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Anno 8
Numero 25
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Salute e benessere
MERENDINA
SI, MERENDINA NO dalla Francia con furore, però...
Almalinda
GIacummo
E’ notizia di questi giorni
che in Francia si è pensato di togliere la merendina ai bambini perché,
praticamente, in buona parte soffrono di obesità. Ma serve?
Facciamo il punto: anche in Italia da alcuni anni ci si preoccupa per
l’aumento di bambini in sovrappeso, non di quelli leggermente abbondanti,
esuberanza che ad una certa età
sarà riassorbita dalla crescita, ma di quei bambini con problemi di
obesità “primitiva o essenziale, legata a fattori ambientali e/o psicologici
su un substrato genetico predisponente”. I problemi iniziano in molti casi
durante la gravidanza, a causa di problemi legati alla mamma, sofferente magari
di diabete o malnutrizione, che influenzano di conseguenza il feto e le future
capacità di adattamento del bambino, ad esempio la prima alimentazione, lo
svezzamento, la dieta, il tipo ed il numero di pasti consumati nella giornata. I
primi imputati sono i grassi e, manco a dirlo, le persone in sovrappeso ed
obese, compresi i bambini, tendono sempre ad assumerne in più rispetto a quelli
senza problemi. Poi, contrariamente a quanto si pensi, i giovani fanno poco
sport ed in molti casi stanno proprio fermi, senza neanche andare a scuola in
bici o a piedi, salire le scale, giocare in cortile con i coetanei, passeggiare
con i genitori. La scusa che normalmente viene addotta è che oggi ci sono tanti
problemi ed esigenze, orari ed impegni, distanze maggiori, poche aree adatte
allo sport sia per sicurezza sia per attrezzatura, compatibilmente alle
possibilità economiche. Ma è pur vero che quasi in ogni casa ci sono sia il
televisore sia il computer, due baby sitter poco costose, che soprattutto non
brontolano se davanti a loro si sgranocchiano patatine e salati, si
“ciucciano” bibite gassate e si usa senza sosta il telecomando!
E questo nonostante si vada ripetendo da anni che la pratica sportiva da giovani
aiuta nella maturità e che addirittura un obeso che fa un po’ di moto può
cavarsela meglio di un normopeso che non faccia nulla ed il suo umore è quasi
sempre migliore! La ginnastica rende allegri? Forse no, ma sicuramente aiuta a
rilassarsi, forse a stancarsi tanto da non riuscire a pensare a nulla... Infine
è più probabile che siano in sovrappeso i figli di genitori poco presenti...
Insomma, dobbiamo stare attenti perché se i nostri figli sono cicciottelli o
addirittura obesi, è colpa nostra!
In più i ragazzini in eccesso di peso hanno problemi psicologici piuttosto
rilevanti: vengono derisi e spesso emarginati, ritenuti dai coetanei pigri e
golosastri. In America hanno rilevato che fra le ragazze il problema è ancora
più grave: con pari capacità intellettive le ragazze che da piccole erano
obese si sposano meno, studiano meno, hanno lavori meno qualificati e, di
conseguenza, percepiscono una minore retribuzione con diretta depressione da
insuccesso. Spesso, inoltre, giovani ed adulti obesi hanno scarsa stima di sé
sia fisicamente sia psicologicamente. Altro rischio grave è la comparsa di
disturbi del comportamento alimentare, come l’alimentazione compulsiva,
anoressia, bulimia. Non va dimenticato che l’obesità è estremamente
difficile da curare a qualunque età, ma soprattutto da adulti, visti
soprattutto gli scarsi risultati raggiunti negli anni da diete miracolose,
preparati magici e pillole di ogni sorta. Quindi, la parola d’ordine è
prevenire ed intervenire precocemente nei casi già accertati: costanti
controlli da parte del pediatra che provvederà quando necessario a moderare
l’apporto calorico ed a consigliare un maggiore esercizio fisico. Quello che
inoltre occorre fare è insegnare alle famiglie a seguire regimi alimentari e
stili di vita diversi da quelli che, probabilmente per comodità, si tende ad
avere oggi. Si può intervenire quindi a livello cognitivo-comportamentale, con
terapie familiari e tutta una serie di approcci multidisciplinari, in grado di
fornire alle famiglie ed ai giovani stessi gli strumenti per “combattere”.
