Il Laterano, un sottosuolo ricco di storia
Il Laterano, un sottosuolo ricco di storia - Sotto la basilica ma non solo
Almalinda Giacummo
Nel corso degli anni, diverse scoperte archeologiche hanno contraddistinto questa parte del Celio e ne è conseguita la constatazione di una spiccata funzione residenziale. Quest’ultima è anche provata dal ritrovamento di numerose fistulae in piombo relative all’acquedotto celimontano con l’indicazione dei proprietari, che attestano quindi la presenza di diverse famiglie vicine alla corte imperiale, ali Annii, i Quintili, i Calvisi, i Domizi ed i Laterani. Il primo sguardo cade sui resti dell’acquedotto claudio – neroniano, di cui sono visibili resti nei pressi di via Merulana, lungo via D. Fontana, dietro la Scala Santa.

Scoperte sono state fatte al di sotto del comprensorio costituito dalla Basilica di san Giovanni e del suo battistero: il Vespignani fra il 1877 ed il 1878 aveva individuato i resti di una casa di III secolo d.C., di forma trapezoidale, posta contro ed al di sotto della basilica più antica, con resti di pavimenti a mosaici. Sotto la chiesa ed il chiostro, invece, sono stati osservati i resti di una domus del I secolo d.C.: alla fine del II secolo d.C. (197) l’imperatore Settimio Severo fece costruire al suo posto, o su parte di essa, rasando i muri ad un’altezza di circa 0,30 m, la seconda caserma degli Equites Singulares, detta Castra Nova Equitum Singularium: la prima caserma loro intitolata si trovava tra le attuali via Tasso e via Emanuele Filiberto. La nuova struttura si presentava forse con il Praetorium, ovvero l’abitazione del comandante, con un ampio cortile che confinava con il sacrarium, con un portico a pilastri e le stanze degli ufficiali, mente la truppa era acquartierata in alcune stanze contrapposte, poste al di sotto della zona verso l’abside.

Restano poderose murature ed alcuni mosaici pavimentali con disegni geometrici in bianco e nero, oltre ad alcune pitture parietali. Il tutto su una spianata di 100 x 186 m… Di esse si conservano le possenti fondazioni e circa 1 m dell’alzato del piano terreno: un capitello composito, riutilizzato come altare, presenta due iscrizioni, una delle quali con dedica a Minerva per la salvezza della famiglia imperiale da parte di un gruppo di cavalieri, datata al 197 d.C.

Con il IV secolo d.C. le strutture della caserma e delle ville dovettero essere tagliate per fare spazio alla nuova basilica costantiniana, l’imperatore sciolse anche il corpo di guardia, che si era schierato con Massenzio, il suo avversario: la sua abside fu costruita direttamente dentro altre strutture, fra cui spicca un cortile pavimentato con un mosaico in bianco e nero con una serie di stanzette tutte intorno, di incerta funzione ma generalmente attribuite ad una fase appena successiva alla stessa caserma.
Secondo una leggenda, una notte Costantino, malato di lebbra, ebbe in sogno una vista di Pietro e Paolo: gli Apostoli gli comunicarono che sarebbe guarito solo se battesimato. Al risveglio l’imperatore avrebbe fatto cercare papa Silvestro, che nel frattempo era alla macchia sul monte Soratte, e, dopo averlo fatto rientrare, si fece battezzare. Quindi diede ordine di costruire la basilica in segno di riconoscenza.

In totale la nuova chiesa doveva essere lunga scarsi 100 m, più piccola di san Pietro quindi, con cinque navate, delle quali le due più all’esterno più corte per fare posto a due sale sul fondo: potrebbe essere la basilica cristiana più antica di Roma se ne fosse confermata la dedica il 9 novembre 318. Secondo altre fonti, la consacrazione ufficiale del palazzo e della basilica sarebbe avvenuta nel 324 con papa Silvestro I, che dichiarò entrambi Domus Dei (casa di Dio).

In conseguenza del primato nel mondo come chiesa madre di tutte le chiese, sono incise sulla facciata della chiesa le parole Sacrosancta Lateranensis ecclesia omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput (Santissima Chiesa Lateranense, madre e capo di tutte le chiese nell’Urbe e nel Mondo). La basilica aveva quindi quindici colonne su ciascun lato e quattro pilastri, due in facciata e due nelle pareti di fondo: in alto agli 11 m di altezza delle colonne larghe a loro volta 1 m, era un’alta trabeazione; il transetto spuntava appena dal profilo della costruzione. In seguito sull’abside costantiniana, realizzata con la parte interrata in opera cementizia di malta, pietra e marmo e parte in alzato, ma sempre di fondazione, in opera laterizia su entrambi i lati, si posizionò esattamente quella voluta da Niccolò IV. Ugualmente gli scavi hanno anche individuato i muri di fondazione della navata centrale, in opera listata con ricorsi di mattoni e tufelli, e le sostruzioni di quattro pilastri in opera cementizia e grandi blocchi lungo la facciata della basilica.

Al di sotto del Battistero sono invece stati scoperti i resti di una villa del I secolo d.C., che dovette in seguito essere sostituita, o restaurata, con un complesso termale, in un periodo compreso fra gli imperatori Adriano ed Antonino Pio, per essere poi nuovamente ricostruito sotto Settimio Severo e Caracalla.
Ancora più a S sono i resti di un ninfeo, con resti più antichi, attribuiti ad età giulio-claudia, con mosaici in pasta vitrea all’interno di un vano rettangolare con un’abside con nicchia anch’essa rettangolare; si può pensare ad una copertura con volta a botte intonacata oppure decorata con mosaici in pasta vitrea, pareti rivestite di marmo e pavimenti in mosaico; in pochi punti si conservano ancora alcune conchiglie, mentre altrove possono riconoscersene labili tracce; successivamente, III secolo d.C., dovettero essere realizzate alcune pitture visibili in un ambiente a destra della stessa abside, con fasce colorate in rosso, bruno, arancione, giallo che realizzano motivi geometrici. Forse a questa seconda struttura potrebbero appartenere anche i resti di impianto termale, dei quali spicca l’imponente struttura a sud-est del battistero, con tre archi a doppia ghiera, probabilmente coperta da una volta a botte.

