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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Turismo
CLES, la Val di Non e quella del Sole
Almalinda Giacummo
La cittadina di Cles, centro
del Trentino Alto Adige in provincia di Trento, è incorniciata da distese
di meli e da qualche decennio anche un bel lago artificiale fa parte del
panorama: la base è la Val di Non ed il lago è quello di Santa Giustina,
costituito dalle acque trattenute da un’altissima diga sulla forra del
torrente Noce. Le origini del paese sono antiche: nel 46 d.C. l’imperatore
Claudio conferì alla popolazione anaunia il diritto di cittadinanza romana,
come testimonia la Tavola clesiana, lastra bronzea scoperta nel 1869 nei Campi
Neri e che ora si trova al Museo di Trento, la cui traduzione in italiano è
riprodotta in una lapide marmorea posta sulla facciata del
Palazzo Assessorile, “abbondante” palazzotto del XV-XVI secolo con piccole
bifore in pietra ed affresco sulla facciata. Altrettanto interessante è la
chiesa di S. Maria Assunta, in stile gotico rinascimentale del XVI secolo, con
un notevole fonte battesimale del 1598. All’interno sono stati da poco
effettuati degli scavi archeologici in previsione di un prossimo restauro.
Poco fuori Cles si trova il castello omonimo, proprietà della famiglia Clesio,
ampliato dal vescovo Bernardo Clesio, primo vescovo indigeno di Trento e
gran mecenate. Due volte incendiato e due volte ricostruito, è posto a controllo
del guado sul fiume Noce, all'interno conserva affreschi di Marcello Fogolino,
sulla facciata presenta un doppio fregio con busti d'imperatori in alto, frutta
e putti in basso. Nei dintorni del castello sono state trovate figurine in
bronzo di epoca romana, nonché tombe romane ed etrusche.
Nella frazione di Pez si trova la piccola chiesetta romanica di S. Vigilio,
nella quale sono contenuti affreschi del ‘300 e del ‘400. Nei dintorni si
possono fare stupende passeggiate sia a carattere storico artistico sia a
carattere naturalistico: nel primo caso l’abbazia di S. Romedio è un insieme
formato da sei diverse cappelle databili fra il XII ed il XVIII secolo, unite da
un sistema di scale. L’accesso avviene attraverso un sentiero piuttosto ripido
(c’è la strada carrabile, ma non è la stessa cosa!), ed in cima il paesaggio
è assolutamente maestoso. Si inizia dalla cappella dei SS. Romedio e Giorgio,
del 1487, si passa a quella dell’Addolorata, poi trasformata in luogo di
esposizione di ex voto della prima guerra mondiale, la chiesa tardo gotica di S.
Michele, 1514, la Cappella della Deposizione, del 1536, quella dedicata a S.
Nicolò ed infine quella dedicata a S. Romedio, ove sono custodite le spoglie
del Santo, con labili tracce degli originali affreschi di epoca romanica.
A Sanzeno, invece, si trovano Casa Gentili, del XVII secolo, la chiesa romanica
di S. Alessandro, la parrocchiale
dedicata ai santi Sisinio, Martirio ed Alessandro, che ivi furono martirizzati
nel 397 d.C. e probabilmente sepolti, come vuol ricordare un’urna
quattrocentesca; sono anche presenti affreschi databili al XIII secolo.
Naturalisticamente parlando, pochi chilometri a sud ovest si trova il lago di
Tovel, in una conca circondata da conifere con il gruppo del Brenta che
sorveglia dall’alto: Tovel è stato famoso per la presenza dell’alga Glenodinium
sanguineum, che rendeva alcune zone del lago stesso di un colore rossastro
piuttosto intenso. Il fenomeno è ora scomparso probabilmente a causa
dell’inquinamento, nonostante l’istituzione del parco naturale stia
preservando notevolmente la zona.
In continuità geografica si trova la Val di Sole con Malè: intrigante la
storia del suo castello, con la bella principessa Olinda che piange da secoli a
causa dell’amato menestrello Arunte. La chiesa dell’Assunta è del XV-XVI
secolo, con un ampio portale cinquecentesco preceduto da un protiro e con alto
campanile; subito a lato si trova, invece, la cappella di S. Valentino, di epoca
rinascimentale ed aperta ad arcate.
La zona di Mezzolombardo è più lontana, proprio all’inizio della Val di Non,
ma la fama è senz’altro dovuta al Campo Rotaliano, un’immensa area a
vigneto attraversata dal torrente Noce che si butta poi nell’Adige: qui la
produzione non è composta da mele ma da uve pregiate da cui si ricava anche il
Teròldego. Il nome deriva dal fatto che nel 1271 la pianura fu divisa in due
parti: Mezzolombardo sta, sostanzialmente, per parte “italiana” contro
quella “tedesca” che invece andò ai conti del Tirolo e che oggi va
identificata con la vicina Mezzocorona. Nel primo “Mezzo” si trova la chiesa
gotica (XII) di S. Pietro, poi ricostruita nel XVI secolo, ed il Castello della
Torre, del cinquecento. Nel secondo “mezzo” la chiesa è quella di S. Maria
Assunta, con un bel campanile del 1200. Nella vicina S. Michele all’Adige si
trova il Museo degli usi e dei costumi
della gente trentina. Un’altra meta interessante è sicuramente Castel Thun, o
Belvesino, dal nome della famiglia proprietaria prima dei Thun: si tratta di uno
dei castelli meglio conservati di tutto il Trentino, risalente al XIII secolo,
ma con restauri del ‘500 e degli anni ’20 del XX. Al centro del sistema
fortificato sorge il palazzo baronale, alto e slanciato con tre piccole torri a
cuspide gotica; l’accesso alle mura avveniva attraverso il ponte levatoio sul
fossato e la Porta Spagnola, fra la Torre di Malta e quella della Polveriera,
poi la cinta munita che contiene il campo dei tornei, la Torre Basilia e la
Torre della Biblioteca, che contiene ancora numerosi volumi ed incunaboli.
All’interno si trovano la Sala delle Guardie, dei Morti, l’Armeria e
l’appartamento signorile al primo piano, con la sala degli Antenati, la Stanza
del Camino, il salotto di Luigi XVI, lo studio, la stanza da gioco, quella dei
convitti e quella della spinetta. La più nota in assoluto, si trova al secondo
piano ed è detta Stanza del Vescovo: presenta pareti interamente foderate di
legno di cembro e vi morì l’ultimo vescovo principe di Trento, Pietro
Virgilio.
Cosa mangiare da queste parti? Formaggi tipici come il Casolet, preparato con
mele e noci, il cervo con la polenta e qualunque condimento per la pasta,
soprattutto composto da speck, poi i tortelli di patate, annaffiando il tutto
sia con il Teròldego, sia con il Gropel, sia con lo Chardonnay. E poi, chi più
ne ha, più ne metta.
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