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Anno
8
Numero
37

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

BASILICATA un tesoro da riscoprire e valorizzare 

Gerardo Giacummo   Antonia Geninazza

BASILICATA itinerari lucani della provincia di Potenza 
A 10 km da Potenza si trova Pignola, nel medioevo Viniola che sembra derivare dal latino Pignola - crocifissione del Pietrafesavineola o piccola vigna, citato nei documenti fin dal XII secolo, dove si trova la chiesa di S. Maria Maggiore con portale barocco e un interessante campanile a due piani, opera di Giacomo Trifoggio. Sulla piazza principale si affacciano edifici dal  secolo XVII in poi, con interessanti elementi storico architettonici.
Ad Abriola, centro agricolo, si vedono i resti dell’antica roccaforte araba posta nella fiumara di Anzi, conquistata dai Longobardi, trasformata ed ampliata da Svevi e Angioini. Si tratta di una torre a pianta quadrata e un portalino d’accesso rinascimentale. Il centro storico conserva l’aspetto dei quartieri arabi, inserite nei fabbricati successivi, sul versante a valle, si vedono tratti di mura medievali e una porta con torrione quadrangolare.
Calvello
era un centro noto per la pastorizia, una pecora è nello stemma, era una roccaforte longobarda, partecipò ai moti liberali, fu centro carbonaro e nelun ponte a Calvello 1822 insorse contro gli austriaci. Nella chiesa Matrice si conserva una tela raffigurante S. Giuseppe di scuola napoletana del ‘600, nella chiesa di S. Maria del Piano, del convento dei cappuccini, sono visibili due portali romanici, uno sulla facciata e uno lateralmente a sinistra, nell’interno si trova una notevole statua lignea bizantineggiante della Madonna, probabilmente del XII secolo. Si trovano ancora un coro ligneo dei primi dell’800, un altare maggiore barocco. Nella chiesa di S. Maria degli Angeli si vedono tracce di antichi affreschi, notevoli i due altari lignei. Qui iniziarono i moti del 1820. Sul colle i resti del castello dei Goiro.
Vaglio Basilicata
appare nelle cronache nel 1268, quando fu distrutta dagli angioini reduci dalla sconfitta di Acerenza, in seguito fu saccheggiata dalle bande dei briganti. All’ingresso dell’abitato si trova una piazza con due fontanelle, al paese si accede da una porta e un androne medievali, si possono ammirare balconi con ringhiere in ferro battuto. Nella chiesa di S. Antonio si conservano un pulpito ligneo del ‘600 e sei altari lignei dorati del XV e XVII secolo. È importante zona archeologica.
Avigliano
fu popolata in passato dai fuoriusciti di Potenza e della valle di Vitalba dopo la repressione dell’insurrezione ghibellina del 1268. È stato un centro importante nella storia della regione e ha dato i natali, come del resto molte altre cittadine lucane, a insigni personaggi ai quali sono dedicate vie dal nord al sud della nostra penisola. Si entra nell’abitato passando sotto un elegante arco di pietra con modanature seicentesche, tra gli edifici più importanti la chiesa dei Riformati, annessa all’omonimo convento.  La facciata è seicentesca e all’interno sono conservati altari lignei dello stesso secolo. Nella cappella delle suore dell’asilo si conserva una Santa Chiara di Francesco Giordano.
Su un monte a nord del paese si trova il santuario della Madonna del Carmine, il 16 luglio la statua lignea della madonna viene portata in processione con un gran seguito di fedeli che recano caratteristiche costruzioni di candele votive. 
