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Anno
8
Numero
37

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

 

MATERA la più antica città del mondo 

Almalinda Giacummo 

Le origini di Matera, ora considerata patrimonio dell’umanità per l’Unesco,  sono sconosciute, ma si dice sia la più antica città del mondo poiché è certo cheMatera - Panorama l’insediamento originario risale al Paleolitico, circa 10.000 anni fa, e le testimonianze si trovano nel Museo Nazionale Ridola che conserva materiale archeologico fondamentale per conoscere la preistoria del Sud, reperti provenienti dalle necropoli della zona, oltre ad oggetti dell’artigianato locale come cucchiai, manici di frusta, timbri per il pane fatto in casa e cotto nei forni pubblici, che fino all’inizio del secolo scorso i pastori fabbricavano con le loro mani nelle lunghe ore di solitudine.
Secondo alcuni il nome della città deriva dal termine Mather ad indicare il grembo fecondo della terra, Le notizie storiche certe raccontano che dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, nel 476, la città fu devastata dagli Ostrogoti di Teodorico e in seguito posta sotto il dominio bizantino del generale Belisario. In questo periodo vi si concentrarono asceti, monaci ed eremiti che fuggivano dalle loro terre occupate dagli arabi e che ne fecero uno dei maggiori centri religiosi del Mediterraneo.
Conquistata dai Longobardi fu aggregata al ducato di Benevento; distrutta dai Franchi sotto l’imperatore Carlomagno, risorse nel IX secolo per essere di nuovo distrutta nel 994 dai Saraceni che ne dispersero la popolazione. Nel 1061 fu conquistata dai Normanni per passare agli Svevi, poi agli Angioini e infine agli Aragonesi. Nel XV secolo ebbe grandi privilegi dal re Ferdinando I il Giusto d’Aragona e di Sicilia, per cadere poi sotto la tirannia del conte Giancarlo Tramontano. Nel XVII secolo eccola elevata a capoluogo della Basilicata, titolo perso nel 1806 a favore di Potenza ed ebbe inizio  il suo declino.
Fino ad  una trentina di anni fa Matera era conosciuta da pochi, molti di quei pochi avevano sentito parlare solo degli abitanti che vivevano ancora nelle grotte trogloditiche, i cosiddetti Sassi, in condizioni di sovrappopolamento e mancanti delle più elementari attrezzature igieniche. Fu un caso internazionale, la popolazione fu trasferita in modo coatto, i proprietari dei tuguri, facevano a gara per disfarsi delle loro proprietà, che erano sinonimo di povertà, trasferendosi nei quartieri periferici creati dal piano regolatore urbanistico creato appositamente.
Certo, era difficile vivere a Sasso Barisano, volto a nord e così chiamato perché in direzione di Bari, o Sasso Caveoso volto a sud, i due emicicli di grotte naturali divisi da  uno sperone roccioso, nei quali erano ricavate le abitazioni scavate nella roccia, infilate le une nelle altre seguendo la forte pendenza del terreno, senza alcun ordine, con accessi su strade diverse, per lo più viottoli a gradoni dal tracciato casuale.
Chiesa di Santa Maria de IdriisSul Sasso Barisano, ricco di conventi e giardini, sorgono molte costruzioni mentre al centro del Caveoso, prevalentemente scavato, su una rupe sorge S. Maria  de Idriis, forse la chiesa più antica della città, scavata nella roccia salvo la facciata costruita. Il nome Idriis significa probabilmente Maria delle Acque, poiché all’interno la Vergine è raffigurata tra due anfore (affettuosamente  è anche chiamata Santa Maria del litro), e conserva affreschi che vanno dal XIV al XVI secolo. La chiesa comunica con una ipogea, dedicata a san Giovanni in Monterrone, una cripta a tre navate con affreschi dal 1000 e 1100.
Altre, di minore importanza ma non per questo meno suggestive, sono le chiesette rupestri sparse fra quelle che erano misere abitazioni. Una vista completa di tutto l’agglomerato la si ha dal monte Errone.
Una volta svuotata dagli antichi abitanti, quando tutti pensavano che il destino di Matera era diventare una città morta e che i Sassi si sarebbero sgretolati, per la zona è invece iniziata la corsa all’acquisto da parte di chi aveva l’occhio lungo e le antiche caverne-abitazioni di un solo vano che conteneva la cucina, i letti, la stalla e qualche volta  un piccolo spazio per i bambini, in cui vivevano fino a undici persone più muli, cavalli e galline, si sono trasformate in splendidi appartamenti privati (per la verità qualcuno aveva iniziato a farlo già nell’ottocento), disposti su più piani, che raggiungono anche i 300 metri quadri, in locande e alberghi dall’indubbia suggestione, capovolgendo il detto “dalle stelle alle stalle” in “dalle stalle alle stelle” e che ai nostri giorni costano 1000 euro al mq se non sono ristrutturate e il doppio in caso contrario!
