La Giordania di Lawrence d’Arabia e Rania
La Giordania di Lawrence d’Arabia e Rania
Da Petra allo Wadi Rum attraverso una storia millenaria:
da Amman a Gadara
Almalinda Giacummo
In tante occasioni capita di parlare di archeologia e nonostante spesso i professionisti si arrabbino, le persone comuni pensano subito ad Indiana Jones: l’eroe in uno degli episodi della serie si trova alla ricerca del Santo Graal e con vari indizi, alla fine è nel golfo di Alessandretta, fino alla gola della luna crescente.

Qui sorge un misterioso ed affascinante edificio ricavato in una roccia luminosa e con un singolo accesso costituito da uno stretto canalone ricavato nella medesima roccia. Location del film è la Giordania, Petra. Quest’anno si festeggiano i duecento anni dalla “scoperta” della nabatea Petra: infatti, la città fu conosciuta dal mondo occidentale grazie all’opera indagatrice ed esploratrice dello svizzero Johann Ludwig Burckhardt il 22 agosto 1812. Oggi, sia Petra sia la Giordania tutta costituiscono meta turistica di grande fascino: ognuno vi trova la “sua” Giordania, si resta colpiti dai paesaggi, dal mare, dalle mete archeologiche e da quelle salutari, dalla gente, ospitale e gentile anche quando quel che può offrire è tutto quel che ha…

Inoltre, la bella regina Rania ne fa da diversi anni un paese all’avanguardia per l’apertura verso l’occidente e verso lo sviluppo sia della condizione femminile sia della ricerca in generale. Un paese dove alla parziale inospitalità delle sue terre desertiche, prive di acqua e di petrolio, fa da contraltare un paesaggio che cambia come cambiano le ore del giorno e le condizioni climatiche, ogni momento con un suo aspetto particolare: la valle del fiume Giordano è assai profonda, fino a 207 sotto il livello del mare, ma mai come la zona del Mar Morto, che arriva a – 408 metri; il clima varia a seconda delle zone e può essere piuttosto rigido d’inverno, con una forte escursione termica nel deserto, caldo asciutto oppure umido, mentre la vegetazione risulta piuttosto scarsa; il classico deserto giordano è decisamente inospitale, a 1000 metri di altezza media, anche se nello Wadi Rum ci sono delle montagne, o Gebel.

Un itinerario interessante può prendere le mosse dalla capitale, Amman, città sfolgorante e piena di vita, rivestita di un bianco “regale”, ma al tempo stesso colorata e diversa ad ogni angolo. Sarebbe sorta originariamente su sette colli, fino ad estendersi agli attuali 22: lo spettacolo è notevole, le case sono arroccate, bianche per il rivestimento in pietra candida, le une vicino alle altre, spesso con i serbatoi per l’acqua sul tetto, finestre colorate, profumi e suoni che, purtroppo, in qualche zona assomigliano troppo a quelli di alcune città occidentali. Abitata fin dal Bronzo antico, dovette essere la biblica Rabbat Ammon, degli ammoniti di Lot, generati da questo con la sua figlia più giovane nella grotta dove poi fu realizzata la chiesa bizantina di Ghor Safi, rappresentata anche nella mappa della Palestina di Madaba.

Con Tolomeo Filadelfo fu ricostruita con il nome di Philadelphia, romana dal 63 a.C. e dal 30 sotto il controllo di Erode il Grande, quindi parte integrante dell’Impero con Traiano che con la via Nova Traiana, da Busra in Siria ad Aqaba in Giordania, la rende centro carovaniero di primissimo livello, poi bizantina dei ghassanidi, dal 638 araba con Yazid bin Abi Sufyan e nominata Ammon con gli omayyaddi. L’arrivo degli abbassidi significò l’inizio del declino per Amman, fino al definitivo abbandono del XIII secolo. Solo nel 1880 i Circassi vennero lì stanziati dagli ottomani e solo nel 1921 la città riprese vita con la creazione di un nuovo stato con capitale proprio Amman, per volere di Winston Churchill e Abdullah bin al – Hussein.

