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Anno
8
Numero
37

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Turismo

BASILICATA un tesoro da riscoprire e valorizzare 

Gerardo Giacummo   Antonia Geninazza

BASILICATA itinerari lucani della provincia di Matera
Salandra
è ricordata dall’epoca normanna. Importante il cinquecentesco complesso deiSalandra - statua di San Michele Padri Riformati ora sede del Municipio, con chiostro e chiesa con un portale del 1573 con a lato due piccoli leoni di pietra romanici. Nel centro storico si trovano la chiesa  della SS. Trinità, il castello normanno e palazzi antichi di particolare interesse. Nel 1732, nel letto del fiume Calandrella furono trovate le Tavole di Heraclea, sulle quali erano incisi leggi agrarie di epoca romana.
Ferrandina, universalmente conosciuta, forse un po’ prosaicamente, per le splendide olive al forno, era abitata fin dall’antichità come testimoniano le tombe ritrovate, contenenti materiali  che vanno dall’VIII al IV secolo a.C.
Fondata attorno al 1490 da Federico d’Aragona, ebbe questo nome in memoria di Ferrante, padre di Federico, è una cittadina di notevole bellezza, con palazzi patrizi di tipo napoletano, portali ornati da stemmi, complessi conventuali ed edifici civili di grandeFerrandina - Chiesa di San Domenico dignità. La chiesa Madre dedicata a S. Maria della Croce è del 1492, ha tre cupole di  stile bizantino, nella facciata si aprono tre portali cinquecenteschi e tre rosoncini, il portale centrale  è fiancheggiato da due colonne istoriate, sul lato sinistro si vedono segni di bifore. L’interno è a tre navate, rimaneggiato nel 1700, conserva altari policromi e tele pregiate, una statua lignea cinquecentesca della Madonna con Bambino. Nel coro dietro l’altare maggiore, a mezza altezza sono visibili le statue di legno dorato di Federico fondatore della città e della moglie Isabella. Di notevole interesse la chiesa del convento di S. Domenico, il monastero di S. Chiara, quello di S. Francesco in via di restauro e quello dei Cappuccini.
Pisticci, il cui nome deriva forse dal greco piste-oikos, casa felice, o forse dal latino Pisticci - Panoramapesticius, terreno a pascolo, è un centro abitato fin dall’antichità. Nel territorio si trovano diverse necropoli che hanno fornito materiale archeologico di grande interesse.
L’abitato è caratterizzato da casette bianche dalle facciate cuspidate e disposte in file regolari, villette a schiera ante litteram. Interessante la chiesa Madre dedicata ai Ss. Pietro e Paolo, costruita nel 1542 sulle rovine di una chiesa del 1100 di cui resta il campanile di arte pugliese. Vicino alla chiesa si trovano i ruderi di una torre cilindrica  detta Torre Bruni. Dai ruderi del castello medioevale la vista spazia dal Mar Ionio al Pollino. Interessante anche il Municipio che ha sede nell’ex convento dei Cappuccini e la chiesa di S. Antonio che conserva tele del Guarino, di Vaccaro e Ferro.
Bernalda, anticamente Bernada o Bernàuda dal nome del fondatore Bernardino di Bernardo.Bernalda - il Castello Nella zona sono stati effettuati ritrovamenti che attestano insediamenti lucani e greci, nelle vicinanze si trovano le rovine di Camarda, cittadina risalente all’incirca all’anno 1000. Bernalda è posta su un pianoro, l’edilizia ricalca quella di Pisticci, con casette a schiera dal tetto spiovente e palazzetti settecenteschi, un castello del ‘400 rimaneggiato davanti al quale si trova la chiesa Madre dedicata a S. Bernardino. Edificio cinquecentesco con cupole di stile bizantino conserva una statua lignea del santo e un bell’altare marmoreo. Il Municipio ha sede nell’ex convento di S. Antonio, 1600, il chiostro affrescato è sede di manifestazioni culturali estive. Un belvedere consente uno sguardo panoramico tra la parte vecchia e la nuova della città.
Irsina - Abside della Chiesa MatriceIrsina era chiamata fino alla fine dell’800 Montepeloso, da Irsus o Irtium, sempre riferito a peloso, viene ricordata nel 988 quando la cittadina fu distrutta dai Saraceni.
È un importante sito archeologico, con testimonianze che confermano questi luoghi abitati nei secoli a.C. Imponente la cattedrale dedicata all'Assunta, risalente al 1200 e rimaneggiata a fine settecento. Da visitare il Museo Ianora, che raccoglie interessanti pezzi dalle origini al medioevo.
San Chìrico Nuovo sorge al sommo di un rilievo, fu centro fortificato nel medioevo, abbandonato fu ripopolato a  metà cinquecento da una colonia di albanesi. Nelle vicinanze si trova il santuario della Madonna delle Fonti, meta di pellegrinaggio la prima domenica di maggio, sulla strada per Tricàrico si può visitare la chiesa della Madonna dell’Olivo.
Tricàrico, da Trigarium maneggio dei cavalli, fu centro fortificato all’epoca bizantina, occupato dai Saraceni nel X secolo e poi tornato ai Bizantini, fu sede vescovile di rito greco. Passato ai normanni divenne contea. Dopo la morte di Federico II il vescovo divenne avversario degli svevi. L’impianto della città è per lo più medievale, con edifici baronali dai bei portali. Da vedere il cinquecentesco palazzo Ducale con torre, balcone, avanzi di mensole, un loggiato e torrette di avvistamento da cui si gode il panorama della valle, nelle sale si possono ammirare soffitti lignei e dipinti settecenteschi. Interessanti  palazzo Aragiusto con il suo portale della seconda metà del 1400, del castello Tricarico - Panorama normanno trasformato in convento di S. Chiara non resta che una torre. Nella parte più antica del paese c’è il rione Rabatana, dall’arabo Rabat -città,  che ricorda la presenza saracena. 
