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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
ABRUZZO
terra d’artigianato e cultura
Almalinda
Giacummo
La montagna caratterizza
l’aquilano, con vette altissime, valli con resti di antiche civiltà, castelli
e altre opere d’arte, molte sono le manifestazioni folcloristiche. Un
paesaggio appenninico con monti alti ed in buona parte innevati, ai piedi valli
boscose solcate da corsi d’acqua di varia portata, ma a dominio totale restano
gli altipiani, delle Rocche o delle Cinque Miglia, con ottime attrezzature
sciistiche e per escursioni-trekking. Poi il Parco Nazionale. Ma andiamo con
ordine: si può cominciare da L’Aquila. La città è circondata da alte
montagne, a cominciare dal Gran Sasso e dalla Maiella, e si presenta
architettonicamente molto importante. Fondata nella seconda metà del XIII
secolo come confederazione di 99 piccoli feudi, ricorda queste sue origini nella
Fontana delle 99 cannelle, di forma trapezoidale, chiusa su tre lati da alte
pareti di pietra bianca e rossa ed ornata con 99 mascheroni diversi che gettano
acqua nelle sottostanti vasche a doppio scalino, così come 99 dovevano essere
le fontane, le piazze ed i rioni della città stessa. Forse non sono proprio 99,
ma comunque molti risultano i monumenti che la città conserva: ad esempio la
basilica di S. Maria di Collemaggio, del XIII secolo, dove venne incoronato e
sepolto papa Celestino V; la facciata è in pietra bianca e rosa, mentre
all’interno sono una serie di tele dipinte dal Ruther, XVII secolo, con
episodi della vita di S. Pietro Celestino, ed il sepolcro del Santo, opera di
Girolamo da Vicenza nel XVI secolo. La basilica di San Bernardino da Siena,
notevole esempio di architettura rinascimentale, con il mausoleo del santo,
un’arca marmorea disegnata da Silvestro dell’Aquila e terminata dai suoi
allievi nel 1505, uno splendido soffitto ligneo intagliato e dipinto nel XVIII
secolo da B. Mosca da Pescocostanzo ed un organo intagliato. La facciata è
opera di Cola dell’Amatrice ed è preceduta da una scalinata che porta sul
lato destro le cappellette della via
Crucis.
Molto ben conservati sono i palazzi signorili, come il Centi (XVII sec.), il
Carli-Benedetti ed il Carli, attuale sede dell’Università. Notevole anche il
Castello, che fu eretto secondo i migliori principi di difesa ed offesa del XVI
secolo (1529). Oggi è sede del Museo Nazionale, con reperti di arte medievale
locale e reperti archeologici. Il Duomo si presenta nella ricostruzione del
1703, in seguito ad un terremoto, e ai restauri del XIX secolo: la parte
inferiore della facciata, neoclassica, è opera di G. B. Benedetti, mentre le
due torri campanarie sono del 1928; unico resto della chiesa primitiva del XIII
secolo, sono le due monofore ad ogiva del lato destro.
Piatti tipici sono i maccheroni alla chitarra, arrosti di agnello, castrato e
capretto, “calcioni” di pasta frolla ripieni di formaggio, pizze ripiene di
carne, salsicce di fegato dolce o al peperoncino.
Si scende poi verso Bominaco, che è stato sede dal X secolo di un monastero
benedettino, di cui rimangono i ruderi di un castello e delle due chiese di S.
Pellegrino, ad una navata con importanti plutei ornati con figure di animali
fantastici che la dividono in due parti, oltre ad una serie di affreschi del
XIII secolo, e di S. Maria, notevole esempio di chiesa basilicale romanica in
Abruzzo, con un magnifico ambone del 1180, a cassa quadrilatera su quattro
colonne con eleganti capitelli ed elaborato candelabro pasquale. Ancora più
verso sud si trova Corfinio. Posto sulle rovine dell’antica Corfinium,
capitale della Lega Italica contro Roma del 90 a.C., fu chiamato Pentima
dai Romani vincitori. Ai margini dell’abitato si trova la basilica di S.
Pelino, notevole espressione di romanico abruzzese: la chiesa fu eretta sulla
tomba del martire Pelino, vescovo di Brindisi, e fu distrutta dai Saraceni e
dagli Ungari per essere ricostruita nelle attuali forme tra il 1104 ed il 1124;
nel 1280 fu aggiunta sulla destra la Casa Episcopale, poi rimaneggiata nel XVIII
secolo, mentre l’Oratorio di S. Alessandro (1075-1102) è stato costruito
usando diversi frammenti di età classica. Nelle immediate vicinanze, notevoli
sono i resti di altre strutture di età romana, fra cui molti sepolcri ed i
resti di una villa: elementi decorativi provenienti dalla zona, fra cui le
statue barocche di stucco che facevano parte della decorazione della basilica,
sono conservati nel piccolo museo costituito all’interno dell’oratorio.
