Sulle orme di Borromini architetto

A spasso per Roma. Fra chiese e palazzi dalle estrose soluzioni

Almalinda Giacummo

Alla mostra di Palazzo delle Esposizioni dedicata al Borromini è abbinato un bellissimo percorso storico-artistico sulle orme del medesimo, attraverso una città eterna alla perenne ricerca della sua forma definitiva. L’itinerario prende il via dal campanile del Palazzo del Monte della Pietà, nella piazza omonima, proseguendo verso S. Andrea della Valle e Palazzo Barberini: per quest’ultima opera dovette collaborare con il Maderno e poi con il Bernini, anche se non è dato sapere quale fu il suo apporto alla realizzazione.

Si passa poi a S. Carlo alle Quattro Fontane, sul Quirinale, dell’Ordine dei Trinitari Scalzi. Qui svolse la totale funzione di architetto, innalzando sia la chiesa sia il chiostro, aggiungendo la facciata solo in seguito, durante gli ultimi anni della sua vita (1665-1667), le ridotte dimensioni dell’insieme ne hanno decretato il soprannome di S. Carlino. La chiesa presenta una pianta ellittica disposta longitudinalmente, in un senso di compressione anziché di dilatazione, con innestate la croce greca e l’ottagono. In questo modo la curva concava assume curve convesse accompagnate e “cernierate” da colonne di marmo chiaro in ordine unico, in un continuo alternarsi di curve diverse e sempre più ardite: e l’architrave segue come una fascia tutta la parete, mentre la parte alta presenta quattro archi che, coperti da cassettoni prospettici disposti a ventaglio, sorreggono la cupola. Quest’ultima appare un ovale schiacciato, contemporaneamente slanciata dalla prospettiva dei suoi lacunari illuminati dal lanternino centrale. Medesimi sono i principi dinamici che caratterizzano la facciata. Il chiostro presenta forme tipicamente cinquecentesche, con un porticato dalle colonne tuscaniche collegate da architravi a doppia cornice sporgente alternati ad arcate, mentre al piano superiore le colonne si presentano più leggere. Ma gli angoli sono tagliati da corpi obliqui disposti su una linea convessa, in un continuo alternarsi di spazi diversi, illuminati diversamente fino al buio pressoché totale del portico inferiore. La facciata si trova attaccata ad un angolo smussato delle Quattro Fontane, ma se ne stacca per la sua composizione a colonne su due piani e cornici sporgenti: si trova per forza a confronto con la chiesa dei S. Andrea al Quirinale, del Bernini, sulla stessa via e poco distante. Questa si crea lo spazio-visuale con uno slargo apposito, mentre la nostra viene creata con la finalità di una visuale dal basso verso l’alto o di sbieco, con luci ed ombre precise, con un movimento continuo di statue e aggetti.

La passeggiata prosegue poi verso Palazzo Capodiferro Spada, in via Capodiferro, dove la Galleria fa bella mostra di sé: si tratta, in effetti, di un breve passaggio, solo 9 m, portato alla ribalta dal lieve salire del pavimento e dalla graduale diminuzione dell’altezza delle colonne verso il fondo.
Poi la chiesa di S. Lucia in Selci, su via in Selci, e l’Oratorio dei Filippini alla Vallicella, su corso Vittorio Emanuele, quest’ultimo contemporaneo alla costruzione della chiesa di S. Carlino.
L’edificio si stacca da quelli vicini sia per la sporgenza dei pilastri laterali sia per la sua facciata concava, forse per evitare la noiosa vicinanza di due chiese: la sua concavità fa sì che la facciata sia sempre illuminata in modo particolare e variato su tutte le sue numerose sporgenze e rientranze, in una contraddizione continua degli elementi, accentuata dalla nicchia centrale del piano superiore, simile alla cupola della chiesa di S. Carlino, opposta al suo convesso balcone ed al portone sottostante; il cornicione di metà facciata viene interrotto dalle finestre del secondo piano, mentre i rigorosi pilastri si infrangono contro le finestre superiori, articolate e morbide nel loro essere. La parte superiore è la summa del pensiero-dubbio del Borromini: parte curveggiando ma termina nella “rettitudine” di un triangolo.

