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Anno
8
Numero
25

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

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Salute e benessere

 

 

QUEL PICCOLO, INDIPENDENTE AMICO CHE È IL GATTO
Come e quale tenere in casa per avere una sincera e perenne compagnia

Almalinda Giacummo

Succede spesso: stiamo parlando, magari con il partner, siamo seduti al tavolino di un bar ed all’improvviso un piccolo esserino peloso fa capolino, mostrandoci un visetto vispo e ruffiano, miagolante al punto giusto, tanto da attirare la nostra attenzione su di lui, il nuovo venuto. Poi comincia ad avvicinarsi circospetto, ma non troppo: cerca un nuovo padrone, ovvero, il suo primo padrone. Forse sceglierà noi, ma non si sa mai: è una scelta importante, valida per tutta la vita e la convivenza dovrà essere ottimale per entrambi. Comincia a strofinarsi contro le nostre gambe, ad annusarci le dita, poi si fa accarezzare sulla testa, fra le orecchie, ed infine si sdraia sulla schiena per farsi grattare il pancino: amicizia fatta! Ora si tratta solo di stabilire qualche regola che entrambi i componenti della nuova "famiglia" dovranno seguire: il gatto e l’uomo!

La razza del gatto ha poca importanza da un punto di vista amicale: è invece indispensabile se lo si vuole far partecipare a qualche concorso, allora sia la razza, sia soprattutto il pedigree diventano d’importanza capitale. Ma se vogliamo solo un fedele e longevo amico, che sa anche starsene per i fatti suoi e fa i bisogni in una cassettina, allora va bene anche un esponente dei cosiddetti gatti "da grondaia". Le cose a cui fare bada ci sono lo stesso. Ad esempio, un gatto a pelo lungo ci darà sicuramente più da fare, perché ha bisogno di essere spazzolato tutti i giorni per evitare scomodi ed antiestetici nodi, inoltre, specie nelle case ben riscaldate, ci saranno sempre montagne di peli da tutte le parti. Un gatto a pelo corto è più facile da gestire: una spazzolata ogni tanto e la semplice muta annuale del pelo. Anche il sesso del nuovo arrivato è molto importante: il gatto maschio ama dimostrare che è lui il padrone della casa e delimita quindi il suo territorio lasciando segni di unghie e piccole gocce di urina dappertutto. Quest’ultima specialmente puzza in modo terribile, facilmente avvertibile anche da parte di esseri umani dotati di un "naso" normale: inoltre ama far baruffa con i suoi simili. Per evitare questi inconvenienti si può pensare a castrare l’animale. La gatta è invece più discreta, salvo quando va in calore: allora miagola così forte da mandare ai matti, cercando di richiamare ogni gatto presente nei paraggi, per mandarlo a spasso per giorni, fino con il dargliela vinta verso il quarto giorno di "corte", poi cammina a coda dritta sullo stesso centimetro quadrato, si rotola per terra e si strofina contro qualunque cosa per lasciare il suo odore. In questo caso due sono le soluzioni: o si tiene la bestiola ben chiusa in casa, onde evitare un continuo partorire splendidi ma poco piazzabili gattini, oppure si pensa anche qui alla sterilizzazione.

Ma a che "età" conviene introdurre a casa un micio? E’ meglio che sia un cucciolo o un gatto adulto? Ogni età ha i suoi pro ed i suoi contro: un gattino piccolo non conosce sicuramente le buone maniere, farà i suoi bisognini un po’ ovunque, almeno per i primi tempi, e "passeggerà" sui mobili di legno e sulle poltrone. Ma si può sempre educare ed in breve imparerà le nuove regole. Un gatto adulto conosce già la sabbietta e la ciotola per mangiare, ma ha anche dei vizi che difficilmente perderà: inoltre impiegherà più tempo ad abituarsi ad un posto nuovo.

gatto2.jpg (7720 byte)Quello che è necessario verificare è la buona salute dell’animale, sia che venga "adottato" sia che provenga da allevamenti. Un buon segno è un aspetto vispo, sveglio e curioso, rotondetto, con il pelo brillante e l’occhio vivace. Poi si passa ad accertamenti più approfonditi: innanzitutto, guardando contro pelo se ha pulci o croste, poi l’interno delle orecchie, che deve essere pulito, e gli occhi, che non devono avere colature strane. Si tocca anche il naso, che deve essere fresco e umido. Poi si passa alla bocca: i denti devono essere puliti e bianchi, la lingua rosa. La pancia sgonfia ed il "sederino" pulito.

