CUBA l'isola tanto amata, tanto sfruttata, tanto
esaltata, tanto contesa
(II parte)
Roberta Gallina
Agli occhi del turista, in un primo momento, L'Avana appare
lustra di sole, scintillante per gli spruzzi delle onde dell'oceano che s'infrangono sul
lungomare del Malecon e profumata di tabacco e caffè tostato. Ma tutto questo splendore
svanisce lentamente man mano ci si avvicina: l'incuria ed il clima contribuiscono al
degrado della capitale tropicale. I muri delle case sono scrostati e non vengono più
tinteggiati da tempo, le strade, tracciate nel XVII secolo, stanno andando a pezzi; la
scarsità (in alcuni casi si parla anche di totale mancanza) di petrolio ha fatto sì che
L'Avana sia divenuta la più tranquilla delle capitali caraibiche, la maggior parte della
popolazione fa uso delle biciclette importate dalla Cina.
Passeggiando nell'antico quartiere di "Habana Vieja"
si ha l'impressione di muoversi in una sorta di museo all'aperto, immerso nella
lussureggiante vegetazione tropicale. Grazie però al varo nel 1981 del "Plan
Maestro" da parte delle autorità cubane, e all'intervento dell'UNESCO
(organizzazione delle Nazioni Unite
per l'educazione,
la scienza e la cultura), che nel 1982 ha dichiarato "L'Avana patrimonio
dell'umanità", questo museo tropicale si è trasformato in cantiere: architetti,
muratori e restauratori collaborano per riportare gli edifici all'antico splendore. Gli
stili degli edifici storici sono numerosi: il Barocco, voluto dai governatori spagnoli per
i loro palazzi, chiese e conventi dei Gesuiti e dei Francescani; echi moreschi ci
riportano alla terra andalusa, lo stile Neocoloniale dell'aristocrazia creola convive con
il Neoclassicismo del XIX secolo, le esuberanze Liberty risaltano ancora di più quando si
accostano alle geometrie Déco, il tutto è misto alle "americanate" kitsch dei
grandi alberghi. Per questo progetto è stata preventivata una spesa di 7 milioni e
800mila dollari (circa 12 miliardi di lire) annui.
Se si desidera contemplare il panorama de L'Avana, un buon punto
di osservazione è la fortezza di "El Morro", il cui vero nome è "Castillo
de los tres Santos Reyes Magos del Morro"; da questo castello, costruito nell'arco di
quarant'anni, si può ammirare tutta la baia del porto, che veniva difeso dagli attacchi
dei pirati con l'aiuto del "Castillo de la Punta" sulla parte opposta
dell'insenatura. Nel centro storico vale la pena di visitare la Plaza de Armas, una delle
più antiche della città, sul cui lato ovest sorge il "Palacio de
los
Capitanes Generales" (1780), che fu residenza dei governatori spagnoli; oggi le sue
sale ospitano il "Museo de la ciudad", la collezione più ricca di oggetti
risalenti all'età coloniale. Sul lato opposto della medesima piazza è sito l'edificio
più antico della città, il "Castillo de la Real Fuerza" (1538); venne
distrutto nel 1577 da un attacco di pirati francesi e ricostruito, qualche anno dopo, sul
progetto dell'architetto italiano Battista Antonelli. La torre campanaria è sormontata
dalla statua in bronzo de "La Giraldilla de La Habana", moglie del conquistador
Hernando de Soto. Vale la pena di fare una visita anche al vecchio e stravagante Edificio
Bacardì, un curioso palazzo interamente rivestito di piastrelle e sormontato da un enorme
pipistrello. Per quanto riguarda la parte moderna della città sono famosi il Teatro
Nacional, in cui si esibirono i tenori Enrico Caruso e Beniamino Gigli, l'Hotel
Inglaterra, risalente alla fine del XIX secolo, dalla "pesante" facciata neo -
barocca, il grandioso Capitolio Nacional, voluto dal dittatore Gerardo Machado negli anni
venti: l'edificio è una copia esatta della Casa Bianca di Washington, ma per volere del
suo ideatore, l'imponente cupola è più alta di qualche centimetro. Numerosissimi sono i
locali notturni, i cui clienti sono per la maggior parte turisti dati i prezzi proibitivi,
che oltre ad offrire spettacoli, sono anche punti di ritrovo per le jineteras (prostitute)
più altolocate; verso le ore ventuno, mentre tutta la città è immersa nel buio per la
mancanza di elettricità, le insegne al neon di questi locali si accendono, sfolgoranti ed
aggressive.
