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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Turismo
FERRARA:
COTTO, CIOTTOLI E CILIEGI un mini itinerario per incuriosire
Almalinda
Giacummo
Nonostante
i primi accenni ad una città di Ferrara risalgano solo all’VIII secolo, resti
archeologici rinvenuti nella zona parlano di una frequentazione già dall’età
del Bronzo a Bondeno e del VI secolo a Spina, fiorente porto di attività
commerciali con la Grecia. In seguito sono attestate frequentazioni galliche ed
insediamenti di epoca romana. Poi il Ducatus
Ferrariae lungo il corso del Po, laddove si ripartiva il ramo del Primaro:
due nuclei distinti, non ben correlabili né topograficamente né
cronologicamente. Il primo, proprio
alla confluenza dei due fiumi, sorse attorno alla cattedrale di S. Giorgio, sede
vescovile dopo la decadenza di
quella di Voghenza; il secondo è il castrum
bizantino, sull’opposta riva del fiume, verso nord, con un insediamento
militare fortificato. Passò alla Chiesa Romana e quindi da Giovanni XV a
Tebaldo di Canossa: un punto strategico sempre alla base di lotte fra impero e
papato, fra le diverse famiglie guelfe e quelle ghibelline e tutti contro la
tendenza ad un’autonomia comunale. Gli Estensi erano guelfi e grazie ai
veneziani divennero i più potenti della città: presero il controllo nel 1264
con Obizzo II. Si ebbe poi un periodo di
contrasti con i papato ma, alla fine, Niccolò II costruì il castello ed il
papa Bonifacio IX assegnò alla città la sede universitaria, ancora famosa nel
mondo. Niccolò III portò a Ferrara il Concilio Ecumenico del 1438, Leonello
costituì una cerchia di letterati ed importanti umanisti, mentre Borso ottenne
il titolo di Duca di Modena e Reggio, nonché di Ferrara. La città fu
ingrandita ulteriormente con Ercole I con la sua Addizione Erculea, architettata
da Biagio Rossetti, un piano regolatore per un’intelligente e lungimirante
urbanistica. Nel 1598 il ducato viene perduto dalla famiglia Este per mancanza
di discendenza: ma ormai tutto era stato compromesso, il ramo principale del Po
era stato spostato più a nord, favorendo i veneziani, e gli Este avevano
“mangiato” tutto ciò che era possibile. Ferrara assunse quindi il ruolo di
cittadella della provincia pontificia; poi occupata dai francesi, entrò nella
Repubblica Cisalpina ed in quella Cispadana, quindi nel Regno Italico e di nuovo
nello Stato Pontificio. Per plebiscito fu annessa al Regno d’Italia nel 1860.
Oggi è nota per la sua “fede” principalmente di stampo fascista accostata
alla figura forte di Italo Balbo e per le distruzioni, anche pesanti, subite
durante la Seconda Guerra Mondiale.
Incamminiamoci per visitarla. La
città è molto bella, a dimensione umana ma ricca di attrazioni sia estetiche
sia intellettuali, viva, organizzata, moderna ma al tempo stesso legata a figure
intramontabili come gli artisti di strada, o buskers.
Uno dei monumenti più famosi di Ferrara è sicuramente il Castello, costruito
ad iniziare dal 29 settembre 1385, e quindi denominato anche castello di S.