La tomba Merlini in S. Maria Maggiore prelude a S. Ivo alla Sapienza, su corso del Rinascimento. Si tratta probabilmente dell’opera più borrominiana che ci sia, sia per la grande inventiva sia per la fuga dalle norme costruttive codificate. La pianta è costituita da due triangoli equilateri sovrapposti ed invertiti, mentre gli angoli sono tagliati da linee curve concave e convesse, alternate ed opposte, in una dilatazione e compressione continua: l’uso dei triangoli ha dato adito a varie ipotesi per le quali questi rappresenterebbero il monogramma Barberini, famiglia di Urbano VIII, papa durante l’ideazione del progetto, oppure il Chrismon, un monogramma di Gesù preso dal greco.

Quale fosse la reale intenzione dell’architetto è difficile a dirsi e sicuramente non era cosa chiara per il fedele: chi entrava in questa chiesa era più attratto dall’andamento delle pareti, in continuo movimento, che dalla preoccupazione di capire eventuali simbolismi. Forme concave e convesse si ripetono anche all’esterno, con il triangolo nella parte alta, inquadrando la chiesa nell’ambito del cortile del Palazzo della Sapienza costruito da Giacomo della Porta: secondo alcuni ne avrebbe distrutto un lato per inserire la sua chiesa, mentre per altri avrebbe solo monumentalizzato un’esedra già esistente. La parte della cupola risulta convessa e concava lateralmente, in corrispondenza delle mensole a curva inversa che reggono la lanterna sormontata da una spirale che sostiene una gabbia di ferro curvo, sostegno a sua volta della croce. Si tratta del coronamento ideale di una struttura “ascensionale” come la facciata di questa chiesa, mossa da continui cambiamenti in ogni senso.
La chiesa conventuale di S. Maria dei Sette Dolori, in via Garibaldi sul Granicolo, risulta purtroppo molto manomessa, mentre palazzo di Spagna, sull’omonima piazza, e Palazzo Carpegna, su via del Corso, appartengono a quegli edifici profani dall’architettura più classica, così come Palazzo Pamphilij e Palazzo Falconieri, rispettivamente su piazza Navona e su via Giulia. La chiesa di S. Giovanni in Laterano è la sua prima commissione papale, grazie a papa Innocenzo X Pamphilij e nel 1646, in prossimità del Giubileo del 1650, ricevette l’incarico di “rimettere a nuovo” la basilica di S. Giovanni in Laterano, conservandone la struttura originale, l’abside mosaicata, il pavimento cosmatesco ed il soffitto ligneo del ‘500. Condizionato da tutti questi dettami e dallo scarso tempo a disposizione, il Borromini si “limitò” a rivestire le precedenti strutture, accecando comunque cinque intercolumni, alternandoli ad arcate e dividendo le pareti con alte paraste. In questo modo cadenzò il ritmo della basilica paleocristiana, rendendo calmo e solenne lo spazio, maestoso per l’ampiezza della navata e luminoso per la luce riflessa e moltiplicata dalle superfici in movimento.

La chiesa dei Re Magi nel Collegio di Propaganda Fide ed il prospetto laterale dell’omonimo palazzo si trovano presso piazza di Spagna, mentre Palazzo Giustiniani è sito presso piazza della Rotonda: vicino si trova la chiesa di S. Agnese in Agone, su piazza Navona. La chiesa fu voluta dai Pamphilij, che sulla piazza avevano anche il loro palazzo: iniziato da Girolamo e Carlo Rainaldi, si adattò in seguito alle “volontà” dell’architetto, smussando gli angoli interni e rendendo esedre i terminali dei bracci della croce greca. La facciata, per quanto modificata in seguito, come altre parti della chiesa terminate da artisti in migliori rapporti con la famiglia del nuovo Papa, mantiene alcuni dei dettami borrominiani, con ali rettilinee che si contrappongono alla cavità centrale, a sua volta dominata dall’aggetto del pronao centrale rettilineo.

La struttura è dominata dalla cupola e dai due campanili dai piani superiori aperti, leggermente diversi l’uno dall’altro e terminanti con due alte guglie. Il tutto si colloca quasi al centro di uno dei due lati lunghi dello Stadio di Domiziano, rompendone in questo modo la continuità e contrapponendosi alla di poco precedente fontana dei Fiumi del Bernini.
A S. Andrea delle Fratte realizza il campanile: la chiesa, sulla via omonima, presenta al suo fianco l’insieme di più figure geometriche, un parallelepipedo a base quadrata con colonne sporgenti sugli angoli, un cilindro a colonne, un giro di cariatidi ed un vaso ansato coronato. Poi le chiesa di S. Giovanni in Oleo a Porta Latina e la cappella Spada in S. Girolamo della Carità a via Giulia, per concludere la visita a S. Giovanni dei Fiorentini, sulla via omonima.

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