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Anno
12
Numero
7

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

 

SANTO DOMINGO la perla delle Antille (2 parte)  

Roberta Gallina 

Il 5 agosto del 1498 Bartolomeo Colombo, fratello del famoso ammiraglio genovese, fondò, sulla costa sud dell’isola, una nuova città. Sul nome non ebbe dubbi: Santo Domingo, in onore del padre, Domenico, del suo protettore, San Domenico e, per di più, quel giorno era proprio domenica! Ben presto la nuova città acquistò importanza, divenne lo scalo preferito delle navi dirette verso il Messico ed il Perù, ma nel 1586 subì anche il saccheggio e la distruzione da parte dei corsari di Francis Drake. Durante il XVII secolo perse importanza eclissandosi, mentre si facevano largo, con prepotenza, l’Avana e le altre città coloniali. La rinascita della città coincise con l’avvento del turismo: con l’arrivo della valuta straniera iniziarono a proliferare traffici leciti e non, costruzione d’alberghi, locali, casinò, ma anche il commercio di droga e la prostituzione. Vale la pena una visita alla parte coloniale della città, i cui edifici furono restaurati nel 1996, fino alla Plaza de la Cultura, una piazza su cui si affacciano il teatro Nazionale e alcuni musei. Molto caratteristici sono i piccoli e coloratissimi mercati rionali, il più particolare dei quali è il mercato Moledo: il turista che sia tentato da qualche acquisto tenga a mente che la parola d’ordine è contrattare (altrimenti si viene presi per fessi e si fa la figura del classico straniero da spennare). Non deve mancare una visita al gigantesco Faro a Colón: il progetto per la sua realizzazione risale agli anni venti, quando la quinta Conferenza Panamericana decise che, sull’isola di Santo Domingo, fosse eretto un monumento a ricordo di Cristoforo Colombo. Per varie vicissitudini (colpi di stato, guerra mondiale, crisi economiche) il progetto non fu realizzato fino agli anni ottanta, quando l’ormai vecchio presidente Balanguer decise di tenere fede all’impegno preso sessant’anni prima. Sul lato est della capitale, dopo il fiume Ozana, fu eretta un’opera immensa lunga 240 metri, larga 50 ed alta 46, sormontata da una croce. Durante le ore notturne un potentissimo fasciointerno cattedrale S. Maria laser illumina le tenebre per dieci chilometri d’altezza! Peccato che l’elevatissimo assorbimento elettrico causi dei black out in tutto il resto della città. Il faraonico monumento fu inaugurato il 12 ottobre 1992 e contiene le spoglie dell’ammiraglio genovese. Altre mete obbligatorie per il turista sono: la Catedral Menor de Santa Maria, la cui costruzione iniziò nel 1521 e fu la prima cattedrale americana, lì erano custodite le spoglie di Colombo prima della costruzione del Faro; la chiesa ed il Convento Dominicano, risalente al 1510 e sede, dal 1532 della prima cattedra di Teologia. Nel 1538 papa Paolo III le conferì il titolo di Università, la prima in America. Il Panteon Nacional fu costruito nel 1714 ed era un convento dei Gesuiti, in un secondo momento divenne teatro e tempio dell’indipendenza dalla Spagna; la Capilla de Nuestra Senora de Los Remedios, costruita da Francisco de Dávila, era la chiesa in cui i coloni si recavano alla Messa quando ancora non esisteva la Cattedrale. L’Alcazar de Colón era la dimora privata di don Diego Colón, figlio di Cristoforo e viceré dell’isola, all’interno dell’edificio gli appartamenti sono rimasti arredati Alcazar de Colon con mobili dello stile dell’epoca; vicino, visitabile dalle ore 10 alle 17, c’è il Museo Naval de las Ataranzanas, in cui sono esposti navi e reperti archeologici connessi alla storia navale dell’isola, comprese le vicende che videro implicati i temutissimi pirati. La Atarazana, un grande complesso composto da otto case risalente al 1507, fu il primo centro commerciale che deve il suo nome alla vicina Atarazana o Casa della Contrattazione, ossia la dogana coloniale. L’Hospital de San Nicolas de Bari fu il primo ospedale del Nuovo Mondo (1503), l’Iglesias y Convento de Las Mercedes fu costruita nel 1555, ma nel 1586 fu saccheggiata dal corsaro Francis Drake, oggi rimane il chiostro dei tre conventi costruiti nel XVI secolo. Altri monumenti da visitare sono: la Capilla de Los Dominicos, fondata nel secolo XVIII ed