Itinerari autostradali insoliti – 1

Per non vedere sempre le solite cose

A 5 IVREA-SANTHIA’

ISSOGNE

Fra i tanti castelli della Valle d’Aosta, quello di Issogne è tra i meglio conservati. Nella seconda metà del 1400 Giorgio di Challant ne iniziò la costruzione sulle fondamenta di una precedente casa-forte. L’esterno è un insieme di stili dell’epoca misti a caratteristiche prettamente locali. L’interno desta in tutti un grande stupore per la bellezza delle decorazioni.

Splendidi i soffitti a cassettoni, i camini, l’altare gotico della cappella in legno dorato, gli affreschi sparsi ovunque e riproducenti scene di vita quotidiana, le finestre e i portali in pietra scolpita e gli arredi d’epoca perfettamente conservati.

Nel cortile, una fontana ottagonale ospita un albero di melograno in ferro battuto, dal cui tronco sgorga l’acqua. Nella simbologia, l’ottagono è la quadratura del cerchio, la fusione tra cielo, cerchio, e terra, quadrato. Quanto al melograno è simbolo di fertilità. Nel medioevo, i suoi molti semi e il suo profumo venivano identificati con le virtù della Vergine Maria.

A 4 TORINO-TRIESTE

CHIERI

Insediamento dei Liguri, venne colonizzata dai latini e prese il nome di Carreum Potentia. Ricca di numerose chiese gotiche, ha la Cattedrale più grande del Piemonte. L’antica strada romana divenne la via Maestra ed è l’attuale Corso Vittorio Emanuele.

Nel Mille fu possesso dei Vescovi torinesi, divenuto poi libero Comune. Devastata dal Barbarossa si dotò di una nuova cinta muraria di cui alcuni tratti sono conservati nelle strade del centro storico. Notevoli le case medievali in stile gotico e i palazzi rinascimentali, le ville patrizie. Paradiso dei buongustai, oltre alle delizie della cucina classica piemontese come zuppe e bolliti, tartufi, è zona di produzione del vino freisa, vermut e liquori. Da non mancare il Museo dell’enologia, da acquistare manufatti tessili come copriletti e passamanerie.

A 10 GENOVA-VENTIMIGLIA

PIGNA

Attorno a un promontorio naturale si sviluppa un caratteristico abitato con case fittamente addossate, separate da carugi e sottopassaggi. La Chiesa Parrocchiale di S. Michele è un bell’esempio di tardo-gotico ligure arricchita da una vetrata a colori: una rosa, o margherita, a dodici petali raffiguranti i dodici apostoli. All’interno è conservato un polittico a trentasei scomparti di G.Canavesio. Dello stesso autore sono gli affreschi della chiesa di S. Bernardo. La specialità della zona sono i funghi, da gustare cucinati nei modi più svariati.

A 8 MILANO-CHIASSO

BELLANO

Posto sul delta del torrente Pioverna, che prima di gettarsi nel lago di Lecco forma un orrido spettacolare, il paese è caratterizzato dalle strette strade che percorrono il borgo antico. Particolare è la chiesa dei ss. Nazario e Celso che conserva in parte la facciata primitiva, opera dei maestri comacini. Chi ama il pesce di lago non dovrebbe lasciarsi sfuggire l’occasione di gustare i piatti locali a base di agoni, arborelle e pesce persico, i funghi e il buon vino Corvino.

A 27 MESTRE-VITTORIO VENETO

BADOERE

Paese costruito secondo la pianta di una villa, nacque nel 1756, quando il nobile Angelo Badoer, da cui prende il nome, lo fece progettare e costruire inglobando una chiesetta secentesca dedicata a S. Antonio. La villa padronale è andata distrutta all’inizio di questo secolo, ma si possono ammirare ancora le due “barchesse”, piazze circolari colonnate, unite da un lungo viale rettilineo. La barchessa nobile, intatta, ha porticati a sesto pieno che accolgono le botteghe. La barchessa rustica, un tempo porticata, è parzialmente chiusa. Si conserva l’arcone centrale che introduceva, simbolicamente, alla campagna coltivata. Conservati sono anche i tre edifici di abitazioni e botteghe che, nel loro piccolo, riproducono la sontuosità dei palazzi veneziani.

