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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
POMPEI
alcune case per una città di abitanti
Almalinda
Giacummo
A
Pompei tre sono le case più conosciute nel mondo: la casa del Fauno, quella dei
Vetti e la villa dei Misteri. La Casa del
Fauno prende il nome dalla statuetta bronzea di fauno danzante che orna l’impluvium (vasca per la raccolta dell’acqua) principale della
casa: secondo alcuni studiosi dovette appartenere a P. Silla, nipote del più
famoso L. Silla. la casa è anche famosa per il mosaico normalmente chiamato
della Battaglia di Isso, con Alessandro Magno che sconfigge il persiano Dario,
ritrovato in una delle sue esedre. La casa è composta da una serie di atri da
cui le varie stanze prendevano luce: il primo è di tipo tuscanico con pavimento
in opus sectile, triangoli di pietre
calcaree policrome;
il secondo è tetrastilo, a quattro colonne; poi c’è un peristilio con 28
colonne di tufo ricoperte di stucco colorato con fontana al centro; l’ultimo
peristilio, sul fondo con uscita su strada secondaria, ha un bellissimo giardino
ed un portico dorico. Fu costruita in epoca sannitica ed occupa un intero
isolato: le pareti sono dipinte con numerose raffigurazioni in I stile
Pompeiano, con motivi geometrici ad imitazione di una parete rivestita di marmo.
La Casa dei Vettii presenta due
quartieri ben distinti: quello dei proprietari, ricchi mercanti, e quello della
servitù. La decorazione murale appartiene al IV stile, con architetture
fantastiche e soggetti mitologici ed eroici dipinti dopo il terremoto del 62
d.C. (la fantasia prende il sopravvento sulla realtà). Proprio all’ingresso
della casa, una pittura dà il benvenuto e mette subito bene in chiaro che i
proprietari della casa sono benestanti e che continuano ad invocare su di essi
l’attenzione di Priapo: in effetti, questo dio è raffigurato mentre pesa con
una bilancia, rispetto ad un piatto d’oro, il suo smisurato fallo, segno di
abbondanza e prosperità. I peristili e gli atri sono ariosi e ricchi di opere
d’arte, fontane e giochi d’acqua, poi due sale adorne di pitture con i miti
più vari, da Dedalo e Pasifae, Dioniso, Arianna ed Issione e il supplizio della
ruota, a Eracle che strozza i serpenti, Peuteo e Dirce. Ma è nella sala del
triclinio che la pittura esplode in tutta la sua bellezza: Menadi, Satiri e gli
amorini artigiani, chi realizza
stoffe, chi fa il gioielliere, in un continuo susseguirsi di animazione e
spirito. Nella parte riservata alla servitù si trova una cucina, con le pentole
ancora sul fornello e le tubazioni per l’approvvigionamento idrico, una piccola cameretta con scene erotiche dipinte.
La Villa dei Misteri si trova fuori
delle mura cittadine: è un vasto edificio quadrangolare della prima metà del
II secolo a.C. All’epoca della catastrofe era una fattoria di proprietà di
Istacidius Zosimus: la sala più famosa è quella dove sono rappresentate scene
dei misteri orfici o dionisiaci con gruppi di personaggi che leggono un rituale
e sacrificano, un Sileno con scena pastorale, una donna atterrita, un Sileno e
dei Satiri, le nozze di Dioniso ed Arianna, lo svelamento della
mistica vanus, la donna flagellata, la toeletta di una signora e la donna
ammantata. Poi pavimenti musivi e sale dipinte con l’intonaco più fine e
sottile che io abbia mai visto. Da vedere sicuramente la ricostruzione di un
torchio per il vino, con i bacini in signino per la raccolta del mosto che via
via scivolava fino ad una cisterna apposita.
Una casa meno nota è quella della Venere
in Conchiglia: in restauro al momento dell’eruzione, presenta un bel
giardino ricostruito sulla base dei resti delle piante carbonizzate, con la
parete di fondo decorata da una superba pittura raffigurante Venere sdraiata in
una conchiglia e scortata da due amorini, il tutto in un grande panorama a
giardino con uccelli, cespugli e fiori, con Marte che indossa le sue armi.
Penoso,
ma al tempo stesso emblematico, è lo spettacolo che si presenta al visitatore
nell’Orto dei Fuggiaschi: si tratta del giardino di una casa che fu
trasformata in un casale rustico con cella vinaria per la coltivazione e la
produzione del vino. Qui, durante l’eruzione, alcune persone cercarono rifugio
ma morirono ugualmente asfissiate: caddero, quasi a voler ricomporre dei nuclei
familiari, gli uni vicini agli altri e così sono stati ritrovati i vuoti
lasciati dai loro corpi, poi riempiti con una colata di gesso che a tutt’oggi
ci lascia intuire l’espressione atterrita di chi muore lentamente.
Numerose sono le altre case visitabili, come quella della Nave
Europa, dove il nome deriva da un graffito raffigurante una nave chiamata,
appunto, Europa. Poi quella del Chirurgo,
del IV secolo a.C., il cui nome deriva dal rinvenimento di 40 strumenti
chirurgici in bronzo e ferro. Ma le case sono decine ed ancora di più le
modeste insule: ad ogni angolo una sorpresa, un cane dipinto sullo stipite della
porta o raffigurato in un pavimento a mosaico per difendere la casa dei suoi
padroni, falli alati posti al di sopra di molti negozi a richiamare
l’abbondanza su di essi.
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