Michele: in seguito ad una rivolta popolare dovuta alle tasse troppo onerose che
la famiglia aveva promulgato, gli Estensi vollero proteggersi chiamando al loro
servizio Bartolino da Novara, un famoso architetto militare. La forma a
quadrilatero assemblò una torre precedente, quella dei Leoni, con corpi di
fabbrica a due piani ed avancorpi a difesa degli accessi, il tutto coronato da
merlature. Solo con Ercole II divenne palazzo di corte ed assunse l’aspetto
per cui oggi è conosciuto grazie all’opera di Girolamo da Carpi, che sostituì
i merli con balconate, alzò gli edifici di un piano, ideò la Loggia degli
Aranci e le altane al di sopra delle torri. Al cortile interno si accede da
rivellini e ponti levatoi, presenta un loggiato gotico a otto archi in cotto su
colonne di pietra a est, cornice in pietra e cotto decorato e seconda cornice in
legno per il resto. Fra i due pozzi presenti sarebbero stati decapitati Ugo d’Este
e Parisina Malatesta, figlio e moglie di Niccolò III, accusati di adulterio,
probabilmente imprigionati nella torre dei Leoni. Sono visitabili il rivellino,
o antico accesso al Castello, le cucine, la sala del cordolo al piano terra; al
piano nobile, cui è preferibile accedere dalla risalita dei cannoni, si trovano
i saloni affrescati dai Filippi e soprattutto dal Bastianino: il salone e la
saletta dei Giochi, con rappresentazioni di giochi olimpici, la sala
dell’Aurora, camera da letto di Alfonso II con affrescate le quattro fasi
della giornata, il camerino dei Baccanali, la cappella di Renata di Francia,
probabilmente il primo esempio di luogo di culto calvinista che proibiva
raffigurazioni sacre, il giardino pensile degli Aranci, o delle Duchesse, da cui
si gode un magnifico panorama.
Un passaggio aereo, con sale su volti contenenti i famosi camerini
d’alabastro, collega il castello con il Palazzo Comunale, antica residenza
della famiglia Estense: da un lato ha un loggiato cinquecentesco, mentre il
resto della facciata è stato ricostruito nel 1738; di fronte alla cattedrale la
facciata è stata reinterpretata nel 1924-28, compresa la terminazione detta
della Vittoria, all’interno della quale si trova il monumento alla vittoria
del Piave di Arrigo Minerbi. Su questo lato si trova anche il Volto del Cavallo,
un arco di stile classico romano il cui disegno è stato attribuito a Leon
Battista Alberti. Ai lati le copie delle statue del duca Borso in trono e del
marchese Niccolò III a cavallo: gli originali furono distrutti dai francesi nel
1796 per ricavarne cannoni. Dal volto si passa nel cortile con finestre in
pietra trilobate, il portale della scomparsa cappella di corte e lo scalone
d’onore, coperto a volta con una cupola sul pianerottolo centrale sorretta da
colonne scanalate ed archi.
Di fronte si trova quindi la Cattedrale: fu consacrata nel 1135 a S.
Giorgio ed associa un severo stile romanico, presente fino al primo loggiato con
i tre ingressi, ad un più arioso stile gotico. Quindi archetti a tutto sesto
raccolti in trifore, rosoni decorati, un secondo ordine di loggiato ed altre
bifore strombate, tre timpani con galleria a piccoli archetti e rosone centrale.
Sul portone centrale si trova il protiro, retto da leoni e telamoni, oggi
riproduzioni, gli originali si trovano all’interno: nella nicchia del portale
si trova una lunetta con l’opera scultorea del Nicholaus che rappresenta S.
Giorgio che uccide il drago; le formelle dell’architrave rappresentano la
nascita di Cristo, nei pennacchi sono figure di S. Giovanni Battista,
dell’Agnello divino e di un giovane che regge un libro evangelico. Nella
loggetta del protiro, tra le bifore laterali, si trova un Madonna con Bambino
del 1427, opera di Cristoforo da Firenze, mentre nel timpano è un Giudizio
Universale tratto dall’Apocalisse di S. Giovanni, con un corteo di beati e di
dannati rivolti verso un pentolone infernale e verso Abramo, in alto Cristo
giudicante con gli Arcangeli, S. Giovanni e la Madonna. Sul lato nord rimane
intatto l’impianto romanico, con diciotto porzioni coronate da archetti che
segnano un loggiato, originariamente aperto al centro dalla Porta del Giudizio,
ingresso sul cimitero; sul lato sud due ordini di
gallerie, sotto venti archi a tutto sesto su colonne semicircolari con tre
archetti su colonnine raddoppiate, sopra una lunga teoria di archetti riuniti
quattro a quattro: verso la metà si trovava la Porta dei Mesi, demolita nel
‘700 per far posto al portico dei Merciai, ed è ancora presente il campanile
attribuito all’architetto Leon Battista Alberti, in pietra, con statue dei
quattro evangelisti e un busto benedicente di S. Maurelio. Sul fondo si trova
l’abside semicircolare del Rossetti, 1498, dotata di alte finestre in cotto.