A 1 MILANO-NAPOLI

CASTELL’ARQUATO

Si esce a Fiorenzuola e in un lampo si è immersi nell’atmosfera medievale di un borgo magnificamente conservato. Considerato da chi lo conosce “l’Assisi dell’Emilia”, nasceprobabilmente come fortificazione romana, anche se le prime notizie certe si hanno solo nell’Alto Medioevo. La Rocca, che domina il paese e la campagna circostante, si affaccia su una magnifica piazzetta che racchiude la parte absidale della Colleggiata e il palazzo del Municipio. L’intera scenografia del borgo, tutto in mattoni, racchiude stili diversi che si fondono armoniosamente. Il paese è patria di Luigi Illica, poeta, che da solo o in collaborazione con altri, ha scritto i testi di opere liriche tra le più famose.

Per citarne alcune: Madama Butterfly, Bohéme, Manon Lescaut, Andrea Chenier, Tosca, Iris, Wally. Per chi non ha problemi di linea, o è in vena di strappi, da non perdere un pranzo che comprenda i gustosi salumi, i delicati anolini in brodo per concludersi con la ghiotta torta di mandorle. Eventualmente, si può smaltire il tutto con una passeggiata nei boschi circostanti, ricchi di conchiglie fossili.

A-1 MILANO-NAPOLI

SOVANA

Si esce ad Orvieto. Patria del pontefice Gregorio VII, al secolo Ildebrando da Sovana, si affaccia sulla valle del Fiora. Prima insediamento etrusco poi cittadella fortificata, nel V secolo fu sede vescovile. Dal 1400, sotto i senesi, iniziò un periodo di decadenza conclusosi solo recentemente. Un colpo d’occhio indimenticabile è la splendida piazza del Pretorio. Con il Palazzo dell’Archivio, la Loggia del Capitano sembra scolpita in un unico blocco di tufo. Il Duomo, risalente al IX secolo, romanico come struttura di base e ritoccato con il passar del tempo, presenta uno splendido portale centrale inserito in due contrafforti cuneiformi. Nella valle sono sparse innumerevoli tombe etrusche scavate nel tufo. La più famosa è l’Ildebranda, così chiamata in onore del papa. Il tempietto, un tempo era riccamente scolpito e tinteggiato.

A 1 MILANO-NAPOLI

AMELIA

Si esce in direzione Terni. I primi insediamenti risalgono al 1200 a.C. Nel VI secolo a.C. i Pelasgi la fortificarono con mura ciclopiche tuttora visibili e di cui la cittadina va giustamente orgogliosa. All’interno, l’insieme degli stili sommatisi a seconda della popolazione o della casata che dettava legge al momento, e l’impiego di materiali recuperati da costruzioni precedenti si amalgamano armoniosamente, divisi da stradine a saliscendi per seguire i dislivelli del terreno. Caratteristico, nella via principale, il cosiddetto “arco di piazza”, antico accesso all’acropoli, pezzo superstite di mura romane. La cucina locale vanta piatti di cacciagione tra cui le palombelle alla leccarda, dolci a base di frutta secca, canditi e susine.

A 14 BOLOGNA-TARANTO

CINGOLI

Città fortificata romana, costruita alla sommità del monte Circe, è stata definita da qualche visitatore entusiasta “il balcone delle Marche”. Dalle sue mura tardo-medievali come la maggior parte del borgo, interrotte da porte e bastioni, ci si affaccia sulle montagne del Montefeltro, il Gran Sasso e le spiagge della riviera pesarese. Palazzi padronali, case e chiese sono sovrapposti per seguire l’andamento del terreno. Anche i dintorni meritano una visita, ricchi come sono di chiese abbandonate, ruderi romani che testimoniano la tormentata storia del paese, visitato da Goti e Longobardi. Che dire della cucina? Tra le specialità più rinomate i ravioloni di formaggio da fare al forno, sedani prelibati, biscotti ripieni annaffiati da ottimo vino bianco o dal Rosso Piceno.

A 1 ROMA-NAPOLI

POLI

A poca distanza da Roma, è costruita di taglio su di una cresta di tufo che strapiomba nella valle del fiume Risacco. Attorno all’unica via principale, che a volte diventa gradinata per superare i dislivelli del terreno, nella quale confluiscono i vicoli di collegamento, si ergono case alte e strette dalle facciate abbellite da balconi in ferro battuto. Interessanti da vedere la Porta Maggiore aperta nei contrafforti delle case mura, e il palazzo-fortezza della famiglia Conti, posto nel punto più alto del paese e da questo separato da un fossato superabile con un ponte. L’automobile? Un accessorio inutile.

