Il Mitreo del Circo Massimo

Roma sotterranea:
culti misterici e monumenti nascosti sotto la città moderna

Almalinda Giacummo

Che Roma nasconda molte strutture di indubbio fascino e di particolare sapore “esotico” non è certo una novità, che esse siano visibili solo a pochi pazienti ed attenti visitatori neppure. Per avere i permessi e gli appuntamenti necessari all’accesso ci possono volere anche mesi, come per il Mitreo del Circo Massimo, o di via dei Cerchi.

Scoperto durante i lavori di restauro dell’edificio pertinente all’ex pastificio Pantanella, compreso nell’edificio fra via dell’Ara Massima di Ercole, via dei Cerchi e piazza Bocca della Verità, in seguito all’acquisizione da parte del Governatorato di Roma intorno al 1920 per la realizzazione dei magazzini del Teatro dell’Opera, a circa 14 m di profondità si rinvennero nel 1931 le imponenti strutture di un edificio in laterizi databile al II secolo d. C.

Questo edificio risultò subito essere allineato con l’antica via romana ad duodecim portas, ripercorsa dall’odierna via dell’Ara Massima, collegata alla stessa tramite una doppia scalinata monumentale ed in corrispondenza dei carceres del Circo Massimo, quella sorta di gabbie da cui partivano i cavalli per le competizioni. Per l’estrema vicinanza con il Circo e per la maestosità del complesso, si è pensato che potesse trattarsi di un qualche edificio a carattere pubblico non meglio identificabile.
Durante una delle diverse ristrutturazioni che interessarono questo edificio venne realizzato al pianterreno un mitreo: siamo nella seconda metà del III secolo d.C.
Quello di Mitra è un culto molto antico di derivazione indo-iranica: in associazione con Varuna, simboleggiavano il giorno e la notte, l’ordine cosmico ed umano. L’uno sovrintendeva ai contratti, chiunque ne fossero i contraenti, garantisce e protegge la giustizia ed il bestiame cui, al contempo, garantisce buoni pascoli con grande vantaggio e per gli animali e per gli uomini giusti. Varuna, invece, puniva i trasgressori ed i malvagi.

Con il monoteismo professato da Zaratustra (circa VI sec. a.C.?) Mitra divenne uno yazata, una creatura venerabile sovrumana nella sfera di Ahura Mazda, la divinità suprema. Con i Babilonesi viene assimilato al dio Sole Shamash, mentre l’incontro con l’ellenismo ne vedrà l’identificazione con Apollo Helios. Spesso viene rappresentato come nascente con in mano il globo e l’eclittica zodiacale, oppure generato da un uovo.

Secondo la tradizione il culto di Mitra dovette comunque essere portato in occidente dai pirati Cilici che Pompeo sconfisse e deportò nel 67 a.C. in Grecia, dove però le tracce del mitraismo sono assai scarse. Il culto si diffuse invece in modo assai più capillare in Italia, soprattutto a Roma ed Ostia sono stati ritrovati numerosi mitrei, e nell’Europa dell’est e del Nord. Noti in Italia sono i mitrei di Angera (Va), all’interno della cosiddetta Tana del Lupo, porta delle fate, per una tradizione per la quale in questo luogo ogni 100 anni si aprirebbe un passaggio magico per un’altra dimensione; quello ipotizzato a S. Maria in Stelle (Vr); quello di Duino Aurisina, presso le foci del Timavo; quello di s. Maria Capua Vetere; ancora quelli vicino Roma come la Madonna del Parto a Sutri e quello di Marino. Solo per citarne alcuni: a Roma famoso quello di s. Clemente, quello di s. Prima, delle terme di Caracalla, il Barberini, di s. Stefano rotondo e quello di via Lanza, ad Ostia quello di Felicissimo.
La presenza poi di questo mitreo nell’area occupata dal foro Boario, il mercato degli animali dove erano presenti mercanti da tutto l’impero, accentua ancora di più la funzione aggregativa di un culto misterico come questo. per chi doveva viaggiare molto era una sorta di legame che andava al di là degli affetti mortali e faceva da punto di riferimento morale e “legale”.
Si trattava in buona sostanza di un culto esoterico, misteriologico, iniziatico: nato da una roccia con in mano una torcia ed un coltello, ad un certo punto della sua esistenza fa sgorgare acqua da una roccia semplicemente scoccando una freccia, viene spesso associato al dio Sole quando con esso assimilato, banchettano insieme e per tradizione Mitra sale al cielo fra gli dei sul carro del Sole stesso. Ma, soprattutto, Mitra uccide il toro cosmogonico, dal cui sangue scaturiscono i benefici per gli esseri umani: la rappresentazione più nota del dio, infatti, è proprio quella nella quale all’interno di una grotta, che rappresenta la volta celeste, uccide il toro e mentre un cane ed un serpente ne lambiscono il sangue, uno scorpione ne artiglia i genitale e delle spighe di grano nascono dalla coda taurina.