Ma non sono soli i Sassi a fare di Matera una città da visitare. Se la popolazione indigente viveva nelle grotte, il susseguirsi delle vicende storiche ha arricchito la parte nobile di autentici gioielli architettonici.
Il Duomo, dedicato a S. Maria della Bruna e a s. Eustachio, risalente alla seconda metàpresepe del 1534 del 1200, sorge sullo sperone che separa i due Sassi e conserva la facciata e il fianco destro nello stile Romanico tipico pugliese, con in fondo il campanile a tre piani. L’interno è quello originale ricoperto in seguito da decorazioni barocche. In una cappella è conservato un presepio del 1534 con alcune grandi statue policrome di pietra opera di Altobello Persio e Sannazaro d’Alessandro. In sacrestia sono conservate preziose opere di oreficeria.
San Pietro Barisano, risalente ai secoli XII-XIII, è in parte rupestre con la facciata curvilinea e il campaniletto secenteschi.
La Madonna delle Virtù è un chiesa rupestre ed è contigua al convento di S. Nicola dei Greci, un grosso complesso su due piani di grandi grotte interamente affrescate ed attualmente usato per concerti e mostre.
La chiesa di San Giovanni Battista, 1204, è una costruzione in stile romanico-pugliese, rimaneggiata nel XVIII secolo, non ha facciata perché è incorporata in un antico convento. Ha un fianco ad arcate risalenti alla costruzione e  un portale scolpito a più cornici. L’interno è ben conservato e presenta elementi di influenza orientale, gotica e borgognona.  
San Pietro Caveoso, invece, è stata eretta nel 1656 sull’orlo di un baratro.
San Francesco, del 1670 circa, è rifatta in stile barocco ed eretta su quella ipogea dei santi Pietro e Paolo risalente al 1000. La vecchia chiesa sotterranea si può raggiungere attraverso una botola posta in una delle cappelle laterali. Usata nel 1400 come sepolcreto, è formata da due cappelle ed ha le pareti affrescate. La scalinata che precede la cellari - cantina per la mescita del vinonuova chiesa è moderna, all’interno conserva pannelli di un polittico del Vivarini.
Santa Chiara è del XVII secolo, in stile tardo manierista,  il convento dedicato alla santa ospita ora il Museo nazionale Ridola, mentre il seminario è trasformato nel liceo classico in cui, all’inizio della carriera, insegnò Giovanni Pascoli che ne conservò sempre cara memoria, e l’ex convento delle domenicane è ora il palazzo di Giustizia.
La chiesa della Mater Domini, che affaccia su Piazza Vittorio Veneto, è stata costruita nel 1700 sul luogo dell’antico monastero dello Spirito Santo. Apparteneva ai Cavalieri di Malta, è caratterizzata da un campaniletto con bugne a punta di diamante nella parte inferiore e ornato da un loggiato. In alto spicca la croce dell’ordine di Malta. Sull’altare è posta un’Annunciazione di pietra policroma del XIV secolo che si trovava nella chiesa ipogea del precedente monastero.
Sulla stessa piazza, dal lato opposto c’è la chiesa di san Domenico che dell’originale costruzione romanica, 1200, conserva la parte superiore della facciata.
Interessanti sono anche le chiese della Madonna della Palomba, 1300, di santa Lucia, del Purgatorio, di sant’Agostino che presenta  una scenografica facciata ricostruita nel 1750, del Carmelo.
Particolare il Convicinio di sant’Antonio, quattro chiese che formano i lati di un cortile e che alla fine del ‘700 furono trasformate in cantine.
A dominare i Sassi è palazzo Moro, in stile barocco con una  lunga balconata, il restaurato palazzo Lanfranchi, del ‘600, ospita la Galleria Nazionale di arte medioevale e moderna, con una sezione speciale che raccoglie i quadri dipinti da Carlo Levi durante il suo confino. castello Tramontano
Interessante palazzo Giudicepietro, appartenuto prima agli Ulmo che lo fecero costruire nella prima metà del 1400. All’interno vi è una galleria tutta a stucchi bianchi e oro in cui nel 1806 Giuseppe Bonaparte diede una gran festa da ballo.
Il castello Tramontano, del XV secolo, è rimasto incompiuto, ma si possono ammirare dall’esterno il maschio e le due torri. A proposito di questo personaggio, era un popolano maestro di zecca che riuscì a diventare conte della città. Indebitatosi e caricando i cittadini di tasse, fu ucciso il 30 dicembre del 1515 mentre stava uscendo dal Duomo.
La Pinacoteca D’Errico, sistemata nei locali dell’ex seminario arcivescovile, custodisce  una vasta raccolta di pittori italiani ed europei dal XVII al XIX secolo, tra i quali Salvator Rosa e il Bamboccio.  
Piazza Vittorio Veneto ha un belvedere sul Sasso Barisano con tutte le sue case, chiese ed ex conventi, e uno scavo archeologico aperto che riguarda un antico quartiere sotterraneo, precedente ai sassi perciò abitazioni di “cavernicoli”, con case, negozi e cisterne con un sistema di raccolta e distribuzione dell’acqua da far invidia alla moderna ingegneria idraulica.  

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