Cosa è necessario avere in casa per mantenere bene un gatto? Innanzitutto una lettiera con sabbia pulita tutti i giorni: i gatti sono animali molto puliti e oltre a "lavarsi" tranquillamente da soli, sono schizzinosi verso la sporcizia. Se dovessero trovare la loro sabbietta sporca, non esiterebbero a lasciare "sorpresine" in ogni dove, giusto per farci notare che ci siamo scordati di loro. Poi il gatto ha bisogno di un posto dove dormire: tanti si trovano da soli un posto che li aggradi, una poltrona, un divano, una pila di stracci, alcuni preferiscono le ceste, di vimini o di plastica, magari fornite di una copertina che andrà lavata spesso, sia per prevenire le pulci sia perché se è sporca non gli piace più. Un collare con inciso il nome del piccolo quadrupede, il nostro nome e l’indirizzo si rivelerà molto utile in caso di smarrimento, consentendo al ritrovatore di riportarci l’amico direttamente a casa. Sicuramente non bisogna scordarsi del grattatoio: il gatto ha necessità di far fare esercizio alle guaine di protezione, ai muscoli estensori e detrattori delle dita e delle zampe e in mancanza di qualcosa di meglio usa tutto ciò che ha a disposizione, mobili, tende, tappeti… Un tronchetto ricoperto di tessuto resistente aiuta a salvare i mobili delle nostre case, salvo quando è in fase "vendicativa". Deve poi avere il suo piatto per mangiare e la scodella per l’acqua, entrambe sempre pulite e con al di sotto un foglio di carta da giornale, e tutto il necessario per la toletta, dai pettini, sia a denti larghi sia stretti, allo spazzolino per la testa e le guance, al tagliaunghie. Non bisogna assolutamente dimenticare qualche giocattolo. Certo, non tutti i gatti usano le stesse cose con la stessa velocità: per abituare alla lettiera un gattino ci vorrà qualche giorno di belle ma ferme maniere, sollevandolo gentilmente e deponendovelo dentro quando si accovaccia per fare i suoi bisognini, mentre per convincerlo verso il grattatoio dovrebbe essere sufficiente mettercelo davanti e strofinargli un poco le zampette su di esso. In breve, comincerà a grattarsi qui le unghie: se non lo dovesse fare, allora occorrono le maniere forti: un "no" deciso quando fa qualche birichinata aiuta sempre, così come una piccola doccia effettuata con un spruzzino pieno d’acqua. Occhio a non esagerare: potreste ritrovarvi con un nemico giurato per la vita. Per quanto riguarda eventuali ricompense o premi, vanno bene la frutta ed il formaggio, meno consigliati i dolci.

Fornire il gatto di tutte le cose che gli sono necessarie gli impedisce sia di rovinare le nostre, sia di cercare "divertimenti alternativi", magari grattare la terra dei vasi e mordicchiare le foglie delle piante, usare i soprammobili come palline improvvisate. Soprattutto una cosa: prima di chiudere un armadio o, peggio, la lavatrice, verificare sempre che non ci sia lui o lei dentro: i gatti hanno il vizio di scegliere posti molto particolari per fare le loro frequenti sieste. Noi ne avevamo uno che, cucciolo, aveva eletto le scarpe della mamma.

