Torino magica

Luoghi particolari in una città regolata dalla mano dell’uomo

Almalinda Giacummo

Torino è famosa per essere la Città Magica: secondo diverse tradizioni sarebbe il punto d’incontro tra diverse conoscenze magiche di diverse culture. Ne farebbero parte particolari riti di fondazione all’origine del centro abitato, l’esistenza di luoghi carismatici e di diversi monumenti simbolici, episodi insoliti, associazioni esoteriche e personaggi strani. “Correnti telluriche” sarebbero alla base del mistero, dovute all’unione di un fiume maschile, il Po, con uno femminile, la Dora; la città avrebbe poi un polo positivo in piazza Castello, coordinato con le alte città magiche di Lione e Praga, ed uno negativo, in piazza Statuto, coordinato a sua volta con Londra e San Francisco.

Torino magicaA fare da padroni in città sono stati per secoli i Savoia ed il loro motto è uno dei suoi misteri: FERT. In origine era la “divisa” del Conte Verde Amedeo VI Savoia (1334 – 1383) oltre che il motto dell’ordine della SS. Annunziata. Lo stesso Conte Verde doveva il suo soprannome alla particolarità di giostrare nei tornei con indosso il colore verde tipico dei cavalieri errati: inoltre è una delle figure mitico-simboliche della saga di re Artù e della cerca del Santo Graal.

La chiesa della Gran Madre di Dio, , costruita nel 1831 usando come modello il Pantheon di Roma, presenta una scenografica scalinata con alla base due statue, la Religione e la Fede, di Carlo Chelli. Le due statue sarebbero però un po’ “strane”: entrambe prosperose, quella di destra, la Religione, presenta un triangolo con l’occhio divino in mezzo alla fronte, una tiara papale ai piedi ed un angelo inginocchiato che le porge le Tavole della Legge, originariamente reggeva nella mano destra una croce. La statua della Fede, invece, ha anch’essa un angelo, nella mano destra tiene un libro aperto e nella sinistra un calice levato verso il cielo. Questo calice sarebbe il Santo Graal, la coppa usata da Cristo durante l’Ultima Cena, e la direzione verso cui guarda la statua sarebbe un indizio per ritrovare lo stesso. Un’altra figura femminile che regge in mano un calice simile si trova sulla facciata di un’altra chiesa torinese, quella dedicata ai SS. Martiri. La titolazione della chiesa stessa è piuttosto insolita: secondo alcuni si rifarebbe ai culti pagani della Grande Madre, poi passati a identificare la Madre di Dio, la Madonna.

Nei sotterranei di Palazzo Madama avrebbero sede le Grotte Alchemiche e l’antimonio, un famoso farmaco alchemico, che se proveniente da Torino avrebbe maggior potere. Non dimentichiamo l’aglio, che viene usato per tenere lontani gli spiriti maligni, ed è l’ingrediente base di un piatto tipico, la bagna cauda. Il cumino sarebbe stato usato dalle donne piemontesi per ridurre i fidanzati alle stesse condizioni dei polli, molto vicini al pollaio e con zero voglia di allontanarsene. Ed altre piante magiche crescono rigogliose nel suo territorio…

Fra le cose singolari che si raccontano vi è per esempio il fatto che nel corso dei secoli vennero fatte diverse copie della Sacra Sindone e “sparse” in giro per l’Italia: se ne trovano a Ripalimosani (CB), nella chiesa parrocchiale dell’Assunta donata dal duca Carlo Emanuele I (1562 – 1630), una nella chiesa di S. Salvatore di Arsoli (Rm; 1635); nella parrocchia di s. Ilario di Casale Monferrato (Al, 1641); a Bitonto (BA,1646); nella chiesa della SS: Concezione di Savona (1653); nella frazione Borgo di Arquata del Tronto (AP, 1655); nel Duomo di Porto Maurizio, Imperia (1678). La Sacra Sindone viene definita immagine Acheropita, cioè non fatta da mano umana (acheiropoietos).

Singolare come la Sala delle Udienze private in Palazzo Reale sia anche nota come Sala degli Enigmi, per gli emblemi allegorici dei 20 quadretti che decorano il fregio, con i motti e le iniziali di Francesca d’Orléans e Carlo Emanuele II. Così come il cosiddetto portone del Diavolo, che chiude la sede della Banca Nazionale del Lavoro in Palazzo Truchi di Levaldigi, scolpito a Parigi su disegno di Pietro Danesi (1675).

Torino è anche sede del Centro Italiano Studi Ufologici, con lo ”scopo di promuovere lo studio scientifico del fenomeno UFO, favorire la circolazione dell’informazione relativa al fenomeno ed al suo studio, coordinare a livello nazionale le attività di raccolta dei dati sul fenomeno e di studio degli stessi, indagare sulle segnalazioni di avvistamento Ufo.

E’ strafamosa la Regia Farmacia, fornitrice della Casa Reale, erede di una spezieria del XVI secolo che fu acquistata nel 1824 da Giovan Battista Schiapparelli e portata nella sede attuale, in via XX settembre. Qui si possono ammirare mobili in noce ottocenteschi, stemmi a fuoco su vetro dei principi di Savoia, vetrate a cattedrale e vasellame prezioso. Un tempo il retrobottega di questa farmacia era il ritrovo degli intellettuali e dei carbonari che gustavano speciali elisir della casa come il rinomato balsamo di Gerusalemme, un elisir dallo strano odore definito da alcuni esperti “odori di fiori sfatti accanto a bambini morti”, oppure “sentore di incenso”, secondo alcuni super cura per ogni malanno, per altri semplice aperitivo – digestivo.

Sicuramente singolare l’idea, forse da attribuire all’architetto Juvarra, della zona vicino alla chiesa magistrale dell’ordine equestre dei ss. Maurizio e Lazzaro (1679 – 1699): gli edifici da “reddito”, in pratica abitazioni intensive, nelle vicinanze hanno facciate in accordo con la chiesa ed animali che dai balconi soprastanti i portoni indicano a chi fossero destinati. Ad esempio i cani per indicare i domenicani (domini canes), i tori per il Comune di Torino ecc…

Sarò poi profana al massimo livello ma tendo a considerare magica anche un’altra tradizione torinese, quella del cioccolato, diventata industria con la Peyrano, la Stratta conosciuta bene da Camillo Benso conte di Cavour, e la Streglio. Altrettanto tipici sono i grissini e le candele.

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