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Anno 8
Numero 25
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Salute e benessere
LA MEMORIA COME MODO DI VITA
Ricordare serve sempre, dalla scuola alla vita quotidiana
Almalinda
Giacummo
Ricomincia la
scuola, quindi, e ricomincia anche la solfa dei compiti, delle verifiche scritte
ed orali, dello studio che, se fatto a mano a mano, si rivela essere molto più
semplice specie per chi dovrà affrontare esami di fine anno. La prima cosa da
imparare è un metodo corretto di studio: è inutile fare quelle studiatone che
si protraggono per l’intera notte, meglio seguire il programma passo passo,
studiando via via che gli argomenti vengono spiegati in classe e che vengono
assegnati a casa. A questo punto, in vista di una verifica, basterà dare una
ripassata veloce per fare sicuramente un’ottima figura, Inoltre, c'è il fatto
che non tutti i professori ammettono le interrogazioni programmate e che,
quindi, studiando sempre si evitano figuracce.
Ma studiare presuppone un bello sforzo di memoria per ricordare da una volta
all’altra il tema trattato, però è uno sforzo inferiore a quello che si deve
compiere per studiare 10 ore di seguito per più giorni, magari per gli esami di
maturità.
Tra l’altro, sembra che la memoria giochi brutti scherzi: si inizia a
dimenticare molto in fretta perché dopo 24 ore si perde circa il 30% delle
informazioni, dopo 48 ore il 50%, mentre dopo 5 giorni se ne va l’80%. Una
vera tragedia! Come funziona la memoria? Nel cervello avviene questo: i sensi
captano i segnali che vengono raccolti dal talamo; l’ippocampo provvede a
smistare i ricordi, immettendo quelli che vale la pena ricordare nella memoria a
lungo termine, lasciando quelli di pronto uso in quella a breve termine,
Inoltre, l’ippocampo decide quale informazione tenere e quale eliminare
aiutato da un neurotrasmettitore, l’acetilcolina. Per aiutare questo processo
di memorizzazione c’è poi l’amigdala, che trasforma i ricordi in emozioni.
Una volta immagazzinate, le informazioni si trovano quindi a vari livelli della
memoria: c’è la memoria iconica,
con un bel serbatoio di immagini, e quella ecoica,
per i suoni; quella a breve termine, cui si associa quella di lavoro, cioè una piccola quantità di informazioni accessibili
rapidamente (un numero di telefono, di cap…) e quella a lungo termine; una verbale
per parole e concetti, ed una spaziale,
per il proprio corpo ed uno spazio lontano; una volontaria ed una incidentale;
una procedurale, che consente di
imparare automatismi diversi come andare in bicicletta o camminare, ed una dichiarativa,
divisa a sua volta in episodica, la
prima delle memorie che consente di avere una memoria personale
(l’amnesia è la mancanza di questa memoria), e semantica, che permette di apprendere il significato delle parole e
di memorizzarlo; la memoria autobiografica,
cioè i ricordi della propria vita passata, e quella on-going, cioè dei fatti quotidiani; quella prospettica, delle cose da fare, e quella strategica, quindi i piani per organizzare la memoria; per finire la
metamemoria, quella cioè che valuta
personalmente se stessa. E’ poi utile sapere che noi non ricordiamo la notizia
così come l’abbiamo imparata: i ricordi non sono una riproduzione fedele.
Un’esatta memoria avviene con l’uso di strategie cognitive come deduzioni,
paragoni ed ipotesi. In generale, si pensa che l’essere umano ricordi il 10%
di ciò che legge, il 20% di ciò che ascolta, il 30% di ciò che vede, il 50%
di ciò che vede e sente, il 70% di ciò che discute con altri, l’80% di ciò
di cui ha esperienza diretta ed il 95% di ciò che spiega agli altri.
Una volta scoperto come funziona la memoria, bisogna organizzarsi per sfruttarla
al meglio: quando non si ricorda qualcosa è per vari motivi, quali un cattivo
apprendimento e quindi incomprensione, distrazione, disinteresse, stanchezza.
