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Anno
8
Numero
38

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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Turismo

TUSCANIA DALLE BELLE FONTANE... lo dice anche un vecchio detto

Almalinda Giacummo

Siamo in provincia di Viterbo, fra noci, campi di cereali e querce: da una curva spunta Tuscanica, sul suo sperone tufaceo, alta, turrita, medievale, un centro turistico fra i più belli della regione. La sua storia ha avuto origine in epoca molto antica, già i romani Tuscania - colle del Rivellino e di San Pietroconoscevano l’importanza del punto dove era sorta la città etrusca di Tuscana, posta a cavallo della via Clodia a controllare la valle del Marta. I rinvenimenti di epoca più antica sono stati fatti sul colle S. Pietro, sito della probabile Acropoli, con cunicoli, pozzi e cisterne di epoca etrusca, strutture murarie pertinenti probabilmente ad un tempio romano. Ancora resti romani sono presenti sul colle del Rivellino ed alla sua base, con un impianto termale detto Bagno della Regina.
Già probabilmente importante centro etrusco, fu conquistata dai romani nel III secolo a.C. nell’ambito della conquista del territorio vulcente-tarquiniese ed annessa alla tribù Stellatina, mentre dopo la guerra sociale fu eretta a Municipium. Preda delle invasioni barbariche, fu conquistata dai Longobardi nel 574 e rimase in loro possesso per circa duecento anni; quindi entrò a far parte del patrimonio della Chiesa, fu feudo degli Aldobrandeschi e dei Marchesi di Toscana. Libero Comune nel XIII secolo vide l’alternarsi di diverse fazioni interne, oltre alla dominazione degli Anguillara e degli Orsini. Nel XIV secolo fu contesa fra la Chiesa ed i Prefetti di Vico, per punirla della ribellione papa Bonifacio VIII ne cambiò il nome da Tuscania a Toscanella; la tormentata storia vede poi l’alternarsi di Paolo Orsini, Angelo di Lavello detto il Tartaglia e Francesco Sforza. Solo nel 1443 il cardinale Vitelleschi riuscì a riannettere la città alla Chiesa dopoTuscania - piazza del comune averne distrutto castelli e fortificazioni. Nel 1495 fu saccheggiata dalle truppe di Carlo VIII.
Topograficamente la città vede il nucleo medievale conservato nella zona settentrionale, con un tracciato irregolare, mentre la zona originariamente occupata dalla città etrusca venne riedificata per lo più nel ‘500, con un tracciato regolare, a scacchiera. Nonostante il terribile terremoto che la colpì il 6 febbraio 1971, oggi la visita di Tuscania, che riebbe il suo nome originale solo nel 1911, è suggestiva, una sorta di viaggio nel tempo.
L’ingresso alla città è sottolineato dal passaggio attraverso le sue porte: la cinta medievale, più volte danneggiata e restaurata, cingeva originariamente anche le due chiese di S. Maria e di S. Pietro, oggi maestose nel loro isolamento.
Subito si può vedere la chiesa di S. Maria del Riposo, cinquecentesca, con una facciata a tre contrafforti e portale in nenfro, così come l’acquasantiera interna, interno a tre navate: in seguito al terremoto i lavori di restauro hanno permesso di ritrovare decorazioni pertinenti alla chiesa romanico-gotica precedente, mentre numerose sono le opere attribuite a Scalabrino da Pistoia, fra cui una Deposizione, l’Adorazione dei Magi e dei Pastori, oltre alla Presentazione di Maria al tempio di Girolamo Siciolante. Nell’adiacente ex Convento francescano è ospitato il Museo archeologico nazionale.
All’interno della cinta muraria si trova la chiesa di S. Marco, edificata nel 1333 ma rifatta nel 1843, costruzione romanica con portale a colonnine tortili ed occhio ottagonale, all’internoTuscania - Santa maria Maggiore - fonte battesimale ottagona capriate sorrette da arconi ogivali, affreschi del trecento e del quattrocento, un tabernacolo romanico ed un organo del seicento.