La città romana di Philadelphia sorgeva ai piedi della Cittadella (gebel al–Qalah) ed era attraversata da due vie principali, cardo e decumano, colonnate con capitelli corinzi ai lati: una di esse è parzialmente in luce vicino al teatro romano, insigne monumento della città perfettamente conservato, costruito fra il 169 ed il 177 della nostra era. Poteva ospitare circa 6 – 7000 spettatori, era addossato ad una collina e l’accesso avveniva direttamente dalla piazza principale della città, il foro, un piazzale porticato su tre lati ed aperto sul decumano lungo il quarto: per le dimensioni, 100 metri di lunghezza e 48 e 65 metri di larghezza, doveva essere uno dei più imponenti dell’intero Impero Romano.
Nelle immediate vicinanze sorge il restauratissimo odeon, che poteva ospitare circa 500 persone intente ad ascoltare spettacoli musicali: dovette essere iniziato nei primi anni del II secolo d.C. ma i lavori dovettero protrarsi per lungo tempo. Il decumano, poi, doveva essere indicato all’inizio ed alla fine da due archi trionfali, probabile congiunzione inoltre con la via Nova Traiana. All’incrocio fra cardo e decumano sorgeva quindi una fontana monumentale (II – III secolo d.C.), forse di forma ottagonale con tre ambienti semicircolari posteriori e nicchie per statue. Da vedere sempre nella città di Amman sono la moschea al-Hussein (1924), edificio recente costruito al di sopra di un precedente islamico, prima ancora cattedrale della città. Poi il cosiddetto ninfeo, di II o III secolo d.C.

Sulla Cittadella si possono vedere i monumentali resti del tempio di Ercole del II secolo d.C., sorto per volere dell’imperatore Marco Aurelio sul luogo di un precedente edificio di culto dedicato a Melkom, divinità ammonita, con quattro colonne in facciata e scalinata di raccordo con il foro e la parte inferiore della città, una torre di epoca islamica realizzata con elementi di spoglio; quindi l’edificio detto Al-Qasr, residenza del governatore o dell’emiro di epoca omayyade e centro amministrativo (720-750 d.C.): una porta monumentale dava accesso ad un grande cortile a forma di croce greca con quattro grandi stanze con volte a botte, archi e semicupole, decorazioni scolpite ed archetti ciechi in stucco. Vi erano poi un altro cortile ed una strada, entrambi con colonne ed archi, quindi altri cortili ed altri edifici simili, sempre con portici e sale, tipicamente islamici: verso nord si trovava un altro cortile con l’iwan, o atrio rettangolare con volta a botte e mosaici pavimentali, quindi il diwan, o sala del trono, a croce greca.

Vi si trova vicino una grande cisterna circolare di epoca romana, oltre ai resti di una chiesa di epoca bizantina (VI secolo), con abside e colonne corinzie, e agli scavi che hanno parzialmente messo in luce resti di fortificazioni dell’età del Bronzo medio, del ferro e di epoca ellenistica, oltre a quelle di epoca romana che si intravedono in diversi punti. Visita al museo archeologico, dove fra l’altro si trovano quattro teste bifronti datate al VII secolo a.C. rinvenute proprio sull’acropoli. Lungo le pareti si trovano alcune tombe, fra cui quella di Amminadab, un ministro del re del VII secolo a.C. D’obbligo un giro nei mercati locali, di cui il suq presso la moschea al–Hussein è sicuramente il più tradizionale.

Il giro può poi proseguire per Araq al-Amir, sito noto per le vestigia del palazzo di Qasr al-Abd, descritto da Giuseppe Flavio come di marmo bianco decorato da imponenti figure di animali, eretto da Hyrcan intorno al 177 – 175 a.C., membro dell’antica famiglia dei Tobiadi, noti dal V secolo a.C. Il palazzo presenta resti di decorazioni zoomorfe, con leonesse che allattano i loro piccoli poste a decorazione della parte superiore: non dovette essere terminato, aveva pianta rettangolare, a due piani, di cui quello inferiore forse utilizzato per lo stoccaggio di merci e quello superiore per abitazione, torri angolari, portici e logge, all’interno vestiboli e sale simmetriche. Secondo la tradizione Abd era un servo che per conquistare la figlia del suo padrone iniziò questa grande costruzione, non riuscendo però a terminarla per il ritorno improvviso del padrone stesso.

Vicinissima ad Amman si trova la grotta dei Sette Dormienti, presso Ahl al-Kahf: in effetti è una tomba di epoca romana decorata all’ingresso da colonne con scolpiti motivi geometrici e floreali ed all’interno dei sarcofagi. Vi si sovrappose nei secoli una chiesa bizantina ed una moschea: secondo la tradizione forse qui sarebbero caduti addormentati i sette giovani perseguitati dall’imperatore Diocleziano che li dovette credere morti. Si risvegliarono diversi secoli dopo, quando la professione della religione cristiana era libera, portando un certo scompiglio fra i contemporanei.

