Torino: la città più bella del mondo

Una visita a volo d’uccello nella città più “regolare” d’Italia

Almalinda Giacummo

Torino - Mole AntonellianaSituata nella pianura padana, alla confluenza della Dora Riparia con il Po, Torino fu definita da Le Corbusier, per il suo perfetto equilibrio fra paesaggio ed architettura, tra l’opera della natura e quella dell’uomo, la più bella città del mondo. Città elegante che conserva nella strade rettilinee con portici ai lati il ricordo della centuriazione romana e della pianificazione barocca dei Savoia. La sua urbanistica quindi ricalca fedelmente quelli che sono i dettami della centuriatio di epoca romana (I sec. a. C.), con la deduzione della colonia Julia Augusta Taurinorum da parte di Augusto nel 29 a. C. nel territorio della tribù dei Taurini, popolo celto-ligure, con un castrum alla confluenza dei due fiumi, dotato di una cinta muraria e quattro porte di ingresso, ai limiti delle due strade principali (il cardo ed il decumanus): si sono conservate fino ad oggi la porta Palatina (porta principalis sinistra), con le sue due torri poligonali ed i quattro accessi, due carrabili e due pedonali, e la porta Pretoria, inserita all’interno di Palazzo Madama. La prima era l’ingresso in città per chi proveniva da Laumellum e Ticinum (Lomello e Pavia) e dovette essere costruita tra l’età augustea e quella flavia: vicino ai fornici sono visibili le feritoie per le saracinesche. Finestre centinate e rettangolari illuminavano i cammini di ronda, mentre un cortile interno di disimpegno è ipotizzabile per i resti di fondazione rinvenuti, e la sua comunicazione con la città doveva avvenire attraverso altri fornici in corrispondenza di quelli verso l’esterno della città. Tipica dell’area piemontese la costruzione in mattoni, dovuta alla ricchezza di giacimenti di argilla della zona.

Della originale città di epoca romana si conservano inoltre un tratto delle mura, con aggiunte di epoche successive, tra cui quello su piazza della Consolata sull’angolo con via Giulio, in opus incertum e paramento interno in laterizio, e parte del teatro, con un diametro di circa 120 m per una capienza di circa 5000 spettatori.

Intorno alle mura del castrum fu poi costruita una cinta di bastioni con la cittadella Pentagonale (1564 – 1568), completamente scomparsa in epoca napoleonica ad esclusione del solo Mastio. Al di sotto si diramava una fitta rete di gallerie profonde da 6 a 14 m.

Nel 1573 la capitale del dominio Savoia fu portata da Chambéry a Torino.

TorinoSolo con il XVII secolo la città cominciò ad estendersi oltre la cinta muraria originale: nel 1620 Carlo Emanuele I e Carlo di Castellamonte, architetto, costruirono l’addizione chiamata Città Nuova, con la scenografica piazza San Carlo (all’epoca piazza Reale). Considerata una delle piazze più armoniose d’Italia, è stata studiata nei minimi dettagli e si apre con due chiese affiancate, s. Carlo Borromeo e s. Cristina, la facciata di quest’ultima voluta dalla Madama Maria Cristina presenta statue e candelabri in marmo. Alla prima chiesa era originariamente annesso il convento degli Agostiniani Scalzi, mente la seconda era stata eretta per le Carmelitane Scalze. Al centro della piazza è il monumento equestre dedicato ad Emanuele Filiberto, nell’atto di ringuainare la spada dopo la battaglia di s. Quintino: l’armatura è l’esatta riproduzione di quella originale conservata nell’Armeria Reale, mentre sul basamento è rappresentato il Trattato di Chateau Cambrésis con il quale il re di Francia restituiva le terre ai Savoia. Un altro monumento equestre, ma di riuscita sicuramente inferiore, è quello dedicato a Carlo Alberto che conduce la battaglia, con le otto statue a grandezza umana della Libertà, Giustizia, Indipendenza, Martirio e gli eserciti di Goito, Pastrengo, Governolo e Custoza.

Nel Palazzo dell’Accademia filarmonica si davano lezioni di canto gratuite mentre nella casa di Vittorio Alfieri pare che in qualche occasione il celebre poeta si facesse legare alla sedia per non cedere a tentazioni diverse dalla letteratura….

