La necropoli ostiense

LA NECROPOLI OSTIENSE: UNA RUPE PER SAN PAOLO
Un cimitero meno conosciuto, una tomba santa, una strada dal percorso incerto

Almalinda Giacummo

La via Ostiense è una delle strade di Roma più importanti della storia della Città Eterna: insieme alla via Portuense ed alla via Campana conduceva al mare e quindi alle saline, indispensabili per la vita della città, a cominciare dalla produzione del sale necessario alla conservazione degli alimenti altrimenti deperibili.

Il suo compito principale era infatti quello di collegare l’Urbe con la città di Ostia: in età regia usciva dalla porta Lavernalis, da posizionare alle pendici del colle Aventino, in età imperiale da quella che Ammiano Marcellino nel 357 d.C. chiamerà Porta Ostiense, oggi anche Porta San Paolo.
Nel 1919, a conferma di quanto già osservato su altre importanti arterie di comunicazione ed in scavi rocamboleschi e/o fortuiti eseguiti in zona in precedenza, durante l’allargamento della sede stradale della stessa via Ostiense, in prossimità della basilica di san Paolo, venne alla luce parte di quella che deve essere una necropoli assai più estesa.

Oggi è in parte visitabile previa prenotazione, al di sotto di una tettoia compresa tra via Ostiense e via delle sette Chiese.
Dagli scavi sono emerse sepolture databili fra il II secolo a.C. ed il IV secolo d.C. senza soluzione di continuità, con un excursus attraverso tutte le tipologie di sepolture che si sono succedute, o hanno convissuto, nel corso dei secoli, dall’inumazione all’incinerazione a sepolture forse cristiane.

Per quanto il tracciato vero e proprio della via Ostienese antica sia ancora in parte argomento di dibattito fra gli studiosi, la necropoli doveva estendersi per diverse centinaia di metri quadrati su una serie di stradelli secondari, fino a comprendere probabilmente anche una parte dell’attuale Basilica.
In effetti, recenti scavi per verificare l’ipotesi di fede della realizzazione della stessa direttamente al di sopra della sepoltura, probabilmente in origine terragna, dell’Apostolo delle Genti, ha verificato come in effetti al di sotto dell’altare maggiore con ciborio si trovi un sarcofago.

Andiamo con ordine: secondo ricostruzioni recenti la primitiva basilica costantiniana di san Paolo sarebbe stata orientata in senso opposto a quello attuale. L’abside rinvenuta al di sotto della zona dell’altare attuale è infatti completamente girata: in questo modo l’officiante avrebbe prestato il proprio ufficio rivolto ad est, verso il popolo. La facciata della basilica sarebbe stata poi sulla via Ostiense, e non su via di san Paolo come accade oggi: un tratto basolato é stato individuato durante alcuni scavi avvenuti nel 1850 all’interno della basilica, grosso modo in corrispondenza dell’arco trionfale.

La via Ostiense doveva forse correre parallela al fiume Tevere, mentre alcune strade est – ovest dovevano collegare la stessa, e l’entroterra, alle strutture fluviali: fra queste sopravvive ancora oggi via delle Sette Chiese che, pur frastagliata e spezzata dalla creazione arbitraria di via Cristoforo Colombo, ancora congiunge queste zone con l’Appia antica.

La porzione di necropoli oggi visibile si trova nei pressi dell’altrettanto massacrata rupe di san Paolo: individuata già nel Settecento in una vigna pertinente al monastero annesso alla basilica, nel 1859 e nel 1872 nella vicina vigna Villani, nel 1897 – 1898 durante lo scavo di un grosso collettore fognario, fu indagata in maniera più sistematica solo nel 1917 – 1918 ed ulteriormente ampliata verso la rupe nel 1933.

La zona conservata presenta strutture sepolcrali per lo più orientate in senso nord – sud, similmente l’allineamento della via principale – via Ostiense.
Gli edifici più antichi conservati sono colombari, strutture architettoniche con ricavate numerose nicchie per la deposizione delle ceneri dei defunti entro appositi contenitori, per lo più olle ceramiche; in seguito il rito dell’incinerazione dovette convivere con quello dell’ inumazione, con la realizzazione di molte fosse terragne, fino a quando questo non divenne l’unico rito utilizzato.

Nella maggior parte dei casi doveva quindi trattarsi di persone di classi sociali inferiori: si hanno testimonianze epigrafiche di liberti imperiali e di militari, erano presenti anche personaggi di origine greco orientale piuttosto abbienti.
La tomba più antica è in opera quadrata di blocchi di tufo con accesso in travertino, da datare al II secolo a.C.

Ad una tomba in laterizio di età imperiale è legato il mito di Alcesti, qui rappresentato in pittura: poiché al marito Admeto era stata predetta una morte precoce salvo il sacrificio di qualcuno al suo posto, e non essendo alcuno, neppure i genitori, disposto a morire al suo posto, si sacrificò la bella moglie. L’atto di lealtà estrema ed amore sconfinato convinse però Eracle ad impedirne l’accesso al mondo degli Inferi, oppure semplicemente a recuperarla dallo stesso mondo, ed a riportarla al legittimo consorte.

Un nome compare su una lastra di marmo posta all’ingresso di un sepolcro (VII) con facciata in mattoni ed accesso in travertino: viene ricordata Livia Nebris, figlia di Marco. Al suo interno sono conservati resti di affreschi, fra cui si possono osservare racemi fioriti. In un colombario (XI) erano i resti di Valeria Restituta, una bimba di sette anni, premorta ai genitori L. Valerio Varro e Valeria Brundisina, poi anch’essi sepolti nella medesima struttura.

Il colombario adiacente (XII) conserva decorazioni pittoriche con eroti vendemmianti; un altro ambiente piuttosto vasto e con forma irregolare (XV), datato al III secolo d.C., viene invece interpretato con una schola, luogo di riunione della famiglia o di un collegio funerario che provvedeva alla sepoltura dei propri membri ed ai riti inerenti. Che si cambiasse idea anche in antico è poi testimoniato da una struttura sepolcrale (XXIX) della fine del II secolo d.C. dove, all’iniziale volontà di seppellire incinerati, venne preferito il rito dell’inumazione. Le ristrette dimensioni del colombario dei Pontii (XXI), anch’esso di I secolo d.C., non ne inficiano la bellezza: l’edicola della parete di fondo, aggiunta forse posteriore, è decorata dall’immagine cruenta di due leonesse che assalgono un’antilope, con cornice floreale e pilastri con uccelli tra racemi fioriti.

Da una delle sepolture adiacenti la rupe proviene la pittura, forse di un arcosolio, con Prometeo che plasma l’uomo davanti ad Atena, di II – III secolo d.C., così come raccontato nelle Metamorfosi di Ovidio, oltre ad un fagiano ed un pavone che alludono alla vita nell’aldilà: oggi si conservano nel Museo della Via Ostiense a Porta san Paolo. Nel medesimo museo sono anche conservati diversi plastici ricostruttivi sia della via Ostiense sia delle strutture portuali di Ostia e Porto.
Una raccolta di materiali provenienti da questa necropoli si trova nella fantastica sede dei Musei Capitolini presso la ex Centrale Montemartini, sulla stessa via Ostiense: qui sono raccolti ritratti, urne di marmo di diversa fattura atte a contenere le ceneri di alcuni liberti, spesso appartenenti alla stessa famiglia, ad esempio la gens Ciartia. Spiccano un’erma di Dioniso ed un sarcofago monumentale importato dall’Asia Minore.

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