Fin qui cause ed effetti, ma altre soluzioni? Innanzitutto bisogna
“insegnare” il piacere di consumare i pasti, da soli o in compagnia; pasti
composti da tutti gli elementi necessari alla crescita, con la calma e la
consapevolezza che il corpo ci avverte con segnali precisi quando ha fame e
quando invece è sazio e che si può mangiare praticamente ogni cosa, quasi
sempre quando si vuole, a patto che le dosi siano ragionevoli. Volete fare
un’abbuffata di cioccolata, fatelo pure, sappiate però che secondo alcuni, a
parte gli ormai scagionati brufoli, potrebbe far venire mal di pancia e mal di
testa, oltre ad una certa nausea da eccesso!
Cosa fare quindi? La giornata, e vale sia per i giovani sia per gli adulti,
andrebbe divisa in diversi momenti, il più possibile tranquilli: una bella
colazione, preferibilmente senza la televisione, deleteria soprattutto per i più
piccoli visto che propone spessissimo spot di alimenti non proprio
nutrizionalmente corretti. In più questo primo pasto dovrebbe dare circa il 20%
del fabbisogno giornaliero del nostro corpo: nel caso di studenti, la cosa
migliore è la colazione mediterranea a base di amidi e zuccheri, che aiutano
l’apprendimento, la concentrazione e la memorizzazione, quindi senza del tutto
eliminare le famigerate merendine, ma limitandole a qualche volta, magari
intervallate da fette biscottate con la marmellata, variando il più possibile
la scelta, cosicché non sia una noia quotidiana da sbrigare alla svelta e
consumando, ad esempio, cereali semplici. Se proprio farla a casa non è
possibile, l’accoppiata cornetto-cappuccino non è azzeccatissima: meglio un
caffè o un caffelatte, mentre per il cornetto bisognerebbe conoscerne le
componenti, quindi meglio... evitare! Una “scoperta recente”, è che fa bene
consumare la frutta la mattina: sazia e rilascia vitamine, sali minerali e
fibre. Bella scoperta! A metà mattina la merenda non è necessariamente da
evitare, anzi! Va benissimo, anche per gli adulti, a patto che sia a base di
alimenti “giusti” e non di “porcheriole”: limitare a casi eccezionali le
merendine, la pizza o la focaccia e preferire qualcosa di casalingo o meglio la
frutta, uno yogurt o un pacchetto di cracker. Non bisogna demonizzare le
merendine, badate bene, solo che bisognerebbe sceglierle in base alle etichette
e non alla fotografia della confezione, e limitarle a una al giorno, meglio se
non tutti i giorni. La stessa cosa vale per la merenda di metà pomeriggio,
sempre meglio la frutta!
Quindi il pasto di metà giornata, che spesso i giovanissimi “assumono”
nelle mense scolastiche: qui i “non mi piace”, “non lo voglio” e va
discorrendo sono all’ordine del giorno, ma non bisogna certo assecondarli
troppo, né a scuola né a casa: dove possibile si deve cercare di variare
l’aspetto di una cosa che una volta non è piaciuta, non rammentarla troppo,
far passare un po’ di tempo prima di riproporla e, se proprio non gli va giù,
arrendersi e pensare che, forse, proprio non lo mangerà mai quell’alimento.
Per inciso, quando ero piccola odiavo i cavoletti di Bruxelles, ora mi piacciono
molto e mi chiedo spesso perché prima mi fossero indigesti! Inoltre è
psicologia spicciola ricordare che i bambini sono anche delle piccole pesti: ci
mettono pochissimo a sapere che con il cibo possono ricattare i genitori ma
bisogna ricordarsi che nessuno muore di fame dove cibo ce n’è. Non vuole
mangiare cose “sane” ma solo quello che ha visto in tv? Le mangerà
sicuramente quando avrà realmente fame. Cattiveria? No, ma un po’ di
disciplina aiuta... Aiuto, sembro mia madre!