oggi sede della biblioteca municipale, le rovine del Monastero de San Francisco, costruito nel secolo XVI e distrutto dal terremoto del 1673, la Chiesa di Santa Barbara (1562) che fu, contemporaneamente, chiesa e fortezza militare, la Chiesa e l’asilo di Santa Clara (1522) casa di riposo e convento di clausura per le suore Clarisse. Non può mancare una passeggiata sul Malecon, il lungomare, specie di sera, ora in cui turisti e dominicani escono per godere la frescura e la musica: proprio qui, infatti, nell’ultima settimana di luglio c’è il Festival del Merengue, musica tipica di Santo Domingo il cui ritmo travolgente coinvolge anche i più indifferenti. Non lontano dalla capitale si trova Boca Chica, una splendida e frequentatissima spiaggia, oppure si può arrivare al Parque de Los Tres Ojos, una caverna immensa che contiene tre laghetti visitabili in barca, un quarto lago si apre, a sorpresa, a cielo aperto, contornato dall’esuberante vegetazione tropicale.
Usciti dalla capitale e proseguendo verso sud – ovest si giunge alla baia di Neiba, nel mezzo della quale si trova la città di Barahona, che conserva ancora il vecchio quartiere coloniale a testimonianza della prosperità di cui godeva due secoli fa, quando era un porto fiorente. Sempre verso ovest s’arriva al lago Enriquillo, le cui acque salate sono circa 42 metri sotto il livello del mare. Poco lontano, verso il confine con Haiti, accompagnati da una guida poiché è necessario un permesso per la visita, si può ammirare il parco nazionale di Jaragua. Visto che la zona è colpita dalla malaria si raccomanda, inoltre, di premunirsi con l’opportuna profilassi e, dato che non sempre l’immunità è garantita, sarebbe meglio usare altre accortezze, come adottare un abbigliamento che copra braccia e gambe e spruzzare gli appositi spray e creme repellenti per insetti.
Girando ad est e puntando verso sud s’incontrano le spiagge più belle ed affollate dell’isola. Avete presente quelle splendide immagini pubblicitarie con mare turchese, cielo azzurro, palme su sabbia candida? Questa zona è proprio così,  Boca Chica e Juan Dolio, dotate da infrastrutture turistiche che,Altos de Chavon almeno per ora, non hanno ancora cancellato la natura tropicale. Si può fare una sosta nella città di San Pedro de Macoris, uno dei maggiori centri di Santo Domingo, ove c’è una delle più grandi fabbriche di rhum dominicano. Vicino all’abitato de La Romana si trovano due splendidi complessi alberghieri: Casa de Campo e Altos de Chavon (quest’ultimo progettato da un italiano), veri e propri paradisi per miliardari dato che il costo di un bungalow raggiunge cifre da causare un infarto ad un comune mortale! Comunque il complesso merita una visita per il museo archeologico e per la galleria d’arte. Da qui è possibile anche imbarcarsi per l’isola di Saona, dove, racconta una leggenda locale, costretto da un’improvvisa e violenta tempesta Cristoforo Colombo effettuò il primo sbarco. Più avanti, tornati sulla terraferma, s’arriva alla magnifica Punta Cana, uno dei tratti costieri più belli.
Un altro itinerario interessante, anche se non “esotico”, è l’interno dell’isola. Qui predomina la catena montuosa della Cordillera Central, che, con il Picco Duarte, raggiunge i 3174 metri d’altitudine; in direzione di Santo Cerro (montagna santa) inizia la salita verso Il Santuario de la Vergine de la Mercedes che, pare, sia stata fondao da Cristoforo Colombo. Dopo una prima distruzione il santuario fu ricostruito nel 1886, oggi, nel giardino a lato della chiesa, si vede un vetusto albero che, racconta una simpatica leggenda, fu piantato da Colombo in persona, per chi lo voglia ammirare l’albero, dopo cinquecento anni, è ancora lì! Non molto distante c’è l’antico sito archeologico di La Vega Vieja, uno dei primi siti fondati dal navigatore genovese: nel 1495 fu costruito il forte detto La Concepcion, vicino a quelli che sembravano essere ricchissimi giacimenti auriferi. Poco meno di un secolo dopo il forte fu abbandonato, quasi distrutto da un violento terremoto.
La penisola di Samaná, che si protende nelle acque dell’Atlantico, è definita la più bella regione di Santo Domingo, con immense spiagge dalle acque cristalline e rigogliosi palmeti, conserva una natura ancora intatta dalle massicce invasioni turistiche.