Una scala porta a S. Maria della Rosa, la cui facciata ha un coronamento orizzontale, tre portali di cui uno con colonnine tortili, uno con lunetta trilobata gotica con ricco occhio al di sopra ed una grande rosa sopra quello centrale. Un po’ tozzo il campanile con bifore romaniche; l’acquasantiera interna è composta da una colonna che regge un capitello incavato mentre i restauri hanno fatto scoprire alcune strutture più antiche come una parte absidale che poggiava sulle mura, i resti di una porta e di una piccola cappella con affreschi del XIII secolo. Un affresco rappresenta la Madonna Liberatrice: secondo la tradizione nel 1495 avrebbe fatto scoppiare un temporale durante il saccheggio di Carlo VIII, che per questo fu costretto a sospendere le ruberie.
La chiesetta di S. Silvestro è romanica con conci in nenfro, colonnine tortili ed occhio centrale, campanile con bifore. Importante l’affresco rappresentante l’Albero di Jesse di Gregorio e Donato d’Arezzo: secondo S. Ambrogio le radici sarebbero la famiglia degli ebrei, il tronco Maria ed il fiore Gesù; Jesse il padre di re Davide.
Imponente la fontana di Montascide, del seicento, con mascheroni che gettano acquaTuscania - Santa Maria Maggiore ed in cima lo stemma comunale.
Ancora la chiesa di S. Agostino, nella cui abside, dietro l’altare in stucco del ‘700, sono stati ritrovati affreschi quattrocenteschi; un arco rinascimentale in pietra dà l’accesso alla Cappella Ludovisi con un affresco della Crocifissione di scuola viterbese del ‘400 con cornice in pietra scolpita.
La chiesa di S. Giovanni Battista presenta invece una facciata decorata da una rosa ottagonale.
Ma i monumenti più importanti di Tuscania sono sicuramente altre due chiese, S. Maria Maggiore e S. Pietro: la prima si trova nella parte bassa della cittadina, chiesa romanica con influssi gotici, dell’VIII secolo, con riprese nel XII e consacrazione solo nel 1206: fino al XII secolo fu anche l’unica chiesa ad avere una vasca battesimale ad immersione. Subito fuori, di fronte alla facciata si trova il campanile, privo della parte superiore, con alto basamento e due ordini di finestre, lesene ed archetti ciechi. La facciata della chiesa presenta tre portali, di cui quello centrale in marmo bianco, molto strombato, con due colonne scanalate e tortili su leoni e al di sopra figure bestiarie di origine abruzzese (XIII sec.); sugli stipiti bassorilievi di S. Paolo, danneggiato da vandali, e di S. Pietro, nella lunetta Madonna con Bambino in trono, il Sacrificio di Isacco e l’Agnello mistico. Decorazioni a fogliami di ispirazioni classiche, tralci di vite ed immagine simboliche; un ornato normanno-siculo si presenta invece sul portale sinistro; loggia cieca con colonnine tozze con leone e grifo a fiancheggiarla.Tuscania - San Pietro Ricco rosone con i simboli degli Evangelisti: Decorazioni romaniche sui fianchi ed abside con lesene e fasce di archetti. L’interno è a tre navate con colonne e pilastri affrescati, capitelli romanici scolpiti per arconi a tutto sesto ornati nel sott’arco da fiori stilizzati a quattro petali, sopra una cornice in pietra su mensole con motivi architettonici e zoomorfi. Arcate cieche lungo le pareti delle navate laterali che chiudono arcatelle cieche su semipilastri; a destra è il fonte battesimale ottagonale , al centro su quattro colonne pergamo con elementi di riutilizzo dell’VIII, IX e XII secolo, ciborio gotico primitivo e rozza sedia vescovile. Sull’arco trionfale dell’abside centrale si trova un grande affresco del ‘300 sul quale è rappresentato il Giudizio Universale oltre al committente Secondiano, mentre nell’abside stessa è un affresco del ‘200, bizantineggiante con gli Apostoli.