A 14 BOLOGNA-TARANTO

PENNE

Preesistente ai romani, l’antica Pinna è costruita su due colli tra i bacini del Fino e del Tavo. Questa particolarità dà origine a due nuclei distinti, uniti dalla piazza del mercato dedicata a Luca da Penne, giureconsulto, denigratore delle leggi longobarde e assertore del codice giustinianeo, ovviamente illustre figlio del borgo. I monumenti di cui è ricca, tra cui la Cattedrale paleocristiana, la chiesa di S. Giovanni il cui campanile è decorato da ciotole maiolicate, la chiesa dell’Annunziata, palazzo del Bono e molti altri, presentano caratteristiche romaniche, rimaneggiamenti gotici e inserimenti barocchi che si fondono splendidamente grazie al cotto, materiale con il quale è costruita la maggior parte della cittadina. Al ristorante si gustano primi di pasta saporitissimi, grigliate di carne mista con contorno di pere macerate nell’aceto.

A 30 CASERTA-SALERNO

SANTA MARIA CAPUA VETERE

A pochi chilometri da Caserta sorge questa cittadina dalle origini etrusche, è l’antica Capua, passata ai romani sotto il cui dominio divenne, dopo Roma, la più grande città italiana. Tra i suoi monumenti più importanti si trova, infatti, l’Anfiteatro Campano, inferiore come dimensioni solo al Colosseo. Il Duomo, risalente al 432, è costruito sui resti di catacombe cristiane. E’ una piacevole tappa anche per i ghiottoni. La sua tavola offre salumi saporiti, frutta e verdura di grande qualità e dolci squisiti tra cui pastiere, torroni e zeppole.

A 14 BOLOGNA-TARANTO

BITETTO

Posta nell’entroterra barese, la cittadina conserva integro il centro storico di impianto medievale attorno al quale si raggruppano, strettamente e senza un ordine preciso, nei più svariati tipi di stile e di importanza, le abitazioni più recenti anche se antiche. Il tutto amalgamato dalla caratteristica, abbagliante imbiancatura a calce. Altra particolarità sono le scale che all’esterno collegano i vari piani delle case: la prima è in pietra, le superiori in legno. Splendida la Cattedrale dedicata a S. Michele. Di stile romanico, nella facciata di pietra bruna si aprono tre portali splendidamente scolpiti, sormontati da tre bifore e un rosone, mentre la copertura delle cupole è di tegole verdi e gialle. Sembra che l’olio d’oliva qui prodotto sia fra i più fragranti della penisola.

A 3 NAPOLI-REGGIO CALABRIA

GERACE

Il suo nome deriva dal bizantino hiérax e significa sparviero l’animale che, secondo la tradizione, oltre mille anni fa guidò con il suo volo gli abitanti di Locri, in fuga dai Saraceni che avevano distrutto la loro città, fino al luogo adatto per fondarne una nuova. Bizantina l’origine, in seguito sotto il dominio Normanno, mescola i diversi stili nella splendida Cattedrale e nei tre nuclei che la compongono. Il superiore è costituito da palazzi nobiliari, il secondo da abitazioni borghesi, il terzo popolare con case a schiera dalle facciate in pietra o dipinte in tinte pastello. Dai ruderi del castello normanno si gode un panorama stupendo, nella chiesa di S. Francesco, senza più tetto e in stile gotico, si ammirano un altare barocco e il sarcofago del comandante Nicolò Ruffo. La Cattedrale, la più grandiosa della regione, conserva un dipinto bizantino della Madonna Odigitria, ovvero “colei che indica la via”, e ha all’interno 20 colonne di granito verde provenienti da un tempio greco dell’antica Locri. Da gustare le sopressate fatte con la coscia del maiale e l’uva da tavola. Come ricordo, si possono acquistare pezzi delle particolari ceramiche artigianali.

A 20 MESSINA-PALERMO

CAPIZZI

Pochi borghi come questo riassumono in poco spazio l’intera storia dell’isola. Conosciuta già in epoca romana, passò sotto i bizantini, i musulmani, i normanni per finire con i longobardi. Sviluppatosi attorno al castello, che un tempo si elevava nella parte più alta, con impianto precedente al medioevo, nella parte sud conserva le caratteristiche delle cittadine musulmane con le strade strette, le curve a gomito e le frequenti scalette per seguire l’andamento del terreno. Le molte chiese appaiono rimaneggiate nel corso del tempo, i palazzi sono ottocenteschi, ma l’insieme fornisce senza dubbio un bel colpo d’occhio. La cucina? Una sinfonia mediterranea.