Curiosità. Oltre al Festival del Merengue che si svolge nella capitale a fine luglio, c’è un’altra edizione, a Puerto Plata, la prima settimana di ottobre. Ho già detto che il Merengue è la musica tipica di Santo Domingo, ma nessuno è in grado di dire ove sia nato. Sicuramente ha origini africane, fu importato dagli schiavi negri, poi l‘etnia di Punta Cana matrice africana si unì con quella creola, i ritmi africani si fusero con gli strumenti dei bianchi: la güira (una specie di grattugia metallica e cilindrica che viene grattata o percossa da un’astina di ferro) s’accompagnò alla chitarra ed alla fisarmonica, poi si aggiunsero un tamburo e le maracas. Il primo disco di Merengue fu inciso nel 1819 e da allora conobbe un successo in rapida ascesa che, negli ultimi anni, si è affermato anche i Europa.
Sempre a Puerto Plata si può visitare l’interessantissimo Museo dell’Ambra (calle Duarte ) in cui sono esposti i pezzi più rari e più belli, estratti nella montagna poco lontano dalla città. E’ anche possibile acquistare pezzi di questa resina fossile, anche lavorata in monili, ma fate gli acquisti in negozi che rilascino tanto di certificato di garanzia e ricevuta, altrimenti rischiate di vedervi rifilare imitazioni in volgarissima plastica!
Come muoversi dentro Santo Domingo? Si può scegliere tra il Taxi, piuttosto costoso e sprovvisto di tassametro, in cui si deve sempre contrattare sul prezzo prima di salire, oppure il motoconcho, uno strano incrocio tra una moto ed un risciò su cui è facile vedere abbarbicate anche quattro persone, mentre il conducente si destreggia, impavido, per il caotico traffico. Si può anche optare per una guagua una macchina “collettiva” che raccoglie le persone che vanno nella stessa direzione: procedendo in maniera spericolata il guidatore, sfiorando i passanti, urla la meta finale alla ricerca di altri clienti, con brusche ed imprevedibili frenate, ovviamente senza avere il tempo di mettere la freccia di segnalazione, quando ne trova uno.
Le acque del lago Enriquillo devono il loro nome ad un leggendario capo dei Tainos. Il cronista Bartolomeo de Las Casas scrisse che Enriquillo era un cacique, ossia un nobile capo tribù, che fu istruito, battezzato e che rimase in buoni rapporti con gli spagnoli fino al giorno in cui trucidarono la sua famiglia e violentarono la sua sposa, da allora (era circa il 1520) si rifugiò nelle foreste dell’isola dichiarando guerra ai nuovi arrivati. Per ben dieci anni combatté a capo degli indios e dei negri fuggiaschi, contro gli invasori che, alla fine, riuscirono a catturarlo. Ormai ammalato, l’umiliato Enriquillo fu obbligato a sottoscrivere un atto di sottomissione agli odiati nemici.