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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
CUZCO - I dintorni: le fortezze, i templi, Pisac (3 parte)
Gerardo Giacummo e Antonia Geninazza Bonomi
Cuzco non è solo la città, ad essa sono legate tante località più o meno
vicine, visitabili in poche ore. Andiamo con ordine.
La prima cosa da vedere fuori del perimetro urbano è ciò che resta di Sacsayhuaman:
nelle intenzioni dellinca Pachacuti, la capitale del regno, Cuzco, doveva avere la
forma di un puma, e la testa del puma era
questa fortezza.
A circa 6 km dal centro, su un falsopiano, sorge una collina circondata da tre imponenti
muraglie concentriche separate da un camminamento, scale di collegamento e porte fra
luna e laltra. Stupisce la grandiosità dellopera, la grandezza dei
massi, soprattutto quelli della cinta inferiore, il sistema di connessione di ciascun
pietrone con laltro. La linea di taglio di ogni pietra non è
necessariamente retta, anzi, se la pietra è diritta, per alloggiarla in tutta sicurezza e
concatenarla con le altre, è tagliata creando un angolo, anche di pochi
centimetri, pur di effettuare lincastro.
Lo spazio che occupa questa costruzione è immenso, vi sono figure incise su rocce e
pietre, imboccature di cunicoli, spazi organizzati come anfiteatri, costruzioni interne
relative al culto dellacqua. Si è portati a pensare che fosse un luogo molto
importante sia per le attività rituali incaiche sia preincaiche, è difficile stabilire
le funzioni di questa immensa costruzione.
Le tre muraglie concentriche sono costruite non in modo rettilineo ma a denti di sega. Il
fatto che le porte siano in posizioni riparate, la stessa altezza delle muraglie fanno
propendere per lidentificazione con una fortezza.
Ogni anno, alla fine del mese di giugno, a Sacsayhuaman si svolge il festival del
Inti Raymi, una folla di personaggi interpretano il rituale incaico del culto del Sole,
Inti. Questa usanza è ripresa dagli scritti di Garcilaso de la Vega, nato a Cuzco nel
1549, figlio di Sebastian Garcilaso de la Vega governatore spagnolo di Cuzco e di una
principessa inca nipote dellinca Huayna Capac, che racconta come le analoghe
celebrazioni del suo tempo segnavano il tempo del raccolto ed erano per gli incas
occasione di ringraziamento al dio Inti, alla Luna, la Coya sua sposa, al Tuono, a
Huancauri e alla Madre Terra o Pachamama.
Proseguendo la strada e allontanandosi da Cuzco si giunge a Qenqo. È un santuario, qualcuno azzarda lipotesi di una tomba, la
cui parte superiore è completamente distrutta, tranne che per un basamento regolarizzato
con una roccia al centro. Questo monolito, al sorgere del sole il giorno del solstizio,
produce unombra che ricorda il condor, è una sorta di Intihuatana. Il sottosuolo di
questo santuario custodisce una caverna regolarizzata, percorribile comondamente, con
allinterno le tracce di un altare.
Ancora qualche km e siamo a Tambomachay, luogo dedicato al culto dellacqua.
Tre abbondanti sorgenti sono state catturate e incanalate dagli Incas, ciò che resta è
pur sempre imponente. Sul fianco della collina tre terrazze digradanti, la più alta con
quattro nicchie sembra dedicate agli dei del Coricancha, alla base un muro senza aperture
con ai piedi un catino di pietra dove risorge lacqua. ed infine lesposizione
vera e propria dellacqua, prima in un sol getto e al salto successivo due getti. Al
momento della nostra visita, di primo mattino, nel catino d'acqua era stati posti fiori di
campo: cattolicizzati fin che si vuole, il ringraziamento al dio dell'importante elemento
resta uguale a quello dei secoli passati.
Proseguendo il cammino verso la Valle Sacra, el Valle Sagrado, ci si ferma un
attimo in uno spiazzo a lato della strada che domina tutta la vallata: il Mirador de
Taray, da qui si vedono il fiume Vilcanota e la sua vallata, Pisac che è la nostra
prossima meta.
Pisac è un grosso paese sede di mercato nei giorni di festa, la domenica è celebrata la messa nella chiesa locale, ed è occasione di
incontro per la gente del circondario. Noi per caso siamo capitati per la festa di
insediamento degli alcalde della zona e dei loro allievi, sì perchè lalcalde, il
sindaco, durante il suo governo ha diritto ad
avere al suo fianco un allievo che in futuro prenderà il suo posto. Nella piazza davanti
alla chiesa è eretto un palco, altoparlanti con musica andina, proclamazioni e balli,
tutto intorno sulla piazza in contemporanea si svolge il mercato che prolunga i suoi
tentacoli nelle stradine laterali, con uninfinità di bancarelle e negozietti,
qualcuno anche con un certo spirito di modernità. I prodotti sono i più
vari, da quelli della terra per la vita di tutti i giorni alle foglie di coca,
confezionate in sacchetti trasparenti di plastica, fra questi prodotti sono da ammirare i
colori dei chicchi del mais, da quello bianco, al rosso, allamaranto al viola, con
infinite sfumature e dimensioni. In ogni angolo è possibile mangiare, un forno, per un
soles, ti offre un pane impastato con ricotta e cipolla, ottimo.
