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Anno 8
Numero 25
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Salute e benessere
LO
DICE LA SCIENZA: non ci resta che sorridere
Marta
Stella De Giovine
Se
quando siamo tristi qualcuno ci ricordasse che sorridere fa bene all’umore
dovremmo credergli e seguire il consiglio: ormai ci sono un’infinità di studi
che avvalorano questa tesi. Se qualcuno, però, ci dicesse che è meglio
sorridere e pensare positivo altrimenti ci si ammala, forse penseremmo ad una
battuta e sorrideremmo davvero. Ebbene, a dispetto di ogni prevedibile
scetticismo, nell’istante in cui abbiamo semplicemente allargato gli angoli
delle labbra pensando ai consigli della nonna, le nostre difese immunitarie si
sono rafforzate e, sempre in quell’istante, il virus dell’influenza è stato
debellato.
Lo dimostra una recente ricerca di studiosi americani che hanno esaminato 52
donne, sottoponendole ad un interessante esperimento. È stato chiesto loro di
rievocare episodi tristi o felici della propria esistenza, raccogliendone per
iscritto le impressioni. Nel frattempo si registrava l’attività del loro
cervello con un elettroencefalogramma. Esiste, in effetti, una specifica zona
cerebrale, la corteccia prefrontale destra, che è associata ai pensieri tristi
e ai conseguenti stati emotivi, e la cui attività viene analizzata di solito
nei casi di depressione. Nelle donne che hanno pensato a vicende spiacevoli
questa regione cerebrale è risultata, neanche a dirlo, particolarmente operosa. Fin qui c’è stata, perciò, solo
un’ulteriore conferma, ma l’esperimento non si è concluso così:
successivamente i ricercatori hanno iniettato nelle donne il virus influenzale,
misurando nel sangue gli anticorpi che vi si opponevano. Il risultato è stato
sorprendente: nelle donne che avevano ricordato momenti negativi si è
registrato un indebolimento considerevole delle difese immunitarie rispetto alle
altre che, invece, avevano ripensato a momenti piacevoli. Certo, se è vero che
“pensare positivo” aiuta a contrastare l’influenza, varrebbe la pena di
continuare ad indagare quale sia il rapporto tra il nostro stato d’animo e le
risposte immunitarie dell’organismo.
Del resto, l’indagine sui benefici del sorriso non è proprio una novità,
basti pensare a Patch Adams, il medico-clown che fa sorridere i bambini per
accelerarne la guarigione, e alla sua convinzione che sorridere alla vita aiuti
a vivere meglio. Anche studi più approfonditi sulle endorfine, le sostanze che
producono un effetto simile a quello della morfina e aiutano a combattere il
dolore, potrebbero condurre a risultati utili in questo senso: pare infatti che,
se stimolate, queste “morfine endogene”, dismesse dal nostro sistema
nervoso, abbiano anche la capacità di procurarci piacere. Per cui questo
esperimento si può considerare solo un altro passo nella ricerca delle tante
virtù del sorriso.
Intanto, mentre proseguono le ricerche, ci piace pensare che il raffreddore e
l’influenza, se non saremo proprio riusciti ad evitarli, con un po’
d’allegria passeranno prima perciò… non ci resta che sorridere!
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