Picerno
, visibile dalla superstrada Sicignano-Potenza, sembra un presepe in cui spiccano la Parrocchiale e un torrione medievale. L’abitato conserva viuzze con numerose case antiche dai bei portali settecenteschi. Fu un fortilizio normanno sorto sulle rovine dell’antica Acerrona, è ricordato per la prima volta con il nome di Pizeni. Nei pressi della piazza centrale si trova la cappella dell’Annunziata, 1300, con un bel portale a sesto acuto e rilievi in pietra con personaggi romani. Gli scavi sotto l’abside hanno riportato alla luce una cappellina affrescata del 1400. La chiesa Madre, o Parrocchiale, dedicata a S. Nicola è stata ricostruita com’è nel ‘700, sui resti di un castello medievale, conserva pregevoli opere lignee e una interessante pala d’altare. Picerno - il torrione superstiteLa chiesa dei Cappuccini, della fine del 1500, conserva un dipinto del fiammingo Venceslao Cobergher.
Su un poggio presso la fiumara si trova la chiesa dell’Assunta, risalente al 1462 e ristrutturata a fine ‘800. L’interno è barocco, decorato da maestranze locali, si conserva una Madonna con Bambino del 1577, opera di Antonio Stabile.
Balvano - Chiostro del convento dopo il restauroBalvano
è uno dei nomi diventati tristemente famosi in Italia e nel mondo nel 1980, quando il 23 novembre fu uno dei centri più colpiti dal terremoto che lo distrusse quasi completamente, impedendo il recupero di molti antichi edifici. Paese di origine longobarda, passò ai Normanni, si possono vedere i resti di un castello dell’XI secolo, ricostruito nel 1278, più volte distrutto e parzialmente restaurato.
Vietri di Potenza
è rinomato per la bellezza del paesaggio e per la bontà dei prodotti gastronomici. L’origine del nome si fa risalire al fortilizio romano dei Campi, dopo l’imboscata tesa dal lucano Flavio al proconsole Tiberio Gracco nel 212 a.C. In realtà il sito risulta abitato sin dall’epoca preistorica e si suppone la presenza di un centro fortificato preromano. Fortilizio gotico e longobardo, il centro storico conserva vicoli caratteristici, sottopassaggi, frammenti di sculture e lapidi decorano i muri delle case. Interessante palazzo Renzi, i resti affrescati dell’antica cappella di S. Giovanni e la chiesetta dell’Annunziata. La Parrocchiale ha un interessante campanile romanico alla base del quale è murata una stele funeraria romana recante una coppia. La facciata è rococò, con un bel portale in pietra sormontato da un finestrone barocco, l’interno è a tre navate, conserva un organo settecentesco intagliato e dorato.
S. Angelo delle Fratte
, con il nome di Castrum Sancti Angeli de Fratis, si è sviluppato attorno ad un convento basiliano. È famoso per avere avuto una delle prime tipografie del meridione. In contrada Vetranaursa sono venute alla luce vestigia di insediamenti preesistenti.
Tito, antico feudo, con S. Angelo delle Fratte accolse gli abitanti  dell’antica Satrianum distrutta per volere di Giovanna II d’Aragona. Interessanti l’arco durazziano del Palazzo del Sedile, l’ex convento francescano di S. Antonio, ristrutturato, che nelle pareti e nelle volta reca affreschi del Pietrafesa risalenti all’inizio del 1600.
Satriano di Lucania
, prima di prendere il nome dal paese distrutto e di cui resta solo una torre isolata sulla collina, in epoca medievale si chiamava Petrafixa, pietra fesa o fessa, spaccata, dall’aspetto della montagna su cui sorgeva. Conobbe splendori e cadute fino al rango di casale Satrianum. Il centro storico presenta interessanti edifici baronali del 1600-700 con bei portali d’epoca.
Brindisi di Montagna - certosa di San DemetrioBrindisi di Montagna fu antica roccaforte medievale, nel 1478 accolse profughi albanesi, una seconda colonia giunse nel 1534. L’abitato è caratterizzato dalla Parrocchiale dedicata a S. Nicola risalente al 1300 e più volte ristrutturata. Nella parte meridionale del paese si vedono le rovine della fortezza duecentesca, crollata in seguito ai terremoti.