La cattedrale è dedicata all’Assunta, fatta erigere da Roberto il Guiscardo nella seconda metà del mille, trasformata e rimaneggiata nei secoli seguenti, all’interno sono conservati dipinti e arredi sacri di notevole interesse. Altre chiese di rilievo sono quella di San Francesco del 1200, rimaneggiata ma che ancora conserva il portale e le strutture interne gotiche originali. Santa Chiara è del 1300, rimaneggiata in seguito, conserva un bel portale, ha il soffitto a cassettoni dorati con al centro l’Assunta, la sacrestia ha il pavimento in mattonelle maiolicate napoletane del 1600. Santa Maria del Carmine conserva affreschi di Pietro Antonio Ferri e discepoli, la chiesa di S. Antonio, costruita nella seconda metà del ‘400 conserva  il portale e lo schema architettonico originale cui sono stati sovrapposti stucchi barocchi. Il circondario è un’importante area archeologica con reperti lucani, romani, ellenistici, bizantini.
Gròttole, l’antica Cryptole il cui nome sembra derivare da cryptulae, le grotticelle che si trovano nel monte in cui sorge, fu un centro fortificato dei Longobardi di Salerno. L’abitato è caratterizzato dalla struttura di una chiesa settecentesca incompiuta. Altre chiese sono quelle dei Ss. Luca e Giuliano, nelle cui vicinanze si trovano i resti di una torre quadrata, la chiesa di S. Rocco che conserva una statua lignea trecentesca della Madonna  della Grotta. Nei dintorni si trova il santuario di S. Antonio abate, meta di pellegrinaggi. È un importante sito archeologico che ha restituito materiale lucano, ellenistico e romano.
Pomàrico, il cui nome sembra derivare da pomaricus locus, pomarium o piantagione di alberi da frutto, fu un casale normanno. Nelle vicinanze sono state rinvenute tombe di età greca ed ellenistica. InteressantePomarico - palazzo Marchesale la chiesa di S. Antonio di Padova, il palazzo Marchesale del 1100-1200 che malgrado i rifacimenti conserva ancora i caratteri originali, la Chiesa Madre dedicata a S. Michele. A distanza di una dozzina di chilometri, su un colle si trovano le rovine di Pomàrico Vecchio, antico centro lucano cinto da mura, sempre nelle vicinanze le rovine di Castro Cicurio con mura megalitiche.
Migliònico, il cui nome potrebbe derivare da Mallionicus, luogo dove si battono i panni col maglio, o Mulionicus mulattiere, ha un’origine  antica accertata da ritrovamenti di tombe del VI secolo a.C. Sembra essere stato un centro bizantino contro i saraceni fu in seguito fortificato dai normanni. Si vedono ancora due torri e ampie parti della cinta difensiva, in posizione dominante è il castello, detto del Malconsiglio, haMiglionico - Il castello pianta quadrata con sei torri cilindriche  ai vertici e quadrate ai lati di origine normanno-sveva. L’interno è rimaneggiato. Il castello è famoso per la congiura dei baroni che rifiutarono di sottomettersi a Ferdinando I d’Aragona. Bella la chiesa madre di S. Maria Maggiore che conserva un portale ad ogiva della fine del 1200. La chiesa di S. Francesco ha un campanile romanico aperto da bifore, storica la chiesetta dedicata da Ettore Fieramosca alla Madonna delle Grazie e che conserva una statua del 1100 della Madonna con Bambino proveniente dalla chiesa diruta di Santa Maria Mater Domini.
Metaponto - il tempio detto delle Tavole PalatineMetaponto, Métabos diventata Metapontion in latino Mepontum, ha origini leggendarie che la fanno risalire a Métabo, secondo altri fu fondata dagli abitanti di Pilo reduci dall’assedio di Troia, per altri ancora sarebbe stata fondata dai Focesi guidati da Daulio, ma sembra che vi si trovasse già un insediamento neolitico. Ultima versione: è possibile sia stata fondata  da una colonia di Achei del Peloponneso e che il fondatore sia Leucippo la cui immagine è stata ritrovata su monete del IV secolo a.C. La storia della città è ricca, così come sono ricchi i reperti archeologici, i personaggi che l’hanno abitata, riportare particolari significa trascurare tanto… una visita è consigliabile.
Policoro - il CastelloPolicoro, Pollicorium nel medioevo dal bizantino Plychorion o vecchio villaggio, ricorda il parlamento che vi tenne Federico II nel 1232 per decidere la spedizione contro alcune città ribelli. Fu proprietà dei Gesuiti, del fisco e in seguito della principessa Serra Cassano di Gerace. Importante è il castello baronale del 1200-1300 nella cui chiesa è conservata una madonna lignea dell’epoca, nel Museo Archeologico Nazionale della Siritide sono conservati reperti per lo più risalenti alla fase Siris con ceramiche figurate di produzione locale tra le più antiche realizzate nella Magna Grecia.  Nelle vicinanze si trovano gli scavi di Eraclea e Santa Maria d’Anglona che si trova nel territorio di Tursi. Si tratta della cattedrale della città scomparsa di Anglone, città bizantina sorta sulle rovine di Pandosia e distrutta dai Goti nel 410. La chiesa, chiamata appunto Santa Maria d’Angolona, di sicuro si sa essere presente nel X secolo anche se la si fa risalire  al V-VI. L’impianto attuale è posteriore, le parti più antiche possono essere fatte risalire all’età angioina. Nel 1931 la chiesa è stata riconosciuta monumento nazionale.
Il territorio è di grande importanza archeologica per l’abbondanza di materiale ritrovato nelle necropoli.

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