Nel mitreo del Circo Massimo, posto al pianterreno del fabbricato, in una zona poco illuminata per rappresentare la grotta (spelaeum, specus, spelunca), la scena della tauroctonia è rappresentata ben due volte: nel rilievo principale, oggi posto nella sala di culto principale ma non nella sua collocazione originale, la scena è completa, sono presenti gli altri due membri della trinità di Mitra Cautes e Cautopates, l’uno un giovane che porta in mano una fiaccola rivolta verso l’alto, l’altro con la fiaccola verso il basso, primavera il primo e autunno il secondo rispetto all’estate Mitra, il Sole e la Luna, il corvo, che è sia il primo dei sette gradini di iniziazione al mitraismo sia una sorta di messaggero che dal Sole sembra indicare a Mitra i passi da compiere, la grotta come volta celeste, quindi le asperità della roccia e le stelle del firmamento, Mitra al centro che tiene fermo il toro con la gamba sinistra mentre con la destra ne blocca le zampe, la mano sinistra lo tiene fermo per le narici mentre la destra lo trafigge. La scena è delimitata dalla presenza di due colonne, singolarmente disposte ai lati ma una, quella di sinistra, nella giusta “prospettiva”, composta dalla successione di una base, fusto e capitello, quella di destra invece messa sottosopra, in corrispondenza con la fiaccola di Cautopates. Il secondo rilievo è invece più semplice, mentre il primo viene attribuito ad un discreto artista attivo nell’ambito del III secolo, le lettere della sua iscrizione sembrano leggermente posteriori.
L’ingresso al santuario del Circo Massimo non avveniva direttamente, i fedeli entravano da un lato rispetto alla sala principale, subito di fronte avevano l’apparitorium, una sorta di sagrestia con una piccola nicchia rivestita di marmi forse per un’immagine del dio e delle altre piccole nicchie forse atte a contenere le lucerne per l’illuminazione, quindi girando a sinistra sul pavimento in mattoni bipedali (quadrati lunghi cioè due piedi romani, circa 60 cm) entravano nella prima sala destinata al culto attraverso un passaggio nel cui spessore erano realizzate due nicchie con mensolette per sorreggere delle colonne ed un probabile timpano non più conservati, ed all’interno delle nicchie dovevano trovarsi probabilmente due immagini dei dadofori (portatori di fiaccole). Si passava quindi nella prima sala che appariva ora in parte pavimentata con marmi di riutilizzo, in uno sfarzo maggiore rispetto all’ingresso: i mitrei non erano edifici sontuosi, le decorazioni erano donazioni volontarie dei fedeli e come tali venivano menzionate con iscrizioni, come il rilievo principale appena descritto, dedicato da un certo Tiberio Claudio Hermes che offre l’immagine del dio in seguito ad un voto. In questa sala è poi presente un altro degli elementi tipici dei mitrei, il bancone laterale al di sopra del quale, sdraiati secondo i costumi antichi, i fedeli, tutti rigorosamente maschi, consumavano il pasto sacro, insieme ai due gradini superiori della gerarchia, rappresentati da Heliodromus (messaggero del cielo) e Pater (il sommo sacerdote), ad imitazione-ricodo del banchetto di Mitra e del Sole, nel quale gli altri fedeli fungevano anche da servitori.
I gradini “sociali” erano quindi rappresentati da Corax (il corvo), associato al pianeta Mercurio, Nunphus (sposo o giovanetto), pianeta Venere, Miles (soldato), Marte, Leo (leone) pianeta Giove, Perses (persiano) associato alla Luna. Ad ognuno di loro erano poi associati oggetti particolari che nell’ambito di un culto di cui non c’erano scritti ed era proibito parlare fra gli adepti e con gli estranei al di fuori del luogo di culto stesso, consentivano la comprensione agli iniziati: al corvo, oltre all’uccello stesso, erano associati il cadùceo, l’ariete, la tartaruga, la lira ed il vaso; a Nynphus il serpente, la fiaccola e la lampada; a miles il sacco, l’elmo, la lancia e la bisaccia; per leo la folgore, l’attizzatoio, l’alloro, l’aquila e la vesta; a perses una falce di luna con stella, la spada di Perseo ed un falcetto; heliodromus la corona a sette raggi, la torcia, la frusta, il globo, il gallo, la lucertola, il coccodrillo e la pala; a Pater l’anello, la canna, il berretto frigio, con indosso il quale viene sempre rappresentato lo stesso Mitra, e la falce di Saturno. In totale 7, passando attraverso i quali i fedeli abbandonavano in ciascuno un male terreno per il raggiungimento dell’estasi e della beatitudine.