Nei dintorni è interessante il complesso monastico Grancia di S. Domenico, che apparteneva alla Certosa di San Lorenzo di Padula
Trivigno
, l’antica Trivinea, conserva un aspetto antico, la Parrocchiale di S. Pietro è visibile da lontano con il suo campanile quadrato. All’interno ha un altare barocco cintato da una decorazione in ferro battuto del 1859, conserva un organo con cantoria in legno intagliato e dipinto. Vicino si trova la chiesa del Carmine, con soffitto dipinto del 1200. Fu uno dei tanti paesi saccheggiati dalle bande di briganti.
Albano di Lucania
era una fortezza longobarda eretta nel IX secolo a difesa dei saraceni. Interessante la chiesa di Santa Maria Assunta, costruita nel 1200, variamente rimaneggiata nel corso dei secoli. Tra l’altro conserva una Madonna della Neve della scuola di Raffaello, una Crocifissione di scuola napoletana cinquecentesca, la Madonna del Rosario del Pietrafesa, un organo decorato del ‘700.
panorama di PietrapertosaPietrapertosa
, anticamente Pietraperciata, forata, è il paese più elevato della Basilicata. Fu  un fortilizio saraceno, acquistò importanza  in epoca normanna. Conserva palazzetti con interessanti portali, la chiesa Matrice, prima dei Minori Osservanti, risalente al 1474 tra tele cori e affreschi offre notevoli testimonianze dell’arte lucana. In contrada Badia si trovano una cappella restaurata dell’Assunta e i resti della Badia benedettina. Nei dintorni  si trovano i ruderi del paese medievale di Trifoggio e resti di un castello longobardo.
panorama di Castelmezzano e le Dolomiti lucaneCastelmezzano
, fortilizio longobardo caduto in mano ai saraceni che occupavano Pietrapertosa e Abriola all’inizio del IX secolo, in seguito distrutto dai longobardi di Salerno fu ricostruito dai Normanni per passare sotto gli angioini e gli aragonesi. Nella chiesa Matrice si conserva una statua lignea della Madonna con Bambino della seconda metà del 1200. Nelle vicinanze si trovano i ruderi dell’antico castello di Castrum Medianum.
Acerenza
è posta sulla cima di una rupe, da lontano dà l’impressione di una enorme torta a più piani. È l’antica Acheruntia citata da Orazio, chiamata anche Acerentia mentre per i greci era Acherontis.  Tutta la zona presenta testimonianze di insediamenti anche preistorici, la città sorge sul vecchio centro databile al VI secolo a.C., fu conquistata dai romani, nel V secolo era già diocesi ed ebbe grande importanza nel medioevo. Fu occupata da Totila, contesa tra bizantini e longobardi, distrutta dai franchi, subì danni nei terremoti susseguitisi nei secoli.
Acerenza - Abside della BasilicaLa cattedrale è dedicata all’Assunta e a S. Canio, rappresenta uno dei monumenti religiosi più importanti della regione. Fondata nel 1000, fu parzialmente ricostruita alla fine del 1200 in stile romanico-gotico. La facciata è la parte esterna più rimaneggiata,  sono stati aggiunti due campanili, il portale centrale è romanico-pugliese del 1100. La cripta, o cappella Ferillo, è un’importante testimonianza del Rinascimento in Basilicata. Nella chiesa sono custodite interessanti opere d’arte  e preziosi paramenti sacri. In un locale della cripta è conservato un busto di marmo che nei secoli passati si credeva rappresentasse s. Canio, patrono della città, ed era posto sulla facciata. Poi si scoprì che si trattava di Giuliano l’Apostata e fu tolto. Qualcuno dice rappresenti l’imperatore Federico II. Importanti anche la chiesa dell’Annunziata, 1000-1100, e alcuni bei portali settecenteschi dei palazzi, una torre cilindrica con meridiana che faceva parte del castello di Belmonte di cui restano poche pietre.
