Oro del Perù

ORO DEL PERU’

Gerardo Giacummo e Antonia Geninazza Bonomi

Uno dei compagni d’avventure conquistatrici di Francisco Pisarro e di Almagro, si chiamava Fernando de Luque. Dopo la conquista di Cuzco, nel 1533, in cui aveva dato buona prova come scopritore di meraviglie incaiche, soprattutto depredando tombe, fu nominato vescovo di questa città e nel tempo divenne ricco e potente.
Da allora in Perù, come del resto in tutte le latitudini dove si trovano vestigia di civiltà passate (non dimentichiamo i nostrani tombaroli), l’uso dello scoperchiare tombe è sempre stato vivo e nei decenni passati divenne una specie di sport-svago domenicale delle famiglie abbienti peruviane, tanto che in Perù esiste un termine “huaquear” che letteralmente significa “andar per cimiteri”. Ai nostri giorni questa è un’attività vietatissima dalla legge, ma 2000 km di coste che nei secoli lontani hanno conosciuto fiorenti civiltà, un immenso territorio interno ricchissimo di vestigia, sono estremamente difficili da custodire e da esplorare così come l’Archeologia chiede, pertanto una delle attività più redditizie è appunto huaquear, sperando di capitare su una tomba che ripaghi una volta per tutte delle fatiche, dei pericoli e dei sacrifici di una professione perseguitata.
Molte sono le istituzioni peruviane, sia pubbliche sia private, che raccolgono reperti delle civiltà che nei secoli si sono avvicendate in questa parte del subcontinente americano. Ciò che maggiormente colpisce il visitatore oltre al significato e alla bellezza dei singoli oggetti, è la quantità di oro, profuso a piene mani nelle chiese, conservato semplicemente nelle vetrine dei musei.
Quello che cercheremo di illustrare in questo articolo è una panoramica ad ampio raggio dell’uso di questo metallo.
All’attuale livello delle scoperte archeologiche, le testimonianze più antiche risalgono al 1500 a.C. Nel sito di Waywaka sono state trovate lamine di oro associate con grani di crisocolla, un minerale via di mezzo tra la malachite e il lapislazzuli che testimonia anche lo sviluppo di contatti commerciali.
Gli addetti ai lavori hanno diviso le età del Perù nei seguenti periodi:
1    formativo fino all’era cristiana
2    transizione fino al 200 d.C.
3    Moche dal 200 al 700 d.C
4    Wari e Tiwanaku fino al 1100 d.C.
5    Chimu fino al 1400
6    Inca dal 1400 alla conquista.

Il periodo formativo è di necessità il più lungo e la motivazione è proprio nella definizione.

I ritrovamenti di Chongoyape danno la possibilità di farsi un’idea, dalle placchette con animali estremamente stilizzati alle bande per diademi ai dischi pettorali. Particolarmente bella una collana con pendenti a forma di pesce e le cosiddette narigere o pendenti ornamentali da naso.

Quello che colpisce è la stilizzazione, pochi segni essenziali rendono comprensibile l’immagine.Da Cerro Corbacho viene la narigera con i sonaglini. Dal bacino del Maranon viene un oggetto di culto, un serpente con sonagli e una corona in lamina d’oro.

L’oreficeria Kunturwasi presso Cajamarca ha una splendida corona con testine sospese. Dalla costa nord la maschera di una deità felina contornata da serpenti. Da Balsar arrivano piume in oro con decorazioni geometriche che misurano cm. 28,5 x 17,5, e recipienti in oro.

Il periodo di transizione è rappresentato dai reperti di Frias, Balsar, Gallinazo e Vicus e vi si incontrano ornamenti da naso lavorate con lamine uniformi quanto a spessore con disegni geometrici, pettorali stilizzati, orecchini con pendenti di serpenti stilizzati con una lunghezzacomplessiva di 32 cm.

La tecnica era sempre la stessa, piccoli blocchi di metallo martellato su supporti di pietra, procedimento in apparenza semplice che richiede una grande abilità e soprattutto un lungo apprendistato. Dalle tombe sono emersi vari tipi di attrezzi per la martellatura, diverso il tipo e la forma di pietra per ciascun tipo di lavorazione, addirittura c’è stato il ritrovamento di una filiera, per produrre il filo d’oro necessario.
L’oreficeria Moche è forse quella che più colpisce.

Circa 900 anni di produzione, malgrado le depredazioni dei secoli passati, hanno lasciato un campionario immenso di oggetti. E’ pur sempre una piccola porzione di quanto in effetti era stato prodotto e che oggi è a disposizione presso i numerosi musei e collezioni private. Gli Spagnoli, conquistadores e successivi huaqueros, presi dalla brama di arricchirsi, considerarono un tutt’uno la produzione Moche e la successiva Inca, non si resero conto che il tipo e la perfezione dell’oreficeria Moche aveva già raggiunto l’apice dell’arte.

Nell’ambito della loro arte gli artigiani Moche usarono il rame, l’argento e l’oro, usarono leghe e combinazioni degli stessi metalli, anche se gli oggetti con i metalli meno nobili sono più rari poiché l’ossidazione e il deterioramento degli oggetti prodotti in rame e argento sconsigliavano la produzione su larga scala, ecco quindi la profusione di metallo nobile, l’oro.

Da Sipan proviene un disco che rappresenta un giaguaro con gli occhi e i denti di conchiglia del diametro di cm 16,5. Stupefacente la naturalezza del gufo in oro laminato, con le ali aperteed in posizione rampante, usato come ornamento frontale le cui misure sono di cm 37×27.