La
città di Pinar del Rio fu fondata nel 1774, il suo impianto urbanistico è confuso e
tortuoso, privo della classica simmetria a griglia che caratterizza le altre città
cubane. I suoi vicoli sono caotici, pieni di jineteros, venditori ambulanti insistenti e
biciclette. Tuttavia la sua principale strada, intitolata a José Martì, è ricca di
edifici, sia pur decrepiti, ma grandiosi: Palacio Guash del 1909, in stile moresco, oggi
ospita il museo di storia naturale (pieno di animali impagliati). Le due principali
attrattive di Pinar del Rio sono la fabbrica di tabacchi e la "Casa Garay", una
distilleria in cui si produce un liquore detto "Guayabita", perché prodotto con
il Guayaba, un frutto ovale di color rosa tipico della regione.
Camaguey è una delle più grandi città di Cuba, vanta infatti
circa 285.000 abitanti, ha origini molto antiche
essendo stata
fondata nel 1514 con il nome di Villa de Santa Maria del Puerto Principe. Nel 1668 fu
assediata e saccheggiata dal pirata inglese Henry Morgan, in seguito venne ricostruita con
una diversa planimetria. La storia della città è magnificamente illustrata nel Museo
storico Ignacio Agramonte; poco distante sorgono la Cattedrale e le splendide chiese di La
Merced, di La Soledad e del Carmen.
Ai piedi della Sierra maestra si trova Santiago, uno dei centri
più esotici dell'isola. Venne fondata nel 1514 dagli Spagnoli e fu la capitale fino al
1549. Data la sua posizione geografica fu per lungo tempo (tutto il XVII ed il XVIII
secolo) il centro più importante del traffico degli schiavi. Nella zona settentrionale
della città si trova il cimitero Santa Ifigenia ove si trova la tomba del patriota José
Martì, riconoscibile dai sei scudi in marmo che la compongono. Nel centro storico della
città si può visitare la modesta casa natale dell'altro patriota cubano, Antonio Maceo,
oggi adibita a museo in cui sono esposte fotografie, effetti personali e ricordi di
battaglie dell'eroe. Nella zona meridionale vale la pena di visitare l'imponente
"Castillo Morro". Venne eretto sul progetto dell'architetto italiano Antonelli
(lo stesso che realizzò quello dell'Avana) e fu terminato nel 1710. E' un labirintico
sistema di ponti levatoi, scale, celle oscure che ebbe il compito di difendere la città
dai numerosissimi assalti dei pirati (e non solo). Oggi nel castello è allestito il Museo
della Pirateria che descrive quest'ultima iniziando dal 1500 per
concludersi con l'imperialismo americano del secolo scorso.
Matanzas, la "città dei massacri", sorge a circa 34
chilometri ad ovest di Varadero (la famosa località turistica). La baia venne scoperta
nel 1509 dal navigatore S. de Ocampa, mentre la città vera e propria fu fondata nel 1693,
più precisamente il 1 ottobre. Il nome della città "uccisioni" potrebbe far
pensare ad un eccidio di indigeni, invece, una recente teoria afferma che le vittime in
questione sarebbero stati dei
suini! La maggiore attrazione di Matanzas è
rappresentata dal Museo Farmaceutico, nel Parque La Libertad: si tratta di un dispensario
fondato nel XIX secolo, che, data la costante scarsità di medicinali da cui è afflitta
Cuba, si può definire l'unica farmacia "ben fornita" di tutta l'isola. Non si
deve dimenticare di compiere una visita al santuario di Eremita de Monserrate, dal quale
si può ammirare il magnifico panorama della città e della sua baia. A pochi chilometri
dal centro della città si trova l'interessante "Cueva de Bellamar" ovvero delle
grotte sotterranee tra le più grandi e più affascinanti di tutta l'area caraibica.