E’ sempre bene da parte delle famiglie controllare i menù delle mense
scolastiche, di solito programmati da nutrizionisti specializzati che spesso
sono a disposizione delle famiglie per programmare insieme la dieta dei ragazzi
anche fuori della scuola rispetto a quello che mangiano dentro, e chiedere
quando possibile, la provenienza degli alimenti, visto che, tra l’altro, la
mensa viene pagata in più! E siccome il pranzo è il pasto più importante
della giornata per la maggior parte dei bambini, perché non farli giocare
subito prima cosicché abbiano una bella e sana fame a tavola?
Un altro momento topico della vita dei piccoli esseri umani sono le feste di
classe: quando queste avvengono a scuola, ma dovrebbe valere ovunque siano, è
bene accertarsi che le solerti mamme non abbiano esagerato con stuzzichini
ipercalorici e bevande stragasate, meglio qualche tramezzino preparato con cura,
e bevande come il tè, le spremute ed i succhi di frutta, mentre per le torte
qualcosa di semplice o, se proprio non si può fare a meno di panna e crema,
accertarsi che siano state fatte “a regola d’arte”. Alla fine, specie
quando si tratta di scuole materne ed elementari, meglio concentrare le
ricorrenze, sia per questioni economiche (la spesa si può sempre dividere, no?)
sia di assunzione di grassi.
Per la cena vale quanto detto per il pranzo: specie dove le scuole sono così
corrette da fornire ai genitori i menù per potersi regolare su cosa preparare
per mantenere bilanciata l’alimentazione.
Poi il famoso movimento: già ai più piccoli bisogna insegnare giochi di
movimento, mentre i più grandi vanno abituati a “prendere” ciò che serve,
non a farselo “passare” dalla mamma o chi per essa! E poi usare meno il
telecomando e limitare la sosta-tv al massimo ad un’ora, niente ascensore,
visto che per legge molti non si possono usare sotto una certa età, computer
con molti paletti ecc... Se poi si riesce a fargli fare uno sport, meglio, visti
i benefici sia a livello fisico sia psicologico, con la socializzazione che ne
consegue.
Infine: non dobbiamo pensare che i bambini siano poco svegli da un punto di
vista alimentare. I primi a cui conviene insegnare l’educazione alimentare
sono proprio loro, soprattutto perché più ricettivi degli adulti: quindi
riconoscimento degli alimenti, la frutta e la verdura di stagione, distinguere
il gusto dei cibi, gli odori, i colori... l’importanza che riveste
l’alimentazione nella loro e nella vita degli altri, adulti compresi. Poi
bisogna evitare che incappino nell’errore di confondere il pollo con quelle
triture miste ed impanate dette “di pollo”: si tratta di un volatile, che
non nasce sicuramente impanato! Lo stesso dicasi per il cioccolato. In alcune
strutture italiane si sta proponendo ai giovani il cibo biologico e pare vada
abbastanza bene: si cerca di offrire pasti bilanciati e sani sotto ogni punto di
vista, senza residui di pesticidi e nitrati, spesso usando prodotti locali e
ricette di altri paesi, favorendo inoltre l’integrazione in scuole ormai
sempre più multietniche. Si è comunque notato che non sempre il “buon
cibo” viene apprezzato nel modo giusto, perché spesso è la stessa mensa che
non piace: bisogna quindi cercare nei limiti del possibile di tenere conto del
gusto degli studenti, creare luoghi ed occasioni favorevoli a pranzare insieme,
informare sia sul biologico sia sui cibi “normali” sia su eventuali problemi
come gli ogm o la mucca pazza.
Alla fine di questo discorso tirare le somme non è difficile: a tutte le età
bisogna imparare a mangiare bene, in modo sano ed equilibrato, senza escludere
nulla ma variando gli alimenti sia per non annoiarsi in quella che invece è una
pratica estremamente piacevole sia perché nessun alimento è inutile; poi si
deve fare del movimento e qualche volta fare un piccolo strappo, così da poter
rientrare con nuova grinta nelle regole di una sana alimentazione.
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