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Direttore responsabile
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Salute e benessereIL
MAL D’AMORE è come ricevere un pugno nello stomaco.
Marta
Stella De Giovine Alzi
la mano chi non è mai stato snobbato da qualche amico spaccone, chi non si è
mai sentito escluso durante le feste, chi non è mai stato respinto da una
ragazza/o, chi non è rimasto in panchina a guardar giocare i compagni. E chi,
in tutti questi casi, oltre ad avvertire una rabbia incontenibile non ha
effettivamente sofferto? Capita a tutti di essere snobbati, respinti, isolati e
di provare un vero dolore in queste circostanze. Ebbene, quel dolore non è solo
interiore o psichico, ma equivale ad un dolore reale, fisico. Una ricerca
pubblicata su Science e condotta da Naomi Eisenberger e da Matthew Lieberman
dell’Università di California, Los Angeles, ha dimostrato, tramite uno studio
dell’attività cerebrale, che l’esclusione sociale colpisce il cervello
proprio nello stesso modo in cui lo colpisce il dolore viscerale. La parte del
cervello interessata è la corteccia cingolare anteriore, già conosciuta per
essere coinvolta nella risposta emozionale al dolore. Lieberman la descrive come
“un sistema d’allarme emozionale” che attira l’attenzione del cervello
di fronte a preoccupazioni o a inaspettati cambiamenti nell’ambiente. Così i
ricercatori hanno usato la risonanza magnetica di immagini (che consente di
vedere per così dire “in diretta” l’attività cerebrale), per osservare i
13 studenti che si sono offerti volontari prendendo parte ad un gioco simulato
al computer. In una prima fase dello studio i soggetti erano portati a credere
che stavano solo osservando il gioco a cui partecipavano altri due compagni di
squadra. In realtà stavano giocando sempre e soltanto con il programma del
computer. Nella fase successiva, pur avendo la capacità di intervenire,
capivano di essere deliberatamente esclusi dal gioco, perché i compagni
smettevano di tirare loro il pallone. A questo punto si registravano cambiamenti
nel flusso del sangue al cervello. Infatti la parte della corteccia cingolata
anteriore risultava più attiva rispetto all’area situata nella corteccia
prefrontale. Gli studiosi hanno così dedotto che “il bisogno delle relazioni
sociali è una basilare esigenza programmata in una parte primitiva dei nostri
cervelli, come la sete o la fame”. Hanno inoltre ipotizzato la possibilità di
studiare a fondo questa zona del cervello per trovare nuovi medicinali contro
gravi forme di ansia sociale o depressione.
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