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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

S p o r t

 



ARTI MARZIALI E ZEN: dal passato la filosofia del futuro (2 parte)

Sandro Lainu

Judo, Ju-Jitsu, Karate, Aikido, Kung-fu: tutti sanno che queste parole dal suono esotico sono varie espressioni dell’ormai noto concetto di arti marziali; ma in questa confusione quanti saprebbero descriverne la realtà storica?

L’estrema velocità con cui si sono diffuse le arti marziali nel mondo occidentale ha, purtroppo, fatto dimenticare la vera tradizione e la filosofia che hanno caratterizzato la loro nascita e il loro successivo sviluppo nella cultura orientale in genere.

Tutto ciò è probabilmente dovuto al forte spirito pratico del mondo moderno occidentale che ha colto più facilmente la sintesi finale delle arti marziali interpretandole in maniera più tecnica e, per così dire, utilitaristica. Se da un lato questa chiave di lettura ha determinato, specie nel dopoguerra, una diffusione capillare delle varie scuole orientali, dall’altra ne ha fatto perdere l’originaria filosofia d’applicazione e l’anima tradizionale.

Ci si avvicina alle arti marziali per vari motivi: per praticare uno sport, per svago o per difesa personale ma soltanto praticandole ci si accorge quanto contribuiscano al miglioramento personale e allo sviluppo spirituale. Le radici culturali delle arti marziali le troviamo senza dubbio in Cina, in epoca molto prossima al I secolo a.C., da dove, grazie agli scambi economici e culturali, si diffusero in tutto l’oriente approdando in altri grandi centri culturali, quali Okinawa e il Giappone dove furono reinterpretate dando vita a svariate discipline autonome.

Proprio questi due grandi centri culturali caratterizzarono così fortemente lo sviluppo delle varie "arti di combattimento" che attualmente si è portati ad associare le arti marziali al Giappone e all’isola di Okinawa. Comune a tutte le varie "arti" è l’influenza che ha indubbiamente esercitato su di essa la filosofia zen. Le tradizioni spirituali e filosofiche di quasi tutte le arti marziali, sia classiche che contemporanee, derivano dalle antiche arti di combattimento (Bujutsu) che si sono evolute durante l’era feudale tramite le vie marziali (Budo).

Il karate, ad esempio, si è sviluppato dalle tradizioni culturali del Bushido (il codice del guerriero), del Budo (vie delle arti marziali) e dello Zen Buddista che influisce in modo notevole sul Bushido e il Budo.

Nelle arti marziali si parla molto dell’accrescimento spirituale che avviene gradualmente nel corso degli anni, praticandole si coglie immediatamente quali sono gli elementi che portano a tale processo di sviluppo:

  1. Il contesto in cui si svolgono gli allenamenti (il luogo di pratica, il rispetto delle ritualità tradizionali, il saluto di apertura e di chiusura, l’abbigliamento)
  2. Il lavoro di rilassamento mediante un allenamento aerobico-anaerobico specifico che agisce nello scarico delle tensioni muscolari e sulla stimolazione della carica energetica
  3. Un accentuato studio delle posizioni e della coordinazione motoria
  4. Ottimizzazione della capacità respiratoria e conseguente miglioramento della circolazione energetica
  5. Gestione della potenzialità fisica e interiore.

Tutti questi concetti, insieme ad altri, hanno la caratteristica di non rimanere nell’ambito della palestra, ma sono potenzialità che se vengono psicosomatizzate, determinano la crescita spirituale che si applicherà alla vita quotidiana.

Come disse il grande maestro Jigoro Kano, fondatore del Judo: "Se noi non cerchiamo coscienziosamente di applicare i principi delle arti marziali alla nostra vita quotidiana non cambieremo affatto".