Fontana di Trevi

Fontana di Trevi
250 anni ma non li dimostra

Almalinda Giacummo

Opera barocca maestosa ma frutto di un lungo e complesso lavoro: Fontana di Trevi è il mio posto preferito a Roma e compie 250 anni, essendo stata inaugurata il 22 maggio del 1762. A dare il via ai lavori, nel 1732 fu papa Clemente XII (al secolo Lorenzo Corsini, Papa dal 1730 al 1740) sotto la direzione dell’architetto Nicola Salvi, seguito poi da Giuseppe Pannini, fino all’inaugurazione avvenuta sotto il pontificato di papa Clemente XIII (Carlo della Torre di Rezzonico, Papa dal 1758 al 1769). Si trova nel cuore della città, incrocio di vie da cui deriva il suo nome, mostra monumentale dell’Aqua Virgo, un acquedotto voluto da Agrippa nel 19 a.C. per alimentare le sue terme, probabilmente le più antiche terme pubbliche di Roma, localizzate immediatamente alle spalle del Pantheon, laddove oggi resta parte di una grande sala circolare, tagliata da via della Ciambella.

Ma andiamo per gradi: oggi si arriva nella piazza di Trevi e lo spettacolo è impressionante, scioccante. Strette strade all’improvviso si aprono ed il rumore dell’acqua occupa i pensieri, mentre la vista rimane colpita da tanto biancore, dal luccichio continuo, dai personaggi che sembrano spuntare da ogni dove, quasi che la leggenda fosse vera…
Raccontano alcuni romani che la fontana fu creata dal Diavolo. In effetti, guardando alle spalle della fontana, si scopre che “spunta” dal lato corto di Palazzo Poli, in alto a destra si trova una finestra che finestra non è. Infatti è dipinta: si narra che da qui il Diavolo si sia affacciato ed abbia creato la fontana e che per questo in seguito la finestra sia stata murata.

Ma cosa rappresenta la fontana? Al centro si erge maestosa la figura di Oceano che incede su un cocchio a conchiglia trainato da due cavalli marini, uno agitato ed uno un po’ più tranquillo, guidati da due tritoni che suonano conchiglie, su modello di Giovanni Battista Maini ma opera di Pietro Bracci (1759 – 1762). Guardando verso destra si trovano la Salubrità, opera di Filippo della Valle, ed il rilievo della Vergine che indica la sorgente ai soldati, opera invece di Andrea Bergondi, mentre sul lato opposto si trovano l’Abbondanza, sempre del della Valle, ed il rilievo con Agrippa che approva il disegno dell’acquedotto di G.B. Grossi. Sull’attico le statue delle Stagioni, opera di Bernardino Ludovisi la Fertilità dei campi, di Bartolomeo Pincellotti l’Amenità dei giardini, di Agostino Corsini l’Abbondanza della frutta e di Francesco Queirolo la Ricchezza dell’Autunno, mentre le due immagini della Fama che sorreggono lo stemma di papa Clemente sono opera di Paolo Benaglia.

Cornice ma parte integrante e conditio sine qua non è poi la natura che con rocce e vegetazione connotano il paesaggio, fino al mare, rappresentato dalla grande vasca, scenografia per i milioni di fotografie che ogni anno qui vengono scattate. Oltre che ampio bacino di raccolta per le monetine di tutto il mondo, di buon augurio per un felice rientro a casa del viaggiatore e per un suo prossimo ritorno nella Città Eterna.
La vergine è legata all’Aqua Virgo da una leggenda che racconta di come sia stata proprio una fanciulla ad indicare a Marco Agrippa ed ai suoi la sorgente, che si trova a Salone, all’ottavo miglio della via Collatina.

