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Anno 9
Numero 36
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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S p o r t
GIACINTO FACCHETTI giocatore galantuomo
Antonia Bonomi
Ho conosciuto e frequentato
Giacinto Facchetti all’inizio degli anni ’60, giocava già nell’Inter,
faceva parte del gruppo di amici che si radunavano a casa dell’unico sposato
di cui ero moglie, poi ci siamo persi di vista. Com’era? Un ragazzo simpatico
e per bene, bello
da vedere e gradevole in compagnia perché pur giocando in A non se la tirava
per niente. Non era uno scapestrato, ma neanche il censore dei più allegrotti,
era un buon ascoltatore, era sensato ma guai a considerarlo un noioso grillo
parlante. Era uno spettacolo vederlo quando arrivava nella piazza principale di
Treviglio, così alto lo si vedeva da lontano con quella testa tenuta su bella
diritta e la camminata dinoccolata, attorno gli si affollavano grandi e bambini,
aveva l’aria un po’ impacciata ma non si sottraeva all’abbraccio degli
ammiratori.
La sua carriera? Ha giocato nella stessa squadra per diciassette stagioni, con
l’Inter ha vinto 4 scudetti, due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali,
ha esordito con la Nazionale contro la Turchia nel 1963, ha collezionato
94 presenze in sedici anni, ne è stato capitano. Smette di giocare il 7
maggio del 1978 segnando… un’autogol. Entra nello staff dirigenziale dell’Inter
e svolge diverse mansioni, per un po’ è vicepresidente dell’Atalanta, poi
torna all’Inter come presidente.
Ultimo di sette figli, cinque femmine e due maschi, il padre è ferroviere, da
grande voleva fare il muratore come raccontava di avere scritto in un tema,
giocava fin da ragazzino accompagnato in bicicletta dal padre nei campetti della
periferia lombarda. La prima proposta, quando ha quattordici anni, arriva
dall’Atalanta, veto dei genitori che acconsentono quando a farsi avanti è
l’Inter.
Sposato con Giovanna conosciuta in una balera, e che gli aveva dato buca al
primo appuntamento a Milano perché non credeva nella serietà dei calciatori,
ha avuto quattro figli.
Si è spento il 4 settembre del 2006 vittima di un tumore, la notizia ha
suscitato il cordoglio generale e non per tutti sono state lacrime di
coccodrillo. Per me è stata un’altra fetta della mia gioventù che se n’è
andata troppo presto.
Com’era Giacinto Facchetti Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Cancro con una severa Luna nella Vergine e un volitivo Marte nel Leone, era una
persona intelligente,
intuitiva, sensibile, con qualche punta di suscettibilità e un po’ di
malinconia, attaccata ai valori veri della vita non solo per educazione ma perché
quello era il suo intimo, era nato galantuomo. Più che timido era riservato,
rispettoso delle gerarchie, detestava le brutte figure anche nei confronti di se
stesso perciò cercava di fare sempre del suo meglio, era un bel combattente,
non mancava assolutamente di ambizione e sapeva lavorare in gruppo per
razionalità più che per umiltà. Possedeva una bella ironia e se se ne serviva
con giudizio, non era avaro come possono lasciare intendere certe interviste a
posteriori che raccontano di come non volesse mangiare aragoste, ostriche e
champagne per paura del conto, ma quando seppe che era tutto pagato decise di
mangiare. Era semplicemente sobrio, non amava lo spreco in nessuna
manifestazione e al denaro sapeva dare il giusto valore. La descrizione può
sembrare un po’ piatta, noiosa, in realtà Giacinto era una bella miscela di
qualità amministrate con intelligente razionalità.
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