Torino: musei, luoghi d’arte e d’arme
Torino: musei, luoghi d’arte e d’arme
Almalinda Giacummo
A Torino i musei sono talmente tanti da togliere quasi il fiato e spaziano dall’archivio storico Italgas, all’Armeria reale, una delle più ricche collezioni di armi del mondo. Inaugurata nel 1837 da Carlo Alberto, espone numerosi tipi di armi bianche, da fuoco e armature. Importanti armi medioevali, con esemplari del ’500 e del ’600, poi armi da fuoco, le armi e i cimeli napoleonici e le armature appartenute ai sovrani sabaudi. Fanno parte del Museo lo Scalone di Benedetto Alfieri (1740), la Rotonda (1842), la Galleria Beaumont (1733) e il Medagliere (1839). Famosi i cavalli in legno scolpiti e rivestiti in pelle equina da Artero e Giovanni Tamone, come l’effige del cavallo Favorito, così amato da Carlo Alberto che lo volle nel suo esilio ad Oporto.
L’Archivio di Stato fu invece creato ad hoc da Filippo Juvarra, concepito e realizzato per la conservazione di documenti di Stato, con spazi progettati e sistemi di conservazione e di arredo, per un totale di circa 70 km di scaffalature con documenti che vanno da quello datato al 726, con prerogative e diritti dell’abate di Novalesa, fino ad atti prodotti oggi dalla Provincia di Torino. Sono conservati archivi di monasteri, fondi pergamenacei, cartografia storica, trattati internazionali, archivi privati e carte aziendali.
Palazzo Bricherasio, con la sua connotazione squisitamente culturale generata dalla contessa Sofia ospita esposizioni di arte contemporanea “progetto di revisione e rivisitazione della modernità”. Quindi il nuovo centro per l’arte contemporanea della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; poi la Galleria Sabauda, una delle Pinacoteche più importanti d’Italia. Istituita nel 1832 in Palazzo Madama per volontà di Carlo Alberto, accoglie collezioni provenienti dal Palazzo Reale, dal Palazzo Carignano di Torino e dal Palazzo Durazzo di Genova (acquistato nel 1824), arricchito da acquisti e donazioni successive. Ceduta allo Stato nel 1860, dal 1865 è ospitata al secondo piano del seicentesco Palazzo del Collegio dei Nobili, poi dell’Accademia delle Scienze, che ha per ”scopo di contribuire al progresso scientifico, valendosi di tutti i mezzi reputati efficaci e consoni alla sua tradizione secolare”.
Nel corso dei secoli sono stati istituiti da essa molti premi importanti, fra cui quello istituito nel 1835 per testamento di Cesare Bressa e che venne assegnato per la prima volta a Charles Darwin.
Nei due piani espositivi della struttura sono ospitati oltre 700 dipinti divisi in 7 settori; ai tre dedicati al collezionismo sabaudo da Emanuele Filiberto a Carlo Felice (1559 – 1831) e alla raccolta di pittura fiamminga e olandese del principe Eugenio di Savoia – Soissons, si affiancano i Maestri Italiani dal ‘300 al ‘500, le Scuole Piemontesi dal XIV al XVI secolo e la collezione appartenuta al finanziere torinese Riccardo Gualino, mantenuta in forma di casa-museo. Quindi la Galleria Civica D’arte Moderna e Contemporanea con un patrimonio artistico di oltre 15.000 opere tra dipinti, sculture, installazioni e fotografie, una ricca collezione di disegni e incisioni. Le raccolte, dalla fine del Settecento ai giorni nostri, documentano per lo più l’arte italiana ma sono comunque presenti esempi importanti di arte straniera, in particolare un insieme sceltissimo di dipinti che documenta le avanguardie storiche internazionali.
Il Museo A Come Ambiente: è diviso in quattro sezioni di educazione e informazione sui principali temi ambientali: le tre aree principali occupano ognuna un piano dell’edificio di corso Umbria. Al piano terra l’energia e i trasporti, al primo piano i rifiuti e al secondo piano (e nel giardino del museo) l’acqua. Il Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando” è un eccezionale esempio di museo scientifico ottocentesco rimasto quasi inalterato e ora restaurato nella sua veste originaria. Oltre alle collezioni prettamente anatomiche con preparati a secco e in liquido, modelli in cera, cartapesta e in legno, il museo conserva collezioni di interesse antropologico, frenologico, primatologico, embriologico, paleoantropologico, artistico e collezioni di strumenti, oltre a un fondo archivistico, un archivio fotografico e un fondo librario storico.
