Matera: il Parco delle chiese rupestri
Almalinda Giacummo
Si calcola che le chiese rupestri del materano siano oltre 150 inserite in un Parco, e qualcuna merita una menzione speciale.

S. Barbara è una chiesetta bizantina interamente scavata nella roccia, conserva alcuni affreschi del XIII secolo rappresentanti la Madonna con il Bambino e due immagini della santa da cui prende il nome raffigurata con la torre di bronzo in cui, secondo la leggenda, fu rinchiusa dal padre prima di subire il martirio.
Grandiosa è la chiesa di Santa Maria della Valle, a 3 km sulla statale per Laterza, scavata nel tufo con facciata romanica e interno a tre navate. Accanto si trova la chiesa di Cristo della Gravinella con affreschi restaurati. Sulla stessa direttrice si può vedere s. Pietro in Loma con le sue tre absidi e misteriosi graffiti forse medievali.
Sulla via per Altamura si trova la chiesa di s. Gregorio con la cattedra intagliata nel tufo.
Altre chiese da non perdere sono quella allo Iazzo Gattini con aula e due presbiteri con decorazioni intagliate e la Madonna delle Tre Porte interamente rivestita di affreschi.
Ma nei dintorni non ci sono solo chiese, infatti si possono trovare decine di masserie fortificate costruite tra il 1700 e il 1800 con muri di cinta, torrette, magazzini, frantoi, insomma tutto quello che serviva al massaro per gestire il latifondo e difenderlo, le più grandi hanno anche una piazzetta al centro. Ora, molti di questi complessi sono dediti all’agriturismo.
Interessante è anche la visita ai tre villaggi trincerati del neolitico e alle tombe preistoriche.
Nel cielo del materano è possibile veder volare falchi, nibbi e al tramonto i pipistrelli.
LEGGENDE

La patrona di Matera è la Madonna della Bruna, la cui icona è custodita nella Cattedrale. Racconta la leggenda che in un anno imprecisato un carrettiere stava tornando a casa quando lungo la strada incontrò una bellissima donna modestamente vestita che gli chiese un passaggio. La fece accomodare sul carro ma giunto vicino al paese, presso la chiesa del Piccianello, la pregò di scendere per evitare di far storie con la gelosissima moglie. La donna gli consegnò un biglietto da dare al vescovo e svanì nel nulla. Spaventatissimo il poveretto abbandonò il carro e corse dal vescovo il quale, letto il messaggio nel quale gli si chiedeva di tornare a prenderla e firmato Maria madre di Gesù, avvertì le autorità e tornarono al carro che trovarono trasformato in un carro trionfale sul quale c’era la statua della Madonna. Il mezzo fu portato in paese alla cattedrale, dove la statua della Madonna entrò dopo i tre giri della piazza che la consacravano patrona. La celebrazione liturgica della Visitazione, che cade il 2 luglio, come festa è stata istituita nel 1389 dal Pontefice Urbano VI, già Vescovo di Matera col nome di Mons. Bartolomeo Prignano. A seguito di tale evento, anche la Cattedrale di Matera, in origine intitolata alla Madonna di Matera e poi detta anche dell’Episcopio, fu definitivamente dedicata alla Madonna della Bruna, molto venerata in un affresco bizantino dichiarato “privilegiato” nel 1579 con una “breve” di Papa Gregorio XIII. Il significato del nome Bruna potrebbe derivare dal colore del viso della Vergine dipinto nell’affresco, oppure dal significato dato a questo termine nel medioevo alla corazza, difesa con cui i cavalieri si riparavano dai colpi degli avversari durante i tornei, quindi Madonna della protezione. Altri, invece, la fanno derivare da Hebron, località dove si recò la Vergine della Visitazione.
Tutti gli anni, ad iniziare dal giorno dei santi Pietro e Paolo quando il carro trionfale decorato di statue, fino a metà dell’ottocento erano di legno e ora di cartapesta, viene consegnato e benedetto, iniziano i preparativi per i festeggiamenti che hanno il loro culmine il momento in cui, il 2 luglio, in una torretta a poppa viene issata la statua della Madonna che, scortata da cavalieri in costume, compie il viaggio dalla Cattedrale alla chiesa del Piccianello e viceversa. Infine il carro viene lasciato alla folla che lo distrugge per impadronirsi di qualche pezzetto da portare a casa come protezione.
CUCINA che passione
La cucina tipica è quella legata alla tradizione contadina e dei pastori, con pasta, legumi, cereali, agnello, castrato, salsicce, cacciagione, latticini, molto usato è il peperoncino arrivato dopo la scoperta dell’America, conosciute e apprezzate ovunque le olive di Ferrandina.
Famoso è il pane di Matera dalla forma rotonda rialzata in due coni, tipico l’agnello al forno con funghi cardoncelli e peperoncino, classiche le paste asciutte condite con ragù vegetariani o di carne, le pizze ripiene, le minestre di cicoria e favette, le lumache con pomodoro, menta, aglio e peperoncino, gli arrosti misti, i dolci semplici e gustosi da mangiare annaffiati dallo splendido Aglianico al quale… non bisogna dare troppo del tu, specie in tempi di palloncini e patente a punti.
CURIOSITÀ
Da Matera caso internazionale per la miseria, ecco Matera città conosciuta in tutto il mondo da quando Mel Gibson l’ha scelta come set naturale per girare il suo discusso film sulle ultime dodici ore di Gesù Cristo. Non è stato il primo, la città era già servita da sfondo per pellicole di ambientazione biblica, ma il chiasso fatto da questo film ancor prima della sua uscita ha attirato turisti da ogni angolo della terra, in primis i giapponesi.
Notizia dell’ultima ora, aprile 2004, anche il regista Abel Ferrara sembra voglia scegliere Matera per girare il suo film sulla conversione di Maria Maddalena dopo che Gesù la salva dalla lapidazione.