Mezzo secolo dopo Carlo Emanuele II fece realizzare ad Amedeo di Castellamonte l’addizione lungo l’asse del Po, con prospetti unificati e porticati e le piazze Carlo Alberto e Carlo Emanuele II. Quest’ultima è anche comunemente detta Carlina con le due strutture, di Palazzo Guarene o d’Ormea e la chiesa di s. Croce opera dello Juvarra, e fu definita da Angelo Brofferio “la piazza più classica e più romantica, più seria e faceta, più sublime e più ridicola, più plebea e più imponente che sia mai stata sulla terra”. Successivamente operarono ancora sulla città Vittorio Amedeo II e l’architetto Juvarra, al primo dei quali si deve la costruzione nel 1713 della prima Università cittadina; quindi dopo l’azione napoleonica si diede il via alla costruzione dei boulevards, con ispirazione neoclassica di grandi strade con punti di ampio respiro costituiti dalle piazze, ad esempio la Vittorio Veneto con la chiesa della Gran Madre di Dio, costruzione neoclassica di F. Bonsignore chiaramente ispirata dal Pantheon: un tempo, sotto il colonnato della chiesa venivano esposti i cadaveri degli sconosciuti. Alle spalle è la collina torinese; si osservano poi le piazze attorno alla stazione di Porta Nuova, piazza Statuto ed il Valentino. Piazza dello Statuto ha al centro il monumento commemorativo del traforo del Fréjus, mentre la costruzione della piazza fu finanziata da capitalisti inglesi per un totale di sette milioni di lire di allora (1864); sempre qui si trova la Guglia Beccaria, una sorta di obelisco con strane indicazioni che forniscono i dati del grado di meridiano di Torino in base ai calcoli trigonometrici fatti dal Beccaria nel 1760.

Lungo via Po si ricorda il primo parafulmine italiano, proprietà dello scienziato G. B. Beccaria, amico di B. Franklin.

Qualcuno ha definito Torino una “follia geometrica, un purgatorio di ordine…ma superata la porta di un palazzo o di una chiesa nulla è più ordine ma curve barocche, fronzoli liberty, ori, stucchi e scaloni”.

Spiccano in questo tessuto urbanistico ordinato la Mole Antonelliana, costruzione in muratura fra le più alte d’Europa, in totale 167,50 m, nata come Sinagoga, a ricordo del primo marzo 1859 data dell’emancipazione ebraica, nel 1862 su progetto di Alessandro Antonelli, secondo Nietzsche “forse l’edificio più geniale che sia mai stato costruito”. Fu terminata, dopo alterne vicende compreso il termine dei fondi stanziati, da parte del Comune. In sua vece fu costruito il Tempio Israelitico, con un museo ed una biblioteca.

Torino - Cupola del GuariniVi è poi la cupola “a petali” del Guarini che copre la cappella della Sacra Sindone, edificata tra il 1668 ed il 1694 proprio per contenere il Lenzuolo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù dopo la morte sulla croce, ed in possesso della famiglia Savoia dal 1430. Secondo alcuni, la forma della cupola avrebbe una qualche valenza simbolica. Si trova subito a lato della Cattedrale di s. Giovanni Battista, nata sul luogo di tre basiliche paleocristiane, dal prospetto marmoreo rinascimentale con scalinata di accesso che circonda il sagrato e dei numerosi monumenti interni, alcuni dei quali dedicati a diversi patronati, come quello dei calzolai, con le Vite dei santi Crispino e Crispiniano, dei panificatori, con s. Onorato, dei fabbri e dei maniscalchi, con una pala di s. Eligio distrutta nel 1943, e della pittura con s. Luca. Fu disegnata da Meo del Caprina alla fine del Quattrocento su commissione di papa Sisto IV con chiara influenza toscana: le tre basiliche precedenti, invece, erano dedicate a s. Salvatore, di cui sono stati individuati alcuni muri, parti del chiostro ed un pavimento musivo pertinente al transetto, del XII sec., a s. Giovanni Battista, luogo di cerimonie di corte secondo Paolo Diacono, ed a s. Maria de Dopno, da cui proviene la statua dorata della Madonna Grande che viene celebrata nella cattedrale moderna.

