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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
ALLA
SCOPERTA DI UNA BRESCIA A TORTO POCO NOTA
Breve itinerario fra i monumenti di un grazioso centro storico
Almalinda
Giacummo
Il
nome latino Brixia deriva dalla radice brik-brig=altura: le origine
dell’insediamento possono essere individuate alla fine del IV millennio a.C.,
ma è dal V sec. a.C. che entra a
far parte integrante del sistema di vie commerciali attraverso la pianura
padana, collegando il mondo greco-etrusco con le terre al di là delle Alpi. Dal
III secolo divenne un importante centro dei Cenomàni e nel 225 a.C. questi
ultimi strinsero insieme ai Veneti un’alleanza con Roma, pronta a combattere
contro le popolazioni galliche dell’Italia settentrionale, in cambio di
territori estesi fino al fiume Adda. Elemento disgregante fu però la decisione
romana di assegnare soldati veterani alle colonie di Placentia
e Cremona: nel 201 a.C. i Cenomàni dichiararono guerra a Roma,
uscendone sconfitti. Furono quindi stipulati dei nuovi accordi ed i Cenomàni
divennero i socii foederati più
settentrionali dei romani: ed prese il via un processo di romanizzazione
favorito dai numerosi scambi commerciali sia lacuali sia stradali. Poi la città
ebbe la concessione dello ius Latii, o
diritto latino, e una prima sistemazione urbanistica: centro urbano divenne
l’area pubblica del foro su cui affacciava un santuario dedicato probabilmente
a quattro divinità, databile al primo quarto del I sec.
a.C. Nello stesso periodo vennero effettuate anche le prime centuriazioni.
Divenne poi municipium, ebbe il
diritto romano e fu iscritta nella tribù Fabia: Augusto la dedusse come Colonia Civica Augusta Brixia, inserendola nella X
Regio Venetia et Histria. Lo stesso imperatore costruì una cinta muraria
che inglobava il soprastante colle Cidneo, ed un acquedotto pubblico. Con la
vittoria di Vespasiano a Bedriacum il centro di Brixia assunse un nuovo aspetto: fu costruito
un Capitolium al di sopra del
precedente santuario di epoca repubblicana, fu allargato il foro e
fu aggiunta la basilica. Il teatro nelle sue forme definitive è della fine del
II sec. d.C., mentre nel IV secolo furono edificati numerosi edifici per il
culto cristiano, spostando il centro vivo della città dalla piazza del foro a
quella del Duomo (o Paolo VI); poi fu la volta dei Goti tra la fine del V e gli
inizi del VI secolo d.C. e, dal 569 dei Longobardi con un ducato. Dal 1120 fu
libero comune, definito da una costante crescita sia economica sia demografica;
aderì alla Lega Lombarda, ebbe una zecca e costruì nuove mura ampliando quelle
di età romana. Nel 1258 fu espugnata da Ezzelino da Romano, per essere quindi
dominata dal vescovo Berardo Maggi, dagli Scaligeri, dai Visconti, da Pandolfo
III Malatesta ed ancora dai Visconti. Parte della Repubblica Veneta, ebbe una
breve parentesi francese comprensiva di assedio e saccheggio ad opera di Gastone
di Foix. In generale, ha sempre goduto di un certo benessere dovuto allo
sviluppo dell’industria delle armi e del tessuto di lana. La peste del 1630 fu
terribile: la popolazione ne uscì decimata e le tasse sulle miniere emanate dal
governo veneziano ridussero sul lastrico i già provati abitanti. Il trattato di
Campoformio passò Brescia all’Austria, ma una breve dominazione francese ha
lasciato una forte impronta neoclassica nello stile della città: forse rimase
sempre il sentimento risorgimentale. L’Unità diede
ancora maggiore impulso all’industria, mentre il regime fascista diede il via
al piano regolatore di Marcello Piacentini, che ebbe un atteggiamento poco
attento alla conservazione del passato.
Cosa vedere a Brescia? Si possono utilizzare le tre piazze della città: quella
della Vittoria, della Loggia e del Duomo. La prima, palesemente fascista sia
nell’aspetto sia nei modi di realizzazione, ha completamente distrutto un
quartiere medievale che si enucleava nella chiesa di S. Ambrogio. Il palazzo
delle Poste conserva lungo il lato sinistro un piccolo palazzo del ‘500 con
affreschi di Lattanzio Gambara, mentre l’Arengario, in pietra rosa di Tolmezzo,
per quanto moderno, presenta realizzati in pietra rilievi con storie della città.
