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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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Turismo

 

CAERE monumentalita’ perenne memoria

Almalinda Giacummo

Il territorio della città di Cerveteri, l'antica Caere, fin dal periodo villanoviano è fittamente popolato da necropoli con corredi modesti. E’ dal VII secolo che la cultura materiale della città testimonia un innalzamento della qualità, forse dovuto allo sfruttamento delle miniere della Tolfa e con conseguenze degna di menzione, quali l’istituzione di ben tre porti, Alsium, Punicum e Pyrgi, e l’emergere di una forte aristocrazia che si dota di tombe principesche, quale la Regolini-Galassi, un tumulo con due ambienti lunghi e stretti in asse tra loro, coperti da una falsa volta, che ha restituito un corredo di fini oreficerie, vasellame d’argento, suppellettili d’avorio, scudi, lebeti, sostegni bronzei, un carro, un trono, buccheri e ceramiche greche: molto materiale, quindi, di importazione dal Vicino Oriente. Nel VI secolo la città si allea con i Cartaginesi contro i Greci di Focea, nonostante mantenga con questi rapporti commerciali piuttosto intensi, e si applica un programma di opere pubbliche, quali la costruzione dei santuari di Montetosto e di Furbara, il tempio di Vigna Zoccoli, la monumentalizzazione dell’area sacra di Pyrgi. Importante la scuola di coroplastica, che realizza opere quali le sculture architettoniche dei templi di Pyrgi ed il sarcofago degli Sposi. Dopo un breve periodo di isolamento, viene ridecorato il santuario di Pyrgi in seguito al saccheggio di Dionigi di Siracusa (384 a.C.) e si realizzano tombe come quella dei Rilievi. Nel 390, in seguito all’invasione gallica, Caere ospita i sacra e le vestali romane, perché amica di Roma e, di conseguenza, in frattura con Veio, altra città etrusca ben più vicina all’Urbe. Ottiene quindi i diritti di cittadinanza romana sine suffragio: tutto ciò spiega la presenza di cittadini romani nella città, con nomi etruschizzati (Claudi- Clavtie) ed iscrizioni in etrusco e latino sui piattelli genucilia, prodotto tipico dell’ellenismo ceretano. I buoni rapporti fra Caere e Roma durarono per tutto il IV secolo, esclusion fatta per un breve momento (358-351 a.C.), poi all’inizio del III secolo anche Caere partecipa alla rivolta antiromana: sarà sconfitta nel 273 a.C., perdendo di conseguenza buona parte del suo territorio costiero, su cui vengono fondate diverse colonie. Diventa municipio all’inizio del I sec. a.C., mentre durante tutta l’età imperiale ha vita modesta con un progressivo spopolamento fintantoché, nell’alto medioevo, la malaria, le invasioni barbariche e poi i saraceni non costringono gli abitanti ad abbandonare la città per un centro più piccolo, posto all’interno, che ancora oggi conserva un nome assai significativo, Ceri. Nel X secolo l’area della città antica, vecchia, viene nuovamente abitata e prende il nome moderno di Cerveteri. In linea generale, si può dire che fu una delle città più cosmopolite dell’antichità, con influenze artistiche e culturali da tutto il bacino del Mediterraneo: addirittura a Delfi aveva un proprio edificio sacro, come una polis greca.
La città antica sorgeva su un pianoro tufaceo protetto naturalmente su tre lati da alte ripe scoscese e solo recenti scavi archeologici hanno portato alla conoscenza di alcuni elementi urbani. Infatti, in precedenza, si conosceva solo l’ubicazione di un paio di templi di epoca etrusca, di un portico e di un teatro di età romana. Una nuova acquisizione è la “reggia”, in località Vigna Parrocchiale, un edificio palaziale con cantine, cisterne e depositi per le granaglie. Distrutto intorno al 490-480 a.C. fu sostituito da un tempio e da un edificio ellittico gradonato, destinato a riunioni pubbliche e giochi. Il tempio era simile a quello di Giove Capitolino a Roma, con tre celle sul fondo ed un portico antistante ed insieme all’edificio ellittico affacciava su una piazza, come il modello greco dell’agorà, delimitata da un tempio e da un edificio civile. Due templi, di Hercle e Turms furono dedicati nel VI secolo in località S. Antonio, presso una delle porte urbiche. Il problema maggiore, per l’archeologia urbana di Cerveteri, restano comunque gli scavi clandestini e l’abusivismo edilizio, che hanno sbucazzato dappertutto alla ricerca sia di beni archeologici sia alla ricerca di nuove aree edificabili.
