con la complicità di un
vecchio abate traviato, risolveva problemi amorosi e "sistemava questioni
d'eredità" (non è difficile immaginare come). La stessa Madanme de
Montespan era una sua cliente abituale, s'era valsa del suo aiuto molte volte,
con messe nere e con "pozioni magiche". Quando lo seppe, Luigi rimase
esterrefatto dalla gravità della situazione, non osava credere che la sua ex
amante fosse arrivata a tanto. Nel frattempo la vita a Versailles proseguiva,
ogni giorno scandita da orari rigidissimi: di mattina il re si alzava e veniva
vestito con un rituale immutabile cui erano ammessi, in ordine di rango, i
cortigiani, poi seguivano la messa e le ore di lavoro. Nel pomeriggio tutti
erano costretti a seguire il re nella passeggiata quotidiana, in cui gli uomini
avevano l'obbligo di restare a capo scoperto, eccetto il re, ma guai a
dimenticare il cappello: Sua Maestà poteva richiederlo in qualsiasi momento. La
sera era dedicata al pasto principale composto da quattro primi, tre secondi a
base di carne, insalate, frutta e dolci canditi. Il re aveva un appetito
formidabile: mangiava tutte le portate, il suo piatto preferito erano le uova,
cotte in qualsiasi modo. Madame de Maintenon partecipò raramente alla vita di
corte, disprezzava quell'ambiente in cui "...la dissolutezza regna sovrana,
l'omosessualità è un fatto comune che il re non può estirpare in pieno, perché
colpirebbe direttamente il proprio fratello. Aggiungiamo a questo il vino, visto
che a tarda notte sono quasi tutti ubriachi fradici...".
E' facile capire perché, in questo clima, Luigi desiderasse avere una
dimora sua, personale, in cui poter ricevere solo gli amici più cari: fece
abbattere il Trianon di porcellana voluto per la marchesa di Montespan e fece
costruire, sempre da Mansart, il Trianon di Marmo, in pietra gialla e marmo rosa
circondato da uno splendido giardino. Essere invitati al Trianon costituiva, per
i cortigiani, un onore altissimo, ad esserne esclusi si era prossimi alla
disgrazia. Verso la fine del secolo la regina Maria Teresa morì e, due anni
dopo, Luigi sposò in nozze private la marchesa de Maintenon, che, ormai
cinquantenne, conservava un gradevole aspetto fisico ed uno humor raffinato. Con
la sua influenza molte regole della vita di corte cambiarono: non si poteva
giocare durante la quaresima, furono banditi, con pena di morte, tutti i giochi
d'azzardo, era vietatissimo parlare, sia pure sottovoce, durante le funzioni
religiose. In poco tempo la novella sposa si creò numerosi nemici ed
altrettante antipatie. Con il nuovo secolo due lutti colpirono la famiglia
reale: nel 1701 morì il fratello Filippo, dopo una violenta lite con il re, nel
1707 morì la marchesa di Montespan; nel 1711 un'epidemia di vaiolo fece strage
tra i cortigiani, una della vittime fu il Gran Delfino, l'erede al trono. L'anno
seguente morì anche il figlio di quest'ultimo, a soli trent'anni. Dopo simili
avvenimenti la corte divenne un luogo malinconico, senza più feste, anche perché
le finanze del regno erano dissestate. Nel mese di agosto del 1715 Sua Maestà
iniziò a lamentare forti dolori alle gambe, ma i medici non seppero trovare la
causa, non riusciva più a camminare e rimase confinato nel suo letto, da dove
continuò a dirigere la vita di corte o, almeno, di quel che ne restava. Quando
i medici scoprirono che la causa del male era una cancrena, Luigi XIV si sentì
vicino alla fine che giunse la sera del 1 settembre. Morì circondato dai
cortigiani il cui rango consentiva di assistere sia alla nascita sia alla morte
di un re dell'Ancien Régime basato sulla grazia divina, che tramontava
definitivamente.
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