Tolve
accoglie i visitatori dopo una collinetta su cui si trovano i ruderi di un antico convento. È posta su una rupe e sormontata dai resti di un castello. Tolve, la medievale Tulbia e più anticamente Tulbium che sorgeva leggermente spostata, conserva nella parte alta testimonianza del centro fortificato con le mura. Dall’arco delle Torri si accede a piazza Duomo con la chiesa quattrocentesca di S. Pietro, inserita in un complesso settecentesco. Di fronte la scalinata che porta alla chiesa di S. Nicola, in cui si conserva la statua cinquecentesca di S. Rocco, oggetto di devozione popolare. Interessante il convento di S. Francesco che si trova a ridosso della cinta muraria, cinquecentesco e ampiamente rimaneggiato nei secoli seguenti.
Venosa
, le cui origini storiche risalgono alla città apula di Venusia, sorge su un territorio abitato fin dall’epoca preistorica. È patria di Orazio, è qui che dopo la battaglia di Canne i romani ricostituirono il loro esercito, attaccata da Annibale si difese con successo. Municipio romano, rifugio di ebrei, nel medioevo ebbe grande importanza come roccaforte longobarda, fu occupata dai bizantini, due volte preda dei Saraceni e di nuovo longobarda, ancora bizantina e poi normanna, fu città regia con Federico II, si schierò contro Manfredi, tornò sveva, dopo svariati passaggi di signorotti fu distrutta nel 1459 Venosa - veduta aerea della Basilica della Trinitàda Giovanni Antonio Orsini, danneggiata da un terremoto, ricostruita e fortificata con un castello, fu occupata dagli spagnoli, passò di nuovo attraverso molte mani restando uno dei centri più ricchi del territorio. Da vedere il castello, eretto dai del Balzo nel 1470 sopra l’antica cattedrale, al cui interno è situato il Museo archeologico Nazionale. Accanto si trova la chiesa del Purgatorio, con il campanile inserito nella facciata. Interessante il rudere detto “tomba di Marco Claudio Marcello” cinque volte console e valoroso guerriero al punto di meritare l’appellativo “spada di Roma”. La cattedrale è dedicata a S. Andrea apostolo, iniziata a costruire nella seconda metà del 1400, prima dell’ingresso  sono murati frammenti di fregi e pietre tombali romane, marmi romani si trovano murati anche nei fianchi del campanile, ma con altri medioevali decorano anche le mura di abitazioni private. La fontana angioina  di piazza Umberto I, ad esempio, è arricchita da un leone di pietra proveniente dall’anfiteatro romano, mentre altri si trovano sul ponte del castello, nella fontana detta di Messer dell’Orto e in cortile.
Alle spalle dell’anfiteatro sono venuti alla luce resti di un quartiere di epoca romana, accanto all’abbazia della Trinità sono state ritrovate le fondamenta di un battistero paleocristiano.
L’abbazia della Trinità è forse il monumento più famoso di Venosa. La data della fondazione è incerta, ma si pensa che la chiesa vecchia sia stata fondata dai benedettini prima della venuta dei Normanni sulle rovine di una chiesa paleocristiana eretta a sua volta sulle rovine di un tempio pagano, usando materiale dell’anfiteatro e di altri monumenti romani. Nel 1059 la chiesa fu consacrata. Nel 1135 iniziarono i lavori per la chiesa nuova, forse con l’intenzione di formare una sola basilica, ma i lavori si arrestarono alle mura perimetrali. In seguito fu tolta ai benedettini e passata agli ospedalieri che non proseguirono la costruzione, salvo qualche colonna, officiando nella chiesa vecchia e rimaneggiandola malamente. Oggi, si può vedere un insieme di colonne, capitelli, mura a diversi stadi di lavorazione quasi ci si trovasse in un cantiere medievale.
Castello di Lagopésole, è l’ultimo dei grandi manieri fatti costruire da Federico II, iniziato nel 1242 e interrotto nel 1250 alla morte dell’imperatore.
castello di LagopesolePierno
è famosa per il santuario di S. Maria di Pierno, o Perno, uno fra i monumenti più interessanti della regione e meta di pellegrinaggi. Secondo la tradizione fu fondato da san Guglielmo da Vercelli nel 1122. Nonostante i rifacimenti del ‘500, conserva ancora la struttura romanica.