A circa 50 chilometri dalla capitale sorge Gerasa (Jarash): la città ha origini antichissime, fin dal Neolitico e dall’età del Bronzo, ma la parte che maggiormente colpisce il visitatore è certamente la città romana, monumentale, splendida, da vedere.

Fondata nel IV-III secolo a.C., la città fu prima seleucide, con il nome di Antiochia al Chrisoroas, o sul fiume d’oro, e poi finalmente indipendente grazie all’intervento di Pompeo, che sedò i conflitti legati alla dinastia asmonea creando quindi la provincia di Siria.
L’annessione all’impero romano della totalità del regno nabateo da parte dell’imperatore Traiano, fece entrare nell’orbita romana quest’importante città carovaniera, la cui fortuna era inoltre legata alla felice posizione geografica, con terreni feritili ed acqua abbondante.

Successivamente vi giunse anche l’imperatore Adriano, per la venuta del quale furono eretti numerosi monumenti a ricordo, quale l’arco di trionfo, di pietra color ocra, con decorazioni a foglia di acanto e semipilastri, in origine previsto quale nuovo ingresso alla città, ma in effetti mai unito al resto della cinta muraria.
Gerasa è poi famosa soprattutto per il suo Foro Ovale, la piazza principale di 90 x 80 metri, raccordo stradale e luogo di scambi sia commerciali sia culturali: interamente circondata su gradini da uno splendido colonnato ionico con architrave, la piazza presenta una pavimentazione perfettamente conservata, costituita da lastre di calcare di dimensioni maggiori all’esterno, via via di dimensioni inferiori mano a mano che si procede verso il centro.

Ed al centro si trova una base quadrata, originariamente forse relativa alla base di un monumento, trasformato in fontana nel VII secolo. Poi la porta sud, sulla direttrice per Philadelphia nella cinta muraria del I secolo d.C., con semipilastri su base decorata a foglie di acanto e nicchie scanalate, l’ippodromo, del II – III secolo d.C. per circa 15.000 persone ma poco conservato, il tempio di Zeus: questo, costruito nel 162 – 163 d.C., si trova posto più in alto, sul luogo di un probabile luogo di culto dell’età del Ferro, oltre che di un probabile precedente edificio di II – I secolo a.C.

Ė preceduto da uno scalone monumentale e si accede ad una terrazza dove si trovano i resti del recinto sacro. Vi sono diversi teatri, ben due e di dimensioni notevoli: quello di maggiori dimensioni è il sud, costruito nel 90 – 91 d.C. per circa 3500 spettatori di cui alcuni avevano il posto riservato, come dimostrano alcune lettere greche incise sulla pietra dei gradini, così come un’iscrizione sempre in greco è incisa sul podio ai piedi della prima fila di gradinate, il podio ha quindi delle nicchie che dovevano forse fungere da casse armoniche, mentre l’orchestra poteva essere utilizzata per la rappresentazione di naumachie, o battaglie navali, consentendo l’allagamento tramite l’utilizzo di condutture idriche e paratie stagne.

Il teatro nord, invece, era utilizzato come odeon, per la musica e la poesia, costruito nel 164 – 165 d.C. presenta ogni fila di sedili dedicata ad una divinità, mentre ogni posto risulta numerato o definito dal nome di una tribù. L’accesso al tempio di Artemide avveniva dai propilei: una scalinata assai monumentale chiusa da pareti e da una facciata imponente, quindi sette rampe di sette gradini realizzate in modo che dal basso sembrino scalini continui, senza interruzioni o piani, mentre dall’alto sembrano una rampa liscia, senza gradini.

Quindi il tempio dedicato ad Artemide si presenta con le alte colonne corinzie, circa 12 metri, del suo peristilio, due scalinate consentono l’accesso ad un cortile rettangolare con un grande portico anch’esso corinzio, poi un altare ed il temenos monumentale: rivestimenti in legno e soffitto forse ligneo. In epoca omayyade all’interno dell’area templare furono inserite delle botteghe artigiane, mentre una parte fu adibita a castello da Atabeg di Damasco (1096 – 1102) fino alla distruzione da parte di Baldovino II di Gerusalemme (morto nel 1131).

Ed ancora i tetrapili, monumenti a quattro “piedi” posti a cavallo di incroci stradali, realizzati uno in onore di Giulia Domna e Settimio Severo, quello nord, e per un ignoto quello sud: il primo fu costruito quindi nel II secolo all’incrocio fra cardo e decumano con nicchie nei quattro pilastri uniti da archi, maschere a testa di leone per i giochi d’acqua, immagini del Sole e della Luna.

