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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
BASSANO
E POSSAGNO non solo Canova, ma paesaggi, arte ed
artigianato
Almalinda
Giacummo
Il
corso del Brenta, o della Brenta per alcuni, e le altitudini cominciano a
crescere proprio in vista di Bassano del Grappa, davanti ad un maestoso sistema
montuoso che termina bruscamente la pianura. Sorge come centro rurale il fundus
Bassianus in epoca romana, secondo alcuni avrebbe preso
il nome dalla gens Bassia, una famiglia romana giunta qui con la colonizzazione
e insediatasi in un fondo posto in posizione strategica, allo sbocco del corso
del Brenta dalla Valsugana nella pianura veneta:
vera risorsa è proprio la posizione che rende il clima tanto mite da far
crescere rigoglioso persino l’olivo. La prima attestazione
della città risale però solo al 998, quando viene stilato un placito in
prossimità della pieve di S. Maria, l’attuale Duomo. Quindi sia la prossimità
al fiume ed ai suoi guadi, sia la vicinanza di campagna e montagna, hanno fatto
nei secoli la fortuna di questa popolosa città, la più popolosa tra le città
del Veneto non capoluogo di provincia! L’acqua aziona i mulini, consente i
trasporti ed il controllo degli stessi, il posto facilita il passaggio tra una
sponda e l’altra ed un primo ponte stabile doveva esistere già nel 1209,
tanto importante da diventare anche il nome di una delle più importanti e
famose famiglie bassanesi, quella dei Da Ponte. Durante il medioevo fu dominata
prima da Vicenza, poi dagli Ezzelini nel 1218, da Padova nel 1259, di nuovo da
Vicenza, dagli Scaligeri, dai Carraresi e dai Visconti, solo nel 1404 troverà
un po’ di stabilità sotto la Serenissima e potrà finalmente sviluppare con
continuità le sue molte attività manifatturiere, quali la lavorazione della
lana e la seta, mentre nel XVII secolo sarà la volta della ceramica e della
carta. Meno entusiasmanti da un punto di vista sociale, ma pur sempre storia, i
coinvolgimenti di Bassano prima nella Grande Guerra, quando il monte Grappa sarà
centro di una strenua resistenza delle truppe italiane dopo la rotta di
Caporetto, e dopo
la prima Guerra Mondiale al nome di Bassano venne aggiunto “del Grappa”, in
riconoscimento del ruolo e del simbolo che il massiccio, con i suoi 1779 metri,
assunse come ultimo e sofferto punto di riferimento strategico per la soluzione
del conflitto. Ancora importante
nella Seconda.
Piazza Garibaldi assunse la forma attuale nel ‘700, quando fu interrato il
fossato che
girava attorno alla più antica cinta muraria della città, di cui resta solo la
Torre civica che fu rialzata nuovamente nel XIV fino a raggiungere gli attuali
42 m. Vi si affaccia la chiesa di S. Francesco, iniziata nel 1287 e consacrata
solo nel 1331, nelle sue forme romanico-gotiche: un elegante protiro vede nella
lunetta del portale una Madonna con Bambino ed un’Annunciazione, mentre il
convento ospita ora il museo civico, con una collezione archeologica di reperti
locali, un pinacoteca dove molto risalto viene dato ad importanti artisti di
origine bassanese, come i citati Da Ponte, e poi il Longhi, il Tiepolo ed al
Canova, con i bozzetti, i calchi, ed alcuni suoi monocromi; terminano alcuni
moderni, come lo Hayez, il Gemito ed il Medardo Rosso; da non dimenticare il
Gabinetto delle stampe, l’Archivio storico e la Biblioteca, con il cospicuo
epistolario del Canova. Vicina si trova piazza della Libertà con la chiesa di
S. Giovanni Battista, di origine trecentesca ma più e più volte rimaneggiata
nel corso dei secoli, il Palazzo del Municipio con addossata la Loggia del
Comune, un edificio costruito in più riprese tra il 1405 ed il 1582, con un
orologio dell’ultima fase, resti di affreschi come la Madonna di Jacopo da
Bassano, e gli stemmi dei primo 120 podestà veneziani. Da via Portici lunghi si
scendeva verso il porto commerciale. Un altro degli edifici più noti di Bassano
è senz’altro Palazzo Sturm, sede del Museo della Ceramica: in effetti,
Bassano fu famosissima per questa produzione fino agli inizi del ‘700, quando
il primato passò a Nove.