Il Museo di antichità nel verde dei Giardini Reali propone un ideale viaggio a ritroso nel tempo, per conoscere da vicino le numerose e sorprendenti testimonianze del Piemonte antico, a partire dai celebri argenti del Tesoro di Marengo. Nelle Orangerie del Palazzo, le collezioni archeologiche raccolte dai Savoia a partire dal XVI secolo con Emanuele Filiberto, costituiscono un’eccezionale occasione di apprezzare culture e civiltà del passato. Sono di prossima aperture le sale dedicate alla storia della città di Torino, affacciate sui resti del teatro romano. Fra i reperti più importanti ivi conservati è sicuramente il tesoro di Marengo, oggetti in argento datati fra il I ed il III sec. d.C., compreso il busto dell’imperatore Lucio Vero in lamina d’argento sbalzata e dorata. Vi è poi una sezione dedicata ai Longobardi, con corredi funerari estremamente ricchi, materiali provenienti da Industria, città-santuario municipio romano cresciuta vicino alla celtica Bodincomagum, lungo la via da Casale a Torino, oggi Monteu da Po, con fiorente manifattura anche di opere in bronzo, da cui provengono inoltre materiali da depositi votivi, stele funerarie e produzioni “quotidiane” come i vetri, che danno un panorama esauriente sulle produzioni della prima era cristiana. Nel IV secolo la città venne parzialmente abbandonata, anche se tra le vestigia rimaste, oltre al tempio di Iside, di età adrianea, si trova la pieve di s. Giovanni di Dustria, attiva fino a tutto il XIII secolo. Quindi corredi funerari databili dal III al I sec. a.C. di gruppi transalpini migranti verso l’area insubre con tracce evidenti di romanizzazione. Reperti dell’età del Ferro e della cultura di Golasecca, dell’età del Rame e del Bronzo, oltre a materiali Neolitici ed a reperti in pietra verde e a materiali del Paleolitico inferiore. All’interno del museo sono poi conservati materiali provenienti dall’isola di Cipro, materiali di epoca protostorica provenienti sia dall’Italia sia dalla Svizzera, materiali etruschi, molti dei quali provenienti da Vulci e scavati da Luciano Bonaparte, ed urne cinerarie fittili sia umbre sia toscane, con spesso ripetuto il tema del fratricidio di Eteocle e Polinice (Sette contro Tebe…). Quindi ceramiche greche, fra cui lo psychter di Eutymides, con illustrate scene di palestra a figure rosse (fine VI sec. a.C.), ed italiote, soprattutto di origine apula. Ricca la collezione di opere datate in epoca romana, dal mosaico di Cagliari con Orfeo fra le bestie feroci, alla testa marmorea di Cesare da Tusculum e conservata per un periodo ad Aglié, oltre a molte copie di opere famose.
C’è poi il Museo di Antropologia ed etnografia, il Museo Civico di Arte Antica a Palazzo Madama, che permette di visitare alcune sale del palazzo, come quello Voltato, quello del Senato e lo scalone Juvarriano, mentre le sue collezioni hanno una vera e propria predilezione per le atri decorative, oltre alle arti figurative in Piemonte: delle sue collezioni fa parte il ritratto di Ignoto di Antonello da Messina (1476), protagonista insieme al resto della collezione Trivulzio di Milano, di una infervorata polemica sulla sua vendita nel 1935, la Madonna col Bambino ed Angeli, detta anche Madonna Tucker, dello Spanzotti (1475 ca). Poi il paliotto di Courmayeur con raffigurati Cristo con la Vergine ed i santi Margherita, Pietro, Pantaleone, Paolo e Caterina, in “stile 1200”; circa 4000 pezzi ceramici per tutte le epoche, porcellane, smalti, avori, vetri, sia graffiti sia dipinti, vetrate, mobili, arredi, ori ed argenti. Non sempre esposti al pubblico sono qui conservati circa 5000 stampe e 4000 disegni, fra cui molti progetti dello Juvarra, reperti tessili, codici miniati, fra cui una parte del libro intitolato le Très belles Heures del duca di Berry, quella intitolata Heures de Milan, anch’essa parte della collezione Trivulzio e decorato fra il 1380 ed il 1450. Quindi il Museo Civico Pietro Micca con l’itinerario sotterraneo dei cunicoli di contro-mina illuminati dalle lanterne d’un tempo. Il Museo delle Arti decorative, quello della Frutta con una collezione di mille e più “frutti artificiali plastici” modellati a fine Ottocento da Francesco Garnier Valletti; il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra dei Diritti e della Libertà, di recente inaugurazione. Indimenticabile il Museo Egizio, una tra le più importanti raccolte al mondo dopo quella del Cairo. Fondato nel 1824 da Carlo Felice con l’acquisizione della raccolta del console di Francia in Egitto, il piemontese Bernardino Drovetti, e successivamente arricchito dagli scavi di Ernesto Schiaparelli, il museo consta di circa 30.000 pezzi e documenta la storia e la civiltà dell’Egitto, dal paleolitico all’epoca copta, con pezzi unici e raccolte organiche di oggetti d’arte e d’uso quotidiano e funerario. Si ricordano la Mensa Isiaca, la tela dipinta di Gebelein, la tomba intatta di Kha e Merit, l’eccezionale tempio rupestre di Ellesjia, i rilievi di Zoser.
