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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

Spettacolo

UNA GIORNATA PARTICOLARE restauro di un capolavoro 

Alessandra Miccinesi 

Una giornata particolare film del ’77 di Ettore Scola, da lui sceneggiato in collaborazione con Ruggero Maccari e Maurizio Costanzo, è il 26° lungometraggio restaurato dall’Associazione Philip Morris Progetto Cinema. Realizzato in collaborazione con Surf Film sotto la direzione di Giuseppe Rotunno, che ha ripristinato lo stato fisico del negativo per metterlo in condizione di passare nelle macchine stampatrici e ne ha seguito con cura certosina la pulizia della pellicola originale, fotogramma per fotogramma, il film è stato proiettato martedì sera al cinema Embassy alla presenza del regista, della protagonista Sophia Loren e di tanti volti noti del cinema italiano.
Dopo 14 lungometraggi, tra i quali spiccano titoli magnifici come La Signora delle Camelie, La terra trema, Sciuscià, Il cappotto, Il bell’Antonio, Una vita difficile e C’eravamo tanto amati, e ben 12 corti d’autore, Philip Morris ha annunciato il suo prossimo progetto che riguarda Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni. “Più che un restauro parlerei di resurrezione – spiega la responsabile del progetto cinema Alessandra Giusti – visto che il negativo del film non esiste più”. Dice Ettore Scola: “Ci sono i capolavori assoluti, come le opere di Chaplin, Kubrick e Fellini. E poi ce ne sono altre che non debbono tutto all’intrinseca qualità del film, ma all’importanza dei temi trattati”. Una giornata particolare abbraccia questa seconda ipotesi. Merito degli interpreti, certo. Una sublime Sophia Loren accanto a un fragile e poetico Marcello Mastroianni. Lei, Antonietta, casalinga sciatta con le ciabatte bucate e una sgraziata vestaglia, non un filo di trucco sul volto sciupato, una malinconia di fondo nello sguardo sfiorito, rassegnata e dimessa accetta di fare da serva al marito fedifrago e ai sei figli della lupa. Lui, Gabriele, garbato annunciatore licenziato dall’Eiar perché omosessuale, in un paese in cui il Duce spronava la popolazione a moltiplicarsi, è in procinto d’essere spedito al confino per espiare la colpa in un remoto angolo della Sardegna. Antonietta e Gabriele s’incontrano in un giorno particolare, quello in cui Adolf Hitler incontra Mussolini a Roma e la popolazione scende in strada per partecipare ad una festosa parata. E’ il 6 maggio 1938 e l’Italia è sull’orlo del baratro. Come negarlo, Mastroianni e la Loren con le loro intense interpretazioni hanno dato il classico tocco in più a un film meraviglioso. “Il film è un sommesso e preciso ragionare su due condizioni umane che poteva essere fatto solo da Marcello e Sophia”, chiarisce il regista. Ma il valore aggiunto e indiscusso del film, giustamente considerato dai critici il capolavoro di Ettore Scola, è dato dal tema trattato. Il fascismo.
“La mancanza di rughe dal film dipende dal fatto che riflessioni sul tema, la mentalità fascista esplicata contro donne e omosessuali, permangono ancora oggi – spiega Scola - Le donne hanno fatto molte conquiste ma io non me la sento di parlare di uguaglianza. A livello inconscio ci sono ancora molte esclusioni. Il film ha il pregio di parlare di temi che infestano ancora la nostra realtà”. Quanto all’apprezzabile lavoro tecnico svolto da Rotunno, il regista tiene a precisare che: “ci ha lavorato per mesi preservando il colore originale: il seppia. Una decolorazione speciale che simboleggia il ricordo, un po’ funerea messa in scena del fascismo, un po’ case di piazza Vittorio buie anche di giorno. Abbiamo usato il colore della memoria”.
“E’ il mio film del cuore – sussurra con un filo d’emozione Sophia Loren giunta a Roma per assistere alla proiezione di gala -, e il preferito dei miei figli. Mi è rimasto dentro per sempre perché mi è stato offerto in un momento particolare. Ettore (Scola, ndr) è uno dei più grandi registi italiani, mi ha dato l’opportunità di creare un personaggio diverso da quelli scritti per me da De Sica. Quando un’attrice incontra un regista può essere la sua fortuna o sfortuna: per me incontrarlo è stata una fortuna”.
“Una giornata particolare è stato un film difficile per tutti. Mi sono trovata bene nel personaggio, ma ho passato notti insonni perché per me era una novità rappresentarlo. Ora quando rivedo il film sono contenta di ciò che ho fatto, e finalmente i miei figli mi hanno accettato come attrice. Con Marcello sul set ci siamo totalmente affidati a Scola, perché sapeva cosa voleva dai personaggi. Durante la lavorazione si aveva la percezione che stavamo facendo qualcosa di importante, qualcosa che richiedeva passione e partecipazione. C’era un’aria bellissima, commovente, meravigliosa. Il mio personaggio? Non era aggressivo né esuberante. Era quello di una donna che subiva e io al cinema non ho mai subito. Non è stato difficile interpretare Antonietta, il suo personaggio mi andava a pennello. Si avvicinava più degli altri al centro della mia stessa natura, del mio essere donna”.