Pompei – Alcune case per una città di abitanti

Almalinda Giacummo

A Pompei tre sono le case più conosciute nel mondo: la casa del Fauno, quella dei Vetti e la villa dei Misteri.

La Casa del Fauno prende il nome dalla statuetta bronzea di fauno danzante che orna l’impluvium (vasca per la raccolta dell’acqua) principale della casa: secondo alcuni studiosi dovette appartenere a P. Silla, nipote del più famoso L. Silla. la casa è anche famosa per il mosaico normalmente chiamato della Battaglia di Isso, con Alessandro Magno che sconfigge il persiano Dario, ritrovato in una delle sue esedre. La casa è composta da una serie di atri da cui le varie stanze prendevano luce: il primo è di tipo tuscanico con pavimento in opus sectile, triangoli di pietre calcaree policrome; il secondo è tetrastilo, a quattro colonne; poi c’è un peristilio con 28 colonne di tufo ricoperte di stucco colorato con fontana al centro; l’ultimo peristilio, sul fondo con uscita su strada secondaria, ha un bellissimo giardino ed un portico dorico. Fu costruita in epoca sannitica ed occupa un intero isolato: le pareti sono dipinte con numerose raffigurazioni in I stile Pompeiano, con motivi geometrici ad imitazione di una parete rivestita di marmo.
La Casa dei Vettii presenta due quartieri ben distinti: quello dei proprietari, ricchi mercanti, e quello della servitù. La decorazione murale appartiene al IV stile, con architetture fantastiche e soggetti mitologici ed eroici dipinti dopo il terremoto del 62 d.C. (la fantasia prende il sopravvento sulla realtà). Proprio all’ingresso della casa, una pittura dà il benvenuto e mette subito bene in chiaro che i proprietari della casa sono benestanti e che continuano ad invocare su di essi l’attenzione di Priapo: in effetti, questo dio è raffigurato mentre pesa con una bilancia, rispetto ad un piatto d’oro, il suo smisurato fallo, segno di abbondanza e prosperità. I peristili e gli atri sono ariosi e ricchi di opere d’arte, fontane e giochi d’acqua, poi due sale adorne di pitture con i miti più vari, da Dedalo e Pasifae, Dioniso, Arianna ed Issione e il supplizio della ruota, a Eracle che strozza i serpenti, Peuteo e Dirce. Ma è nella sala del triclinio che la pittura esplode in tutta la sua bellezza: Menadi, Satiri e gli amorini artigiani, chi realizza stoffe, chi fa il gioielliere, in un continuo susseguirsi di animazione e spirito.

Nella parte riservata alla servitù si trova una cucina, con le pentole ancora sul fornello e le tubazioni per l’approvvigionamento idrico, una piccola cameretta con scene erotiche dipinte.
La Villa dei Misteri si trova fuori delle mura cittadine: è un vasto edificio quadrangolare della prima metà del II secolo a.C. All’epoca della catastrofe era una fattoria di proprietà di Istacidius Zosimus: la sala più famosa è quella dove sono rappresentate scene dei misteri orfici o dionisiaci con gruppi di personaggi che leggono un rituale e sacrificano, un Sileno con scena pastorale, una donna atterrita, un Sileno e dei Satiri, le nozze di Dioniso ed Arianna, lo svelamento della mistica vanus, la donna flagellata, la toeletta di una signora e la donna ammantata. Poi pavimenti musivi e sale dipinte con l’intonaco più fine e sottile che io abbia mai visto. Da vedere sicuramente la ricostruzione di un torchio per il vino, con i bacini in signino per la raccolta del mosto che via via scivolava fino ad una cisterna apposita.

Una casa meno nota è quella della Venere in Conchiglia: in restauro al momento dell’eruzione, presenta un bel giardino ricostruito sulla base dei resti delle piante carbonizzate, con la parete di fondo decorata da una superba pittura raffigurante Venere sdraiata in una conchiglia e scortata da due amorini, il tutto in un grande panorama a giardino con uccelli, cespugli e fiori, con Marte che indossa le sue armi.
Penoso, ma al tempo stesso emblematico, è lo spettacolo che si presenta al visitatore nell’Orto dei Fuggiaschi: si tratta del giardino di una casa che fu trasformata in un casale rustico con cella vinaria per la coltivazione e la produzione del vino. Qui, durante l’eruzione, alcune persone cercarono rifugio ma morirono ugualmente asfissiate: caddero, quasi a voler ricomporre dei nuclei familiari, gli uni vicini agli altri e così sono stati ritrovati i vuoti lasciati dai loro corpi, poi riempiti con una colata di gesso che a tutt’oggi ci lascia intuire l’espressione atterrita di chi muore lentamente.

Numerose sono le altre case visitabili, come quella della Nave Europa, dove il nome deriva da un graffito raffigurante una nave chiamata, appunto, Europa. Poi quella del Chirurgo, del IV secolo a.C., il cui nome deriva dal rinvenimento di 40 strumenti chirurgici in bronzo e ferro. Ma le case sono decine ed ancora di più le modeste insule: ad ogni angolo una sorpresa, un cane dipinto sullo stipite della porta o raffigurato in un pavimento a mosaico per difendere la casa dei suoi padroni, falli alati posti al di sopra di molti negozi a richiamare l’abbondanza su di essi.

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