Si è conservata la chiesa di S. Agata, chiesa ariana ricostruita nel 1438-72:
notevoli le grandi finestre rettangolari ornate da terrecotte policrome. La
piazza della Loggia si trova sull’antico mercato medievale e sarà completata
solo nel ‘600, conservando però una certa unità nello stile seguendo le
impostazioni date da Leon Battista Alberti per le lunghezze dei lati della
piazza: l’opera della Serenissina è ben visibile nell’edificio della
Loggia, eretto come sede del Consiglio speciale dell’aristocrazia cittadina.
Il piano terreno è realizzato in parte con un portico su quattro colonne che
formano tre ampie navate a tre campate e da una struttura sottolineata dal
chiaroscuro degli elementi decorativi quali le semicolonne corinzie ed i tondi
con le teste degli imperatori. Il contrasto fra le superfici piane e quelle
decorate rende evidente al piano superiore le influenze manieristiche, mentre la
cupola in piombo che ripropone la carena di nave ”palladiana” è un
intervento del 1914 a sostituzione di un attico aggiunto nel XVIII secolo dal
Vanvitelli. Il Monte di Pietà è invece composto da due edifici simili
collegati da un arco passante decorato da un’edicola con lo stemma della
famiglia Morosini; il Monte Vecchio, della fine del XV secolo,
presenta una piccola loggia centrale e sulla facciata veneziana sono
state murate epigrafi di epoca romana; il Monte Nuovo ricalca a un secolo di distanza
le strutture del precedente, e poi l’ordine dorico nei portali ed il corinzio
nelle lesene, tipici degli edifici bresciani del ‘500. Si può poi proseguire
fino alla piazza del Duomo: qui le chiese sono due, la Rotonda ed il Duomo
Nuovo. Il primo, o Duomo Vecchio, è il principale edificio romanico di Brescia:
fu costruito nell’XI secolo su una basilica precedente, con una pianta
circolare interrotta dal presbiterio di epoca successiva, ed un tamburo
cilindrico coronato da fornici e piccole lesene e decorazioni in cotto nella
parte alta. Il tutto al livello della strada romana, quindi al di sotto del
piano di calpestio attuale: il portale è del ‘700, quando il precedente fu
distrutto dal crollo del campanile. L’interno vede otto archi a tutto sesto
poggianti su pilastri a reggere una calotta emisferica; attorno un ambulacro
raggiungibile con due scale. Il presbiterio, aggiunto nel 1488-98, risulta
profondo e rialzato rispetto al cilindro, con due cappelle laterali, bifore,
opera di Bernardino da Martinengo, e dipinti di Vincenzo Civerchio. Due piccole
scale scendono alla cripta di S. Filastrio, del IX-XI secolo: da vedere i bei
capitelli classici ed i resti di affreschi bizantineggianti. Da vedere il
sarcofago del vescovo Berardo Maggi, in marmo rosso di Verona (circa 1300).
All’interno del presbiterio sono visibili parti di mosaici appartenenti
probabilmente alla basilica precedente, dedicata a S. Maria Maggiore del VI
sec., o ad un impianto termale di I sec. d.C. Affianco si erge l’imponente
struttura del Duomo Nuovo, costruito al di sopra di una basilica
di V-VI secolo tra il XVII ed il XIX secolo: al progetto iniziale del
Beretta (XVI) successero la direzione del Lantana (dopo il 1604), del Biasio, e
dei due Marchetti, mentre la cupola di gusto tardo rinascimentale fu costruita
dal Vantini nel 1825. L’interno è a croce greca con tre navate. Il Broletto
era l’antico palazzo comunale eretto in forme romano gotiche fra il 1223 ed il
1298, con la torre del Popolo, originaria della prima costruzione del XII secolo
e la sola facciata decorata in cotto della chiesa di S. Agostino, demolita per
il resto nel 1803. Dal portale romanico si accede al cortile porticato con archi
a sesto acuto con trifore e quadrifore a capitelli antelamici; in un secondo
cortile si trova una loggia ad archi acuti del primo quattrocento. Il tracciato
del Decumano Massimo della città romana è seguito dal moderno percorso della
via dei Musei: su di essa affacciano numerosi edifici dalle sobrie architetture
tipiche dell’edilizia bresciana dei secoli fra il XVI ed il XVIII, più avanti
si trova piazza del Foro. Originariamente si trattava di una vasta piazza
pedonale delimitata a nord dalla via Gallica (il decumano massimo): ad un
precedente impianto seguì la monumentalizzazione della seconda metà del I
secolo d.C., probabilmente su iniziativa dell’imperatore Vespasiano,
probabilmente nell’ambito dell’impulso dato all’edilizia delle città
interessate dagli scontri della guerra civile appena conclusa. Furono quindi
collegati l’edificio templare, i portici e la basilica, poi isolati di
abitazione all’interno del reticolo di cardines
e decumani. Gli scavi del 1823-26
riportarono soprattutto alla luce la zona del Capitolium: le tre celle dedicate alla triade capitolina (Giove,
Giunone e Minerva), le colonne scanalate, il terrazzo del tempio erano uniti
alla piazza antistante attraverso un sistema composto da due rampe di scale, in
netto anticipo con le soluzioni architettoniche contemporaneamente usate a Roma.