In questa zona è nota la produzione di un buon vino bianco, il Corfinio
appunto.
Molto vicina si trova Sulmona, il centro più importante della valle Peligna:
punto di riferimento commerciale, industriale, artigianale (tessuti, merletti e
ferro battuto), prodotti tipici (confetti) ed anche culturale per tutto il
circondario, la cittadina fu patria del poeta latino Ovidio. La sua origine si
deve al trasferimento in pianura di popolazioni peligne; fu in seguito municipio
sotto i romani e gastaldato nell’ambito del Ducato di Spoleto, raggiunse il
massimo splendore dopo il XII secolo. Fedele agli Svevi, subì per questo gravi
conseguenze da parte degli Angioini, poi il dominio degli Aragonesi, nella metà
del ‘500 possesso di Charles de Lannoy, delle famiglie Conca e Borghese, fino
all’unificazione del Regno delle Due Sicilie. La struttura urbana, con il cardo
dell’impianto a scacchiera romano sopravvissuto in corso Ovidio, è piena di
monumenti medievali e rinascimentali, come la cattedrale di S. Panfilo (XI
secolo) e il complesso gotico e rinascimentale della SS. Annunziata, fondato nel
1320, ed al cui interno sono molto interessanti il chiostro ed il Museo Civico.
Ricostruito nel 1710 su progetto di P. Fontana, è costituito oggi da un
palazzo, iniziato nel 1415 e concluso soltanto nel 1522, che racchiude in sé le
difficoltà a diffondersi che l’arte del Rinascimento incontrò in Abruzzo,
con una facciata insieme gotica e rinascimentale per il portale sinistro del
1415, il centrale del 1483 ed il destro del 1522, mentre nella parte alta sono
notevoli le trifore gotiche e le bifore gotico-rinascimentali. Poi la chiesa di
S. Francesco della Scarpa con il grande portale ogivale romanico-gotico, fondata
forse da Carlo II d’Angiò, e distrutta più volte da terremoti e ricostruita,
e la fontana del vecchio del XV secolo, il cui nome deriva dal volto barbuto
scolpito da cui zampilla l’acqua, e le arcate di un acquedotto duecentesco,
con diciannove arcate ad ogiva e due a tutto sesto. Alle falde del Morrone, si
trovano i ruderi della cosiddetta Villa di Ovidio.
Particolare la processione pasquale, durante la quale due statue, quella della
Madonna e quella del Cristo morto, vengono trasportate l’una verso l’altra:
quando si intravedono la statua della Madonna “corre” incontro al Cristo,
perde i veli neri e mostra la sua veste colorata fra voli di colombe e campane a
festa. La cerimonia prende sostanzialmente il via dalla Cattedrale, una
costruzione romanica con molti elementi gotici: distrutta da molti incendi e
restaurata, presenta come unico elemento originale il portale a sesto acuto con
lunetta affrescata nel ‘300; la facciata è del XVIII secolo, con statue entro
nicchie della fine del XIV. All’interno le colonne romaniche determinano la
navata centrale, dalla quale si scende nella cripta dell’XI secolo, forse la
parte più antica della stessa chiesa, che dovette probabilmente sorgere su un
tempio pagano: si trova qui la Madonna con Bambino, un rilievo del XII secolo
con chiare influenze bizantine. Del tesoro della cattedrale fa parte un
pastorale di Ciccarello di Francesco della fine del XIV secolo, a riprova della
vocazione locale per l’oreficeria di alto pregio.
E dopo tanto "girovagare", in zona è possibile gustare cacciagione,
prosciutti, capicolli, soppressate e ventricine, scamorze, caciocavallo,
formaggio dolce e pecorino, funghi e tartufi, patate, fave, mandorle, zafferano,
confetti, torroni e mostaccioli.
E se si vuole brindare ci sono il Montepulciano d’Abruzzo, il Vincotto, lo
Stravecchio, il Trebbiano, il Rosato dell’Aquilano ed il Taccone, un buon
liquore.
Per l’artigianato noti i merletti a tombolo ed i ricami, le ceramiche, il
legno intarsiato e graffito, il rame sbalzato, i tappeti ed i tessuti a telaio,
il vimini.
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