Potenza

Gerardo Giacummo –   Antonia Geninazza

L’antica Potentia è collocata dagli studiosi sulle sponde dell’alto Casuentus, l’odierno Basento, a valle della collina dove ora si trova il nucleo centrale della città. Le origini sono fatte risalire da alcuni alla colonizzazione greca, secondo altri fu un’antica stazione romana sviluppatasi in una fiorente cittadina. Andò decadendo nella tarda età imperiale quando il centro della Lucania si spostò a Grumentum, fu saccheggiata da Alarico nel 402, un secolo più tardi passò sotto i longobardi al ducato di Benevento e poi al principato di Salerno.

Sede vescovile dalla fine del V secolo, nel X si fortificò contro i Saraceni che avevano occupato la vallata sottostante. Città demaniale sotto gli svevi, partecipòall’insurrezione ghibellina del 1268, l’anno seguente fu devastata e saccheggiata da Carlo I d’Angiò. Distrutta da un terremoto nel 1273 fu ricostruita nel 1301, passò sotto diverse casate, a Potenza si incontrarono francesi e spagnoli per dividersi il Regno di Napoli, passò successivamente per matrimonio ai Loffredo, marchesi di Treviso. Nel 1799 si batté a favore della Repubblica Partenopea e nel 1806, sotto Giuseppe Bonaparte, fu elevata a capoluogo della regione al posto di Matera. Nel 1860 si ribellò ai Borboni, Garibaldi scrisse che la ribellione potentina fu la scintilla che lo aveva spinto alla spedizione in Sicilia.

L’arteria principale della città è la lunga e stretta via Pretoria, tradizionale passeggiata degli abitanti. La strada deve il suo nome ad una donna di nome Pretoria alla quale era dedicato un cippo funerario poi murato nella facciata della chiesa della Trinità e in seguito ricoperto da un rifacimento. La via si sviluppa dall’estremità orientale della zona detta del Castello, demolito da anni e di cui resta una torre nascosta dalle costruzioni seguenti, fino all’estremo occidente del colle a porta Salsa.
Il Duomo, dedicato al patrono s. Gerardo, è stato eretto alla fine del 1100, ampliato successivamente, ricostruito da un allievo del Vanvitelli, Antonio Magri, di nuovo restaurato dopo il terremoto del 1930 e ancora in seguito all’incendio dovuto ai bombardamenti del ’43, della costruzione originale conserva parte dell’abside e un oculo nella facciata. Nel corso dei restauri sono venuti alla luce le fondazioni dell’abside primitiva e un ipogeo con resti di pavimento a mosaico.
Oltre la porta s. Giovanni si possono vedere interessanti resti delle antiche mura cittadine.

La chiesa di s. Francesco fu eretta nel 1274 e restaurata in tempi recenti, conserva molte parti risalenti ai secoli precedenti. All’interno è custodita un’icona bizantineggiante detta Madonna del Terremoto.
La chiesa romanica di s. Michele risale al 1100, in seguito restaurata.
La chiesa di Santa Maria del Sepolcro risale alla seconda metà del 1200 e fu costruita su un antico oratorio dei Templari, rimaneggiata due volte nei secoli seguenti, è stata restaurata nel 1930. Contiene importanti opere d’arte e conserva una reliquia del sangue di Cristo.
Il Teatro Francesco Stabile fu inaugurato nel 1881 da re Umberto e dalla regina Margherita.
Il Museo Archeologico Provinciale ha sede in un palazzo moderno.

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