Il pronao era sormontato da un architrave a fregio continuo, interrotto solo
dall’iscrizione dedicatoria, ed in corrispondenza della cella centrale era
coronato dal timpano; i pavimenti delle celle erano rivestiti da tarsie marmoree
(opus sectile) ed in fondo ad ogni
cella era un podio sul quale veniva collocata la statua di culto. In piazzetta
Labus sono i resti della basilica con alte paraste corinzie che decoravano la
facciata ad un solo piano.
Proseguendo su via dei Musei si arriva a S. Salvatore, monastero eretto per
volere di re Desiderio nell’VIII secolo: la chiesa omonima è priva di
facciata e dell’abside, con un interno a tre navate divise da 13 colonne di
riutilizzo, con capitelli di tipo ravennate a paniere (VI sec.) e del VIII
secolo; gli affreschi sono del IX, mentre il ciclo cristologico richiama le
opere in S. Maria in Valle di Cividale dal Friuli. Anche qui una cripta con
affreschi su due strati, di VIII e IX secolo. Del monastero fa parte anche la
chiesa oratorio di S. Maria in Solario, costruita nel XII e ristrutturata nel
1878: la parte inferiore quadrangolare ospitava il tesoro del monastero mentre
il sacello superiore era coronato da un tiburio poligonale; l’oratorio, cui si
accede attraverso una scaletta ricavata nello spessore delle pareti, ha
affreschi di maestri bresciani del XVI secolo. La vicina S. Giulia fu iniziata
nel 1466 ed ampliata nel 1599: ha una sola navata con affreschi di Paolo da
Cailina il Giovane e Floriano Ferramola.
Da via Piamarta si accede al Castello, attraverso le fortificazioni sul colle
Cidneo: la fase più antica del castello è del XIV secolo, anche se il
grandioso portale dorico coronato dal leone di S. Marco in pietra d’Istria è
del XVI secolo così come il complesso del Grande e del Piccolo Miglio, depositi
per le granaglie del dominio veneto, sede del Museo Civico del Risorgimento. Il
Maschio Visconteo è stato invece restaurato secondo le forme originali del 1343
ed è sede del Museo delle Armi antiche Luigi Marzoli. Il Passeggio via Moretto
offre l’affaccio di numerosi palazzi patrizi di XVI-XVIII secolo,
dall’uniformità neoclassica di palazzo Avogadro al barocco di palazzo
Martinengo Colleoni, alla facciata di ordine corinzio della chiesa di S.
Alessandro. In un altro suggestivo punto della città è la torre della Pallata,
costruita nel 1248 lungo le mura medievali a difesa della porta di S. Giovanni,
mentre la sopraelevazione, piuttosto discutibile invero, è del ‘700. La
fontana fu disegnata da Pier Maria
Bagnadore nel 1596. Girare per Brescia è una continua sorpresa, fra un palazzo
“fascista” ed una chiesa romanico-gotica quale S. Francesco, fra una fila di
negozi dalle modernissime vetrine a quelli con le facciate in legno così come
le insegne, senza dimenticare una delle maggiori pinacoteche della Lombardia, la
Tosio Martinengo. Da vedere perché la cosiddetta provincia italiana riserva
sempre piacevoli sorprese.
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