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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

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Turismo

 

CUZCO la storia (1 parte)

Gerardo Giacummo e Antonia Geninazza Bonomi

Un viaggio in Perù non deve mai far dimenticare una cosa molto importante: i nostri tempi di movimento e di decisione sono sempre subordinati ai tempi e alle necessità del paese che ci ospita.paesaggio andino
Fatta questa premessa è spiegato anche il motivo della levataccia, alle quattro del mattino, per prendere l’aereo per Cuzco, in partenza dall’aeroporto Chavez di Lima, alle sei. Il nostro angelo custode, Ricardo Moscoso, ci spiega che è l’unico aereo della giornata in partenza in perfetto orario per la nostra destinazione, tutti gli altri successivi sono sempre limitati dalle interminabili attese per riempire i posti eventualmente vuoti.
All’orario previsto, decollo, e via verso la destinazione dopo aver fatto un ampio giro sulla costa presso Lima. Nel giro di un’ora, dopo aver goduto per qualche attimo la vista di montagne innevate della cordigliera la vallata di Cuzcoandina, siamo già sulla verticale di Cuzco, un giro a semicerchio per impostare la via di discesa ed eccoci a terra, serbiamo intatta la vista della città andina vista dall’alto, allungata nella valle. Sbrigate le formalità di rito, usciamo dall’aerostazione.... ed entriamo in un altro mondo. Lima non è lontana centinaia di chilometri, ma decine di anni luce. Nel piazzale aeroportuale facciamo il primo incontro con la gente che veramente ricorda gli abitanti di 5 secoli or sono, diversi dai limeni odierni, sia nei tratti somatici, sia nel modo di parlare e di proporsi: pacati,muro Inca in Hotel calmi, silenziosi mentre ti offrono la loro merce, con un sorriso che non sai se è reale ma che vuole essere accattivante.
In pulmino siamo scortati all’hotel, ed è la prima sorpresa: ci viene data la pianta dell’hotel per evitare di fare troppa strada, e di perderci, per la sua vastità. La seconda è constatare che è stato patio dell'hotelricavato nelle strutture superstiti di un palazzo inca, abitato in seguito da Francisco Pisarro durante la sua permanenza a Cuzco. Lunghi tratti dei muri interni ed esterni sono opera inca, due splendidi patios di costruzione spagnola, alle pareti quadri della scuola pittorica cusquena.

Cusco significa ombelico, centro (i nativi lo pronunciano in una forma aspirata-gutturale che è propria della lingua quechua). Le origini della città sono avvolte nella leggenda che si riallaccia ai quattro fratelli Ayar progenitori mitici degli Incas. La leggenda precisa che erano arrivati da un villaggio chiamato Pacaritambo e si autodefinivano Figli del Sole. Pian piano presero il sopravvento sulle comunità Huayllas, Sauseros, Ayamarcas e nel tempo alterarono il loro modo di vita. Gli Incas, ormai insediatisi stabilmente, ebbero per capo Viracocha Inca e sotto il suo comando iniziarono le guerre di conquista. Prendendo in controtempo degli ipotetici invasori, i Chanca, il figlio di Viracocha, Urcon Inca, vinse il nemico e subito dopo obbligò il padre a riconoscergli il merito di questa grande vittoria... Viracocha, come nelle favole o nel mito di Urano- Saturno spodestato dal figlio Giove, prese la via dei monti verso Pisac e la valle dello Yucay, sparendo dalla storia vissuta.
Altre varianti della stessa leggenda parlano di Manco Capac, discendente di Viracocha o derivante direttamente dal dio Sole, Inti.

Storicamente verso la metà del 1200 d.C. l’Inca Sinchi Roca unificò il Cuzco, non ci deve meravigliare l’articolo il, è maschile il termine ombelico, e i due nuclei della città, l’Hurin e l’Hanan, e la vallata si riunì nelle mani dell’Inca. A questi succedette Lloque (mancino) Yupanqui, sia lui sia il figlio, l’Inca Mayta Capac, combatterono guerre contro Tiwanaku e solo alla fine del regno di Mayta fu conquistata la sua fortezza.
Negli anni si susseguirono Yahuar Huacac e Viracocha Inca, che estesero l’impero a est e sud combattendo contro Aymarà, Quechua e Chanca. Dopo un breve intermezzo dell’Inca Urcon detronizzato dal fratello Yupanqui e depennato dalle genealogie, arriviamo a Cusi Inca Yupanqui, che è il primo vero e proprio imperatore storico noto con il nome di Pachacuti.
Questo Inca diede la forma definitiva alla capitale del suo impero. La città prese la forma di un puma, la cui testa era la fortezza di Sacsayhuaman, la prima parte del corpo o superiore era la Hanan, la seconda o inferiore la Hurin, fra le due la piazza principale Huacaypata al cui centro c’era l’Usno, un altare in pietra rivestito d’oro nei cui orifizi si versava il sangue delle vittime e la chicha sacra che attraverso canali sotterranei nutrivano lo spazio consacrato del tempio del Sole o Coricancha. Alla fine di Hurin il luogo era chiamato Pumachupan e qui si formava il rio Huantay, la coda del puma, dopo aver raccolto tutte le acque che derivavano dall’alimentazione della città, l’irrigazione delle andenes e delle terrazze.
Il successore, suo figlio Topa Inca Yupanqui, conquistò tutto lo spazio non ancora in suo possesso dal Cile all’Ecuador. Il figlio di questi, Huayna Capac, conquistò anche il regno di Quito, portando l’impero alla sua massima estensione e all’apogeo. Dopo di lui inizia la fine. Huayna muore nel 1527 e Pisarro è già vicino alla sua preda, sa che c’è, ne sente l’odore, ma ancora non ha i mezzi per azzannarla. La guerra civile fra Huascar e Atawalpa, fratelli e figli di Huayna, dà un grosso colpo all’edificio incaico, il resto è noto: Cuzco entrò di diritto nella storia moderna il 15 novembre 1533, giorno della sua occupazione e del suo saccheggio da parte di Pisarro.

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