Vicino alla cattedrale si trovano poi i resti del Teatro romano, del diametro di 120 m con la scena parallela alle mura: secondo gli studi, il primo impianto sarebbe di età tardo augustea o primo tiberiana, da parte forse di due magistrati della gens Cottia. A seguito dell’incendio del 69 d.C. l’edificio per gli spettacoli venne completamente ricostruito, quindi ampliato sotto Antonino Pio e nuovamente nel III secolo, tanto da invadere una strada retrostante. Originariamente doveva possedere un poderoso muro esterno che “racchiudeva” la cavea, ma la cui probabile funzione era quella di sostenere una copertura sugli spettatori, cosa tipica per le città del nord e nota soprattutto per Aosta.

Pietro MiccaDa non trascurare la Caserma Cernaia ed il già ricordato Mastio della Cittadella, dove avvenne il sacrificio di Pietro Micca, incorporato nella compagnia dei minatori nel 1705, durante l’assedio di Torino nella guerra di Successione spagnola fece saltare la galleria di accesso alla cittadella piemontese ormai quasi presa dai francesi. In seguito, il trattato di Utrecht (1713) fece di Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, il primo re della sua dinastia.

Poi il nucleo più antico di Palazzo Reale, con il prospetto principale, opera di A. di Castellamonte, che si apre sulla piazza cinta da una cancellata in bronzo, mentre all’interno si trovano diverse sale con decorazioni del XVII e XIX secolo. Si tratta di una delle più prestigiose residenze sabaude, famosa anche per i Giardini, oltre che per la fastosità dei suoi interni e per la particolarità di alcune sale, come la sala della Rotonda, la Galleria del Beaumont con i capitelli in bronzo dorato, il Salone degli Svizzeri con i Fasti della stirpe sassone di Vitichindo, di Gianfrancesco ed Antonio Fea (1658 – 1661) a memoria delle origini da principi sassoni di casa Savoia, la sfarzosa Sala del Trono, il Gabinetto delle lacche cinesi, la Camera da letto ed il Pregadio di Carlo Alberto, la Sala del Tempo o della Colazione, solo per citarne alcune, tutte di assoluto pregio artistico e decorativo. Senza dimenticare altri ambienti decisamente particolari e di grande impatto scenografico, oltre che architettonico, come la scala delle Forbici, il cui nome deriva dalla decorazione sulla volta del pianerottolo e forse riferita alle maldicenze di chi dichiarava impossibile realizzare una bella scala in quel punto… Sotto i portici si trova anche l’ingresso alla Biblioteca Reale, punto di riferimento per lo studio della storia sabauda, ma soprattutto famosa per conservare una raccolta di disegni di Leonardo da Vinci, fra cui il celebre autoritratto. Stesso ingresso per l’Armeria Reale.

TorinoAl centro di piazza Castello, centro storico e politico – amministrativo della Torino capitale del regno sabaudo e metropoli odierna, sorge Palazzo Madama con il già ricordato Mastio quadrangolare eretto da Guglielmo da Monferrato nella seconda metà del XIII secolo incorporando i resti della porta Pretoria, documentata da due torri di cui quella S contiene una scala a chiocciola, la N invece alcuni studioli poligonali, cui furono aggiunte dopo il 1403 le due torri poligonali. E’ famoso soprattutto per il suo scalone che lo vede rivaleggiare per molti con la reggia di Versailles: due rampe simmetriche che si invertono a metà per “riconvergere in un ponte superiore” con vetrate alte 24 metri che affacciano su piazza Castello, il tutto opera di Filippo Juvarra nel 1718. La sua realizzazione piacque così tanto che Filippo V di Spagna lo volle a Madrid per realizzare il suo Palazzo Reale. All’interno vi è anche il Salone del Senato Subalpino, qui insediato da Carlo Alberto nel 1848 e in cui Vittorio Emanuele nel 1859 pronunciò il famoso discorso che dava il via alla seconda guerra d’indipendenza, mentre all’origine ospitava balli sontuosi. Per un totale di 37 sale: adiacente all’atrio si trova il Voltone, un ambiente di impianto murario medievale in cui sono stati effettuati scavi archeologici alla riscoperta delle origini della città. Il suo nome deriva poi da Maria Cristina di Francia, figlia del re Enrico IV e sposa di Vittorio Amedeo I, amante del lusso e disinibita sia durante il matrimonio sia in vedovanza, tanto che Vittorio Alfieri disse che Torino si era infranciosata. Non da meno fu poi Maria Giovanna Battista, vedova di Carlo Emanuele II che fece diventare il figlio Vittorio Amedeo II prima re di Sicilia e poi, tramite uno scambio di isole, re di Sardegna.