La bancarelle ed i negozietti propongono dalloggettino minuscolo da
portare al collo, allarredamento per una casa, passando dai mobili, alle coperte, ai
tappeti, lana di lama o di alpaca tinteggiata con colori vegetali, piatti, soprammobili, e
poi... tanta paccottiglia per sprovveduti turisti: dalla solita riproduzione di Tumì, il
coltello sacrificale, al lama. Ciò che colpisce è la festa di colori che riempie gli
occhi di chi visita questo luogo. Gli Incas di Pisac, sono pressoché irraggiungibili nel
loro ambiente, le rovine dellabitato dellepoca sono in cima alla montagna che
sorge alle spalle del paese.
Si riprende il viaggio per giungere ad un luogo di sosta particolare, una
vecchia missione spagnola con la solita chiesetta, trasformata in un luogo di ristoro
molto piacevole sia per le pietanze che vanno dal locale
all'europeo sia per lambientazione. La discesa di circa mille metri dai monti di
Cuzco, ci ha portato in un ambiente molto più caldo, via le felpe o le giacche a vento,
in maniche corte è possibile godere lo spettacolo di una vegetazione lussureggiante.
E un bene riposare, il pomeriggio sarà molto più faticoso della mattinata passata
in pulmino o a bighellonare fra i banchetti del mercatino di Pisac.
Il tempo si è rannuvolato, la stagione sta scivolando pian piano verso linverno
australe, e anche se qui siamo in piena zona equatoriale, laltezza e le montagne
mitigano quella che in altri luoghi a quote più accessibili sarebbe la temperatura.
Nel primo pomeriggio giungiamo a
Ollantaytambo. La valle del fiume Vilcanota è incassata fra le montagne, e sullo sperone
di quella che domina il fiume gli Incas costruirono la loro fortezza. Linerpicarsi
sui gradini che portano lungo una serie di terrazze è abbastanza faticoso per la
ripidità, piove e la temperatura è scesa di diversi gradi. Le andenes, i terrazzamenti,
sono alti almeno 3 metri e ne ho contati ben nove prima di giungere allinizio delle
costruzioni vere e proprie. Non sembra quasi che siano passati secoli dal momento
dellabbandono: queste terrazze erano usate per le coltivazioni allora e sono ancora
in perfetto stato, non una pietra si è spostata malgrado la zona sia soggetta a
terremoti.
Ollantaytambo è una delle ultime costruzioni degli Incas prima dellarrivo degli
spagnoli e non è mai stata terminata, lo testimoniano le pietre abbandonate, gli strani
bitorzoli che hanno le pietre già montate nella costruzione. Questi rigonfiamenti
servivano come punto di appoggio per le leve che permettevano di spostare le pietre fino
al loro posizionamento definitivo, la successiva scalpellatura e pulitura rendeva la
pietra perfettamente lavorata. Questa fortezza è stata testimone dellultima
resistenza dellInca Manco Capac contro gli spagnoli. Dopo la battaglia, lInca
e i suoi uomini si ritirarono nella foresta, a Vilcabamba, dove sembra che gli spagnoli
non siano mai arrivati.
L'insieme è imponente, le terrazze superiori sono costruite con il sistema più
elegante, le ultime di esse hanno
i blocchi di pietra perfettamente connessi gli uni agli altri, le pietre non hanno alcuna
sporgenza, il lavoro era stato finito. Lultima terrazza introduce ad una porta,
larchitrave è protetto da sassi cementati dai restauratori per dare stabilità al
manufatto, nel muro di introduzione alla porta dieci nicchie perfettamente lavorate.
La cima della fortezza è dominata da una serie di monoliti di granito rosso, quattro sono
nella posizione definitiva, il quinto è a poca distanza da essi, un sesto, sagomato come
se fosse un architrave rovesciato e appoggiato vicino.
Questi enormi blocchi di granito, pesanti diverse decine di tonnellate, provengono da una
cava lontana una trentina di km. Sul posto, dicono ce ne siano altri delle stesse
dimensioni. Il trasporto e soprattutto linnalzamento dalla vallata ad una quota
così alta debbono essere stati problematici, anche se ci hanno parlato di piani inclinati
resi scivolosi da... patate schiacciate come lubrificante per ridurre lattrito. I
blocchi sulla facciata mantengono ancora le grosse bugne servite per lappoggio delle
leve durante il posizionamento, lultimo a destra ha ancora il tenone
dellincastro incaico, nella parte
centrale di questo enorme muro si intravede la cosiddetta croce incaica. Non si sa che
cosa dovesse essere ledificio nel suo complesso, forse un altare allaperto,
visto che non ci sono altri elementi che possano far pensare ad una costruzione templare e
meno ancora ad una costruzione abitativa. Su questo spiazzo cè
una grossa pietra ancora in lavorazione, non è la pietra in sé e per sé che attira,
bensì il procedimento di lavorazione, sembra quasi che fosse stata lavorata con una sega
a filo, questo considerando il taglio sottile, netto e preciso che la interessa
nellintera lunghezza.
La parte superiore della montagna è
disseminata di costruzioni definite genericamente "granai". Quelli isolati
possono essere considerati tali come quelli sulla montagna di fronte, il resto dovevano
essere strutture abitative o funzionali alla vita stessa della fortezza, oltre tutto si
nota la fretta con cui erano state edificate, come se ci fosse unurgenza di
completamento del luogo.
La discesa da questo monumento è più agevole della salita, anche se devi stare
sempre attento a come appoggi i piedi e la differente altezza dei gradini ti costringe ad
una bella ginnastica. La meta è la zona di fianco al parcheggio, dove si trovano
costruzioni dellepoca molto restaurate e le fontane che ancora assolvono la funzione
per le quali erano state costruite, sempre con il sistema di deviazioni e divisioni in
canalini per smorzare la velocità dellacqua.
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