Poi ancora il Museo Francesco Faà di Bruno, quello della Marionetta, con la pregevole raccolta della famiglia Lupi, accumulata nei 200 anni della sua attività, annovera oltre 5000 pezzi tra cui centinaia di marionette, arredi e costumi dell’800. Quello Nazionale del Cinema nella Mole Antonelliana, con mostre temporanee dedicate alla video art a livello dell’ingresso, oltre a sistemi interattivi e realtà virtuale, il primo piano è dedicato al precinema, con la sua storia ed i suoi strumenti, è possibile sperimentare le prime macchine cinematografiche, il teatro delle ombre, i “mondi nuovi”, le scatole ottiche e le lanterne magiche. Quindi la Macchina del Cinema illustra le varie fasi della produzione cinematografica, dall’ideazione del film alla sua realizzazione ed alla tecnica impiegata. Al centro della Mole l’Aula del Tempio permette di vedere le proiezioni più suggestive della storia del cinema contemporaneamente su due schermi giganti e sulla grande cupola. Quindi undici cappelle sono dedicate ai diversi generi: animazione, assurdo, orrore e fantastico, amore e morte, specchio, vero e falso, voyerismo, cinema sperimentale, Big-Bang, cabiria, cinema torinese. Sono poi da ricordare il Museo dell’Automobile – Carlo Biscaretti di Ruffia, idea lanciata nel 1932 dallo stesso Ruffia e da Cesare Goria Gatti, dalle primitive macchine con propulsione a vento ed a vapore fino alle moderne auto in commercio; e quello del Risorgimento Italiano in Palazzo Carignano, quest’ultimo sicuramente la maggiore collezione sul processo di unificazione della penisola italiana, creato nel 1878, all’indomani della morte di Vittorio Emanuele II. Viene proposta la carboneria, i governi giacobini, stampe e simboli massonici, i manifesti di condanna a morte di molti patrioti (tra cui Santorre di Santarosa), editti e proclami, la ricostruzione della cella di Silvio Pellico, quindi la Giovine Italia, le guerre d’Indipendenza, la tenda da campo di Carlo Alberto e la ricostruzione della camera dove morì ad Oporto.
Non ultimi quelli della Radio e della Televisione RAI, con circa 1500 cimeli fra cui numerosi apparati radiotelevisivi; quello Regionale di Scienze Naturali, unione delle diverse collezioni naturalistiche dei vari musei universitari; della S. Sindone, con insegne e cimeli della confraternita, il cofanetto con cui venne trasportata da Chambéry a Torino, l’apparecchio fotografico e le lastre originali delle prime riproduzioni effettuate da Secondo Pia nel 1898, materiale riguardante le diverse ostensioni e materiali connessi alla Sindone stessa, oltre ad una sezione scientifica che raccoglie dati dei diversi studi finora eseguiti. Ancora quello di Storia Naturale Don Bosco, il Virtuale del Politecnico, Palazzo Cavour, Palazzo Falletti di Barolo, notevole esempio di dimora patrizia torinese pressoché intatta.
Eretto alla fine del Seicento da Baroncelli, fu restaurato alla metà del Settecento da Alfieri, cui si devono la decorazione e il disegno di alcuni mobili nelle sale in stile.
Fu importante salotto culturale alla metà dell’800, due sale adattate ad appartamento furono l’ultima dimora di Silvio Pellico che ivi morì il 31 gennaio 1854, bibliotecario dei marchesi di Barolo. Infine, solo in ordine alfabetico, Palazzo Reale e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti.
Un’ampia gamma di scelte che consentono di avere una panoramica completa sulla cultura in generale e su quella piemontese in particolare.
Le informazioni riguardanti le strutture espositive sono tratte dal sito ufficiale del Comune di Torino.
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