Una mostra dell’acquedotto esisteva già sulla stessa piazza dall’epoca di Niccolò V (Tomaso Parentucelli, dal 1447 al 1455): il Papa restaurò questo acquedotto perché avrebbe fornito acqua anche ai quartieri lontani dal fiume ed il suo percorso relativamente breve e per lo più sotterraneo avrebbe facilitato l’impresa. Quindi Leon Battista Alberti ne decorò la bocca con una vasca rettangolare e tre cannelle, oltre ad un’iscrizione che ricordava il restauro della “forma trivi”.
Papa Urbano VIII (Maffeo Barberini, dal 1623 al 1644) fece smontare la precedente e la sostituì con un’altra simile ma nella stessa posizione di quella attuale, mentre Bernini si fece promotore di una nuova sistemazione della piazza utilizzando come materiale da costruzione i blocchi di travertino della tomba di Cecilia Metella sull’Appia Antica, ma fortunatamente il progetto non andò in porto; Carlo Fontana progettò un Oceano con una schiera di tritoni, mentre Paolo Benaglia vi vide una Vergine del Rosario, con vicino una Vergine del Trivio ed una dea Roma.

Alla fine Clemente XII indisse un concorso, vi parteciparono sedici progetti esposti al Quirinale e, nonostante la scelta iniziale cadesse sul Vanvitelli, alla fine vinse il progetto del Salvi. Ed i soldi giunsero quasi tutti dai proventi del lotto…

Palazzo Poli venne ingrandito fino a quando il suo lato non divenne la quinta scenografica della fontana, Benedetto XIV fece fare le scogliere, la vasca e la conchiglia del Nettuno – Oceano e dal 1744 l’Aqua Virgo sgorga…

Teatro acquatico di piena idea barocca:” coniuga il dato scenografico – urbanistico con il rigore classicista del fondale architettonico e l’esuberanza plastica dei gruppi statuari”, ed il Salvi così descrive la sua idea: “alla visibile immensa mole dell’acqua marina, radunata e ristretta nei vasti seni della terra… dai quali come una miniera perpetua ha la potenza di diffondere varie parti di se medesima, rappresentate per i tritoni e per le ninfe, le quali vadano a dar alimento alla materia per la produzione… Li cavalli marini, oltre la parte anteriore simili ai nostri terrestri, la quale siccome la più nobile di un corpo significa la propria sede, et il principale impero dell’Oceano sulla Terra, abitazione destinata agli uomini; e la posteriore la quale terminando in lunga e squamosa coda a guisa di pesce, far vedere che a sua potenza si stende egualmente nei vasti e profondi mari; doveranno ancora avere le ali sul tergo, per far conoscere l’Oceano nientemeno atto a sollevarsi per l’aria…”.

Il percorso dell’acquedotto di epoca romana doveva essere in parte sotterraneo e seguire prima la via Collatina fino all’altezza di Portonaccio, quindi la Tiburtina a Pietralata, poi lungo la Nomentana e la Salaria, per venire fuori terra e proseguire su arcate all’altezza delle pendici del Pincio, negli Horti Luculliani, grossomodo tra via Capo le Case e via Due Macelli, attraversare il Campo Marzio fino ai Saepta, da dove proseguiva nuovamente sottoterra fino alle terme.
Per un percorso totale di circa 20 chilometri: resti dell’Acquedotto Vergine sono infatti stati ritrovati in diversi punti del Campo Marzio, i più imponenti sono quelli di via del Nazareno, in bugnato rustico di blocchi di travertino appena sbozzati con iscrizione che ricorda un restauro da parte dell’imperatore Claudio.

Al medesimo imperatore era dedicato l’arco che monumentalizzava uno dei passaggi, in piazza Sciarra, nei pressi dell’odierna via del Corso all’epoca via Lata, per celebrare la conquista della Britannia, iniziata nel 43 d.C. e conclusasi nel 51 con la cattura di Caractaco: voluto per decreto del Senato, fu dedicato nel 52 d.C. Le terme di Agrippa poi dovevano avere un ricco apparato decorativo, pitture ad encausto ed incrostazioni marmoree, oltre a statue di cui alcune molto famose, come l’Apoxyomenos, la statua rappresentante un atleta mentre si deterge il corpo con uno strigile, probabilmente dopo aver partecipato ad una gara. Oltre la sala circolare centrale, già ricordata sopra, vi erano altre sale asimmetriche: due emicicli porticati, il calidarium, altri ambienti non ben identificati, un lago artificiale utilizzato come piscina ed in parte alimentato proprio dall’Acquedotto Vergine.

Fontana di Trevi, un simbolo anche per gli innamorati: per far durare a lungo il rapporto pare si debba bere entrambi l’acqua della fontana…

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