A collegare le due rive del Brenta, lungo cui si trovavano mulini, concerie ed
opifici per la lavorazione della lana e della seta, ci pensano oggi diversi
ponti ma il più famoso è sicuramente quello detto “degli Alpini”,
costruito dove le rive sono più vicine e diventato il simbolo della città: pur
essendo stato ricostruito più volte, a causa sia di piene del fiume sia dei
tragici eventi bellici, è ancora in legno, nonostante si sia in effetti provato
con scarso successo a farlo in pietra. Fu l’eccessiva rigidezza a causare il
fallimento del tentativo “pietroso” del ‘500, mentre il più elastico
legno continua a restare la soluzione ottimale, rispettando tutt’oggi il
disegno fattone dal Palladio nel 1569. E’ coperto da un tetto a doppia falda
alto 4,30 m e poggiante su 19 colonne per due file; ai due lati è sorvegliato
da una torre ed addirittura verso la città da un sistema di chiusure con ponte
levatoio: è sostenuto da pali che poggiano su piloni trapezoidali per una
lunghezza di 64 m ed una larghezza di 8 m. I due ingressi presentano arcate
marmoree di epoca rinascimentale (1521 e 1531).
Dall’altra parte del ponte si trova l’antica Angaranus,
con uno stanziamento preistorico del Bronzo finale, resti romani rioccupati da
edifici di culto e privati di epoca medievale e rinascimentale, come la
duecentesca chiesa di S. Donato e la cinque-seicentesca villa Veggia-Bonaguro.
Rientrando verso il centro del paese è visibile il vecchio centro storico della
Bassano del ‘400 con il Monte di Pietà, un edificio che prima di questa
destinazione era un deposito di granaglie, e le case Dal Corno-Bonato e
Michieli-Bonato, l’una con una sinopia di Jacopo da Bassano, l’altra
affrescata nel ‘500. Affreschi di fine ‘400 si trovano sulla facciata della
vicina casa Treviso, sulla facciata di una casa su via Matteotti, verso il
Castello Superiore e sotto lo stesso portico una Madonna di Francesco Bassano il
Vecchio. Lungo la strada sono anche visibili i resti del Palazzo del Pretorio,
sede prima del Podestà e poi del Consiglio comunale, con un muro merlato ed un
portale cinquecentesco. Piazza del Terraglio segue il percorso del vecchio
fossato e sopra si trova la fortezza, nota dal 1175 ma quasi sicuramente di
epoca più antica, cinta da una cerchia doppia di mura, quella più interna in
ciottoli e laterizi del 1370 circa e quella più esterna in ciottoli di fiume ed
unita alla cerchia muraria della città, del XII secolo; il portale d’ingresso
è detto Torre di Ser Ivano ed è del XIII secolo. esattamente di fronte si
trova il già citato Duomo, ex pieve di S. Maria, ridotta ad un’unica navata,
abside ridisegnata dallo Scamozzi, prolungamento fino alle mura del Castello, più
un paio di ristrutturazioni generali. Il campanile si trova sulla base di una
torre del ‘200. Ancora del ‘400 Casa Bonamigo ed il convento dei Cappuccini,
la chiesa di S. Sebastiano e la chiesetta di S. Maria delle Grazie, la cui
immagine di culto era stata dipinta direttamente sulle mura cittadine.
Appartengono al ‘500 i resti della porta del Margnan e quella delle
Grazie. Settecenteschi, invece, alcuni dei rifacimenti della mura cittadine.
Dall’altra parte della città l’arco gotico di Porta Dieda era invece
connesso ad un castello meridionale del ‘300. Uscendo da questa porta, a poca
distanza, si trova Cà Rezzonico, residenza suburbana del primo settecento, il
cui corpo centrale sarebbe un progetto di Baldassarre Longhena, mentre il
Massari avrebbe aggiunto in seguito la barchessa-foresteria, l’oratorio e
quattro torri d’angolo: le pitture del salone centrale sono opera del Canova.
Originali sicuramente il Museo degli Alpini e quello della Grappa, l’uno con
cimeli e documenti storici relativi alle due guerre mondiali ed alla storia del
corpo, l’altro con le tecniche e la storia di questo distillato tipico: una
vocazione, quella della conservazione e della valorizzazione delle proprie
memorie, classica dei bassanesi, con la grande tradizione della ceramica e le
ricche collezioni fin dall’ottocento; poi la produzione tipografica dei
Remondini.
POSSAGNO
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