Una soluzione sono la costanza, l’attenzione e l’organizzazione. Come
studiare? Bisogna anche allenare la memoria: senza esagerare con lo studio,
bisogna sapersi prendere delle pause al momento giusto e della giusta qualità,
come fare merenda, uscire a prendere una boccata d’aria magari facendo un
po’ di sport, ascoltare buona musica o leggere qualche libro interessante, in
linea generale imparare a rilassarsi, per esempio facendo yoga. Anche variare è
importante: il simile tende a cacciare il simile, quindi è meglio non studiare
sempre la stessa materia. La mente non si consuma ma sicuramente si impigrisce e
ricominciare a studiare tutto insieme dopo mesi di dolce far niente può essere
una vera impresa. E mai studiare per troppo tempo di fila: è bene concedersi
delle pause a tempi regolari, magari ogni 40 minuti-1 ora, anche perché, dopo,
l’attenzione comincia a scemare. E poi fare una vita regolare, senza grossi
sbalzi: l’attenzione scende sia in caso di vita troppo frenetica sia in caso
di vita monotona, o noiosa; fare in modo di concentrarsi quando si fa qualcosa:
se non si “inserisce il cervello” è perfettamente inutile studiare, meglio
attendere qualche momento e rilassarsi, altrimenti è tempo sprecato. Se si ha
qualche cattivo pensiero o qualche preoccupazione, la memoria si occupa di
questo e non di ciò che si deve apprendere: meglio liberare la testa, come con
il training autogeno. Fare domande, approfondire su altri libri, chiedere a chi
ne sa di più, genitori, insegnanti, amici; apprendere in compagnia può essere
un buon sistema, perché ci si può confrontare, ci si diverte e ci si danno
chiarimenti: sicuramente un sistema migliore del ripetere a “pappagallo
solitario”, carino il paragone con l’interlocutore pesce rosso. Anche il
luogo dove si studia ha la sua importanza: se si sta scomodi la concentrazione
scende considerevolmente, così come l’eccessiva comodità fa rilassare fin
troppo. meglio un luogo tranquillo, areato e luminoso, lontano da distrazioni
continue come il telefono. Sicuramente il luogo più adatto è una scrivania o
un tavolo, con luce dritta, senza riverberi di sorta, con sedia e schienale
all’altezza giusta, perché nessuna parte del corpo abbia a soffrire: meglio
evitare il letto ed il divano.
Poi l’organizzazione degli elementi da studiare: per esempio, un elenco di
termini va imparato così com’è, c’è poco da capire, mentre un concetto
storico, filosofico, letterario, una malattia o il succo di una legge vanno
capiti, assorbiti e infine imparati. Si deve quindi imparare a fare schemi
corretti e riassunti: un riassunto più lungo del testo è scorretto ed inutile.
Si possono usare evidenziatori colorati e foglietti adesivi, matite, appunti a
lato: ognuno inventa e sceglie il suo sistema. In breve: per le date è utile
scriverle a parte, rivedendole spesso mentre si ripete o ripassa la lezione; gli
episodi si ricordano meglio immedesimandosi nel personaggio e visualizzando
l’avvenimento stesso; le località si imprimono visualizzandole sull’atlante
e provando a ridisegnarne la regione, mentre le regole grammaticali vanno capite
e basta; le ostiche poesie vanno imparate un verso per volta, cercando di
individuare una parola chiave che riesca a ricollegarci nella testa tutto il
resto, mentre per i problemi matematici si possono ripetere i passaggi
risolutivi mettendo al posto dei numeri episodi di vita (?).
Gli orari migliori per studiare variano per lo più da persona a persona: c’è
chi studia la mattina presto, chi invece preferisce la notte. In generale, la
mattina si ripassa meglio perché la mente è più fresca, il pomeriggio è
migliore per studiare, evitando le ore immediatamente successive al pranzo,
mentre la sera, il momento subito prima di dormire, può essere sfruttato per
fissare bene in mente il concetto più importante. Nessuna interferenza può
alterare i processi di consolidamento della memoria durante la notte quando il
cervello resta attivo e stabilizza le memorie recenti trasformandole in circuiti
più stabili.