Rionero in Vùlture
sorge in un territorio dove sono stati effettuati numerosi ritrovamenti archeologici, sulla fiumara di Ripacandida sono visibili i resti di un acquedotto romano, la fonte più antica che si riferisce alla cittadina risale al 1152 quando era feudo del vescovado di Rapolla e si chiamava Santa Maria de Rivo Nigro. Nel 1316 fu abbandonata, solo nella prima metà del 1500 fu occupata da discendenti di albanesi emigrati a Melfi un’ottantina di anni prima. Distrutta dal terremoto del 1694, la cittadina fu riedificata dai Caracciolo di Torella, sfuggì all’occupazione della banda di Carmine Crocco, nel 1943 subì una rappresaglia nazifascista. Importante è palazzo Fortunato, sede della Biblioteca e del Museo della Civiltà contadina, nelle vicinanze si trova la chiesa Madre ampiamente rimaneggiata, nei dintorni è la chiesetta  di S. Antonio abate costruita forse dai benedettini con il vicino ospizio. La costruzione è di impianto gotico, rimaneggiata in seguito ai numerosi terremoti.
L’abbazia di S. Michele di Monticchio si trova nella zona dei laghi vulcanici omonimi. Sorta intorno alla grotta abitata dai monaci basiliani, consacrata  nel 1059, nel ‘700 fu eretto l’edificio attuale, nella seconda metà dell’800 il convento fu abbandonato. L’abbazia è meta di pellegrinaggi.
un particolare del sarcofago di RapollaRapolla
fu roccaforte normanna sorta sulle rovine dell’antica Strapellum, nel medioevo fu centro basiliano. Conquistata dai normanni, nel 1127 fu saccheggiata da Lotario e poi distrutta dai normanni, passata agli svevi e in seguito feudo di vari signorotti angioini. La cattedrale è stata rifatta una prima volta nel 1200, rovinato da vari terremoti l’edificio è stato riportato all’aspetto antico con il portale romanico, i pilastri delle navate e altre strutture. La chiesa bizantina di S. Lucia fu la prima cattedrale della cittadina ed è in perfetto stato di conservazione. Sotto la scarpata  della statale che conduce a Lavello si trova la chiesa del Crocifisso, prima basiliana e poi benedettina, ricavata nel tufo. All’interno si trovano resti di affreschi trecenteschi. Caratteristici sono gli ambienti ricavati nelle caverne, in parte cantine ma si conservano anche alcune cappelle bizantine.
Nei pressi del paese si trovano altre chiesette basiliane, fra le quali la più interessante è la cappella di S. Barbara.
il Castello di MelfiMelfi
è situata in posizione strategica su un colle vulcanico, alle pendici settentrionali del Vùlture. Il nome medioevale  Melfia deriva da un piccolo fiume, il Melpes, nominato anche da Plinio. La zona fu sede di insediamenti fin dal Neolitico, a seguire dauni e lucani, relativa fu la sua importanza in epoca romana, mentre crebbe nel medioevo. È in questa cittadina che nel 1089 fu decisa la prima crociata. Fu longobarda, bizantina, sede vescovile di rito greco fino al 1059 quando passò al rito latino. Conquistata dai Normanni nel 1041, saccheggiata dal Barbarossa nel 1167, fedele agli svevi, conquistata dagli angioini, alla fine del 1300 tornò alla corona di Sicilia, ha conosciuto svariate vicissitudini e sofferto a causa dei terremoti succedutisi nei secoli. A causa di questi, il nucleo antico non presenta monumenti di particolare interesse, anche se conserva numerose tracce come l’aspetto di centro medioevale. Il castello è normanno ampliato dagli svevi e dagli angioini. Danneggiato e ristrutturato dalle varie destinazioni d’uso, oggi è restaurato e sede del Museo Archeologico del Melfese. Il duomo dedicato all’Assunta risale al 1155, il campanile romanico è originale, famoso per le decorazioni  bicrome e la raffigurazione di due grifi di lava scura al lato della bifora più alta, mentre il resto è rimaneggiato a seguito delle distruzioni causate dai terremoti. Interessante è anche il portale duecentesco dell’ex chiesa di Santa Maria la Nuova, la gotica Porta Venosia, la chiesa ottagonale di s. Lorenzo, sicuramente di impianto più antico anche se ora è neoclassica.  Nei dintorni si trovano la chiesa abbandonata della Madonna delle Spinelle, quelle rupestri di s. Margherita e di s. Lucia.