Di fronte si trova la chiesa di s. Lorenzo con all’interno dipinti di Andrea Pozzo e sculture di G. B. Bernero, costruita per assolvere al voto fatto da Emanuele Filiberto alla battaglia di s. Quintino, vinta appunto il giorno di s. Lorenzo del 1557. Anche qui la cupola è del frate teatino modenese Guarino Guarini (1668 – 1680), con un intradosso formato da 16 fascioni incrociati, poggia su quattro archi nascosti che formano in pianta un quadrato, mentre il bassorilievo sull’urna dell’altare maggiore rappresenta la battaglia con un angelo in cielo che benedice le genti capitanate dal duca.

In giro per la città sono visibili finestre a crociera in cotto con fregi medievali ed altre quadripartite rinascimentali.

Quindi piazza Carignano con l’omonimo palazzo all’interno del quale ebbe sede la prima camera dei deputati subalpini (1848 – 1860), lo studio di Camillo Benso conte di Cavour ed il primo parlamento italiano (1860 – 1865): la città fu capitale del Regno d’Italia dal 1861 al 1865. Realizzata in puro stile barocco piemontese, è opera di Guarino Guarini, e sulla facciata un cartiglio bronzeo vi ricorda la nascita di Vittorio Emanuele II. Da una delle sue logge fu proclamata la costituzione del 1821: costruito per volere del principe muto Emanuele Filiberto di Carignano nel 1679 aveva originariamente alle spalle un ampio giardino (oggi piazza Carlo Alberto) che comprendeva le scuderie reali. Originale il doppio scalone in curva con le prime rampe convesse e le altre concave.

A Cavour è anche legato un simpatico aneddoto per cui un angioletto dei molti che decorano il ristorante del Cambio, il cui nome deriva dal fatto che nella stessa piazza Carignano si teneva la borsa dei negozianti, sarebbe stato realizzato con le sembianze del grande statista.

Torino - ValentinoIl Castello del Valentino sorge in un vasto parco pubblico sulla riva sinistra del Po, aperto al pubblico nel 1856 con angoli suggestivi quali il giardino delle rose e quello roccioso, con l’Orto Botanico, costruito da Vittorio Amedeo II nel 1729 e dotato di laboratori e di un museo con una ricca collezione di erbari, e sede del primo Club Alpino Italiano costituito da Quintino Sella nel 1863. Il Castello in quanto tale fu eretto fra il 1630 ed il 1660 e deve probabilmente il nome ad una cappella dedicata all’omonimo santo, o alla sosta in tempi più antichi dell’imperatore Valentiniano, o ancora al giostrare dei Valentini, cavalieri d’amore oppure alla nobildonna Valentina Birago Valenza di Balbiano. La sua ricostruzione fu comunque voluta da Maria Cristina e commissionata a Carlo ed Amedeo di Castellamonte, in chiaro richiamo allo stile dei contemporanei castelli francesi, con quattro torri quadrate con tetto molto spiovente tipicamente francesi e portici e gallerie molto italiane. Fra i vari racconti inerenti il castello si parla ormai poco e solo di un cunicolo che passando sotto il Po avrebbe consentito alle nobildonne di recarsi a convegni poco politici, come quelli della Madama con il suo ministro Filippo d’Aglié.

Il Borgo ed il Castello medievali, riproduzioni ottocentesche di edifici piemontesi, furono invece realizzate in occasione dell’Esposizione Universale del 1884, con pitture e decorazione assai singolari.

Da vedere la chiesa gotica di s. Domenico, del XIII – XIV secolo, e secondo alcuni sede del tribunale dell’Inquisizione: dal sacello originale, nel XIV secolo venne edificata una chiesa a tre navate che però nel corso dei secoli venne appesantita dal gusto delle varie epoche. Solo all’inizio del XX secolo un profondo restauro, eseguito da Riccardo Brayda e Alfredo D’Andrade, riportò la chiesa quasi al suo aspetto originale. Vennero quindi ricostruite la ghimberga della facciata (frontone triangolare fiancheggiato da guglie tipico dell’arte gotica), i contrafforti dell’abside, le cordonature delle volte, oltre alle strombature delle finestre del coro ed ai rivestimenti delle colonne. E’ qui possibile ammirare, tra l’altro, gli unici affreschi del ‘300 della città (1350 – 1360 per la presenza di s. Tommaso d’Aquino, canonizzato nel 1323) attribuiti al cosiddetto Maestro di s. Domenico e conservati nella cappella dell’Annunciazione, o delle Grazie: raffigurano l’Annunciazione, la Madonna in trono col Bambino e s. Tommaso che presenta tre devoti, la Maiestas Domini, ed i 12 Apostoli. Nella cappella del Rosario, commendata all’ordine di Malta, sull’altare si trova una tela del Guercino raffigurante la Madonna del Rosario ed i ss. Domenico e Caterina da Siena (1635).