Attraverso un’ampia arcata si giungeva infine nella sala principale al centro della quale la pavimentazione presenta una notevole ruota di albastro: anche qui, hai lati si trovano i banconi con piano inclinato per il pasto sacro, anch’essi rivestiti di marmi preziosi. Al centro dell’arco si trovava poi una cavità dentro cui era un’anfora: durante gli scavi al suo interno si rinvennero delle ossa animali, nello spessore dell’arco, all’interno di una delle due nicchie presenti, sarebbe da individuare la presenza di una vasca con dell’acqua lustrale.
Le statue del Sole e della Luna per alcuni sarebbero da posizionare ai lati dell’arcata sulla parete di fondo, all’interno della quale fu in seguito realizzata la piccola edicola semicircolare che forse doveva contenere un’altra immagine del dio. Le altre basi presenti, come quella triangolare sul lato sinistro, non sono attribuibili. A sinistra, in alto dell’arcata della parete di fondo, si trovano poi i resti di un’altra edicola con mensole fuori misura: qui, sulla parete intonacata sarebbero state lette delle iscrizioni incise in corsivo sulle cui parole gli studiosi dissentono, l’unica su cui invece i pareri sono concordi è la prima magicas, da intendersi non con un magico in senso moderno e dispregiativo, ma nel suo significato di atti religiosi o strumenti magici, come potevano essere considerati ad esempio i libri sibillini.
Data la quasi completa assenza di fonti scritte, quelle presenti sono per lo più di parte cristiana e cercano di mettere in luce le eccessive somiglianze fra il mitraismo ed il cristianesimo che, però, sarebbe arrivato solo in seguito, l’importanza delle strutture legate al culto di Mitra è notevole. Inoltre il mitraismo fu un culto libero, chiunque poteva accedervi, se maschio, era solo tenuto al segreto, la classe sociale non contava se non per le offerte che si potevano rendere, e l’iniziazione poteva anche essere limitata ai gradini inferiori soprattutto se, così come sembra da alcune rappresentazioni, le prove da superare per passare di grado potevano andare dalla fame alla sete al gelo alla pioggia, saltando con gli occhi bendati e le braccia legate dietro la schiena al di sopra di una vasca piena d’acqua… o alla sola assunzione di pane ed acqua…
Il mitraismo, come tutti i culti misterici, godette di buona fortuna allorché fu lasciata la libertà di culto: se con Aureliano il culto del Sole, e conseguentemente di Mitra, fu religione di stato e Diocleziano ne fece la religione delle legioni imperiali quale Sol Invictus, già con l’editto di Costantino vide restringersi il numero dei fedeli che però dovette crescere nuovamente con Giuliano l’Apostata, per concludersi con l’editto di Teodosio e la definizione del cristianesimo a religione di stato.
Per la cronaca la data di nascita di Mitra sarebbe da connettere al 25 dicembre e nel suo culto sarebbero stati presenti riti assai simili al battesimo…
Per la visita del Mitreo si deve contattare la Soprintendenza ai Beni Archeologici di Roma.

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