L’interno è opera di Francesco Mazzarelli, architetto del settecento, che
modificò l’impianto romanico a cinque navate in uno a tre con atrio: del
Guercino il Martirio di S. Lorenzo, mentre il monumento del Crocefisso è opera
di Nicolò e Giovanni Baroncelli, allievi di Donatello. Notevole il coro ligneo
con 150 stalli dell’inizio del ‘500, con tarsie raffiguranti luoghi di
Ferrara, imprese estensi e strumenti liturgici; il Giudizio universale
dell’abside si ispira a quello della Cappella Sistina. Da vedere il Museo del
Duomo o ex chiesa di S. Romano.
Sfondate le mura del IX-X secolo, fu realizzata piazza Trento e Trieste su cui
affacciano la Loggia dei merciai, la Cattedrale, il palazzo costruito su quello
della Regione distrutto nel dopoguerra, la ricostruita Torre dei Ribelli, il
palazzo di S. Crispino, sede della corporazione dei Calzolai, e la chiesa
di S. Romano completata nel suo aspetto attuale nel XIV secolo, notevole la
lunetta con S. Romano a cavallo e le decorazioni preromaniche in cotto che
decorano l’abside, così come le colonnine del X secolo ed il loro chiostro.
Grazioso l’oratorio di S. Giuliano, tardogotico del 1405 decorato da motivi in
cotto, finestroni ogivali, portale con sopra bassorilievo di S. Giuliano che
uccide i genitori, credendo erroneamente di aver “beccato” la moglie con
l’amante. E poi ancora S. Domenico, S. Stefano, S. Paolo, S. Francesco, S.
Giorgio. La più suggestiva strada medievale di Ferrara è senz’altro via
delle Volte, ex disimpegno per passare da un edificio all’altro senza intasare
la sottostante via molto
commerciale. Uno vicino all’altro il Palazzo di Renata di Francia e Casa
Romei, l’uno casa di segregazione per la calvinista Renata da parte
dell’invece cattolicissimo Alfonso II, l’altra tipico esempio di abitazione
patrizia del quattrocento. Notevole la sala delle Sibille, che annunciano la
venuta del Salvatore, con la cappa di un camino in cotto con lo stemma familiare
del cane rampante; lo studiolo di Giovanni Romei possiede un soffitto con il
primo esempio di decorazione a xilografie su carta; poi affreschi, mobili,
sculture, frammenti architettonici e decorativi. Nel coro delle Clarisse del
vicino convento del Corpus Domini sono sepolti molti membri della famiglia
estense fra cui Eleonora d’Aragona e Lucrezia Borgia. Luogo di rappresentanza
e svago era Palazzo Schifanoia dove, appunto, si “schivava la noia”: il suo
capolavoro, nonostante sia sede del Museo Civico, è la sala dei Mesi,
capolavoro della scuola pittorica del quattrocento ferrarese. Ogni mese
rappresentato è diviso in tre parti: scene di corte, i segni zodiacali fra i
loro decani e le
divinità pagane che governano le attività umane in quel periodo. Figlia di un
miracolo è la basilica di S. Maria in Vado, o guado: si narra che durante una
cerimonia, mentre il priore spezzava l’Ostia, questa abbia sprizzato sangue
macchiando la volta di una piccola chiesetta. Nel corso dei secoli questa fu
ampliata ed oggi una edicola ospita la volta del Preziosissimo Sangue. Il
Palazzo del duca milanese Ludovico Sforza, detto il Moro, è rimasto incompiuto:
comunque di sicuro impatto la Sala del Tesoro, con il rosone ligneo dorato,
intorno a cui si affacciano illusionisticamente dipinti gentiluomini e
gentildonne affacciati come da una balconata. Oggi ospita il Museo Archeologico
Nazionale, con reperti provenienti da Spina.