Successive sono quasi tutte le altre, dalla chiesa di s. Agostino, al Corpus Domini, sorto nell’antica piazzetta del mercato del grano in seguito ad un miracolo: il 6 giugno 1453, dal ciborio rubato da un soldato nella chiesetta di Exilles, in Val di Susa, e nascosto nel basto di un asino uscì levandosi in alto una particola che rimase così, sospesa, mentre l’asino cadeva in ginocchio. Ci volle l’interno Capitolo per far scendere l’ostia, il luogo del miracolo è recintato all’interno.

Poi la Cappella della Pia Congregazione dei Banchieri e mercanti e il santuario della Consolata: quest’ultimo è costituito dall’Aula di s. Andrea, a pianta ovale, concepita dal Guarini come spazio per il popolo. Quindi un’arcata introduce al santuario vero e proprio, con il sacello esagonale guariniano, quattro cappelle ellittiche comunicanti ed il presbiterio ovale che conserva sull’altare l’immagine taumaturgica (miracolosa) della Vergine Odighitria (“colei che indica la via”), icona del ‘400 derivata da quella più antica conservata a Roma nella chiesa di s. Maria del Popolo. La sua galleria di ex voto porta al chiostro, mentre nella piazza omonima si può gustare il famoso Bicerìn bevanda calda a base di caffè, cioccolato e latte magnificata anche da Alexandre Dumas, ed osservare la neoclassica chiesa di S. Massimo.

Torino - SupergaDi sicuro rilievo la basilica di Superga, sia per la sua struttura sia per la posizione scenografica, su una delle colline che dividono Torino da Chieri. Costruita per voto di Vittorio Amedeo II, che era salito su questa cima per studiare le posizioni francesi durante l’assedio del 1703 – 1706, fu realizzata da Filippo Juvarra; tempio neoclassico con atrio a colonne, cupola ornata e due simmetrici campanili, in una cappella si trova la statua in legno della Vergine davanti alla quale Vittorio Amedeo si inginocchiò in preghiera, nella cappelletta “sotto la pergola” (sub pergula). Sepolcreto della famiglia Savoia, da Vittorio Amedeo a Carlo Alberto, è anche luttuosamente ricordata per la tragica fine del Grande Torino del 1949, quando cadde l’aereo che riportava in patria vittoriosa la celebre squadra di calcio. Le fa da degno contraltare il Parco della Rimembranza che con l’occhio luminoso della statua faro della Vittoria veglia sui diecimila caduti che il parco ricorda.

Nel Palazzo dell’Accademia della Scienze, anch’esso opera di Guarino Guarini del 1678, è poi ospitato il Museo Egizio, la più ricca collezione italiana di antichità egizie, “opera”, tra gli altri, di Donati, Schiapparelli e Farina. Da vedere anche Palazzo Carpano, in stile barocco di fine seicento con apertura verso il cortile con colonne tortili e volta a crociera con costoloni che disegnano una stella a otto punte.

Ancora per la cultura Torino è famosa per essere la città in cui venne promulgato lo Statuto Albertino, nel 1848: venivano finalmente regolamentate la libertà di stampa, di riunione e di associazione, oltre alla concessione di diritti politici e civili sia ai valdesi (comunità cristiana dal rigido biblicismo e rifiuto della dottrina del Purgatorio, delle preghiere per i defunti, dell’intercessione dei santi e di Maria Vergine, strutturata sugli insegnamenti del sermone della Montagna) sia agli ebrei.

Un luogo sicuramente originale e che, se fosse in Francia sarebbe un monumento nazionale, è il mercato di Porta Palazzo, luogo in cui etnie diverse, colori e profumi si mescolano senza soluzione di continuità: nei fine settimana vi è ospitato il Balôn, un mercato dell’usato e dell’antiquariato.