Per quanto riguarda l’alimentazione, il gatto è uno degli esseri più pretenziosi e rompiscatole che esistano: uno fatica tanto e lui, o lei, storce il naso facendoci capire che quello che abbiamo amorevolmente preparato oggi non gli va proprio. Ma i capricci è bene non accettarli mai: deve abituarsi a mangiare di tutto e soprattutto quello che passa il convento, secondo un regime alimentare corretto e variato, tale da fornirgli tutti gli elementi di cui ha bisogno. Quindi via libera al manzo, anche crudo, agnello e maiale, scottati o bolliti, coniglio e pollame cotti e crudi stando però bene attenti agli ossetti, pesce cotto alla griglia o al vapore, per evitare che perda tutte le vitamine. E poi frattaglie e uova cotte (attenzione al bianco dell’uovo crudo: contiene una sostanza nociva per una specifica vitamina del gatto), latte, a meno che non porti diarrea, formaggi mescolati a zuppe, legumi per l’assunzione di vitamine e per facilitare la digestione, riso e pastine cotte, in quantità moderate per evitare di farlo ingrassare troppo, ed acqua: nonostante il gatto beva poco e non sudi quasi per niente, deve sempre avere una tazza d’acqua fresca e pulita. Per dargli un bel pelo, sarà sufficiente aggiungere ai suoi pasti un cucchiaino da caffè di lievito di birra, o di olio di semi di girasole o di arachide. Il calcio è necessario per le gatte incinte e per i piccoli nascituri. Tutti i preparati confezionati per gli animali sono una buona cosa in caso di poco tempo per preparare il pasto, ma non devono diventare un’abitudine.

Anche il trasporto dell’animale deve avvenire in modo preciso: innanzitutto, specie quando il gatto è piccolo, conviene comprare un paniere specifico per gatti in vimini, plastica, pelle, legno o metallo, sufficientemente grande da permettergli di muoversi. Il fondo del trasporto dovrà essere ricoperto da carta assorbente, vanno bene anche strisce di giornale o una vecchia copertina a pezzi.

Decidere di far partorire una gatta è poi una cosa veramente seria: bisogna innanzi tutto sceglierle il partner adatto, se fosse per lei, quando va in calore si accoppierebbe in continuazione e con partner differenti, avendo probabilmente una cucciolata variopinta. Meglio scegliere gatti conosciuti e di cui si conosce soprattutto il perfetto stato di salute. Poi, avvenuto il concepimento, individuabile solo da un veterinario, devono passare i due mesi di gestazione, durante i quali si gonfiano le mammelle, che diventano rosee, ed il ventre si ingrossa per bene: deve mangiare di più e sempre meglio, deve essere sverminata e deve avere un letto sempre più confortevole, posto in una stanza calda e calma. Alla fine, quando il parto si avvicina, la sua temperatura si abbassa di circa un grado: i piccoli stanno per nascere. La loro venuta non è sempre facile: nascono uno per volta, avvolti dalla loro sacca amniotica, che la mamma lacera per farli venire al mondo e poi mangia, per lasciare tutto pulito, rompe il cordone ombelicale e procede alla prima toletta del nuovo nato. E così via per tutti i gattini fino all’ultimo. Qualche volta può capitare che la mamma, specie verso la fine, non ce la faccia a espellere tutti i piccoli: a questo punto va aiutata delicatamente, o portata di corsa dal veterinario, che provvederà ad un parto cesareo. A parto terminato, tutti i gattini, nonostante abbiano gli occhi ancora chiusi, trovano a fiuto la mammella della mamma per la prima poppata. Ciò che è maggiormente importante è sapere prima del concepimento chi prenderà i piccoli dopo lo svezzamento: far partorire una gatta senza sapere chi poi in effetti accudirà e farà crescere i gattini è un grosso rischio. Sia per i piccoli, che rischiano di essere soppressi perché indesiderati, sia per chi, troppo buono di cuore e un po’ ingenuo, non riuscendo ad eliminarli, decida di tenerli tutti con sé. Vivere con un gatto non è una cosa facile: deve essere accudito per bene se non si vuole rischiare qualche malattia, contagiosa anche se non letale, anche per l’uomo, e non sempre può andare in vacanza dove e come desidereremmo noi.