Poco oltre si trovava anche la porta nord, da cui la strada andava verso Pella, la Palestina e le coste del Mediterraneo. Il tetrapilo sud, invece, fu eretto nel III – IV secolo d.C. con quattro basi quadrate con colonne di granito. Poi il merletto costituito dal ninfeo, a lato del Cardo Maximus, l’asse stradale principale delimitato da colonne corinzie: il ninfeo dedicato alle divinità delle sorgenti, di II secolo, si presenta traforato da un lavoro di trapano incredibile, con soluzioni architettoniche ingegnose e spettacolari, per un gioco di colori dato da rientranze e sporgenze continue.

Aveva una semicupola decorata da statue e marmi nella parte inferiore e da stucchi in quella superiore ed una grande vasca in granito rosa. Ultime solo in ordine di tempo, le terme e le chiese cristiane: dal III secolo in poi inizia un periodo di lento degrado, cui contribuirono anche i sasanidi ed i musulmani, oltre a violenti terremoti.
Solo con il recente arrivo dei circassi, cui gli ottomani decisero di dare una patria dal 1886, la città ha ripreso a vivere.

Le chiese dedicate a san Giovanni, san Giorgio ed ai santi Cosma e Damiano costituiscono un unico complesso, realizzato fra il 529 ed il 533 d.C.: la prima era a pianta circolare con quattro colonne ed un pavimento musivo originariamente decorato con croci, motivi zoomorfi e fitomorfi, figure umane, stagioni e città dell’Egitto, san Giorgio, invece, era a pianta basilicale, mentre quella dedicata a Cosma e Damiano sempre sul pavimento musivo presenta, oltre a decorazioni tipiche, diversi personaggi fra cui Teodoro e Giorgia, due possidenti locali che dovettero finanziare la costruzione della chiesa.

La chiesa dedicata a san Genesio è più recente e l’ultima realizzata prima dell’invasione persiana del 614, mentre la cappella funeraria e la chiesa dedicate ai santi Pietro e Paolo si trovano fuori dalla zona archeologica e sono rupestri (540 d.C.); la chiesa della Sinagoga si trova su una sinagoga vera e propria costruita fra il III ed il IV secolo; la chiesa del vescovo Isaia fu usata dal 559 al terremoto del 750 circa; la chiesa dei propilei, costruita dai bizantini nel 465, sorgeva di fronte agli accessi monumentali del tempio di Artemide, a cavallo di una via che proveniva da ovest e di cui utilizzava la sede per la navata principale ed i portici per quelle laterali, mentre i propilei stessi si vedevano da un cortile. La cattedrale sorgeva sul luogo di un tempio dedicato a Dioniso, presentava una planimetria a tre navate con abside ed aveva una piccola cappella dedicata alla Vergine: monumentale il portale con bassorilievi.

Alle sue spalle un cortile con portico a colonne ioniche e corinzie e vasca quadrata centrale, all’interno della quale ogni anno veniva ricordato il miracolo delle nozze di Cana: vi è anche un sedile per il Vescovo.
Da qui si accedeva anche alla chiesa dedicata san Teodoro, realizzata in parte su una struttura termale di epoca precedente. Nella chiesa si trovano resti di mosaici e colonne per delineare le navate laterali. La moschea omayyade è di VIII secolo ed è stata realizzata all’interno dell’atrio di una casa di epoca romana e vi si trova la mihrab, la nicchia decorata che indica la qibla, ovvero l’esatta direzione di Mecca in quanto città ospitante la Ka’ba.

Una città moderna anche in epoca antica: al di sotto delle pavimentazioni stradali principali scorreva un sistema fognario assai all’avanguardia, vi erano molte fontane pubbliche, negozi e botteghe di ogni genere, il tutto piuttosto regolamentato, mentre le facciate degli edifici principali erano sottolineati anche nei colonnati principali, con colonne di altezza maggiore.
Esempio insigne di architettura militare araba, è considerato questo castello medievale: Qalat ar-Rabad, posto in cima ad una montagna di 1250 m, con splendida vista sulla Giordania e sul Mar Morto. Venne costruito contro gli Awi ed i crociati: conquistato e distrutto dai Mongoli, fu ricostruito dai mamelucchi di Baibars (o Baybars). Ottomano nel XVII secolo, cadde poi in disuso.

