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Anno 12
Numero 40
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Spettacolo
“Nemico
pubblico” E’ il titolo del nuovo thriller di Michael Mann, con Johnny Depp,
Christian Bale e Marion Cotillard. Nelle sale dal 6 novembre distribuito da
Universal
Di
Alessandra Miccinesi
Una
faccia d’angelo con due baffetti alla Clark Gable e un mitra in mano.
Elegante, furbo,
affamato. Un gangster gentiluomo. Freddo durante l’esecuzione delle rapine in
banca (per svuotare le casseforti lui e i suoi complici John Red Hamilton,
Nelson Faccia d’Angelo e Alvin Karpis impiegavano un minuto e 40 secondi
netti) e affabile con le donne, alle quali non torceva un capello neanche quando
le usava come ostaggi. John Herbert Dillinger, il gangster più famoso
d’America assurto al rango di eroe nazional popolare nella Chicago degli anni
Trenta – epoca della grande Depressione pullulante di rapinatori in piedi sui
predellini delle auto in fuga dalla polizia – che evadeva dalle carceri con
estro e viveva sfidando le convenzioni oltre che la nascente FBI, ha il profilo
della superstar Johnny Depp nell’action thriller “Nemico Pubblico” diretto
da Michael Mann (Heat – La sfida, Insider – Dietro la verità, Collateral).
Un film epico, accurato nella ricostruzione e fedele al sentimento di una
nazione, che ripercorre l’ultimo atto della vita di un rapinatore passato alla
storia come il Nemico Numero Uno d’America.
Interpretato
anche dal talentuoso Christian Bale (Il cavaliere oscuro), nei panni
dell’antagonista, l’agente Melvis Purvis, e dal premio Oscar Marion
Cotillard (La vie en rose) nel ruolo Billie Frecchette il grande amore di
Dillinger, Public enemies è l’istantanea di un periodo storico di grande
trasformazione per gli Stati Uniti. Epopea drammatica e aspra in cui
l’antesignano dei nuovi gangster, un uomo deciso a prendersi tutto (e subito)
dal ricco piatto della vita, osò sfidare a viso aperto il capo del Bureau of
Investigation, John Edgar Hover (Billy Crudup, The Good Shepherd) mettendo a
rischio la credibilità della polizia e dell’intero congresso americano.
Non c’erano sbarre abbastanza forti a trattenerlo, né poliziotti troppo
astuti per fermare Jackrabbit e la sua gang. Come malvivente Dillinger godeva di
un enorme carisma
tra la gente comune, per la quale egli rappresentava un simbolo di riscatto, un
eroe populista. In realtà era solo un uomo che di mestiere assaltava le banche
zeppe di risparmi delle famiglie americane senza più un cent. E da gangster
carismatico, godeva a mettersi in posa come un divo davanti ai giornalisti,
facendosi fotografare sottobraccio ai suoi catturatori. Una volta riuscì ad
evadere dal carcere di Lake County a Crow Point, Indiana, fuggendo sull’auto
dello Sceriffo Lillian Holley (Lily Taylor), beffando tutti gli uomini di
guardia armati fino ai denti. Non era un malvivente qualsiasi, che dopo
l’orgia di rapine effettuate in lungo e in largo nel Midwest finiva per
nascondersi in qualche buco sperduto nel nulla dell’Illinois. Anzi, girava
indisturbato per tutta la nazione spendendo fiumi di denaro, frequentando il bel
mondo, night club e sale cinematografiche sottobraccio alla sua bella.
Il film che Michael Mann ha realizzato sulla scorta del romanzo di Bryan
Burrough, sceneggiato dal cineasta insieme con Ronan Bennett e Ann Biderman, non
è un vero e proprio biopic perché si concentra sugli ultimi tredici mesi di
vita del leggendario criminale: dalla sua messa in libertà (maggio 1933) fino
al 22 luglio 1934, quando fuori del cine Biograph in Lincoln Avenue dove aveva
assistito alla proiezione del film “Manhattan Melodrama”, Dillinger finisce
nella trappola ordita dalla polizia grazie alla soffiata di una prostituta di
Chicago, ribattezzata la signora in rosso. Una fine ingloriosa per un gangster
all’avanguardia (rapidità d’azione, armi automatiche tra le più moderne,
automobili veloci per la fuga) che fece della leadership visionaria il suo
marchio di fabbrica. Privo di aneddotica ma ricco di dettagli che esaltano sullo
schermo la personalità carismatica di Dillinger – un caracter ombroso che
Johnny Depp fa interamente suo, realizzando una prova più che convincente -
Nemico pubblico si differenzia dagli altri gangster movie, offrendo la personale
lettura (e visione) di Michael Mann. Un cineasta affascinato dalla forza della
verità che supera la finzione, specie quando si parla di ‘legge e
fuorilegge’, il quale mixa abilmente gli aspetti più romantici e dark del
fuorilegge gentiluomo (“mi prenderò sempre cura di te,
morirò tra le tue braccia” sussurra il gangster gentiluomo alla fidanzata
Billie), al duello psicologico ingaggiato a distanza con l’agente Purvis -
quasi la nemesi di John Dillinger. Una sfida che ricorda da vicino quella
titanica di “Heat”, con qualche tensione in meno e molte pallottole in più.
Le frasi: “Me la passo troppo bene per pensare al domani” e “Una regola ho
imparato da Walter Dietrich: mai lavorare con persone che non conosci o che sono
disperate”
Curiosità: Per Michael Mann la sfida nella preparazione del film è stata
“cercare di far riviverei l 1933 e renderlo vivo, proprio come se fosse oggi.
Cosa significava il mondo materiale per quelli che erano affamati e reietti”.
Preparandosi per le riprese, Mann, che aveva deciso di girare in alcuni dei
posti in cui la storia ha avuto veramente luogo – come la prigione Crown Point,
la pensione Little Bohemia (dove si svolge la violenta sparatoria tra gli agenti
dell’FBI e la gang di Dillinger) e il Biograph – è riuscito a fornire a
Depp i veri vestiti e articoli personali di Dillinger. “Ho letto molti libri
su Dillinger, ma oltre allo studio la maggior parte ha avuto a che fare con un
istinto e una comprensione dell’uomo” nota Depp. “Mi sono rapportanto a
luicome se fosse un parente, sentivo che era del mio stesso sangue. Mi ricordava
il mio patrigno e molte cose di mio nonno. Sembrava essere uno di poche
chiacchiere, che ha vissuto in un tempo in cui un uomo era un uomo”.
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