Sicuramente da non dimenticare è Palazzo dei Diamanti: 8500 bugne tagliate a
forma di diamante sfalsate le une rispetto alle altre con il vertice inclinato
verso il basso nella fascia inferiore e verso l’alto in quella superiore,
iniziato nel 1493 e terminato finalmente nel 1567, mentre il portale è del
1642. Curioso il balconcino di Gabriele Frisoni, così come il portico del
cortile interno, dello stesso; il giardino tipicamente cinquecentesco ha un
portale ed un pozzo centrale decorato da fogliame e stemmi ferraresi.
All’interno del palazzo sono ospitate la Pinacoteca Nazionale e la Galleria
Civica di Arte Moderna. Di fronte si trova Palazzo Prosperi, famoso per il suo
portale su cinque gradini con due colonne di ordine corinzio che sostengono una
trabeazione di angioletti reggenti un balconcino, poi medaglioni, paraste e
rosoni, il tutto in marmi policromi.
Sono ancora decine i posti che varrebbe la pena vedere, solo per citarne alcuni:
il monastero di S. Antonio in Polesine, nel giardino del quale a primavera fa
bella mostra di sé uno splendido ciliegio in fiore, meta di rilassanti
passeggiate dei ferraresi. Poi la coraggiosa casa dell’Ariosto, sulla cui
facciata campeggia una lapide con scritto: “Piccola, ma adatta a me; questa
casa, non certo squallida, non è gravata da debiti ma è stata costruita con il
mio denaro”! Ancora la Palazzina di Marfisa d’Este che, per quanto
rimaneggiata e abbandonata nel corso degli anni, oggi conserva all’interno una
serie di mobili per lo più veneti ma, comunque, gradevoli nell’insieme
dell’ambientazione, tanto da dare un’idea di come dovesse presentarsi
originariamente la struttura decorata da alcuni affreschi del Bastianino.
A corona le mura del XII secolo dal canale della Giovecca al Po di Volano, una
struttura difensiva con torri quadrate e merlate: con il XVI secolo le armi da
fuoco resero necessario un ispessimento della cortina muraria con terrapieni e
baluardi, mentre l’Addizione Erculea ne rese necessario un ingrandimento per
inglobare i nuovi quartieri, da Porta Po a Porta S. Giovanni. Famosi il Torrione
del Barco, riserva di caccia della
famiglia Estense, e la Porta degli Angeli, chiusa dopo l’esodo degli Estensi
dalla città nel 1598, il Torrione circolare di S. Giovanni, i baluardi di S. Tommaso e della
Montagna, cioè una postazione rialzata per l’artiglieria. Disgraziatamente
non tutto il percorso è perfettamente visitabile: superfetazioni,
“restauri” e manomissioni recenti hanno minato una fetta del paesaggio
importante, notevole quasi quanto quella ancora conservata: di essa faceva parte
la fortezza papalina terminata nel
1610, esempio a pianta stellare di aggregazione di bastioni, terrapieni e
fossati.
Ferrara è una città da visitare: ogni angolo riserva una sorpresa per la vista
e la mente, mangiare la salamina da sugo e i tortelli di zucca è una delizia
per il palato, due argomenti che valgono la pena di passeggiare sugli odiosi
ciottoli che pavimentano questo grazioso luogo d’Italia.
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