Venarìa Reale

Venarìa Reale

Almalinda Giacummo

Venarìa Reale - Galleria grandeLa Reggia di Venarìa è stata voluta da Carlo Amedeo II e realizzata per lui da Amedeo di Castellamonte. All’origine il paese si chiamava Altessano superiore, ma Carlo Amedeo II voleva una reggia venatoria, da cui il nome. Il Castello aveva appartamenti per tutte le stagioni, scuderie per circa 200 cavalli, canili per almeno 2000 cani, ed una ricca facciata con 12 colonne doriche e 12 statue di marmo. E poi quadri, sculture e stucchi. L’impianto del Castellamonte prevedeva due corti con nucleo centrale nel salone di Diana, diaframma rispetto ai giardini retrostanti delineati dall’emiciclo del teatro, dalla fontana di Ercole e da tutto il sistema che aveva il suo punto conclusivo nel tempio di Diana, oggi non più esistenti. Su parte del giardino affacciava la costruzione originale, ma i francesi del generale Nicolas Catinat  le diedero fuoco nel 1693: del nuovo progetto fu realizzata la sola manica S che con la galleria di Diana terminava con due padiglioni, il tutto corredato da un nuovo sistema di giardini, ad opera prima di Antonio Bertola poi dello Juvarra, che progettò la scuderia grande e la citroneria, oltre alla riprogettazione della facciata unitaria della corte d’onore verso il borgo ed alla cappella di s. Uberto, con pianta a croce greca smussata e piccole cappelle sulle diagonali, rimasta incompiuta.Venaria Reale - Fontana Cervo

Entrando dal cancello, subito a destra si trova il Palazzo Vecchio mentre sul fondo del cortile principale si trova la reggia di Diana, nelle cui decorazioni il Tesauro aveva voluto dare insegnamenti: “le gesta della dea della caccia come metafora morale del vivere civile”. Il salone d’onore è decorato con Giove che investe Diana fanciulla quale dea di tutte le cacce, di Jan Miel, che dipinse anche le dieci scene dei partiti decorativi in stucco ora conservate al Museo civico d’arte antica. Di Michelangelo Garove era il progetto del Padiglione  con realizzazioni spaziali dello stuccatore di Lugano Pietro Somasso.
All’Alfieri, invece, si deve il complesso delle scuderie, del belvedere e delle gallerie di collegamento, mentre restauri e riarredi furono voluti da Vittorio Amedeo III nel 1780.

Venaria Reale - GiardiniSuccessivamente le sue vicende non furono più fortunate e la realizzazione di una scuola veterinaria (1818), il passaggio dalle Regie Finanze all’Intendenza generale della Real Casa, con l’uso degli edifici per  una scuola militare di equitazione e come sede del quartiere di artiglieria destinato da Lamarmora, causarono il depauperamento delle preziose suppellettili. Ora un sapiente e lungo restauro ha reso nuovamente e, direi, finalmente, visibili e fruibili le meraviglie architettoniche in essa presenti.

Più preservato il parco della Mandria, voluto da Vittorio Amedeo II nel 1713 e sempre disegnato dallo Juvarra. Qui si trovavano le strutture produttive e funzionali alla creazione delle “mandrie reali”, quindi alla nascita ed alla crescita dei cavalli per il re ed il suo seguito. La sua origine è del 1702- 1709, mentre fu Vittorio Emanuele II nella seconda metà dell’Ottocento a renderla una riserva di caccia e residenza di campagna ad uso privato del sovrano. Dal 1882 fu proprietà dei Medici del Vascello che la trasformarono in azienda agricola: la struttura è articolata su maniche rettilinee, tre cortili rettangolari e padiglioni angolari emergenti. Ancora intatti gli appartamenti di Vittorio Emanuele II, così come voluti dallo stesso re. Nel parco sono poi presenti le strutture della Bizzarria, un padiglione di caccia, la chiesetta romanica di s. Giuliano, la cascina Rubianetta, centro equino a forma di ferro di cavallo, ed il castello dei laghi.
Passeggiare in questo parco è sicuramente un’esperienza sotto diversi punti di vista: culturale, naturalistico, paesaggistico, salutare. Sono anche possibili visite guidate e didattiche.

Venaria RealeNotevole anche il piccolo borgo del seicento progettato sempre dal Castellamonte, contestualmente alla progettazione della dimora per la caccia: cardine ne è la via Maestra, che va dritta fino alla quinta scenografica costituita  dal castello, con un’originaria architettura uniforme per quel che riguardava le facciate dei palazzi. Piazza Annunziata ha esedre a portici e due colonne centrali, mentre delle due progettate chiese gemelle rimane l’idea nelle sole facciate. La parrocchiale di s. Maria fu costruita dall’Alfieri con navata unica coperta da una volta a botte, mentre la facciata simmetrica è quella dell’ospedale civile.

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