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Anno
8
Numero
25

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Salute e benessere


VERO O FALSO? quando la memoria ci inganna 

Marta Stella De Giovine 

Non basta ricordare. Bisogna anche ricordare ‘bene’, cioè correttamente, bisogna saper ricostruire il quadro di una situazione senza alcun errore. Ma è sempre così? Spesso, anche chi è dotato di ottima memoria può ricordare addirittura troppo, cioè aggiungere dettagli inesistenti del tutto involontariamente. Da cosa dipende? Ebbene esistono ricordi che sono veri, altri che sono un miscuglio di realtà e di fantasia, altri che sono falsi. Infatti a causa della natura ricostruttiva della memoria alcuni ricordi possono essere distorti da influenze esterne e questo può avvenire, ad esempio, quando si incamerano nuove informazioni oppure ci si affida ad immaginari non basati sulla realtà effettiva per completare un ricordo. Questi sono chiamati falsi ricordi, pseudoricordi, o illusioni della memoria. Proprio riguardo a questa memoria ‘fallace’, un gruppo di studiosi dell’Università di Harvard, in Massachussets, guidato da Daniel Schacter e Scott Slotnick, ha presentato una ricerca al meeting della Società della Neuroscienza che si è svolto sabato scorso a New Orleans. Questi ricercatori hanno scoperto che le aree sensoriali del cervello nel momento in cui si deve richiamare correttamente un’informazione sono più attive delle regioni che si suppone abbiano a che fare specificamente con la memoria. E’ stato chiesto ai volontari di provare a ricordare se una forma particolare era presente già in un gruppo di figure precedentemente osservato, mentre si sottoponeva ad esame il loro cervello. Quando i soggetti riconoscevano correttamente una forma, l’area visiva, chiamata corteccia ventrale temporale, era più attiva rispetto a quando identificavano erroneamente una forma che magari era solo simile ad una precedente. Oltre ad aver localizzato questa area cerebrale, di solito non collegata alla memoria, il merito della ricerca sta nell’aver scoperto che la nostra memoria inconscia, o per così dire, implicita, potrebbe essere più precisa rispetto al richiamo che avviene a livello conscio. Schacter ha infatti notato che l’attività extrasensoriale cominciava quando le persone riconoscevano un’immagine già vista, indipendentemente da quello che poi dicevano. In altre parole è come se il nostro cervello captasse un’informazione giusta, ma noi non fossimo poi in grado di riferirla o quantomeno la distorcessimo per qualche misterioso motivo. Naturalmente gli studi su queste regioni del cervello devono proseguire, sono necessarie ancora innumerevoli prove, ma si è sulla strada giusta per elaborare, un giorno, un test per riconoscere i ricordi falsi. L’utilità di questo studio o di un tale test in futuro? Ridurre i margini di errore riguardo alla memoria del nostro passato. Il credere falsamente ad uno o più fatti, magari riferiti alla nostra infanzia, potrebbe indurci ad adottare norme di comportamento sbagliate. Quante persone, sovrapponendo informazioni diverse, ricordano male episodi che poi  li conducono, ad esempio, a scappare di casa o addirittura ad uccidere i propri genitori? Le convinzioni distorte della nostra mente potrebbero portare ad errori irrimediabili, ed è appunto a questo che vorrebbe riparare l’intervento della scienza. Naturalmente, nel nostro piccolo possiamo risolvere i piccoli vuoti di memoria mettendo in pratica la massima ciceroniana: “Memoria minuitur nisi exerceas”.