Lungo l’argine del Po si trovano poi i celebri Murazzi, progetto di Carlo Bernardo Mosca (1830), anche se secondo qualcuno sono armai sostituiti come salotto e luogo di ritrovo della città dai Docks Dora, una ex area industriale realizzata tra il 1912 ed il 1914 con soluzioni di controvenature e venature in calcestruzzo armato.

Il Castello di Rivoli, nelle immediate vicinanze della città, è anch’esso opera di Filippo Juvarra, una struttura mai finita che oggi ospita uno dei musei più singolari di arte moderna e contemporanea. Sempre nelle immediate vicinanze è anche il Monte dei Cappuccini, un’area donata da Carlo Emanuele I ai frati cappuccini per costruire una chiesa ed un convento, nell’immagine odierna è frutto del lavoro di Amedeo di Castellamonte. Una tradizione ricorda che il 12 maggio 1640 un soldato francese tentò di rubare i sacri vasi nel tabernacolo e fu fulminato da una lingua di fuoco fuoriuscita dallo stesso.

Altri appuntamenti indimenticabili della città sono il Salone dell’Auto ed il Salone del Libro.

TorinoMa Torino è nota soprattutto per essere stata il laboratorio tecnologico d’Italia: culla della politica nazionale, della stampa politica e d’informazione, dell’editoria popolare e di cultura, della moda e del cinema, del telefono, dell’aereonautica, della radio e della televisione, delle istituzioni caritatevoli del Cottolengo e di Don Bosco: il primo frutto della volontà del cavaliere crociato Giuseppe Benedetto Cottolengo, alla ricerca per il sollievo di miserie morali e fisiche da sanare. La prima ammalata del Cottolengo si chiamava Margherita. Il complesso dei Salesiani ha invece il suo centro nella basilica di Maria Ausiliatrice, nella quale una croce metallica indica il luogo preciso in cui Don Bosco vide in sogno la chiesa ed in cui sono conservati i resti del santo.

Da non dimenticare poi il movimento operai di Bruno Buozzi ed Antonio Gramsci, la Fiat di Agnelli, fondata nel 1899 e cresciuta gradatamente, e la Olivetti di Ivrea. Trascinando e trasformando il proprio rigore urbanistico in uno stile di vita e di lavoro.

Il XX secolo ha in Torino uno dei suoi esempi migliori, con strutture all’avanguardia come il palazzo del Lingotto, nato come fabbrica di concezione fordista ed uno dei primi edifici italiani costruiti in cemento armato nel 1916 su progetto di Mattè Trucco, Cartasegna e Bonadè Bottino, “uno dei capisaldi della tecnica moderna” (Le Corbusier) e “la prima invenzione costruttiva futurista” per la pista di collaudo auto posta sul tetto (i Futuristi). Quindi il palazzo di Fiat Mirafiori, il Politecnico, il palazzo del Lavoro.

Mangiare a Torino accontenta tutti i palati, anche se da alcuni può essere considerata una cucina un po’ “pesante”: la brudera è un risotto con brodo misto di gallina e costine con aggiunta finale di sangue di maiale caldo; i tajarin in bianco si mangiano con tartufi o fagioli, mentre le lasagne albesi sono condite da un denso sugo di varie parti di maiale. Le verdure tipiche sono gli asparagi, i porcini trifolati o “al verde”, i peperoni farciti di riso, la turineisa, ossia zucchine ripiene di vitello, salsiccia ed erba di S. Pietro o “erbabona”, e la salada’d coconj, un’insalata con ovoli, acciughe, aglio, limone e prezzemolo. Famosi il bollito misto ed il bue brasato al Barolo; quindi la fricia, fritto misto di carni, verdure, funghi, semolino dolce, la pancetta di vitello farcita con un composto a base di carne, prosciutto, funghi secchi, tartufo, parmigiano, lingua salmistrata e Barolo. Le quaglie alla piemontese, avvolte in fettine sottili di lardo, quindi cotte in una salsa di burro, farina e brodo, poi stese su riso lessato e condito con burro e parmigiano, quindi una sparsa generale di tartufo tagliato in fettine sottilissime. Formaggi a godimento e dessert famosi come lo zabaione, le pesche ripiene di amaretti, cacao e mandorle, la torta alle mandorle, nocciole, ricotta, per concludere con la torta gianduja a base di cioccolato fondente.

Un giro veloce, una toccata e fuga a volo d’uccello… che spero abbia stimolato in voi il desiderio di venire e fermarvi per ammirarla e “gustarla” con calma.

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