Già questi oggetti sono prodotti in epoca molto antica, nel periodo intermedio abbiamo un altro ornamento frontale sempre in oro laminato a figura antropomorfa con attributi felini. Una narigera in oro martellato che rappresenta un gufo con ali aperte ed il bracciale con due guerrieri affrontati, un condor e un gufo. E gli orecchini? Semplicemente splendidi, basta guardare l’esemplare con incrostazioni di turchese con un condor rampante su una testa-trofeo.

Le tecniche erano validissime e con risultati eccezionali come le rappresentazioni dei prodotti vegetali, valga per tutti la collana composta da vaghi che riproducono le spagnolette di arachide, ogni vago della collana è una sottilissima lamina d’oro martellata e saldata in argento. Pensate: il giro più lungo è di 72 cm e ogni spagnoletta è in proporzione alla lunghezza del filo che la contiene. Altro splendido esemplare di collana è quello con le civette, il giro è lungo solo 33 cm ed ha un doppio filo per evitare che le testine rappresentanti le civette potessero girarsi, anche queste sono in oro martellato e saldato in argento.
Quello che bisogna pensare che nella società Moche tutto ciò che rappresentava la ricchezza, il potere era rappresentato in oro, dalla corona, ai pettorali, agli orecchini, agli ornamenti da naso, bracciali, collari e collane, serpenti e sonagli, tumì ed armi, appartenevano all’individuo e che con la sua morte lo seguiva nella tomba. Non era previsto, come accade nelle dinastie europee, che passasse ad eventuali eredi, ecco perché le tombe scoperte sono così ricche di oggetti tanto preziosi. Il successivo signore ricominciava l’acquisizione di nuovi ornamenti, nuovi tesori d’arte per usarli come simbolo del potere per poi portarseli nella tomba.
Naturalmente la continua domanda di questi beni di lusso, ha nel tempo garantito la creazione e continuità di un gran numero di abili artigiani fra la popolazione Moche e nello stesso tempo contribuito ad elevare la qualità del lavoro da essi svolto. Osservate lo splendore della riproduzione di questa conchiglia che doveva essere la parte finale pendente di un collare!

Lo stile di Tiwanaku è contemporaneo allo sviluppo Moche, questo sulla costa, quello all’interno, però sembra non aver recepito quasi nulla dello stile costiero. Ciò che di questo stile abbiamo è scarso quanto a quantità, i disegni sono senza dubbio simbolici, impersonali, confermando l’impressione di un controllo religioso molto stretto che non permetteva libertà di espressione artistica, ecco la rappresentazione del Gran Signore.

Lo stile Wari lo vediamo nel bicchiere in oro, il dio rappresentato è la riproduzione del dio principale sulla Porta del Sole a Tiwanaku, il bicchiere è alto 14 cm.
Il bottino dei conquistadores in Perù è immenso, ben superiore a quello conquistato in Messico. Dal Perù giunse in Europa la seguente quantità di metalli preziosi: 134.000 libbre di argento e 17.500 libbre di oro. Questo è solo quanto i conquistatori mandarono in patria, il resto… lo lascio immaginare a voi.
Lambayeque è sempre stata considerata la culla della metallurgia ancestrale peruviana, i maggiori musei del mondo conservano oggetti provenienti da questa zona. Ed in questa zona nasce pian piano un nuovo stile, il Chimù, con caratteristiche estremamente moderne.

Questo che mostriamo è un depilatore con disegno stilizzato di uccello.
La tecnica era già più avanzata, oltre alla lavorazione di oro, argento e rame c’è anche quella del bronzo e il rivestimento in oro degli oggetti, realizzato utilizzando un amalgama di polvere d’oro e mercurio che evaporando al calore fissava la polvere d’oro sul rame.

E a questo periodo risale anche la realizzazione della lega chiamata tumbaga, composta di rame e oro.

Uno dei primi ritrovamenti avvenne nel 1928: alcuni ragazzi avevano trovato nel fango degli oggetti con i quali giocavano: una corona, un bracciale. Per acquisirli il museo Indio Americano di New York dovette condurre una lunga trattativa.

Alla zona di Lambayeque appartiene il tumi di oro martellato, è un coltello cerimoniale a lama corta con manico scolpito con un personaggio alato.

Molto bello è il bicchiere alto 19 cm con decorazione geometrica a spirale, decorato nel registro superiore con immagini di deità.
L’oro Chimu è il frutto delle esperienze di lavorazione precedenti, niente di quanto si era appreso era mai andato perso ed ora si notavano i risultati, basta guardare l’ornamento composto da 4 lamine provviste di snodo, divise ciascuna in quattro registri che portano in rilievo personaggi visti di profilo, tutti provvisti di corona, tutti con il mano il simbolo del loro potere o il piatto in oro martellato con incisa una fantasia di personaggi rappresentanti dei e figure zoomorfe, o l’orecchino martellato e traforato con i soliti simboli, per giungere poi all’oreficeria Inca con gli uccellini in oro montati su rame o l’ornamento frontale in oro e argento, realizzato con martellatura di oro e argento fino a comporre il disegno voluto.

L’oreficeria Inca ha un carattere più essenziale, meno elaborato e più moderno, è più comune la lavorazione a cera persa, basta guardare il tumi che in cima al manico ha una mano che stringe una conchiglia o qualcuna delle figurine a tutto tondo, sia maschili che femminili o, meglio ancora, la modernità del lama rappresentato in ginocchio.

E per concludere ricordiamo le parole di Garcilaso… “tutte le quattro pareti del tempio erano coperte da pannelli di oro… sull’altare più grande era posta la figura del Sole, rappresentata da un disco di oro più grande di tutto il resto che sul fondo del tempio andava da parete a parete…. le porte erano foderate con lamine d’oro….l’esterno del tempio aveva il cornicione rivestito di oro e lo abbracciava tutto…. il tempio della Luna, moglie del Sole, e le sue porte erano foderate di argento…”.

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