A Ruoti, in località Fontana Bona sono venuti alla luce resti di insediamenti con materiale di epoche diverse, in contrada San Giovanni si è trovata una villa romana. 
Baragiano, altro nome balzato alle cronache con il terremoto del 1980, è l’antico casale Baresanum, possiede una bella chiesa quattrocentesca dedicata all’Annunziata con l’altare maggiore e un’acquasantiera scolpiti del cinquecento. Nelle vicinanze sono stati ritrovati resti di insediamenti risalenti al V-IV secolo a. C.
Muro Lucano, nel medioevo Murum, sembra debba il suo nome ad una muraglia di cui si vedono ancora i resti. La tradizione dice che non lontano sorgesse Numistrone che fu teatro di uno scontro tra Annibale e Marcello. Oltre ai resti di mura megalitiche si trovano i ruderi di un monastero basiliano, di un edificio sacro di età repubblicana, di un abitato romano del II secolo a. C., in seguito fu fortezza longobarda. Interessante il castello, anche se danneggiato e restaurato dopo il terremoto del 1980. La cattedrale, risalente pare al 1009, danneggiata da un incendio e distrutta dal terremoto fu interamente rifatta nella prima metà del ‘700.
Lagonegro - fontana del 1813Lagonegro
, antica Lacus Niger, forse la Nerulum lucana conquistata dai romani e poi diventata Lacus Liber, sorge in una zona abitata fin dalla preistoria come attestano i ritrovamenti archeologici in una grotta adibita a luogo di culto. Fortificata dai longobardi, passata ai normanni e agli svevi, nel 1806 fu saccheggiata dai francesi. Nella parte antica si trovano la chiesa del Rosario, la chiesetta del Purgatorio e il castello al cui interno si trova la parte più antica dell’abitato con la chiesa di S. Nicola e sulla vetta i ruderi del vecchio palazzo feudale. A proposito della chiesa di s. Nicola, una leggenda che si dice confermataLagonegro - Chiesa di San Nicola storicamente vuole che vi sia stata sepolta Monna Lisa del Giocondo, l’enigmatica signora immortalata da Leonardo.
Rivello
è ricca di chiese che malgrado i rifacimenti conservano l’originale struttura bizantina. Nei pressi del paese è venuto alla luce un insediamento del VI secolo a. C. e abitato anche in epoca romana.
Laurìa
, il cui nome si trova menzionato già nel 1200 e che sembra derivare dal bizantino laurion, recipiente che raccoglie l'olio spremuto, sorse intorno ad una comunità basiliana. L’abitato conserva case di pregio con ringhiere in ferro battuto settecentesche, i ruderi del castello che la dominava, la chiesa di s. Nicola.
Maratea
, nei dintorni sono stati rinvenuti reperti di epoca ellenistico-romana e tutta la costa è disseminata di ruderi di antichi castelli, tracce di villaggi risalenti alle navigazioni micenee. In epoca più recente, si fa per dire, fu roccaforte dei Longobardi di Salerno, città regia per gli aragonesi, resistette all’assedio di Carlo VIII, saccheggiata dai francesi nel 1806, per quanto sia stata rimaneggiata la parte antica conserva ancora l’impianto originale con vicoli strettissimi, case semplici arricchite da decori. Per quanto restaurate di recente, tra le chiese è notevole S. Maria Maggiore, la chiesetta di s. Vito, la chiesa di dell’Immacolata sotto la quale  si trova un’abside affrescata facente parte di un impianto precedente, e la chiesa dell’Immacolata. Il settecentesco palazzo De Lieto ospita un’esposizione di reperti archeologici  provenienti dai fondali marini.

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