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Turismo
POMPEI
una perla del passato
(questo
articolo è stato pubblicato il 6 agosto 2003)
Almalinda
Giacummo
Una
visita a Pompei trova il visitatore interessato sempre impreparato: alla
indiscutibile bellezza, alla grandezza, alla disorganizzazione, alla
maleducazione ed all’ignoranza. La bellezza non si discute: come mi ha detto
qualcuno, vedere una città così, ferma ad un preciso momento di una precisa
epoca storica così lontana da noi, con le persone, gli animali, gli oggetti nel
posto esatto in cui si trovavano al momento della fine, tragica ma,
probabilmente, non immediata, dà una sensazione indicibile, che ti prende
alla gola. La grandezza: è impressionante l’estensione dell’area degli
scavi attualmente visitabili, lo è
ancor di più se si pensa che c’è ancora molto da scavare e questo rende
difficile effettuare l’opportuna manutenzione. La disorganizzazione: poca
acqua, niente o quasi bagni, un solo ristorante, poco invitante e per giunta
molto caro, una libreria esterna all’area degli scavi. Maleducazione ed
ignoranza vanno, purtroppo, spesso
insieme. Ad esempio: la maleducazione delle presunte guide autorizzate che, alla
vista di qualcuno che parla, lo maltrattano ed insultano pubblicamente perché
“frega loro il lavoro”, senza verificare in modo pacato se si tratti in
effetti di una visita guidata o solo di una persona con un certo tipo di studi
alle spalle che sta spiegando cose generiche a parenti e amici; poi la
maleducazione di alcuni turisti, di ogni nazionalità, che sporcano, camminano
sui muri, scrivono ed incidono le pareti. Infine l’ignoranza di chi, pur
non sapendo nulla o avendo una conoscenza delle cose talmente generale da
spaventare, si improvvisa “Cicerone” e RIFILA PANZANE incredibili al
malcapitato ascoltatore (“Pompei nel I sec. a C. litigava con Roma e
quest’ultima vinse, rendendo Pompei schiava” una guida «locale»). Come
visitare Pompei? Esistono due modi: in blocco e ad oltranza, cioè confidando
nella propria forma fisica, e a puntate, scegliendo di volta in volta itinerari
diversi, un po' dispendioso a quattrini, ma sicuramente più leggero. Il primo
modo si può consigliare quando si sa di avere a disposizione un’intera
giornata, pranzo al sacco, scarpe comode, una buona guida scritta e tanta voglia
di scoprire qualcosa ad ogni angolo; il secondo è consigliato a chi sa di non
avere la forza fisica e la pazienza necessarie, a chi ha poco tempo a
disposizione, a chi è interessato, ma solo in generale.
Ma
andiamo con ordine: il 24 agosto del 79 d.C. esplode il grande vulcano, il
Vesuvio, cenere e lapilli piombano in quantità industriale sulle teste e sulle
case dei poveri pompeiani che, impauriti, cercano rifugio e riparo nei posti più
disparati e solo pochi si preoccupano di portare con sé gli averi di più
facile trasporto. Tutto il resto, le pentole, le anfore, i cibi e le mercanzie
restano al loro posto, tutto “fotografato” tristemente dal vulcano. Cos’è
che rende Pompei speciale? Il fatto che, pur non essendo una città di grande
importanza, ma piuttosto una cittadina di provincia, sia rimasta ferma per
duemila anni a quel 24 agosto, con le tracce delle impalcature usate dagli
operai per riparare i danni del terremoto del 62 d.C., che le uova, le noci, il
pane e le ossa della carne di agnello siano rimaste nei piatti così a lungo e
che noi si conosca i visi ed i corpi di coloro che trovarono la morte nella
disgrazia raccontata dalle lettere di Plinio il Giovane.
Il primo nucleo insediativo si dovette stanziare tra la fine del VII e
l’inizio del VI sec. a.C. e la sua fortuna fu la posizione strategica come
nodo di traffico commerciale. In seguito furono i Sanniti a prendere il
sopravvento, allorché cessarono i contatti con le città laziali e con quelle
dell’entroterra campano. In questo periodo dovette esservi un grande impulso
urbanistico, a cominciare dalla nuova cinta muraria difensiva. Poi, contro i
romani, Pompei combatté per ottenere pieni diritti di cittadinanza, ma alla
fine dovette capitolare dopo che il celta Cluentius era stato battuto. Nell’80
a.C. Silla dedusse a Pompei la Colonia
Cornelia Veneria Pompeianorum e ne rinnovò la costituzione. A seguire il
terremoto del 62 d.C. e l’eruzione del 79. Questo molto, molto in breve. Di
seguito alcuni piccoli spunti di visita, magari scegliendo una categoria di
edifici piuttosto che un’altra. E’ necessario ricordare che Pompei ha dato
conferme della vita quotidiana in epoca romana, dai fornelli ai cibi, dal sesso
alla religione, dall’aspetto fisico ai gioielli normalmente indossati: una
tragedia che è per noi il massimo della conoscenza desiderabile per il mondo
antico.
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