Stupinigi

Stupinigi

Almalinda Giacummo

StupinigiNelle immediate vicinanze di Torino si possono incontrare numerosi luoghi degni di essere visitati. Fra i tanti la Palazzina di caccia di Stupinigi, fatta realizzare da Vittorio Amedeo II su progetto di Filippo Juvarra tra il 1729 ed il 1735, con una pianta a croce di Sant’Andrea con fulcro nel salone ellittico sormontato dalla statua del cervo. Il grande parco circolare, ora spesso sede di mostre animali e rappresentazioni varie, era originariamente lo scenario delle cacce reali.

Il borgo di Stupinigi era proprietà dall’abbazia di Novalesa dalla fine dell’VIII secolo, quindi dei Cavoretti, dei Pallavicini e del maresciallo Charles de Cossé conte di Brissac, per essere poi acquistata da Emanuele Filiberto nel 1534 e ceduta come Gran Maestro all’ordine dei ss. Maurizio e Lazzaro. Il progetto dello Juvarra aveva come fulcro il cerchio e l’esagono inscritto, con un asse rettore portante e costituito dal viale alberato che conduceva ”direttamente” in città, unendo metaforicamente la stessa alle zone di caccia in un abbraccio realizzato fisicamente dall’emiciclo di arrivo e dal giardino posto alle sue spalle, disegnato in forma di “buco della serratura”.

StupinigiIl Salone d’onore è posto sull’incrocio delle rotte generali della caccia, in linea con le brevi ali laterali, a comporre uno schema a croce di s. Andrea, e se Juvarra inizialmente, in corrispondenza degli angoli dell’esagono, voleva quattro torrette legate da portici, gli interventi successivi di Benedetto Alfieri hanno messo sullo snodo delle due torrette nord due nuove ali laterali con gli appartamenti del duca del Chiablese e di quello di Savoia, oltre ad aver innalzato il tetto del salone, originariamente una struttura a finta volta di carpenteria in legno. Successivamente gli edifici furono ampliati e ristrutturati anche da Giovanni Tommaso Prunotto, con la costruzione delle ali di servizio, e da Ludovico Antonio Bo con le scuderie dell’anticorte.

La vita “di caccia” si svolgeva solo durante alcuni mesi dell’anno, tra la metà di novembre e la metà di marzo, mentre le altre stagioni dell’anno erano per lo più riservate a feste di corte, matrimoni della famiglia reale. Stupinigi fu anche sede della corte di Paolina Buonaparte e di suo marito Camillo Borghese, allorché questi fu governatore di Torino. Finita l’epoca delle grandi cacce Stupinigi ospitò poi una sorta di zoo per animali esotici, fra cui è rimasto celebre un elefante, mantenendo invece intatta la tradizione dei matrimoni. Fra i tanti celebri che vi si svolsero si possono ricordare quello di Maria Teresa, figlia di Vittorio Amedeo III di Savoia, che sposò Carlo Filippo di Borbone conte d’Artois e futuro re di Francia con il nome di Carlo X, le nozze di Vittorio Emanuele e Maria Adelaide di Lorena, e quelle di Amedeo di Savoia con Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna.

Quando si arriva a Stupinigi si è accolti dai fabbricati delle scuderie del semirondò d’ingresso: quindi un’anticorte alla francese, a forma di semicerchio, e la corte esagonale con le maniche auliche e di servizio. Il famoso salone si trova al vertice dell’esagono, esattamente di fronte all’ingresso, con il simbolo della caccia al centro della copertura, la statua del cervo opera di Francesco Ladatte, ora in copia mentre l’originale si trova al’interno per motivi di conservazione.

