CUZCO le chiese coloniali

CUZCO la storia
CUZCO  i dintorni – Le fortezze, i templi e Pisac

Gerardo Giacummo e Antonia Geninazza Bonomi

L’hotel di cui parlavo nel precedente articolo, ha l’ingresso sul Callejon de Romeritos che parte dalla piazzetta della chiesa di san Domenico che è il primo monumento visitato.

Nel 1539, su decisione di Francisco Pisarro e affidata a fra’ Vicente Valverde, il religioso dei conquistatori che presenziò al garrotamento di Atawallpa, è fondata la chiesa con uno splendido chiostro.
All’interno del chiostro di questa chiesa, sono conservati alcuni resti del Coricancha o tempio del sole: a sinistra quattro ambienti comunicanti solo per una finestra centrale e tutti con porta esterna, la pietra lavorata solo come solo gli Incas hanno saputo fare, le classiche nicchie, trapezoidali come tutte le aperture, la cosiddetta chiave di volta incaica consistente in una pietra tagliata come un parallelogramma e, particolare importantissimo, l’incastro delle pietre ben visibile in un tratto di muro superstite.

La parte più imponente del Coricancha è il muro che serve da base all’abside della chiesa, come nelle costruzioni interne una serie infinita di filari di pietre dette andesite, squadrate e levigate, perfettamente connesse e con una curvatura costante.
Il colore scuro della pietra da lontano dà l’impressione che sia dipinta.
L’effetto di grandiosità è assicurato e d’altra parte la stessa forma curva indica il punto più sacro dell’impero Inca, il tempio del Sole, la casa della Luna…
Gli archeologi hanno ipotizzato che contenesse anche il tempio del Tuono e dell’Arco Iris, l’Arcobaleno…questo particolare ha fatto impazzire di gioia l’Antonia, che ha scoperto essere il Perù il paese dell’arcobaleno.

Garcilaso de La Vega, che aveva abitato a Cuzco in una casa presso Plaza de Armas, nei suoi scritti narra delle ricchezze predate dagli Spagnoli proprio nel Coricancha, dell’oro che era stato strappato dalle pareti e dagli altari, dal rivestimento del cornicione del tempio del Sole in oro a quello d’argento del tempio della Luna.
Da Cuzco partiva la suddivisione dell’impero in quattro suyu, gli autori moderni parlano di impero del Tawantinsuyu, a nord il Chincaysuyu, a sud il Collasuyu, ad est l’Antisuyu a ovest il Contisuyu, era la prima e fondamentale suddivisione che permetteva di governare un immenso territorio.

La parte centrale di Cuzco può essere girata a piedi in tutta tranquillità, ma non bisogna avere fretta. L’altezza 3400 m. sul livello del mare, può giocare qualche scherzo anche a chi si ritiene in perfetta forma, mentre la calma e soprattutto una certa lentezza nei movimenti aiutano anche a godere delle bellezze della città.
Dopo aver percorso il callejon de Romeritos si percorre una strada dal nome inca Intik’ijllu, chiamata anche calle Loreto, ai due lati della strada sono degli spendidi muri incaici, con pietre regolarizzate in corsi rettilinei, fra l’una e l’altra delle pietre non esiste malta, la connessione è perfetta.

Sul lato sinistro, andando verso Plaza de Armas è in restauro un lungo muro, le pietre sono numerate per il riposizionamento e la ricostruzione avviene sempre con il vecchio sistema di riempimento posteriore di adobe, terra impastata con sterco di lama. Su un’architrave è scolpito il simbolo del serpente. Sul lato destro c’è il monastero di santa Catalina che occupa parte dell’incaica Acllawasi, la casa delle Vergini del Sole.

Alla fine della strada, sulla sinistra il muro cambia aspetto, non c’è più la perfetta muraglia inca, si vedono i conci di sasso sbozzati grossolanamente e uniti da uno spesso strato di malta: è il muro laterale della chiesa della compagnia di Gesù.
Questa chiesa, la cui facciata è sul lato meridionale di plaza de Armas, fu costruita dai gesuiti sulle case di Hernando Pisarro, fratello del conquistador, che a sua volta aveva occupato le case incaiche di Amaru Cancha e Huayna Capac.
All’interno l’altare maggiore è considerato il capolavoro del barocco cuzqueno nella scultura, su una parete il dipinto di un matrimonio, quello del nipote di sant’Ignazio di Loyola, Martin Garcia, con Beatriz.

La novella sposa è una principessa inca, imparentata con il primo Tupac Amaru. La tradizionale didascalia del quadro recita l’imparentamento fra il nobile spagnolo e la principessa inca, inutile dire che Beatriz rinsanguò le casse esauste di Martin Garcia. La tela è del 1600 ed è di autore anonimo.
Sulla facciata di questa chiesa, a destra della porta d’ingresso, c’è una lapide, piccola, sobria, ricorda che nel 1781, su quella piazza fu squartato Tupac Amaru, l’indio il cui nome spagnolo era Josè Gabriel Condorcanqui, cacicco di Tungasuca, ribellatosi e sconfitto nella battaglia di Sangarà.

