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Anno 8
Numero 25
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Salute e benessere
ECCO SUA MAESTA’ IL PEPERONCINO!
Quel leggero pizzicore che eccita
Almalinda Giacummo
Il peperoncino viene spesso
bistrattato: molti insistono che il suo utilizzo tolga il sapore agli alimenti,
mentre questo accade solo in caso di esagerazione, altri ritengono che faccia
male
alle
emorroidi, in generale è antidiarroico, antiemetico, antinfiammatorio,
revulsivo, rubefacente, sedativo, stimolante, tonico, usato nella composizione
di balsami, linimenti e cataplasmi, per esempio come anticellulite.
Scoperto dagli Europei alla fine del XV secolo nell’America centrale, era
anche la sola spezia usata dagli indiani del Cile e del Messico. Introdotto
quindi in Europa dagli Spagnoli, si diffuse in tutte le regioni meridionali, in
Africa ed in Asia. Appartiene alla famiglia delle Solanacee ed al genere Capsicum:
se ne coltivano diverse specie e varietà, alcune presentano frutti piccoli e
piccanti, mentre altri sono di dimensioni maggiori e dal sapore più dolce;
nelle regioni dal clima più caldo si coltiva il peperoncino arbustivo, Capsicum frutescens L., con fusti legnosi e frutti appuntiti che,
essiccati e ridotti in polvere, costituiscono il cosiddetto pepe di Caienna. A
fornire il sapore piccante è una sostanza chiamata capsicina.
I peperoncini hanno uno scarso apporto nutritivo e contengono le vitamine B¹, B²,
PP e C, oltre alla E ed alla provitamina A, e poi flavonoidi, carotenoidi ed
acidi organici. Ne esistono diverse qualità: rossa, arancione, gialla che si
differenziano per l’intensità del gusto, dal dolce al piccante. I frutti
vengono raccolti maturi ed in diversi mesi dell’anno: vengono essiccati al
sole e uniti a formare variopinte ghirlande.
Gli usi sono i più diversi: sia fresco sia essiccato si usa in India, nel
sud-est asiatico, in Messico e nell’America Meridionale. Una volta macinato
modifica l’intensità del gusto: è comunque bene ricordare che il grado di
“pizzicore” varia non solo in base alla varietà di peperone scelta, ma
anche in base al grado di maturazione, infatti più è maturo e più pizzica, ed
all’andamento stagionale perché, ad esempio, la siccità accentua il sapore
piccante.
Il nome botanico potrebbe avere due derivazioni: dal greco kaptein,
mordere, per il suo sapore piccante, o dal latino capsicus,
foraggio a capsula, per la forma allungata del frutto. Per il clima italiano e
mediterraneo in generale, il peperoncino è una coltura per lo più estiva: ha
l’ambiente migliore in terreni fertili, ben nutrito con concimi minerali, per
lo più potassici, e possibilità di irrigazione.
In Italia esistono delle regioni che ne hanno fatto la base dei propri piatti
regionali, come la Calabria, con la famosa ‘nduja, il Molise, la Basilicata,
l’Abruzzo e la Puglia, ma molti altri paesi se ne fanno un vanto, dal Senegal,
con lo Yassa, cioè pollo condito con limone, cipolla e peperoncino rosso, il
Nicaragua, con un’insalata che farebbe resuscitare anche i morti, a base di
sedano, avocado e jalapeno, e poi l’Harissa della Tunisia ed il Sambal cinese,
con riso, uvetta, cannella e peperoncino, ovviamente.
Sotto forma di decotto viene utilizzato per alcune manifestazioni
dell’alcolismo: 10 g bolliti con 10 g di costole di rabarbaro in un l
d’acqua per circa 3 minuti; dopo averlo lasciato riposare una notte, se ne
devono bere due tazze al giorno. Per aumentare l’appetito è sufficiente
aggiungerlo alle vivande: ugualmente nel caso di arteriosclerosi ed astenia. In
caso di bronchite, per la sua proprietà essudativa, si può preparare un cataplasma di peperoncino macerandone 50
g in 100 g di alcol a 60° per due giorni: è poi necessario filtrare il
composto, spennellarlo sul corpo e coprirlo con ovatta. Procedimento simile
in caso di problemi di respirazione, lasciando macerare 10 g di
peperoncino in 60 g di alcol a 33° per 48 ore, filtrandolo e frizionando il
torace con una piccola quantità di questa lozione. Naturalmente stando ben
attenti a non far entrare la preparazione a contatto con gli occhi, la bocca o
ferite varie. Per lo stesso motivo spesso chi vive in climi caldi, mastica un
pezzetto di peperoncino, zenzero o altri frutti e radici piccanti: secondo la
medicina cinese i cibi dal sapore piccante stimolano le funzioni respiratorie e
l’intestino crasso, oltre ad avere un effetto disinfettante che previene le
diarree da calore. Per la caduta dei capelli può essere
utilizzato come macerato: 30 g in 1 l di alcol a 60° per 8 giorni, da mescolare
ogni tanto, filtrare ed applicare sul cuoio capelluto. In caso di congestione,
quindi l’aumento innaturale di sangue all’interno di un organo, oltre a
chiamare il medico il più velocemente possibile, si può anche applicare sui
piedi del malato un cataplasma di farina di lino, facendone bollire 60 g in ¼
di l d’acqua. Una volta cotta la polentina, bisogna spalmarla fra due pezze
per farla raffreddare un po', quindi applicarla avendo cura di spalmarla prima
con farina di senape o peperoncino macinato. Può anche capitare che venga la diarrea in seguito all’assunzione di
antibiotici: in questo caso è necessario aggiungere il peperoncino alle
vivande, mentre nel caso di nevralgie, cioè dolori lungo il decorso di un
nervo, è possibile fare un alcolaturo di peperoncino rosso, macerando 5 g di
peperoncino in 100 g di alcol a 60° per 5 giorni e poi filtrare il composto. In
caso di reumatismi si può massaggiare l’articolazione dolorante con un
preparato a base di 20 g di peperoncino rosso triturato e tenuto sotto alcol per
48 ore. In caso di vomito utili 0,5 g di peperoncino in polvere uniti al miele.
Contrariamente a quanto si è sempre pensato, farebbe bene in caso di presenza
di batteri quali l’Helicobacter pylori,
batterio di forma elicoidale spesso associato a gastriti ed ulcere: come per
tutte le cose bisogna usare misura. L’uso prolungato ed eccessivo di pomate e
lozioni può causare dermatiti, ulcerazioni e vescicole, mentre quello interno
può affaticare reni, provocare gastriti e stitichezza. Per la cronaca: il
peperoncino è anche chiamato il Viagra dei poveri. Pare infatti che abbia
poteri straordinari sulle pareti cavernose degli organi maschili per merito
della capsaicina che ha forti proprietà
vasodilatatorie.
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