La visita prosegue poi per Pella (Tabaqat al-Fahl), città fondata da soldati di Alessandro Magno con lo stesso nome della sua città natale macedone. Distrutta dai seleucidi, fu ricostruita con i romani e divenne anche sede di vescovado in epoca bizantina, fino a cadere nelle mani dell’Islam, quando fu denominata Fahl. Distrutta in seguito ad un forte terremoto fu disabitata per circa due secoli, e solo nel X fu occupata dagli Abbassidi: piccolo villaggio durante le crociate, divenne territorio dei mamelucchi.

Pochi sono oggi i resti visibili e solo un attento osservatore può cogliere qualche elemento in più: scavi recenti hanno mostrato tracce di frequentazioni molto antiche, fin da 17.000 anni fa, ma attualmente si vedono solo i resti del teatro – odeon di I secolo d.C. e della basilica di II-III secolo, a tre navate con colonnato corinzio parzialmente crollato e pavimentazione in mosaico: una moschea mamelucca ha ancora oggi funzione religiosa. Nell’area necropolare si trovano i resti di un edificio templare datato al 1600 a.C., le cui strutture subirono notevoli rimaneggiamenti fino ad essere fortificato e ad essere utilizzato in epoca bizantina.

Si arriva facilmente a Gadara, attuale Umm Qays. La città antica venne fondata in epoca ellenistica, secondo alcuni da veterani macedoni, per lo più in funzione di una posizione privilegiata per gli scambi commerciali: in età augustea vide il fiorire delle arti letterarie e d’arte, di cui furono esponenti diversi personaggi nel corso dei secoli, dal filosofo Menippo al poeta Meleagro al filosofo Filodemo. Dovette far parte della Decapolis, un insieme di dieci città con lo scopo di arginare l’espansione nabatea.

Concessa da Augusto ad Erode il Grande, allo scoppio della guerra giudaica, fu distrutta da parte dei romani. Bizantina fino al 635, fu conquistata dai musulmani. Costruita in posizione panoramica, la città si presenta come un grande insieme di pietre riutilizzate in varie epoche: notevole la parte delle necropoli, con la tomba dei Germani, con porte in basalto che danno accesso ad un vestibolo quadrato con due scale, una per la cella funeraria la seconda verso una porta murata, quella di Modesto, anch’essa con porta in basalto, e quella di Chaireas, della fine del I secolo d.C. per la datazione derivante da un’iscrizione in greco: un corridoio conduce ad una sala quadrata con tre nicchie rettangolari per altrettanti sarcofagi in basalto.

Risulta piuttosto ben conservato il teatro ovest, di II secolo con la sua cavea a due ordini su arcate intatta: nella parte inferiore si doveva trovare una statua di Tyche conservata nel locale museo, e la zona identificata con il foro, sul quale sorgevano numerose botteghe con copertura a volta. Ancora la basilica, di VI secolo e forma ottagonale, con quadriportico colonnato di accesso dal cardo della città.

Le terme, forse pagate nel IV secolo da Eraclide, personaggio facoltoso ricordato in un’iscrizione musiva, il ninfeo, il mausoleo ad ipogeo di epoca romana, con scala in pietra ed anticamera con volta a botte e loculi laterali, le porte monumentali, quella sud per l’imperatore Traiano con torri circolari sul decumano, il quadriportico ed il monumentale ammasso di blocchi dell’ippodromo. Da visitare il piccolo museo archeologico, realizzato all’interno di una casa ottomana degli inizi del Novecento, con cortili interni, e le sorgenti di acque calde a al-Hammah, che dovettero rendere famosa la città per le loro proprietà curative.

Nelle vicinanze di Amman si trovano anche, e solo per citare alcune località, Qalat Ajlun, una poderosa fortezza di epoca ottomana, voluta dal nipote di Saladino nel 1184 – 1185, ancora ben conservata; Anjarah con la chiesa di Nostra Signora della Montagna, sul sito ove sarebbe transitato Gesù durante un pellegrinaggio in queste zone negli ultimi sei mesi della sua vita terrena; l’antica città di As–Salt, capitale della Transgiordania prima di Amman con un centro storico piccolino con case di epoca ottomana in pietra gialla decorate da stucchi, colonne, balconi e volte.
Tra Pella e Gadara si trova l’antica Abila (Quwaylibah), dove gli scavi hanno portato alla luce, tra l’altro, una vasta necropoli di epoca ellenistica con decorazioni pittoriche di notevole valore.













