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Anno 8
Numero 25
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Salute e benessere
La
memoria vacilla? Tutta colpa di un gene
Marta
Stella De Giovine
«Carneade!
Chi era costui? [...] Carneade! Questo nome mi par bene d’averlo letto o
sentito…». Come Carneade anche importanti date storiche, capitali europee,
formule matematiche precipitano nel misterioso oblio che spesso avvolge queste e
simili nozioni, e tanti studenti condividono con Don Abbondio il difetto di una
memoria corta. Ebbene, da oggi non è più misterioso quell’oblio tanto
vituperato dagli insegnanti, e chi
non ha la fortuna di avere un’ottima memoria è pienamente giustificato, perché
la colpa sarebbe di un gene. La scoperta è frutto delle ricerche condotte da un
gruppo di studiosi svizzeri. Si tratta del gene “5-HT2a”, che controlla il
recettore della serotonina, la sostanza che permette la trasmissione di messaggi
tra le cellule nervose. I ricercatori dell’Università di Zurigo hanno
sottoposto ad osservazione un campione di 349 volontari, tra i 18 e i 35 anni,
ed hanno notato che chi possedeva una variante di questo gene trovava maggiori
difficoltà nel memorizzare sequenze casuali di parole. La variazione genetica
è circoscritta solo al nove per cento dei soggetti esaminati. Niente trucchi
dunque: è impossibile che un’intera classe si dichiari colpita da questa
anomalia genetica, perché il presente studio getta luce anche sulla diffusione
del problema, che riguarderebbe meno di un alunno su dieci. Sarebbe un solo
aminoacido nella costituzione molecolare del gene “5-HT2a” a provocare un
diverso grado di efficienza nel captare la serotonina, e quindi a determinare
una limitata capacità di memorizzare informazioni. È stato dimostrato che i
portatori della variante possono imparare addirittura il ventuno per cento in
meno rispetto a chi ha la normale sequenza molecolare, senza che questo comporti
altri deficit intellettuali.
Negli ultimi anni l’uso di nuove tecniche di genetica e biologia molecolare ha
letteralmente rivoluzionato gli studi sull’apprendimento e la memoria. L'uso
di animali modificati geneticamente ha consentito di indagare con maggiore
precisione i meccanismi di base dei processi cognitivi. Lo studio in questione,
infatti, non è che una conferma di un’altra ricerca, pubblicata lo scorso
febbraio negli Stati Uniti, che dimostrava l’ereditarietà della memoria
“episodica” causata dalla variante del gene che fabbrica neurofilamenti
(gene NF). I geni responsabili delle capacità mnemoniche probabilmente sono
parecchi, per questo la scarsa efficienza causata da un tipo di gene non inficia
del tutto la facoltà di ricordare.
L’handicap di avere ereditato questa variazione genetica è così grande che
nell’evoluzione si sarebbe già perso se non fosse compensato da vantaggi
d’altro tipo. Ancora un po’ di ricerca e si farà chiarezza anche su questo
punto. Sarà la rivincita degli studenti smemorati? Una cosa è certa: nei
prossimi anni l’identificazione dei “geni della memoria” consentirà di
comprendere meglio come si instaurano le memorie a lungo termine, e forse porterà
alla messa a punto di nuove strategie atte alla cura dei disturbi cognitivi,
quali le amnesie, o a ridurre gli effetti negativi sulla memoria di svariate
malattie psichiatriche o neurologiche, quali l'ansia, la depressione, il ritardo
mentale o l’Alzheimer.
Forse lo studente un pò svogliato potrà appellarsi alla variazione genetica e
ottenere clemenza, ma alla moglie trascurata da un marito che non ricorda
compleanni e anniversari basterà questa scusa?
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