Ma, sicuramente, le città che hanno dato il maggior numero di informazioni sono quelle dei morti, ed in special modo la necropoli della Banditaccia. Situata a nord-ovest dell’abitato, si sviluppa in particolare durante il periodo arcaico con vie sepolcrali, tumuli sormontanti le camere sepolcrali scavate nel tufo, tombe a dado costruite in blocchi di pietra e disposte in modo molto simile alle case a schiera, ed in epoca ellenistica con vasti ipogei destinati ad interi nuclei familiari. Il tema delle tombe per gli inumati è sempre lo stesso: la casa e la città dei morti è un insieme di case, con vie, piazze, fuori il sole di sempre, dentro le tombe la speranza di un prosieguo della vita. Per questo dentro la tomba si portano gli oggetti ed i mobili tipici di una casa normale, i i defunti sono adagiati sulla roccia modellata come i letti normali, a volte su letti lignei deposti sopra letti lapidei.
La necropoli ha origine da un nucleo di tombe villanoviane in località Cava della Pozzolana, per svilupparsi verso nord-ovest, su un’altura parallela alla città: la zona oggi visitabile, è quella custodita dalla SAEM (Soprintendenza Archeologica), mentre altre vaste zone sono affidate al Comune ed alla sorveglianza delle forze dell’ordine (necropoli del Sorbo e di Monte Abatone o Abetone). Superata la biglietteria, si accede subito ad una delle vie sepolcrali principali fiancheggiata da numerosi tumuli, all’interno delle quali sono collocate tombe come quella dei Capitelli, degli inizi del VI sec. con un piccolo corridoio con due camere laterali, un atrio trasversale, cosiddetto di tipo ceretano, tre camere sulla parete di fondo ed affiancate da finestrelle. Lungo le pareti sono i letti funebri, mentre il soffitto è realizzato con l’orditura di un soffitto ligneo a travicelli sorretto da due colonne con capitello eolico. La tomba a tumulo più antica è sicuramente quella della Capanna, così chiamata per l’interno a due ambienti, di cui il primo palesemente ripreso da una capanna con soffitto di strami e basse pareti, ed un secondo ambiente che, in origine, presentava una sorta di banchina laterale realizzata in ciottoli che, in una capanna, serviva ad impedire lo sprofondare dei mobili nei pavimenti in terra battuta. Oggi, purtroppo, la banchina è sparita, forse razziata da torme di turisti incivili, desiderosi di portare a casa un ricordino. La tomba dei Vasi Greci (metà VI-fine V) è molto simile a quella dei Capitelli. Più avanti è l’ellenistica tomba dei Rilievi: datata alla metà circa del IV sec., apparteneva alla famiglia dei Matuna. Ha una lunga scalinata che conduce ad un unico ambiente con soffitto a doppio spiovente e trave centrale, due pilastri con capitelli eolici, ampie banchine su tutti i lati e loculi ricavati nelle pareti. Di questi ultimi, quello centrale era destinato alla coppia maritale del capo famiglia: sulla facciatina sono rappresentati un mostro anguipede, un cane a tre teste ed un paio di ciabattine-sandali. Ogni loculo ha cuscini realizzati in stucco e tutte le parti visibili sono decorate con stucchi a rilievo: flabelli, corde, armi, parti di armature, vasellame, mobiletti e sgabelli, un gatto.
Da una piazza si dipartono vie secondarie che portano, ad esempio, alla tomba della Cornice, inizi VI sec., dotata di un ambiente centrale con una grossa cornice aggettante lungo tre pareti e due troni lapidei vicino all’ingresso, con schienale coronato da dischi e suppedaneo. Proprio sull’incrocio la tomba della Casetta, contemporanea alla precedente, con ambiente centrale sul quale si aprono a croce camere con ingresso e finestrelle arcuate. Poi un allineamento di tombe a dado realizzate in blocchi distinti, decorate alla base con massicce modanature ed ambienti interni tutti uguali, con ambiente centrale e due camere sepolcrali. In alcuni casi, questi isolati di tombe sono policromi, perché realizzati con blocchi di pietre diverse, quali macco, peperino e tufo. Più avanti il tumulo Maroi, con all’interno tombe databili fra il VII ed il VI secolo, e vicino dadi appartenenti forse a famiglie clienti di quella aristocratica proprietaria del tumulo. Quello Policromo, tumulo della seconda metà VI secolo, ha un tamburo (base del tumulo) di filari alternati di tufo e di macco, modanature in macco e peperino, coronamento in tufo e porte in peperino. Più avanti ancora, quasi al limite dell’area recintata, il tumulo di maggiori dimensioni, quello del Colonnello, la cui tomba più antica presenta un lungo e profondo corridoio di accesso ed una singola, piccola camera sepolcrale. Nella zona al di fuori del recinto, sono poi tutta una serie di sepolture molto importanti, purtroppo interdette ai visitatori: quella delle Cinque Sedie, degli Scudi e delle Sedie, degli Animali Dipinti. In effetti, anche a Cerveteri si dipinsero alcune tombe, ma il risultato fu decisamente inferiore a quello di Tarquinia e se quest’ultima è universalmente conosciuta per i colori e l’aspetto degli Etruschi, Cerveteri lo è per la grandezza dei suoi edifici funerari, per l’incredibile, apparente facilità con cui gli antichi Etruschi realizzarono “case per i morti”, identiche, molto probabilmente, a quelle dei vivi ma, fortunatamente, più solide e per i profani di più facile comprensione.