Grosso modo di fronte, in cima ad una collina si trova la chiesa di S. Pietro, che affaccia su uno spiazzo erboso, circondata da torri e da un muro, con la sua spettacolare abside ad accogliere il visitatore: si tratta di una chiesa romanico-lombarda, con influenze cosmatesche, ben visibili nei mosaici parietali e nei pavimenti, umbre e pisane. L’origine è ascrivibile al periodo in cui Carlo Magno donò Tuscania alla Chiesa, mentre nel XII fu rifatta la parte anteriore, conclusa con il pavimento all’inizio del XIII. Il portale centrale è comatesco, strombato e con fasce di mosaico e bassorilievo, mentre i laterali presentano motivi vegetali scolpiti, nella parte alta archetti, lesene ed archetti ciechi, oltre ad un occhio decentrato: Il rosone centrale è mirabile: cosmatesco, concentrico, con colonnine, cerchietti e fiori; simboli dei quattro Evangelisti, due slanciate ma quasi compresse bifore, a destra figure bestiali e demoniache a sinistra, invece, l’Agnus Dei, Bene e Male, giorno e notte. Particolare la figurazione fra il rosone e le bifore: su entrambi i lati si vede un cane che corre inseguito da un drago ma, mentre quello di destra continua a correre guardando avanti, quello di sinistra invece guarda verso il centro, quasi a cercare aiuto. L’interno è a tre navate con basse colonne e pilastri con semicolonne, intercolumni irregolari ed un sedile di pietra che li unisce. I capitelli sono sia romani sia romanici ed uniscono archi a tutto sesto con doppia ghiera dentata; sotto il tetto una fascia di arcatelle cieche, arco trionfale a doppia ghiera e transetto triabsidale: Sembra quasi il punto di passaggio fra il paleocristiano e il romanico, dove le corte e tosse colonne presagiscono i pilastri compositi e le arcatelle cieche e loggiati. Nella navata destra è un ciborio del 1093 con colonne, a sinistra sarcofagi etruschi: in Tuscania - rosone di San Pietrofondo ad entrambe le navate laterali di trovano delle transenne finemente decorate a bassorilievo del VI-VIII secolo; al centro una cattedra vescovile il pietra. Da un doppio ingresso a metà delle navate laterali si giunge alla cripta, con 9 navate su 28 colonne e 42 crociere:su una parete un affresco rappresenta i santi Secondiano, Marcelliano e Variano, di Gregorio e Donato d’Arezzo. Solo del primo santo si sa qualcosa: doveva essere un funzionario governativo che venne martirizzato vicino Centumcellae nel 250 d.C., sotto l’imperatoreTuscania - portale di Santa Maria Maggiore Decio.
Ma Tuscania è anche famosa per le sue numerose vestigia di epoca etrusca, fra queste la necropoli della Peschiera e quella di madonna dell’Olivo, con la Grotta della Regina: la prima non è visitabile, in teoria, ma chi ha un minimo di faccia tosta può provare a fare quello che da anni fanno in molti. Infatti, nonostante si trovi in una proprietà privata, tanti passano al di sotto di una vecchia recinzione ed entrano per arrivare, sperando di non massacrarsi con i rovi, al cospetto della tomba della Peschiera, a forma di casa di VII secolo. La grotta della Regina è invece suggestiva per la serie intricata di cunicoli che la distinguono, tanto da riecheggiare la tradizione della tomba del re Porsenna, mentre l’intera necropoli ha probabilmente utilizzato gradoni artificiali: sul secondo è stato poi trovato l’incredibile complesso delle tombe dei Curunas. Sono poi abbastanza note ma difficilmente visitabili le necropoli di Pian di Mola, le Scalette, Sasso Pinzuto, Fondo Stendardi e Castelluzza.
Ovunque in città si incontrano case con ricche finestre rinascimentali, loggette, bifore, come Palazzo Spagnoli, con il tipico profferlo viterbese, barbacani e finestre guelfe crociate, vie coperte da file di archi, scorci magici e spesso romantici, salvo poi ricordarsi che in epoca medievale le vie strette e tortuose servivano per tendere agguati ai nemici. La cucina è ottima, i vini viterbesi anche, ma occhio ai prezzi, molto simili a quelli di tante città di dimensioni notevolmente maggiori. Una visita obbligata per chi visita il viterbese: le chiese romaniche di Tuscania sono base della nostra storia dell’arte, note in tutto il mondo, raffigurate ovunque, i suoi quartieri nulla invidiano a quello di S. Pellegrino a Viterbo ed i restauri successivi al terremoto non hanno fatto grandi scempi.