Anche l’alimentazione gioca un ruolo determinante: proteine, carboidrati,
lecitina e vitamina B sono essenziali nei processi chimici cerebrali, perché
sono antiossidanti ed aiutano il cervello sotto sforzo, mentre il famoso
merluzzo, ed il pesce in generale, non hanno alcuna funzione reale
nell'apprendimento. Infatti, funzionano nell’ambito di una dieta variata e
leggera: mangiare troppo implica una digestione lunga e laboriosa che darà come
conseguenza sonnolenza e pigrizia, quindi scarsa attenzione. Necessaria una
buona prima colazione che renda il corpo scattante e “pronto all’uso”.
Questa deve apportare circa il 20% del fabbisogno calorico giornaliero, con
latte, cereali e frutta: utile anche lo spuntino di metà mattina con yogurt,
frutta o cereali. Vietato esagerare con tè e caffè: non recano alcun beneficio
all’attenzione ed alla memoria, mentre potrebbero
e peggiorare il sonno che è invece molto importante. L’acqua è
senz’altro il liquido migliore da assumere perché, contrariamente a bibite
gassate e succhi di frutta, in caso di forte sedentarietà non si trasforma in
accumuli di adipe, mentre gli alcolici, anche se assunti saltuariamente,
danneggiano il sistema nervoso, l’apparato digerente ed il fegato. Non
esagerare con le proteine animali, non debbono superare il 13% dell’energia
totale richiesta; evitare al massimo i cibi conservati, usare l’olio
extravergine di oliva e limitare i dolci troppo complessi. Prima di mangiare è
comunque bene rilassarsi qualche minuto e consumare poi i pasti con calma per
facilitarne la digestione.
E’ possibile usare integratori vitaminici quali la B1, la B6 o piridossina (in
frattaglie, pesci di mare, cereali integrali, banane, patate, noci, soia prugne
secche) e la B12 o cianocobalamina (in carne, pesce, pollo, formaggio), la cui
carenza può danneggiare il cervello ed i tessuti nervosi, l’acido folico (in
fagioli secchi, spinaci, verdure verdi ed agrumi, kiwi, germogli di soia), senza
il quale si rischiano instabilità emotiva e disistima, la lecitina, il
manganese, il ginseng, il Ginko Biloba, che migliorerebbe la memoria e la
capacità di rielaborazione, aumentando la velocità di trasmissione delle
informazioni alle cellule ed accrescendo la concentrazione. In omeopatia si
usano il gelsenium, che limita l’ansia, la tintura madre di avena sativa, che
ha funzione tonica negli sforzi intellettuali, ed il phosphoric acid, che aiuta
a recuperare energia intellettiva. Per le vitamine si ricordi che fumare aumenta
la perdita della C: è bene mangiare cibi che ne sono ricchi come pomodori,
peperoni e frutta fresca; mentre le ragazze sotto stress devono stare attente ai
livelli di ferro: per assumerne di più si possono condire i cibi che ne sono
ricchi, come una bistecca, con il limone fresco.
Se la memoria è un problema di età, secondo gli studiosi ottimi alleati
vengono dai cibi: mirtilli, fragole e spinaci, ricchi di antiossidanti,
ritarderebbero ed invertirebbero processi di declino del sistema nervoso, mentre
le vitamine C ed E migliorerebbero le funzioni mentali.
Da eliminare senza dubbio gli ansiolitici e le varie anfetamine: i primi possono
avere effetti dannosi sia sulla memoria sia sulla concentrazione, mentre le
seconde aumentano sì il periodo di veglia, ma dopo l’effetto del farmaco le
capacità intellettuali sono ridotte per un tempo variabile.
Se chi deve apprendere sono studenti, di qualunque età e
grado, sarebbe bene che gli insegnanti li seguissero uno per uno, verificandone
di continuo le capacità ed aiutandoli a trovare il sistema migliore per il loro
personale apprendimento ma, non essendo questo sempre possibile, anche la
famiglia può e deve fare la sua
parte: ascoltando la lezione dei figli, assicurandosi che abbiano effettivamente
studiato. Mia madre diceva: hai studiato? Allora ripassa. Hai ripassato? Allora
prepara le lezioni per i prossimi giorni. Un po’ esagerava, ma io non ho mai
fatto gli “studiatoni” notturni e finali e debbo dire che me la sono cavata
mica male dalla prima elementare alla laurea..
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