La lapide ricorda che insieme a lui furono giustiziati tutti i membri della sua famiglia, nessuno escluso, per estirpare definitivamente il germe della ribellione. Fu ribadito, in quella occasione, il divieto assoluto dell’uso dei costumi inca. Infatti quelli che vediamo sono stati disegnati da incaricati spagnoli. Una curiosità: l’uso della bombetta sfoggiata da tante donne indie, risale alla metà del 1800 e fu introdotta da mercanti inglesi. È miracolo come si regga poiché il copricapo non è affrancato in nessun modo alla capigliatura, ma semplicemente appoggiato sulla testa ed è sempre più piccolo del giro del cranio.

Plaza de Armas è vastissima, in leggera pendenza, grosso modo corrisponde ad una parte della piazza inca di Huacaypata, sempre sulla piazza prospetta la facciata grandiosa della cattedrale di Cuzco con accanto la casa dell’Inquisizione.
Già le chiese… le chiese di Cuzco ridondanti di decorazioni, di altari immensi, di pareti d’oro e d’argento sottratto a questa ricca terra con la fatica, il sudore, il sangue e la vita dei poveri indios negli anni funesti del dominio spagnolo.
Dopo il terremoto del 1650, che rase al suolo l’intera città, la ricostruzione fu fatta in grande. È inaugurata un’epoca di grande splendore architettonico, le pietre della vicina fortezza di Sacsayhuaman furono utilizzate per la costruzione dell’imponente cattedrale. Come del resto accadde per i monumenti romani non appena si affermò il cristianesimo. Contemporaneamente nacque un modo di dipingere indigeno, caratteristico proprio di Cuzco, e conosciuto, appunto, come scuola cuzquena.

Intendiamoci, gli artisti indios erano obbligati dai loro maestri religiosi a dipingere soggetti sacri cattolici, nei quali infilavano simboli della loro religione: il sole e la luna, gli animali della loro terra e che avevano deizzato. Curioso è notare come in molti quadri rappresentanti la sacra famiglia, Gesù sia un bambinello e la Madonna…incinta. Come in quello che vi mostriamo, che troneggiava nell’ingresso dell’hotel, e in molti altri custoditi nelle pinacoteche delle varie chiese e monasteri.

Il luogo in cui sorge la cattedrale sembra sia quello occupato in precedenza dal tempio di Viracocha e chiamato Quishuarcancha, corrispondente alla parte posteriore della cattedrale. L’intero è sontuoso, centinaia di tele alle pareti, tutti di scuola pittorica cuzquena, moltissimi di Marcos Zapata. Altissimi e lavoratissimi gli altari, pieni di immagini religiose, rigorosamente rivestiti d’oro, un altare immenso è in argento, con tutti gli ornamenti, compresi i candelabri, dello stesso metallo… È difficile rendere a parole la grandiosità e la ricchezza di questa chiesa, che risulta anche opprimente con tutta questa profusione di ricchezze, le statue con i capelli veri, e su tutto i due campanili, modesti nella loro altezza, con la campana Maria Angola, fusa con oro, argento e bronzo sul lago Titicaca. La campana gemella, chiamata Maddalena, fu distrutta durante il terremoto del 1650.

Al fianco della cattedrale c’è la chiesa del Trionfo, 1732, così chiamata in ricordo della vittoria conseguita dagli spagnoli durante la rivolta del 1536 ai danni dell’inca Manco Capac, e dedicata alla Vergine e all’apostolo Santiago, che secondo la leggenda apparvero ai combattenti. Un po’ come la croce apparsa all’imperatore Costantino.
A poca distanza, la chiesa della Merced sorge su una piazzetta, ma il complesso è immenso. In questa piazzetta si radunavano gli indios per il mercato e la possibilità di conversioni era aumentata appunto dall’afflusso di gente. All’interno un chiostro bellissimo con pietra finemente lavorata, alle pareti della chiesa un’infinità di quadri barocchi con la storia della conversione dei mori, alcuni di essi sono attribuiti a pittori cuzqueni come Basilio Santa Cruz e Ignacio Chacon.

Altro giro e altra chiesa, quella di san Blas, nella zona che al tempo incaico era artigianale e che nei secoli ha conservato la sua funzione. È infatti una zona molto bella, armoniosa, frutto anche di un sapiente restauro. All’interno della chiesa, dalla modesta facciata, un pulpito del XVII secolo scolpito in un immenso blocco di cedro, di gran valore artistico considerato la massima espressione del barocco sudamericano nella scultura.
Nota di servizio: portate creme e prodotti di bellezza vari in vasetto, evitando i tubetti, se non volete raccoglierle tra specchi e soffitti. Gli unici che non sono schizzati sono stati il dentifricio e la vaselina, indispensabile per salvare labbra e mani a quell’altezza.

CUZCO la storia
CUZCO  i dintorni – Le fortezze, i templi e Pisac

 Condividi:
  • Print
  • Digg
  • Facebook
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • Segnalo
  • Wikio IT