SARDEGNA

SS 126 dir. S. Antioco-Calasetta

CALASETTA

Di recente costruzione, risale al 1770 quando vi si insediarono alcuni coloni piemontesi. Dell’epoca conserva una massiccia torre. I piemontesi subirono l’influenza dei Tabarchini, abitanti della vicina isola di S. Pietro, che imposero il dialetto ligure. L’architettura è di stile islamico, bene evidenziato nella cupola della chiesa parrocchiale rassomigliante al tetto di una moschea. Da che cosa deriva il nome? Dai filamenti prodotti da un mollusco per ancorarsi al fondo marino. Raccolti e lavorati si trasformano nel bisso, tessuto già conosciuto dagli antichi popoli mediterranei, fenici e romani in testa. Poiché rassomiglia alla seta e la zona ne produceva parecchio, ecco il nome: cala della seta, Calasetta. La cucina è prevalentemente a base di pesce, ma si celebra anche una festa dell’uva.

A 4 TORINO-TRIESTE

MONFALCONE

Abitata in età preistorica, venne sfruttata dai romani per la fonte di acque salso-sulfuree ricordate da Plinio. Distrutta dai barbari, venne ricostruita attorno al 1100 con il nome di Marcelliana. Comune prima, passò sotto i veneziani che la dotarono di una rocca. Attualmente è sede di importanti cantieri navali, ma non dimentica il proprio passato. Visitando il Castello Nuovo di Duino, si calpesta il suolo e si ammirano le scogliere che furono care a Dante, il sommo poeta, e al poeta tedesco Rilke. Per la gioia del palato si può sostare nelle trattorie e gustare il pesce dell’Adriatico, piatto forte del luogo, qualcuno dei deliziosi dolci di tradizione austro-ungarica come gli strudel di mele o ricotta, il pecorino del Carso. Chi è in vena di acquisti può spaziare tra l’ottimo vino, i prosciutti affumicati crudi o cotti, oggetti di artigianato in legno, vetro, ceramica e preziose stoffe d’arredamento.

A 27 MESTRE-VITTORIO VENETO

AGORDO

Usciti a Belluno, si arriva a Agordo seguendo la statale 203. Non mancano le vestigia del passato, considerando che la cittadina era già nota nel X secolo, che fu teatro di guerre tra guelfi e ghibellini, mantenendo sempre la sua fede guelfa. Passata da Venezia all’Austria, nel 1866 ritorna all’Italia. Da ammirare il palazzo Crotta, ora chiamato Manzoni, e le due tavole di Palma il Giovane conservate nella parrocchiale. Splendidi sono i panorami, una vera gioia per gli occhi, mentre ciò che offre la tavola è sia una gioia per gli occhi sia una delizia per il palato: latticini di tutti i tipi, freschi e stagionati, gnocchi, casonzei, cacciagione, lingua salmistrata, funghi, biscotti, crostate, noci e nocciole, frutti di bosco, vini, birre, grappe aromatizzate. Con soli 33 km, seguendo la statale 347, ci si può spingere fino a Fiera di Primiero, dove si possono acquistare stoffe artigianali e scialli di mussola di lana che ripropongono i motivi floreali della tradizione.

A 4 TORINO-TRIESTE

PRATO DELLA VALLE

Uscendo a Padova-Est, si seguono le indicazioni per la località indicata e si giunge a un angolo di paradiso nel…centro della città. E’ il prato della valle, detto anche “prato senza erba”. E’ uno spazio circolare delimitato da un canaletto al centro del quale si trova l’isola Memmia, un giardino. Lungo gli argini del piccolo canale nel 1700 sono state poste 78 statue, tuttora in loco. Al tempo dei romani, questo spiazzo-giardino era il centro della vita cittadina. Nel Medioevo fu adibito ad arena per i tornei cavallereschi e, ancora nel 1500, vi si tenevano le fiere di S. Prosdocimo e di S. Giustina. Nelle acque della canaletta si specchiano il sacello del V secolo dedicato al santo e la splendida basilica cinquecentesca dedicata alla santa. Chi desidera rilassare la mente, ritemprare lo spirito, può chiedere ospitalità ai monaci benedettini sublacensi dell’abbazia della santa.

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