Al di sotto delle strutture pertinenti all’Ospedale san Giovanni sono poi stati ritrovati tra il 1959 ed il 1964 dei resti attribuiti alla villa di Domizia Lucilla, madre dell’imperatore Marco Aurelio, dove lo stesso imperatore avrebbe trascorso parte della sua giovinezza. Si osservano diverse fasi edilizie databili fra il I ed il IV secolo d.C.: un tratto stradale basolato con marciapiede su cui affacciano alcune tabernae, fra cui un termopolium con i vasi per la mescita ancora in situ; un peristilio con vasca originale poi trasformata in basamento, secondo alcuni da attribuire alla collocazione originale della statua del Marco Aurelio, posta sulla piazza del Campidoglio nel 1538 da Michelangelo ed oggi messa al riparo negli allestimenti dei Musei Capitolini e sostituita all’esterno da una copia; scale di accesso ai piani superiori da cui proviene anche un mosaico poi staccato ed ora ricollocato in verticale nei pressi di un magazzino con grandi doli incassati nel terreno ed utilizzati probabilmente per stoccare granaglie.

Nella stessa zona sono anche state individuate le proprietà degli Annii; alcune fornaci di epoca domizianea; l’assenza di strutture pare invece indicare la collocazione degli Horti di Seneca. Nella seconda metà del IV secolo venne a crearsi un ambiente cultuale cristiano, un oratorio, costituito da due ambienti di forma rettangolare ed uno absidato con decorazioni pittoriche: vi sono rappresentati una confirmatio, con un giovane agghindato e la scritta Genovius; un Cristo stante che unge con la Spirito Santo un Apostolo o un vescovo ed una donna anziana che fa la stessa cosa ad una ragazza bruna; Cristo fra san Tommaso e san Giovanni che resuscita Lazzaro.

In seguito, dopo il 1338 l’oratorio fu trasformato nell’ospedale sant’Angelo e poi san Giovanni. Un altro oratorio datato al V secolo è stato individuato al di sotto dell’ex reparto Folchi dello stesso ospedale, con ingresso verso ovest da due rampe di scale interne: si tratta di una struttura con molti rimaneggiamenti e riutilizzi, oltre ad interventi di sopraelevazione pur mantenendo intatta la struttura iniziale, posta ad un livello inferiore, tanto da possedere nuove decorazioni nel VI secolo. Fra le raffigurazioni sono presenti i tre santi ospedalieri Crescenzia, Modesto e Vito su cui il Salvatore effonde lo Spirito Santo e due figure interpretate come imperiali, Valentiniano III ed Eudossia?, che affiancano il Cristo.

Al di sotto della sede INPS, posta di fronte su via Amba Aradam, altre strutture a gradoni pertinenti forse a due diversi edifici di età giulio claudia, uniti nel IV secolo per formare un solo edificio caratterizzato dalla presenza di un corridoio – loggia largo circa 5 m, chiuso a N ma con ampie finestre verso S, con una probabile esedra lungo il suo percorso, decorato con pitture rappresentanti personaggi di dimensioni maggiori del vero, oltre ad alcuni ippocampi, di cui alcuni che vengono tratti dal mare da un giovanetto con corto mantello bianco e calzoni rossi; gli altri personaggi sono stati riconosciuti con Crispo, Fausta, Costantino, Teodora, Costanzo Cloro. Si nota poi la presenza di un cortile lastricato in marmi policromi ad intarsio, con un pozzo e sostegni per statue. Da alcuni queste strutture sono identificate con le abitazioni dei Pisoni e dei Laterani, espropriate in seguito dall’imperatore Nerone: secondo Tacito un Plautius Lateranus sarebbe stato implicato in una congiura per fare fuori lo stesso imperatore, assieme a personalità della stessa corte quali C. Calpurnio Pisone, Seneca, M. Anneo Lucano.

Le proprietà di questi personaggi dovevano oltretutto essere vicine se, come dice Giovenale “Temporibus diris igitur iussuque Neronis Longinum et magnos Senecae praedivitis hortos clausit et egregias Lateranorum obsidet aedes tota cohors”. L’unione successiva potrebbe essere ascritta alla costituzione della Domus Faustae da parte di Massenzio, di cui Fausta era sorella, nonché la moglie di Costantino, come residenza privata. Qui nel Concilio del 313, indetto da papa Milziade e da Costantino stesso, dovette essere risolta la questione donatista: principio di questo movimento scismatico cristiano era che il battesimo e l’ordine sacro non fossero da considerarsi mezzi di salute efficaci in se stessi, ma di efficacia derivata dalla dignità di chi li amministrava, chi fosse caduto nel peccato per rientrare nella comunità avrebbe dovuto rigenerarsi mediante un ulteriore battesimo. Fausta poi fu messa a morte dal suo stesso marito nel 327 con l’accusa di incesto.

Quello che è certo è che in questa zona nel corso dei secoli molteplici scoperte archeologiche, con reperti di inestimabile valore, hanno fatto la loro comparsa tra cui, solo per citarne alcuni, la Lupa Capitolina, da alcuni da localizzare nella struttura rinvenuta al di sotto del palazzo INPS laddove si trova una sorta di basamento di forma ovale rivestito di lastre marmoree, la Dea Barberini, il trono Corsini.