StupinigiE’ ancora in corso un lungo restauro, ma grossomodo le cose dovrebbero rimanere uguali, magari solo modificarsi nell’ordine delle visite: si entra nella Galleria dei Ritratti dei regnanti sabaudi, da Vittorio Amedeo II alla fine dell’Ottocento, con un excursus sulla storia dell’arte di corte e del costume. All’interno dell’intero casino sono poi presenti mobili d’epoca, a cominciare da due consolle e due tavoli laccati nero, intagliati e dorati in stile Luigi XIV. Da questa galleria si accede alla biblioteca che ha scaffalature intagliate e dipinte in azzurro pallido e avorio, forse realizzate su disegno di Benedetto Alfieri. L’appartamento del duca di Chiablese ha un gusto esotico, con molte cineserie sparse qua e là, così come gli animali esotici dipinti sulle pareti della sala da gioco. Quindi la sala da pranzo ed il salotto degli specchi, con specchi e stucchi in stile rococò, il gabinetto dove Paolina fece installare una vasca da bagno in marmo con effigiata l’aquila imperiale; ancora cineserie nei salotti cinesi, la sala delle prospettive architettoniche dipinte da G.B. Alberoni con scenografie di effetto teatrale; quindi la sala del Bonzanigo, dal nome dell’autore, Giuseppe Maria, dello stipo – scrivania in legno di frutto intagliato e laccato bianco su fondo azzurro che qui si trovava fino al 2004, anno in cui è stato rubato, così come l’inginocchiatoio della camera da letto, eseguito dall’ebanista Pietro Pifetti in legni intarsiati, avorio, ottone, tartaruga e madreperla. Nell’atrio sono collocate statue con miti e divinità afferenti alla caccia, quindi Diana ed Atteone, quindi si accede alla galleria di levante con l’appartamento del Re.

Questo fa parte con il simmetrico appartamento della Regina e con il salone centrale del nucleo originario juvarriano; così nella sala degli scudieri gli affreschi rappresentano una caccia al cervo nei boschi tra Stupinigi e Moncalieri, mentre nell’anticamera è il mito di Diana. Il Salone centrale ellittico ha una volta che poggia su quattro pilastri, con una balaustra dorata e tre ordini di finestroni che si aprono verso i quattro viali principali, il primo diretto ad Orbassano, il secondo a Vinovo, il terzo verso la rotta reale di caccia ed il quarto verso Torino. Le pitture raffigurano il trionfo di Diana, così come di caccia parlano gli otto quadri paracamini e le trentasei ventole in legno azzurro pallido con teste di cervo in argento. L’accesso all’appartamento della Regina avviene attraverso l’anticamera decorata con il Sacrificio di Ifigenia di G. B. Crosato (1733), mentre nella camera da letto l’affresco rappresenta il Riposo di Diana; quindi il salottino e la sala da toeletta; la Cappella di s. Uberto, uguale dal 1767, mentre originariamente doveva essere la sala da pranzo degli ufficiali, con affreschi simili a quelli che rimangono nella sua anticamera, con scene di caccia e nature morte. Le reliquie del Santo si trovano invece nella assai più recente parrocchiale dedicata alla Visitazione di Maria. S. Uberto era il santo patrono dei cacciatori e le sue reliquie furono affidate ai Savoia nel 1669.

Un’altra galleria immette nell’ala di ponente o di Carlo Felice, con un orologio neoclassico si trovano anche due statue, di Atlanta e di Meleagro, mentre nella anticamere sono i cartoni preparatori per alcuni arazzi con paesaggi. Più sobrio ed austero è invece l’appartamento del principe di Carignano, con mobilio del periodo successivo al subentro al trono Savoia del ramo Savoia Carignano di Carlo Alberto. Nel secondo salotto un’incisione mostra lo stesso casino visto dal giardino e dalla fronte verso Torino prima della costruzione delle scuderie dell’anticorte. Poi si accede alla galleria dei cimeli napoleonici, dove sono custoditi cinque rilievi in marmo con rappresentati episodi della vita di Napoleone; vi è anche custodita una carrozza da viaggio usata dallo stesso durante il suo viaggio da Parigi a Milano nel 1805 per autoincoronarsi.

Tutta la palazzina di caccia ospita incredibili, rari e preziosi arredi d’epoca che ne fanno il maggior museo dell’arredamento: a quelli originali, spesso rubati nel corso dei secoli, sono stati affiancati gli arredi provenienti da altre residenze sabaude, come Moncalieri, Colorno, Venarìa Reale e dallo stesso Palazzo Reale di Torino, a costituire una collezione dal gusto eclettico, in ambienti che dalle tappezzerie, spesso di seta, che richiamano le stoffe di poltrone e tende, passando da cornici-opere d’arte e lampadari in bronzo e vetro di rara bellezza. In un ambiente che sembra essere stato suggerito più da una folgorante illuminazione che da una qualsivoglia ragione architettonica. Per uno degli esempi più eleganti di quello che nacque come un termine dispregiativo in Francia, il rococò (da “rocaille”, intendendo la voluta delle conchiglie), nell’idea sempre più romantica di far vivere gli edifici in ogni ora del giorno, di ogni giorno, con ogni luce.

A questo mese di febbraio 2009 la palazzina di caccia è ancora chiusa per restauro.

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